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Provincia di Lecce
Panorama di Otranto dal bastione dei Pelasgi
La Provincia di Lecce è una provincia della Puglia meridionale di 811.073 abitanti[1], la seconda più popolosa della regione dopo quella di Bari. È inclusa totalmente nella regione geografica del Salento.
[modifica] TerritorioAffacciata ad est sul Mar Adriatico ad a sud-ovest sul Mar Ionio, il territorio provinciale occupa l'estremità meridionale della Puglia e confina a nord-ovest con la Provincia di Brindisi e con la Provincia di Taranto. Si estende per 2.759,39 km² (il 14,3% del territorio pugliese), con un'altitudine massima di 201 m ed è compreso nella parte terminale della penisola salentina. Fanno parte del territorio anche i Laghi Alimini (Alimini Grande e Alimini Piccolo). La provincia conta 97 comuni per un totale di 810.522 abitanti (il 20,03% della popolazione pugliese). Il centro culturale e sociale della provincia è costituito dal capoluogo, Lecce. La città è situata a 11 km dalla costa adriatica ed a 23 da quella ionica, al centro di un'area densamente urbanizzata che può essere suddivisa in centri di prima influenza, con un rapporto continuo di interscambio con la città, e centri che si trovano nella cosiddetta seconda cintura. Da uno studio commissionato dal Comune di Lecce è stato valutato che nell'intera area leccese gravitano circa 450.000 abitanti. La provincia comprende nel suo territorio un'Isola linguistica, la Grecìa Salentina, nella quale si parla un dialetto neo-greco noto come griko. Essa comprende attualmente undici comuni, nove dei quali di lingua ellenofona (Calimera, Castrignano de' Greci, Corigliano d'Otranto, Martano, Martignano, Melpignano, Soleto, Sternatia e Zollino), più altri due non ellenofoni di recente ingresso (Carpignano Salentino e Cutrofiano), riuniti nell'Unione dei comuni della Grecia Salentina, comprendente in totale circa 50.000 abitanti. [modifica] Cenni storici
La provincia di Lecce trae le sue origini dall'antica provincia di Terra d'Otranto. La Terra d'Otranto comprendeva fin dal XI secolo i territori delle attuali province di Lecce, Taranto e Brindisi (con l'eccezione di Fasano e Cisternino). Fino al 1663 comprendeva anche il territorio di Matera (Basilicata). Il suo capoluogo fu in un primo momento Otranto, ma in epoca normanna (XII secolo) fu sostituita da Lecce. Dopo l'unità d'Italia, la Terra d'Otranto cambiò nome in Provincia di Lecce, e il suo territorio fu diviso nei quattro circondari di Lecce, Gallipoli, Brindisi e Taranto. Il suo smembramento iniziò nel 1923, quando la parte occidentale della Provincia di Lecce si costituì come Provincia dello Jonio (la quale sarebbe stata rinominata Provincia di Taranto nel 1951). Nel 1927 fu invece privata del restante territorio settentrionale, che fu unito a due comuni della Provincia di Bari dell'epoca (Fasano e Cisternino, già appartenenti alla Terra di Bari) per costituire la Provincia di Brindisi. [modifica] StemmaLo stemma della provincia di Lecce, approvato con decreto del Capo del Governo in data 30 novembre 1933, ha la seguente descrizione araldica:
Esso deriva dall'antico stemma della Terra d'Otranto, che a sua volta deriva dallo scudo araldico degli Aragona, che nel corso del XIV-XV secolo possedevano gli attuali territori della provincia di Lecce. La leggenda fa risalire a Goffredo il Villoso l'origine di tale stemma, visibile in tutta l'Europa Mediterranea, costituito da quattro pali rossi su fondo d'oro. Secondo il Libre de feyts d'Arms de Catalunya, Carlo il Calvo per premiare Goffredo che aveva valorosamente combattuto al suo fianco, intinse quattro dita nel sangue che scorreva copioso dalle ferite e le passò sullo scudo del conte che a quel tempo era completamente senza contrassegni, dando così vita ai "pali catalani". Lo stemma della provincia di Lecce, oltre ad avere il classico "Scudo d'Aragona" è caricato con un delfino "stizzoso" che afferra in bocca una mezzaluna. Tale elemento araldico venne aggiunto nel corso del XV-XVI sec. quando il Salento si ergeva a "bastione" contro i turchi, infatti la mezzaluna è proprio uno dei simboli di tale popolazione, che nel corso soprattutto dei secoli XV-XVI effettuavano numerose incursioni nel Mediterraneo. [modifica] GeografiaLa geografia della Provincia di Lecce può essere divisa in due fasce: il mare e l'entroterra, quest'ultimo totalmente pianeggiante e intervallato talvolta da leggere alture: le serre salentine, la cui altezza non supera i 200 m. [modifica] Orografia
[modifica] MareI comuni della provincia che si affacciano direttamente sul mare sono 25 su 97 comuni totali. Tredici di questi sono collocati sulla costa adriatica, mentre gli altri 12 su quella ionica. La fascia costiera è ricoperta di una rigogliosa macchia mediterranea e di folte pinete. La costa si presenta alta e rocciosa con scogliere a picco sul mare sul versante adriatico da Otranto fino a Santa Maria di Leuca e sullo Ionio nel tratto compreso fra Gallipoli e le marine di Nardò. Il resto della costa è bassa e sabbiosa. In alcune aree vi è la presenza di ampi tratti di dune. Le località rivierasche più rinomate (dall'Adriatico allo Ionio) sono: Torre dell'Orso, Otranto, Santa Cesarea Terme, Castro, Santa Maria di Leuca, Gallipoli, Santa Maria al Bagno e Porto Cesareo. Nel 2008 la costa di Nardò ha ottenuto le cinque vele di Legambiente e Touring Club. [modifica] DemografiaI dati sono tratti dal sito demo.istat.it alla pagina http://demo.istat.it/bilmens2007gen/index02.html e fanno riferimento al bilancio demografico mensile al 31 agosto 2007. I dati relativi ai comuni di Andrano, Cavallino e Patù non sono presenti nella lista del sito, perciò quelli riportati di seguito non sono aggiornati per i suddetti comuni. I comuni della Provincia sono 97. [modifica] Comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti
[modifica] Comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti
Numerose sono anche le frazioni e le località marine. Le più popolose e importanti sono: Acaya, Acquarica di Lecce, Barbarano del Capo, Borgagne, Casamassella, Castromediano, Cerfignano, Cocumola, Collemeto, Depressa, Dragoni, Felline, Frigole, Galugnano, Gemini, Giuliano di Lecce, Magliano, Marina di Andrano, Marina di Mancaversa, Marina di San Gregorio, Marittima, Merine, Montesardo, Noha, Roca Vecchia, San Cataldo (Lecce), Santa Caterina (Nardò), San Foca, Sant'Isidoro, Santa Maria al Bagno, Santa Maria di Leuca, Serrano, Specchia Gallone, Strudà, Torre Lapillo, Torre Chianca, Torre dell'Orso, Torre San Giovanni, Torre Sant'Andrea, Torrepaduli, Vaste, Vignacastrisi, Villa Baldassarri, Vitigliano. [modifica] Monumenti nazionaliNella provincia insistono cinque importanti Monumenti nazionali (la legge o l'anno riportato fra parentesi si riferisce alla certificazione del monumento come "nazionale"):
[modifica] I monumenti megaliticiLa Provincia è ricca di monumenti megalitici (dolmen e menhir), disseminati sul tutto il territorio e in misura maggiore nei comuni del versante orientale. Si tratta di monumenti antichissimi sulle cui origini e funzioni si può solo azzardare alcune ipotesi. Tra le possibili ipotesi sulle funzioni dei dolmen, quella che li interpreta come tumuli funebri pare essere avvalorata dal ritrovamento di resti di scheletri nei pressi di alcuni. I megaliti potrebbero rappresentare dei veri e propri "trionfi", antesignani degli archi e degli obelischi che i grandi del passato vollero per immortalare le proprie gesta. L'orientamento delle aperture dei dolmen e delle facce piu' larghe dei menhir (allineati in genere lungo l'asse E - W) farebbe invece pensare a riti legati al culto del dio Sole. Dopo l'avvento del Cristianesimo, per frenare i riti pagani legati ai megaliti, la Chiesa fece suoi questi monumenti cristianizzandoli tramite incisioni di croci o altri simboli cristiani e li trasformò in "Osanna" e quindi in luoghi di pellegrinaggio, dove a Pasqua si issavano rami di olivo, con un rito che ancora oggi e' praticato in numerose localita' salentine. I DOLMEN I dolmen (dal bretone dol=tavola e men=pietra), pur rispettando uno schema strutturale di base, presentano diverse tipologie costruttive. Generalmente sono costituiti da tre o quattro lastre litiche infisse verticalmente nel terreno; su queste viene poggiata una lastra che funge da apertura. L'orientamento dell'apertura e' sempre verso Oriente. La funzione svolta dai domen non e' ancora conosciuta con certezza. A riguardo sono state avanzate delle ipotesi che li vogliono monumenti funebri o luoghi dediti a riti sacrificali. I MENHIR I menhir (dal bretone men=pietra e hir=lunga) o "pietrefitte" sono parallelepipedi ricavati da un unico blocco di roccia (monolite). Essi recano spesso incisioni o sono modellati in forme particolari, tanto da rendere lecite le interpretazioni che li vogliono, di volta in volta, simboli fallici, monumenti funebri, segnali di confine di un territorio. L'orientamento delle facce piu' larghe, esposte rispettivamente ad Est e ad Ovest, e la collocazione di alcuni di essi lungo la direzione dei raggi del sole nei giorni di solstizio ed equinozio, potrebbero essere indizio di un rapporto con il culto degli astri e con i riti ad essi legati. [modifica] Curiosità
[modifica] Economia
[modifica] Trasporti e Collegamenti[modifica] Strade Statali e Provinciali
Pietra... miliare della SS16, presso Otranto
Strade Statali
[modifica] Galleria fotografica[modifica] Foto
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