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Umberto Terracini

Bandiera italiana
Parlamento Italiano
Assemblea costituente
On. Umberto Elia Terracini

Luogo nascita Genova
Data nascita 27 luglio 1895
Luogo morte Roma
Data morte 6 dicembre 1983
Titolo di studio dottore in giurisprudenza
Professione avvocato
Partito Partito Comunista Italiano
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Gruppo Comunista
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Collegio III (Genova)
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Senatore a vita
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Incarichi parlamentari
  • Presidente dell'Assemblea costituente, della quale era già stato vicepresidente;
  • Presidente della Giunta per il regolamento interno;
  • Vicepresidente della Commissione per la Costituzione;
  • Presidente della Seconda Sottocommissione;
  • è stato inoltre componente del comitato di redazione, del comitato italiano dell'Unione interparlamentare e della commissione speciale per l'esame del disegno di legge sulle nuove formule di giuramento.
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« L'Assemblea ha pensato e redatto la Costituzione come un patto di amicizia e fraternità di tutto il popolo italiano, cui essa la affida perché se ne faccia custode severo e disciplinato realizzatore. »
(Umberto Terracini)

Umberto Elia Terracini (Genova27 luglio 1895 – Roma6 dicembre 1983) è stato un politico italiano, presidente dell'Assemblea costituente e dirigente - sempre in posizione di autonomia critica - del Partito Comunista Italiano.

Numerose furono le volte in cui Terracini criticò frontalmente le decisioni del comitato centrale comunista: nel 1924 fu contrario, a seguito dell'assassinio di Giacomo Matteotti, alla svolta dell'Aventino; nel 1939 criticò l'alleanza tra Adolf Hitler e Stalin e fu per questo sospeso dal partito; negli anni Settanta fu contrario al compromesso storico e successivamente fu favorevole ad una politica più vicina alle posizioni di Israele.

Indice

[modifica] Biografia

[modifica] Origini proletarie ed ebraiche

Nato da una famiglia povera, di religione ebraica, alla morte del padre (1899) si trasferisce a Torino dove si iscriverà al Partito Socialista Italiano, in cui però sosterrà la corrente comunista. Nel 1919, insieme a Palmiro Togliatti ed Antonio Gramsci, fonda il quotidiano L'Ordine Nuovo, che si fa portavoce di una campagna favorevole all'espulsione dei riformisti moderati dal partito, così come professava l'Unione Sovietica.

[modifica] Tra i fondatori del PCdI

Il 28 settembre del 1920 la direzione del PSI si divide tra chi aderisce all'idea di Terracini e chi invece proclama l'esigenza di mantenere unito il partito pur accettando alcuni punti proposti dall'Internazionale comunista. La divisione, ormai divenuta insanabile, porta nel 1921 alla formazione del Partito Comunista d'Italia, cui Terracini aderisce diventandone un personaggio di rilievo (fa parte, infatti, del primo Esecutivo, assieme ad Amadeo Bordiga, Bruno Fortichiari, Ruggero Grieco, Luigi Repossi). Eletto deputato nel 1922 e nel 1924, a seguito della vittoria fascista nel 1926 sarà arrestato e condannato dal Tribunale Speciale (con Antonio Gramsci e Giovanni Roveda) a 22 anni e 9 mesi di carcere. Dopo averne scontati 11 a Roma, nel 1937 viene spedito al confino prima a Ponza e poi a Santo Stefano, dove sarà liberato dai partigiani nel 1943.

[modifica] Tra i firmatari della Costituzione della Repubblica

Eletto deputato e vicepresidente dell'Assemblea Costituente nel 1946, un anno dopo ne sarà presidente dopo le dimissioni di Giuseppe Saragat. È lui a firmare la Costituzione italiana insieme al Capo dello Stato Enrico De Nicola e al Presidente del Consiglio dei Ministri Alcide De Gasperi. Favorevole all'alleanza coi socialisti nel Fronte Democratico Popolare, a seguito dell'attentato a Togliatti presenta una mozione di sfiducia al governo guidato dalla Democrazia Cristiana, che secondo lui ha la responsabilità morale e politica dell'attacco al leader comunista. La mozione, in cui Terracini fece uso dell'espressione "Complesso del tiranno" per indicare che a suo dire la DC stava imitando i metodi del Partito Nazionale Fascista, viene respinta con 173 voti contrari e 83 favorevoli.

[modifica] Anni '60 e '70

Terracini confermò fino alla morte il suo seggio alla Camera dei Deputati, dove nel 1954 eseguì un intervento indignato quando lo scudo crociato non diede le autorizzazioni fondamentali per poter realizzare la Festa dell'Unità. Nel 1962 viene candidato alla presidenza della Repubblica, ma (dopo 200 preferenze al primo scrutinio e 196 al secondo) esce dalla possibilità di elezione; nel 1964 ci riproverà ma, nonostante il considerevole aumento di consensi (da 200 a 250, per tutti i 12 scrutini su 21 in cui lotta per la vittoria) fu sconfitto da Giuseppe Saragat.

Nel 1971 fu tra i firmatari del documento pubblicato sul settimanale L'espresso contro il commissario Luigi Calabresi.

Vecchio saggio della politica italiana, negli ultimi vent'anni della sua vita svolge un ruolo marginale nello scacchiere istituzionale.

[modifica] La morte

Si spense a Roma il 6 dicembre 1983, all'età di 88 anni. Le sue spoglie si trovano nel cimitero di Cartosio, dove ogni anno si commemora l'anniversario della morte alla presenza di autorità politiche.

[modifica] Collegamenti esterni

[modifica] Altri progetti

Predecessore: Presidente dell'Assemblea Costituente Successore:
Giuseppe Saragat 8 febbraio 1947 - 31 gennaio 1948 istituzione del Parlamento I
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Giuseppe Saragat {{{data}}} istituzione del Parlamento

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