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Provincia di Enna
Nonostante l'istituzione piuttosto recente, sancita dal governo Mussolini nel 1926, il territorio della Provincia di Enna è stata una realtà unitaria sin dagli albori della storia del Mediterraneo, allorquando, ancor prima che Roma venisse fondata, come ricorda un artista classico[citazione necessaria], le città di Henna, l'attuale capoluogo, Agyrion, l'odierna Agira, e Morgantina - di cui rimangono resti di notevole interesse - fiorivano in comunione, praticando intensi scambi culturali e commerciali. La provincia si riflette nel passato quale terra del mito, dal ratto di Proserpina che si consumò sul Lago di Pergusa per mano di Plutone, alla fondazione d'Agira, in seguito ad una delle fatiche di Ercole, ai cicli infine della ninfa Dafne. È tuttavia una realtà viva anche nel presente, sotto il profilo culturale, con la quarta sede universitaria della Sicilia, ma anche sotto quello naturalistico (è nota come la provincia dei laghi) e sportivo, (motociclismo, con il suo autodromo), e del tempo libero (è in costruzione il parco divertimenti più grande d'Europa, che aprirà sulle rive del Lago Pozzillo nel 2009).
[modifica] Storia[modifica] Dal neolitico alle radici siculeIstituita lo scorso secolo, la provincia di Enna ha origini ben più remote: il territorio provinciale, infatti, ebbe una grande unità sin dai tempi più antichi, allorquando già si identificava come un'area di comuni interessi ed influenza. La storia di Enna, tra i centri sorti per primi, affonda radici nel Neolitico: nell'8000 a.C., infatti, era stata introdotta la coltivazione dell'ulivo nelle fertili colline attorno al lago di Pergusa, dove sorgevano villaggi con annesse necropoli, alcuni, come quello di Cozzo Matrice, tutt'ora conservatisi. Anche la città vera e propria conserva tracce di insediamenti preistorici, come quelli siti all'interno della Grotta della Guardiola, la maggiore tra le necropoli arroccate sulle pendici del monte su cui sorge Enna. Ma furono i Sicani a popolare stabilmente la zona, dopo esser fuggiti dall'Etna a causa delle eruzioni ed aver fondato proprio nel capoluogo la loro più potente roccaforte militare. A questo popolo, che scelse Enna (chiamata En naan) per rifugiarsi e difendersi dall'incalzare dei Siculi, si deve l'introduzione del culto di Cerere, nota tra i Greci altresì come Demetra, e la conseguente coltivazione del grano. [modifica] Morgantina e l'ellenizzazione della provinciaPressappoco nello stesso periodo, si svilupparono altri importanti insediamenti, come quello di Morgantina, che quando fu fondata agli inizi del I millennio a.C., per opera dei cosiddetti Morgeti, guidati dal mitico re Morges, era ancora un piccolo villaggio indigeno. Alleatasi poi con Siracusa, Morgantina visse un grande sviluppo attestato dalla più grande agorà che si possa trovare al di fuori della Grecia. Enna entrava così nell'area di influenza greca (V secolo a.C.), il che comportò per la città un periodo di grande prosperità e di rinascita commerciale e culturale, con un impulso forte ricevuto dalle attività agricole. La città batté moneta (esemplari custoditi al Museo Alessi di Enna) d'oro e d'argento, ma cadde nel 397 nel giogo di diverse dominazioni: prima con la tirannide di Dionigi I, poi sotto quella di Agatocle, scacciato tuttavia da Pirro. [1] In seguito partecipò alla congiura che abbatté l'oligarchia siracusana ma le fortune di Morgantina bruscamente declinarono in seguito alla sua scelta di allearsi con i Cartaginesi, che controllavano la Sicilia, contro i Romani. Con la sconfitta dei primi non si poté evitare la distruzione della città, che all'epoca raggiungeva una grande fioritura economica, commerciale e culturale. La città fu rasa al suolo dalle legioni di Roma e fu rinvenuta solo nel Novecento, in seguito a fruttuose campagne di scavi. [modifica] I Romani: tra la prima guerra servile e lo splendore di CenturipeNel 135 a. C., grazie allo schiavo siriano Euno, scoppiò la prima guerra servile: lo schiavo guidò una rivolta che si estese in pochi anni a tutta l'isola, e riuscì a regnare per due anni su Henna (dove oggi in suo ricordo vi è la statua presso il castello di Lombardia opera di Pietro Marzilla). I romani attuarono una violentissima repressione e dalle fognature riuscirono a penetrare in cima ad Enna, catturando infine Euno ed il suo seguito e condannando tutti gli schiavi insorti superstiti alle battaglie alla crocifissione. Cicerone, visitò la città durante il periodo di governo del Pretore Caio Licinio Verre che aveva fatto abuso della sua importantissima carica per depredare alcune tra le più belle opere d'arte della città stessa e delle altre polis siculo ellenizzate dell'area. L'avvocato romano portò Verre in giudizio e lo sconfisse con le famosissime Verrine, atti di accusa che pervenutici quasi integri rappresentano una importantissima fonte diretta per la conoscenza di Enna antica e della Sicilia romana tutta. La rinascita si ebbe in epoca imperiale con lo status di municipium. Oltre a Morgantina e al capoluogo, Agira fu senza dubbio un altro centro di rilievo. Fondato, secondo la leggenda, da Ercole nel corso di una delle sue 12 fatiche, ma con origini storiche assai antiche - già risalenti alla preistoria - diede i natali a Diodoro Siculo. Piazza Armerina esisteva da secoli, sotto il nome Platea o Plutia o più probabilmente di Palatia, proprio per la presenza nell'area della grandissima Villa del Casale, la più splendida di Sicilia per i suoi mosaici), mentre Nicosia si fa risalire a tre città del periodo romano: Erbita, Engio e Imachàra [2]. Senza dubbio tuttavia, nel periodo romano fu Centuripe il più fiorente centro della provincia. Nata in età sicula col nome di Kentoripa ed ellenizzato nel V secolo a.C.[3], Centuripe, nota anche per la curiosa forma di stella marina dell'abitato, abbarbicato su un'altura tentacolare, venne a patti con Roma, tra le prime città in Sicilia, nel 263 a.C., guadagnandosi così la protezione dei romani. Sotto le ali di Roma, cui fu legata da cognatio (parentela), Centuripe prosperò e si estese considerevolmente, e fu perciò definita da Cicerone di gran lunga una delle città più grandi e ricche dell'intera Sicilia. Riuscì ad avere un console, sotto l'impero di Adriano, e a sviluppare prima una originale arte ceramica, e poi imponenti vestigia monumentali[4]. [modifica] Il periodo bizantino e araboDopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, di cui faceva parte la Sicilia, e la breve parentesi gota, nel 535 i bizantini riconquistarono la Sicilia e con essa Henna. A partire dal VI VII secolo, soprattutto per paura delle sempre più frequenti incursioni arabe, fecero della città un importante centro militare apportando così una rinascita all'Ombilicus Siciliae restituendole l'antico ruolo perso con l'invasione romana, e vi impiantano un'amministrazione territoriale. Queste scelte faranno della Enna bizantina, come testimoniano diverse fonti sia bizantine che arabe più tarde, tra le quali Edrisi, una delle più grandi e ricche città siciliane- La città venne chiamata Catrum Hennae, in ragione dell'importanza militare e giocò un ruolo importantissimo nella lunga e sfiancante guerra di conquista araba dell'isola. Proprio qui, ad esempio, vene ucciso lo stratega traditore dei bizantini, Eufemio, attirato in una imboscata da alcuni patrizi bizantini forse nella contrada oggi detta di Papardura. La conquista araba della Sicilia fece nascere molti nuovi centri in provincia, a partire da Calascibetta, nata nel IX secolo come accampamento militare, Qalʿat Shibet, creato sulla rocca antistante Henna per tentare l'assedio della roccaforte bizantina. La città non resistette tuttavia all'ennesimo attacco, e uno scrittore arabo tramanda lo stupore dei conquistatori nel trovare ad Henna tanta prosperità e tanto fervore economico e culturale. Rinominato Qaṣr Yānī, arabizzazione di Castrum Hennae: "Castello di Enna", il capoluogo si arricchì di moschee e divenne una delle maggiori città musulmane dell'Isola. Fu infine sede di amministrazione di una Taifa, una unità territoriale importante e quasi completamente autonoma sino ad avere un suo emiro. Dai pochi documenti e dalle evidenze archeologiche presenti possiamo accertare una presenza cosmopolita con cristiani, ebrei, musulmani, ma anche slavi e forse berberi e persiani. Anche Nicosia si sviluppò con gli arabi: posta alla confluenza dei tre Valli storici di Sicilia (Val di Mazara, Val Demone, Val di Noto), in questi secoli resistette all'assedio dei Normanni, in quanto a resistente avamposto militare. [modifica] La conquista normanno-svevaFinché nel 1087 il suo sovrano, l'emiro Hammudita Ibn Hamud, non cedette Castrogiovanni al normanno Ruggero, La città da allora non verrà mai infeudata e rimarrà demaniale. Non di rado in essa saranno presenti i regnati della casa Altavilla, Ruggero II, Guglielmo I e II mentre Enrico VI di Svevia tenterà invano di conquistarla. Federico II di Svevia fu molto affezionato ad Enna, allora Castrum Johannis e la sua corte vide diversi notabili appartenenti al mondo della cultura ennese del tempo. Proprio grazie ai Normanni, l'Ennese si arricchì di nuovi, importanti centri: tra questi spicca Piazza Armerina, rifondata da Ruggero I per essere poi nel 1161 rasa al suolo per volontà di Guglielmo I d'Altavilla a causa della sua rivolta contro il potere regio. Ripopolata con genti lombarde (in realtà dell'attuale Piemonte), essa rifiorì dalle sue rovine e nel corso dei secoli si tramutò in una cittadina vivace ed attiva. Anche Enna, con gli Svevi, rifioriva: venne ricostruito con 20 torri il castello di Lombardia d'impianto sicano e poi arabo, vi si riunì il parlamento siciliano per volere di Federico II. Il sovrano sembra risiedette nella ottagona torre omonima che si fece innalzare quale centro di una vasta riserva di caccia che doveva estendersi sino al lago di Pergusa e più oltre sino alle alture di Carangiaro, Gerace e Geracello "Hieracellum". Enna sotto Federico II, divenne la 17^ città demaniale di Sicilia, requisito che consentì una nuova sessione parlamentare nel Quattrocento. Federico II le concedette l'appellativo di Urbis Inexpugnabilis Hennae che ancora oggi campeggia tra gli artigli dell'aquila bicipite sveva, simbolo della città. [modifica] Dalla dominazione spagnola al 1926Tra il 1360 e il 1400, con l'inizio della dominazione spagnola, Castrogiovanni mantiene lo status di città demaniale, conservando i privilegi acquisiti fin dal periodo svevo. Nel 1516, con l'avvento al potere di Carlo V, si verifica una depressione economica e culturale in tutta l'Isola, ed anche in territorio provinciale, che tuttavia, vede crescere a dismisura la popolazione, grazie alle massicce immigrazioni provenienti dalle coste, saccheggiate dai predoni saraceni: Nicosia, per esempio, venne nel Cinquecento assediata dai Turchi, che riuscirono a penetrare fino all'interno. Nonostante tutto, il Cinquecento è il secolo dell'arte per eccellenza anche in provincia, dove in quegli anni operarono grandi maestri come Antonello Gagini e pervenne, proprio a Nicosia, una tela del pittore spagnolo Velázquez. Le carestie e le pestilenze del Seicento, al contrario, comportano un decremento demografico. Nel 1700, con l'ascesa dei Borboni, le sorti di Castrogiovanni e del suo territorio precipiteranno: verrà condotta una campagna di ripopolamento dei terreni agricoli che colpirà duramente la città, svantaggiata peraltro in favore della vicina Caltanissetta. Negli altri comuni, invece, la popolazione tende a ristabilirvisi: Nicosia si attesta a 12.000 ab., mentre il capoluogo sprofonda ai 10.000. Si assisterà inoltre all'erezione di splendide chiese (in quel secolo ad Enna ve ne erano 133, e i sacerdoti erano 400) e all'avvio di confraternite e processioni. Castrogiovanni resusciterà nell'Ottocento grazie all'intensissima attività estrattiva, e conoscerà un netto incremento demografico. Parteciperà attivamente ai moti del 1848 e all'impresa dei Mille, sarà visitata da Giuseppe Garibaldi, nel 1893 vi nascerà il Fascio dei lavoratori. La ripresa della città fu formidabile: dall'Unità d'Italia al 1921 raddoppierà in termini di popolazione, passando da oltre 14.000 a 32.00 ab., record a tutt'oggi imbattuto, e inoltre essa fu rappresentata al Parlamento italiano per 30 anni ininterrottamente, dal 1890 in poi, dall'illustre uomo politico Napoleone Colajanni, pur non essendo ancora capoluogo di provincia. [modifica] L'istituzioneLa provincia ennese, la cui denominazione ufficiale è Provincia Regionale di Enna, venne istituita con un provvedimento regio il 6 dicembre 1926, (ufficializzato con Regio Decreto n° 1 del 2 gennaio 1927). Enna, denominata allora Castrogiovanni veniva elevata al rango di capoluogo di provincia. La scelta del capoluogo venne motivata con la visibilità raggiunta dalla città, ma in realtà influì notevolmente il fatto che l'importante uomo politico ennese ed insigne meridionalista, Napoleone Colajanni fosse vicino al Fascismo. Enna fu probabilmente preferita - a dispetto della infelicità della sua collocazione geografica (è la più elevata provincia d'Italia) - perché antitetica rispetto alla vivace Piazza Armerina, storica sede episcopale dell'area e collocata lungo le più importanti vie di comunicazione.
Infatti Piazza, pur essendo più importante perché sede di circondario e di diocesi, era meno gradita al regime per il locale vescovo Mario Sturzo, fratello di Luigi, (fondatore del Partito Popolare) di chiare posizioni antifasciste. Inoltre la creazione di un secondo capoluogo nel cuore dell'isola avrebbe messo a rischio l'egemonia di Caltanissetta, sino ad allora indiscusso polo urbano, culturale ed economico di riferimento per la Sicilia centrale. In ogni caso la scelta favorì Enna mutandone sensibilmente il ruolo e l'importanza. La provincia venne costituita aggregando il circondario di Piazza (oggi Piazza Armerina, smembrato dalla provincia di Caltanissetta) e quello di Nicosia (sino ad allora in provincia di Catania). Così si creò la prima provincia siciliana priva di sbocco al mare ed interamente interna, citata per l'appunto spesso come la «Provincia del centro della Sicilia». Il primo prefetto della provincia ennese fu Giuseppe Rogges, nominato direttamente dal duce. A ricordo dell'evento una delle piazze centrali di Enna si chiama piazza VI Dicembre. Nel 2006 ricorre inoltre l'80° anniversario della costituzione della Provincia, celebrato con una serie di mostre, convegni e proiezioni. [modifica] GeografiaLa provincia, è situata nel cuore della Sicilia: gli studiosi hanno infatti individuato il centro geografico dell'isola proprio nel capoluogo. Pur essendo l'unica entità provinciale della regione a non avere sbocco al mare, essa dispone di un ricco e ben conservato patrimonio naturale, grazie a diversi laghi e boschi, spesso tutelati da apposite riserve naturali. [modifica] RilieviIl territorio è prevalentemente caratterizzato da rilievi collinari, ma sono comunque presenti sia montagne che pianure. I rilievi montuosi principali sono i monti Erei, di modesta altitudine, che occupano in particolare la parte centrale e meridionale del territorio ed i Nebrodi a nord, invece di altitudine più considerevole, le cui vette più alte oscillano tra i 1192 m del Monte Altesina e i 1559 m del Sambughetti. Enna, che sorge ad una altitudine superiore ai 900 m sul mare, è il capoluogo di provincia più alto d'Italia, mentre Troina è uno dei comuni più alti della Sicilia (oltre 1200 m). Il territorio in pianura, rientrante nella parte centro-orientale, è costituito principalmente da un'ampia porzione della piana di Catania coltivata ad agrumi, nei pressi della cittadina di Catenanuova. Una vasta conca basso-collinare è inoltre rappresentata dalla Valle del fiume Dittaino, che ha scavato un solco assai profondo che da Enna digrada sino alla pianura, e al cui interno, l'altitudine media di 170-180 m sul livello del mare ha favorito lo sviluppo di attività agricole ed industriali, oltre a rappresentare il maggiore asse viario e ferroviario della Sicilia centrale. [modifica] LaghiNel territorio della provincia vi sono 8 laghi. I bacini sono per la maggior parte artificiali ed a servizio dell'agricoltura. Nei maggiori si pratica la pesca, eccetto a Pergusa, che è sotto vincolo di riserva naturale. Il lago Pergusa situato vicino Enna è l'unico lago naturale della Sicilia, ed è sede di una apposita riserva regionale. Il lago Pozzillo sito in territorio di Regalbuto è con i suoi 150.000.000 di metri cubi d'acqua il maggiore bacino dell'isola ed è chiuso da una imponente diga. È in corso di realizzazione sulle sue rive sorgerà un grande Parco Tematico. Il lago Ancipa (Troina), situato in uno splendido scenario naturalistico a oltre 900 m d'altezza, fornisce prevalentemente acqua potabile alla popolazione della provincia ennese, ma approvvigiona altresì ampi tratti del nisseno[5]. Altri bacini da menzionare sono il lago Nicoletti (Leonforte), dove si praticano svariate attività sportive, il lago di Ogliastro (Aidone), il lago Olivo (Piazza Armerina) ed il lago Morello (Villarosa), questi ultimi in particolare fornitori di acqua per i campi che li circondano.
[modifica] Lago Pergusa
Posto al centro di una corona di alture che toccano i 911 m d'altitudine con il Monte Carangiaro, nel fantastico scenario della Conca Pergusina, si apre il lago di Pergusa, noto sin dall'epoca classica come lago di Pergo, su cui scrissero versi grandi del passato come Ovidio, Claudiano e Cicerone, teatro del mitico Ratto di Proserpina, e recentemente designato tra i "luoghi del cuore" degli italiani in un sondaggio nazionale. Privo di immissari e di emissari, ed alimentato pertanto dalle falde e dalle precipitazioni, il bacino imbrifero, l'unico naturale dell'isola, riveste un'importanza centrale per l'avifauna della Sicilia intera. Nel giuncheto, nel canneto, nella Selva demaniale e nelle verdi colline che circondano il lago, svernano, transitano o risiedono oltre metà delle specie di uccelli di cui si è accertata la presenza in Sicilia. Tra queste, numerose sono quelle rare, come l'Airone rosso, il Falco di palude, la Moretta tabaccata e la Coturnice sicula, oltre alle più comuni frequentatrici, come le folaghe, nitticore, il mignattaio, l'alzavola, il mestolone, il fischione, ecc. Di origine tettonica, riveste un'importanza capitale dal punto di vista naturalistico (è sede di una riserva), poiché si erge a crocevia, nei mesi centrali dell'anno, del 50% degli uccelli migratori che transitano nell'isola, con un'avifauna ricchissima e una flora rigogliosa (giuncheto, canneto, pineta attrezzata e un'area boschiva detta "Selva Pergusina"). [modifica] FiumiI fiumi principali della provincia sono a regime torrentizio e diretti verso foci marine oppure laghi. I più importanti corsi d'acqua, cardini dell'idrografia isolana, sono il Salso, detto anche Imera Meridionale, che nasce nel nisseno e si getta nel Mediterraneo, e il Salso Cimarosa che affluisce nel Simeto in un'area in cui l'erosione dell'acqua ha creato delle pittoresche forre laviche. Altri fiumi da ricordare sono il Dittaino, importante affluente del Simeto, la cui lunga Valle è uno dei punti di riferimento principali per l'antropizzazione della provincia, il Gornalunga, che forma il lago di Ogliastro e confluisce artificialmente nel Simeto nei pressi della foce, il Morello, che alimenta l'omonimo lago in territorio di Villarosa per poi confluire nell'Imera meridionale , e infine il cosiddetto Fiume di Sotto di Troina, che scorre a valle della cittadina da cui prende nome, anch'esso affluente del Simeto. [modifica] Riserve naturali
Da vedere anche il Parco San Prospero di Catenanuova. <gallery獴 Immagine:Simeto.JPG|</gallery> [modifica] Clima
Il clima è risulta transitorio tra il clima steppico (precipitazioni) e il clima mediterraneo mesotermico (temperature). Le precipitazioni medie annue sono di circa 500mm [6] e pongono il territorio fra quelli meno umidi in Sicilia.
[modifica] PopolazioneCon 173.676 abitanti, Enna figura tra le 15 province meno popolate d'Italia. La densità demografica risulta anch'essa a livelli assai inferiori rispetto alla media nazionale e regionale, entrambe due volte e mezzo maggiori rispetto a quella della provincia erea, che conta 69 ab./km². Il dato è spiegabile sia per il territorio caratterizzato dalla presenza di rilievi irregolari, stretto com'è tra Nebrodi ed Erei e dalla scarsa estensione di superfici pianeggianti che da fattori storico-sociali. Infatti la provincia ha sofferto in passato di un forte flusso migratorio che ha raggiunto l'apice negli anni cinquanta e sessanta del Novecento ed è stato causato da una profonda crisi economica. La popolazione residente ha subito quindi una inversione di tendenza, facendo registrare un saldo positivo sino al 1990, quando si toccarono i 186.000 abitanti. Da allora è ripresa la decrescita. La flessione è stata causata dal calo della natalità e da una relativa ripresa del flusso migratorio [7]. Il calo demografico è stato in parte compensato dai non residenti, fra questi vi sono principalmente gli studenti universitari ed i lavoratori extracomunitari. [modifica] Centri principali e sviluppo urbanoLa distribuzione demografica, caratterizzata da un forte accentramento della popolazione nei centri urbani a discapito delle campagne, deriva direttamente dalla rifondazione feudale avvenuta di epoca medioevale quando una folta colonia di lombardi al seguito dei conquistatori normanni si stabilirono nel territorio. La popolazione pur essendo modesta è maggiormente concentrata nella parte centrale, fra i centri di Enna, Leonforte e Valguarnera Caropepe e quelli minori di Calascibetta, Villarosa e Catenanuova, dove risiedono circa 80.000 abitanti. Il nord, più isolato per l'insufficienza dei trasporti, registra una popolazione inferiore, pari a quella residente al sud, che tuttavia ha meno centri ma più grossi. Le piccole dimensioni dei comuni, lo scarso traffico locale e pendolare quindi la assenza di città-dormitorio o satellite permette a diversi centri di avere buoni livelli di vivibilità urbana. [modifica] EnnaEnna è il capoluogo, e con 28.157 ab. è anche il principale centro della provincia, nonché la seconda città della Sicilia centrale. [modifica] Piazza ArmerinaPiazza Armerina, con 20.766 ab., è la seconda città dell'Ennese; forte di un grande richiamo turistico, datole principalmente dalla Villa del Casale ma altresì dal suo pregevole centro storico barocco e normanno, fino al 1926 era al centro di un circondario che fu in seguito aggregato alla nascente provincia. Cittadina d'impianto normanno-medievale, l'antica Piazza è alquanto dinamica come punto di riferimento per i centri minori che sorgono attorno ad essa, ma non svolge un ruolo d'attrazione interprovinciale sennonché è sede di una vasta diocesi. [modifica] NicosiaNicosia, con 14.741 ab., è il centro principale del nord della provincia con un centro-storico ricco di opere d'arte. La città è afflitta da carenze infrastrutturali che ne pregiudicano le comunicazioni ed è in attesa che la Strada Nord-Sud verrà completata. Nella cittadina, hanno sede diverse istituzioni pubbliche di livello ed è inoltre sede di diocesi. Da alcuni anni si sta cercando di valorizzare il ricco patrimonio naturalistico. [modifica] LeonforteLeonforte, con 14.007 ab., e la seconda città della zona centrale della provincia ed ha stretti rapporti di pendolarismo con il capoluogo. È sede di un ospedale e di una caserma dei vigili del fuoco. Fondata dalla famiglia nobiliare dei Branciforte nel XVII secolo possiede un discreto patrimonio artistico (fra cui una fonte artistica) e patrimonio naturalistico. [modifica] Altri centri (oltre i 5.000 abitanti)
[modifica] TrasportiLa provincia di Enna è attraversata da alcuni degli snodi principali della viabilità regionale, e rappresenta il più importante collegamento viario tra la Sicilia orientale, quella centrale e quella nord-occidentale. Gli assi di grande comunicazione che la percorrono, infatti, costituiscono la via più rapida di connessione tra Palermo e Catania, le due maggiori aree urbane dell'isola, assorbendo un'utenza ampissima. Particolare importanza svolge la Valle del Dittaino, solcata dall'autostrada A19, dalla S.S.192 e diverse provinciali e dalla ferrovia della Sicilia centrale, a tutt'oggi un asse viario di rilevanza fondamentale per i collegamenti tra le due aree, orientale ed occidentale, della Sicilia. [modifica] Rete stradaleIl territorio è attraversato in larga parte dall'autostrada A19, che tagliandolo quasi a metà, costituisce la spina dorsale della viabilità della provincia. Essa conta in provincia 5 svincoli, ai quali si innestano una serie di strade statali: la Strada Statale 121 Catanese tra Palermo e Catania, che s'innerva nella zona centro-settentrionale della provincia, con tratti assai trafficati; la Strada Statale 192 della Valle del Dittaino che inizia ad Enna per Catenanuova e Catania; la Strada Statale 117 Centrale Sicula, anch'essa iniziante ad Enna per Nicosia a nord, non del tutto completa, che prosegue verso sud con la Strada Statale 117bis Centrale Sicula, e infine la Strada Statale 561 Pergusina Enna-Pergusa. Le statali svolgono, delle quali tre, d'importanza viaria e geografica notevole, s'irradiano dal capoluogo, assolvono principalmente alla funzione di collegamento fra i centri più grandi specie per i pendolari e soprattutto verso il capoluogo. Le strade provinciali, allacciandosi alle statali svolgono un ruolo fondamentale nella viabilità locale pur non essendo sempre in buone condizioni, ma rappresentano una delle più capillari ed estese reti sicule, diramandosi per oltre 1500 km di lunghezza. [modifica] Rete ferroviaria
La ferrovia Palermo-Catania, che attraversa tutta la provincia ennese da ovest ad est, ha alcuni scali ferroviari tra i più importanti dell'intera linea, sia per il traffico passeggeri, con le stazioni di Enna, Catenanuova e Villarosa, quest'ultima sede di un originale museo ferroviario, che per quello merci, con l'importante terminale di Dittaino che, servendo il Polo Industriale di Enna assicura numerosi collegamenti diretti, in 20 ore, con l'interporto di Bologna. Vi si trovano inoltre alcuni tratti ferroviari delle FS oggi dismessi : uno dalla stazione di Motta Sant'Anastasia, attraverso il territorio di Centuripe al centro ennese di Regalbuto, oggi utilizzato solo nel primo tratto fino a Schettino, per tradotte merci; uno tra Dittaino, Valguarnera Caropepe e Piazza Armerina, a scartamento ridotto, smantellato alla fine degli anni sessanta, la cui sede è stata in parte utilizzata per la strada a scorrimento veloce per Piazza Armerina e in parte è in corso di riadattamento a pista ciclabile attrezzata (che, terminata, sarà il più grande circuito del genere in Sicilia); e un altro, che era molto pittoresco a cremagliera, che dalla stazione di Dittaino si inerpicava fino ad Assoro, Leonforte e che avrebbe dovuto raggiungere Nicosia, anch'esso chiuso e smantellato. [modifica] Trasporto aereo
La provincia è attualmente dotata di infrastrutture per il trasporto aereo a uso civile, grazie all'attivazione, avvenuta nel 2007, di un idroscalo per idrovolanti anfibi presso il lago Nicoletti vicino al capoluogo, che collega Enna a Palermo, alle isole minori siciliane e a Malta per via aerea[8], poiché gli unici impianti presenti sono gli eliporti presenti Prima dell'attivazione dell'idroscalo di Enna, le uniche strutture per il trasporto aereo della provincia erano gli eliporti presenti presso gli ospedali, le sedi di enti per la pubblica sicurezza e l'Autodromo di Pergusa. È inoltre presente una pista per l'atterraggio e il decollo di aerei leggeri, a disposizione dei Vigili del fuoco di Enna. È allo studio un altro progetto che doterà la provincia di infrastrutture per l'aviazione civile di maggiori dimensioni rispetto all'idroscalo: la costruzione di un aeroporto intercontinentale che sorgerà a Catenanuova tra la provincia di Enna e quella di Catania. L'aeroporto intercontinentale, da anni allo studio delle due Province che riferiscono di lavorare in silenzio per la sua realizzazione, nasce dall'impossibilità dell'Aeroporto di Catania di estendersi ulteriormente, in quanto "ostaggio" dell'Etna, che periodicamente erutta cenere lavica mandando regolarmente in tilt tutti i voli previsti. Inoltre, esso è stato definito "ingessato" proprio per la minaccia del vulcano, e con la crescita del traffico aereo sarà impossibile che esso da solo riesca a reggerlo. È dunque allo studio delle province un nuovo scalo intercontinentale situato più lontano dall'Etna, al confine tra Enna e Catania, progetto sostenuto non solo dalle due Province ma da tutte quelle della Sicilia centrale e orientale[9][10][11][12][13]. [modifica] EconomiaL'economia dell'ennese storicamente è stata sempre legata alla agricoltura e alla attività mineraria. L'agricoltura ha origini remote. Infatti già in epoca romana la Sicilia era definita come il granaio di Roma ed il grano arrivava soprattutto dai vasti campi dell'entroterra fra cui proprio l'ennese ed il nisseno. Dopo la caduta di Roma, arrivò la crisi e l'economia si risollevò solo con l'introduzione del sistema feudale attuato da Normanni. Tuttavia, come diversi altri territori non riuscirà più ad affrancarsi dal feudo per secoli ed il latifondismo, pur essendo stato legalmente abolito nel 1815, costituì di fatto il principale freno alla crescita sino alla riforma agraria del XX secolo. L'attività mineraria delle numerose e importanti solfare e giacimenti di sali potassici, che fornivano gran parte dello zolfo prodotto dalla Sicilia fu fonte di reddito di sussistenza per la popolazione, con oltre 130 miniere sparse sul territorio, ma anche a causa delle tremende condizioni di lavoro ebbe gravi effetti sociali. Dal secondo dopoguerra la popolazione ha subito una contrazione dovuta al copioso flusso di migratorio a causa delle difficoltà economiche specie fra gli anni cinquanta e sessanta del Novecento. Tutto ciò è stato causato soprattutto dall'isolamento di una provincia che ha vissuto la propria centralità nella regione paradossalmente come uno svantaggio anziché come una opportunità. Nel 1962 il presidente dell'Eni Enrico Mattei ottenuta la licenza per l'estrazione del metano nei pressi di Gagliano Castelferrato aveva promesso proprio un piano di importanti investimenti per dare lavoro alle genti del territorio. L'idea di Mattei era quella di creare a Gagliano una sorta di sinergia tra il tessile e chimica [14]ma quasi fatalmente, egli perì proprio nel viaggio aereo di ritorno da Catania a Milano. Il polo tessile che nacque solo successivamente, finì nel nulla già alla fine degli anni '90. Oggi, con la chiusura della miniera di Pasquasia (fu la maggiore in Sicilia) e di quella di Floristella-Grottacalda nei pressi di Valguarnera Caropepe dove Luigi Pirandello ambientò Ciàula scopre la luna l'attività estrattiva non costituisce più un settore rilevante. Pur essendo mutate le prospettive del cuore di Sicilia i problemi storici del territorio, costituiti dalla disoccupazione e dalla carenza idrica continuano a bloccarne lo sviluppo. Oggi si registra ancora una forte disoccupazione, superiore alla media nazionale, un fenomeno comune nel sud Italia ed accentuato in alcune aree dell'ennese. La disoccupazione che si aggirava intorno al 32% ancora nel 1999, negli ultimi anni ha fatto registrare una inversione di tendenza e pur essendo alta è attestata intorno al 22% [15]. Il reddito medio pro-capite è di circa il 67% rispetto al valore nazionale. La crisi idrica è invece dovuta principalmente alla difficile orografia del territorio, che richiederebbe forti investimenti mirati per una corretta gestione delle risorse idriche data la presenza di prolungati periodi siccitosi [16], ed alla inefficienza della rete distributiva. Rispetto alle altre province siciliane, quella di Enna soffre in misura limitata delle infiltrazioni mafiose e la microcriminalità non è una emergenza così come in altre aree del paese. [modifica] Agricoltura, allevamento e pesca
Le arance, prodotto tipico di Catenanuova
Le attività agricole sono in provincia le più rilevanti. Le aziende agricole registrate sono circa 5.000 ed in buona parte hanno dimensioni elevate rispetto al contesto regionale ma sono spesso limitate alla conduzione familiare. [17] Inoltre sono diverse le imprese operanti nell'indotto agricolo. Oltre la metà della superficie territoriale risulta coltivata, anche se in larga parte nella coltivazione estensiva del pregiato grano duro. Altre colture importanti sono quelle riguardanti l'olivo per la produzione di olio di oliva, del mandorlo e del nocciolo[18]. Nella piana di Catenanuova, si trovano aranceti ed inoltre, si produce uva da tavola e da vino e lo zafferano ma si tratta di produzioni marginali. [19]. Fra le specialità del territorio vi è la Pesca tardiva di Leonforte e la Fava larga di Leonforte. Nella provincia si pratica l'allevamento di bovini,suini ed ovini. L'allevamento tradizionale della provincia era costituito dal tipico allevamento estensivo, quindi fondato sl pascolo brado e transumante, siccome le mandrie miste di bovini e caprini, con la scorta di numerosi cavalli, trascorrevano l'inverno sui monti Nebrodi per scendere nella valle del Dittaino dopo la mietitura, dove i pastori si assicuravano le stoppie dagli agricoltori, consentendo ai propri animali di vivere di paglia fino all'aratura degli stessi terreni. Le grandi mandrie miste costituivano singolare visione di un mondo pastorale dalle radici millenarie .[20]. L'allevamento moderno tende sempre di più alla stabilità e alla dipendenza dalle risorse foraggere di una identica proprietà. [modifica] Industria ed energiaIn provincia si è sviluppato modello di imprese di tipo medio-piccolo. Alla camera di commercio risultano registrate circa 8.000 aziende mentre vi sono circa 7.000 unità locali produttive. Gli occupati dell'industria sono in tutto meno di 20.000 e la maggioranza delle imprese opera nell'edilizia [21] , settore in forte espansione soprattutto ad Enna Bassa. Inoltre, importante è la manifattura artigianale e le attività industriali legate al settore del legname, dei mobili e dei fiammiferi nell'area nord della provincia, il tessile è stato sviluppato in diverse aziende tra Valguarnera Caropepe e Gagliano Castelferrato, con un polo che dà lavoro a 1.000 operai oltre all'indotto, mentre tra Regalbuto e Centuripe sorge un complesso di industrie chimiche, attive nella lavorazione della gomma e nella produzione di attrezzature subacquee. In provincia è in crescita la produzione di energia eolica, grazie alla centrale di Nicosia, ed è in fase di costruzione una centrale che produrrà energia dalle biomasse unica nel sud Italia. [modifica] TerziarioNegli ultimi decenni, l'economia dell'Ennese ha seguito una netta tendenza alla terziarizzazione, soprattutto nel capoluogo, dove la presenza degli uffici amministrativi, del commercio, del governo, e dell'università, generano una prevalenza della classe impiegatizia. Anche se rilevante, l'importanza del turismo ha subito una contrazione in termini di occupati dell'indotto. Infatti alcuni centri pur di livello internazionale come Piazza Armerina sono troppo legati al turismo di tipo «mordi e fuggi». Essendo poco sviluppata la opportunità data dal turismo le strutture ricettive non sono diffuse come nel resto della regione e la permanenza media nelle strutture ricettive non supera i 2,4 giorni. L'area a nord della provincia, e soprattutto Troina, Nicosia e Sperlinga, sta godendo di positivo risveglio del turismo, costituito in prevalenza da viaggiatori europei. [modifica] Progetti in corsoLa provincia di Enna è interessata da alcuni significativi progetti di sviluppo già giunti in fase avanzata: la realizzazione del Campus Universitario di Enna, il cui progetto è già stato finanziato dall'INAIL per 78 milioni di euro, e il cui inizio dei lavori è in corso[22]; l'apertura del Parco Tematico di Regalbuto, un mega-parco divertimenti da 600 milioni, di cui cinque sesti privati, per cui è già iniziato l'esproprio dei terreni sulle rive del lago Pozzillo, dove si stanno costruendo 2 grandi hotel, due aree di pre-parco, un campo da golf, 9 aree di attrazione tematiche oltre a cinema, discoteche e ristoranti.[23] Oltre a questa grande impresa per il turismo, è in corso la ristrutturazione della Villa del Casale con 25 milioni di provenienza provinciale e regionale, con i quali si completerà il recupero dei mosaici e si risistemerà totalmente l'esterno, con la costruzione di un centro commerciale e di parcheggi. Inoltre, per quanto concerne il settore secondario, 20 imprenditori cinesi hanno richiesto l'acquisto di 50 ettari di terreno nel Polo Industriale di Enna, per impiantarvi show room, uffici ed attività industriali.[24] Ingenti finanziamenti statali, approvati con la Legge Finanziaria 2007, consentiranno il rifacimento della rete stradale provinciale per investimenti di 150 milioni, e delle reti idriche e fognarie di tutta la provincia, per ulteriori 130 milioni.[25] [modifica] Cultura[modifica] il Rocca di Cerere GeoparkIl notevole bagaglio storico e naturalistico del territorio che oggi compone la Provincia di Enna ha fatto si che lo stesso abbia ottenuto l'importantissimo riconoscimento quale Bene dell'Umanità per la Villa Imperiale del Casale, nei dintorni di Piazza Armerina. Dal 2001 è in corso di realizzazione il Parco Culturale Rocca di Cerere, che copre l'area dei comini di Enna, Calascibetta, Aidone, Assoro, Nissoria, Leonforte, Piazza Armerina, Valguarnera Caropepe, Villarosa e comprende le piccole comunità di San Giorgio, Borgo Cascino, Pergusa, Villapriolo, Cacchiamo. Questo territorio ha già ottenuto per il primo quinquennio di attività lo status di European Geopark ed è oggi in dirittura di arrivo per avere nuovamente l'award internazionale. Tale attestazione fa entrare di diritto l'intera area nel novero dei geoparchi Mondiali, una rete dell'[[UNESCO[]] di enorme rilevanza globale alla quale ad oggi appartengono solo 33 territori d'Europa. [modifica] IstruzioneIn provincia sono presenti istituzioni scolastiche di tutti gli ordini e gradi. Massimo polo è il capoluogo dove si trovano quasi tutte le scuole secondarie. Nel dettaglio, sono presenti in provincia, in riferimento all'anno scolastico 2007, 29 istituti elementari (frequentate da un totale di 9.323 studenti), 26 scuole medie (6.339 studenti), e 104 istituti superiori, i cui studenti sono 9.554 in totale[26]. Dei quasi 10.000 studenti che frequentano gli istituti superiori della provincia, più di un quarto si concentrano nel capoluogo. Gli istituti superioi della provincia sono, in dettaglio: 12 licei classici, 13 licei socio-pscico-pedagogici (magistrali), 26 licei scientifici, 28 istituti professionali, 25 istituti tecnici per geometri e commerciali. Gli istuti più frequentati sono quelli scientifici (2.627 studenti), tecnici per geometri e commerciali (2.344), professionali (2.079), fanalini di coda per numero di iscritti i licei classici (1.000) e magistrali (1.500). Da rilevare una tendenza all'aumento degli iscritti rispetto agli anni precedenti, come confermano i dati relativi al numero di studenti delle prime classi (2.400) e delle quinte (1.500). Istituti scolastici di secondo livello si trovano inoltre a Piazza Armer | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||