San Vito Chietino

San Vito Chietino
Panorama di San Vito Chietino
San Vito Chietino - Stemma
Stato: bandiera Italia
Regione: Abruzzo
Provincia: stemma Chieti
Coordinate: 42°18′0″N 14°27′0″E / 42.3, 14.45Coordinate: 42°18′0″N 14°27′0″E / 42.3, 14.45
Altitudine: 127 m s.l.m.
Superficie: 16 km²
Abitanti:
5077 2008
Densità: 312 ab./km²
Frazioni: Bianchi, Bufara, Cese, Colle Capuano, Foreste, Mancini, Marina di San Vito, Pontoni, Rapanice, San Fino, Sant'Apollinare, San Vito Marina, Sciutico 
Comuni contigui: Frisa, Lanciano, Ortona, Rocca San Giovanni, Treglio, Fossacesia
CAP: 66038
Pref. telefonico: 0872
Codice ISTAT: 069086
Codice catasto: I394 
Nome abitanti: sanvitesi 
Santo patrono: San Vito 
Giorno festivo: 15 giugno 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
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San Vito Chietino è un comune di 5077 abitanti della provincia di Chieti.

Basato prevalentemente sul turismo, il paese fa parte della Costa dei trabocchi, ed è Bandiera Blu d'Europa del 2008. Lo è già stata ininterrottamente da qualche anno. Le spiagge più premiate sono Molo Sud e Calata Turchino. Di notevole bellezza sono anche spiagge come Rocco Mancini, Valle Grotte (condivisa da Rocca San Giovanni e San Vito), e spiagge un po' scomode, ma non meno belle, sparse per tutto il litorale sanvitese.


Indice

[modifica] Geografia

San Vito Chietino è collocato su una collina rocciosa che si allunga fino al mare, da cui si può osservare un ampio paesaggio che va dalla Maiella al Gran Sasso fino a Vasto. Paesaggio aperto sul mare Adriatico e da cui si possono vedere diversi trabocchi.

Il paese comprende anche la frazione collinare Sant'Apollinare, che gode di una veduta delle zone rurali, coltivate prevalentemente a viti e ulivo ed una frazione marina che si estende lungo la Costa dei trabocchi e include nel proprio territorio il fiume Feltrino.

[modifica] Storia

Per trovare le prime notizie sul borgo di San Vito Chietino dobbiamo tornare all'epoca della Repubblica Romana: infatti già a quel tempo esisteva un porto costruito in prossimità del fiume Feltrino risalente all'epoca frentana. Il porto venne poi utilizzato dai Romani nel periodo dell'Impero come base per i collegamenti al di là dell'Adriatico ed ebbe anche notevole importanza strategica come rifugio per le loro navi mercantili. Nell'epoca delle invasioni barbariche i Longobardi presero possesso del porto denominandolo Wald, da cui successivamente ebbe origine la derivazione del nome in Gualdum. Nell'Altomedioevo il porto di Gualdum godeva di notevole prestigio: Carlo Magno cedette il feudo con il porto al monastero di Casauria come dono.

Nel XI secolo il lido conobbe un periodo di decadenza (comune a tutta la costa adriatica in quel tempo) e fu abbandonato, lasciandolo riempire di pietre e detriti portati dal fiume. La vita invece continuava sul borgo costruito sulla collina sovrastante il porto dove già in epoca paleocristiana venne edificata una chiesa in onore di San Vito Martire: nel medioevo venne costruito un castello, di cui però non si hanno notizie precedenti l'anno Mille. Il castello, di cui al giorno d'oggi si possono ancora osservare alcuni resti delle mura di cinta nel centro storico del paese, cambiò successivamente il suo nome in quello del martire che dava già il nome al borgo che si estendeva intorno ad esso.

Nel 1385, un documento pervenutoci attesta la proprietà del castello e del porto di Gualdum all'abbazia di San Giovanni in Venere. Successivamente, dopo che gli abitanti del feudo di Sanctum Vitum si erano schierati a favore del Papa Urbano VI, il castello venne sacchegiato dai seguaci dell'Antipapa Clemente VII, guidati da Ugone degli Orsini. L'Abate di San Giovanni in Venere invocò allora l'aiuto della limitrofa cittadina di Anxano (oggi Lanciano), che riuscì a ribaltare la situazione ed ottenne così in enfiteusi perpetua il feudo di San Vito pagando un canone annuale di 60 carlini d'argento all'abbazia di San Giovanni in Venere. Lanciano vide nel porto di San Vito un ottimo mezzo per aumentare il commercio in entrata ed uscita per le sue fiere, già famose in tutta Italia, ed inziò così la ristrutturazione del porto. Questa situazione scatenò la preoccupazione di Ortona, che vedeva così minacciata la sua egemonia sul mare che deteneva nella zona: così gli ortonesi ricorsero a Ladislao I, allora re del Regno di Napoli, che revocò a Lanciano l'autorizzazione per ricostruire il porto sanvitese.

Santa Maria, interno
Santa Maria, interno

Da questo avvenimento scaturì un lungo pediodo di guerre tra Lanciano e Ortona per il possesso del feudo di San Vito, che veniva ora posseduto da l'uno, ora da l'altro. Ci fu solo una pace provisoria grazie a san Giovanni da Capestrano, che nel 1427 mise d'accordo le due città stabilendo il condominio del feudo, ma la pace fu breve. Durante le guerre di successione per il trono del Regno di Napoli, Lanciano approfittò della situazione per riappropriarsi del porto di San Vito: esso venne in breve tempo interamente ricostruito e riportato allo splendore di un tempo. Ma la reazione di Ortona non tardò ad arrivare: essa infatti assoldò l'allora celeberrimo pirata Mijobarone che distrusse il porto e saccheggiò le case del paese, mantenendo la zona sotto controllo con una strategia del terrore, anche se il feudo rimase sotto la giurisdizione lancianese. Nel periodo aragonese del Regno di Napoli il porto era ancora utilizzato dai lancianesi per le loro fiere ed era un punto nevralgico del commercio marittimo della zona.

Successivamente però, con il lento decadere delle fiere lancianesi, anche il porto di San Vito iniziò una fase di declino che portò al suo disuso: Lanciano vendette nel 1528 il feudo con il porto a Sancio Lopez, ed iniziò così un lungo periodo in cui San Vito andava sotto l'influenza ora di un feudatario, ora di un altro. Lanciano si reimpossesò del feudo ricomprandolo da Martinsicuro per 6000 Ducati, per poi rivenderlo nel 1627 al duca Fernando Majorca di Balneoli per 8120 ducati. L'ultimo feudatario di San Vito fu Ferdinando Caracciolo, duca di Castel di Sangro, che lo acquisì nel 1641.

Nel periodo risorgimentale il paese si è contraddistinto, come tutta la zona abruzzese, per una forte lotta contro l'egemonia Borbonica ormai in crisi, mentre coi primi passi dell'unità d'Italia la zona fu oggetto di razzie da parte dei briganti. La costa di San Vito è stata inoltre bombardata nella Prima Guerra Mondiale, come ricorda una lapide posta sul Colle, il noto belvedere che si affaccia sul mare.

[modifica] Cittadini e ospiti illustri

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti


[modifica] Amministrazione comunale

Sindaco: Rocco Catenaro (lista civica) dal 27/05/2007
Centralino del comune: 0872 61911
Posta elettronica: segretario@comune.sanvitochietino.ch.it

[modifica] Gemellaggi

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni


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