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PlateaticoIl plateatico era un tributo di origine feudale che si versava in cambio della possibilità , permanente o temporanea, di utilizzare il suolo pubblico. In gergo urbanistico, infatti, plateatico è un termine che indica un piazzale idoneo all'allestimento di banchi e bancarelle.
[modifica] Cenni storiciFin dai tempi dell'età Comunale, per poter tenere su suolo pubblico i banchi su cui esibire la merce in vendita, occorreva una sorta di autorizzazione che si otteneva mediante il pagamento di una certa somma, la cui entità era proporzionata alla porzione di "platea" (piazza) occupata.
I Longobardi fecero largo uso del plateaticum, ma inteso come imposta sulle foreste che la comunità pagava ai signori, al pari dell'erbatico, del legnatico, ecc. Una questione di plateatico fu l'origine dello scontro tra Regno di Napoli e Santa Sede, nota come controversie Liparitane: Il vescovo di Lipari aveva il privilegio di non pagare il plateatico. Il gabelliere, invece lo pretese, il vescovo scomunicò i gabellieri e il Re di Napoli, come erede nella Monarchia sicula dei re normanni, applicò l'appello per abuso, cancellando la scomunica, ma incorrendo in quella inflitta dalla Santa Sede. [modifica] Attualità dell'impostaTutti i Comuni italiani[citazione necessaria], ad es. Cremona, Modena, Verona, Novara, ecc., hanno un'apposita unità organizzativa per il pagamento del canone (cd. TOSAP), a tutela non solo dell’ordine pubblico e dell'urbanistica ma anche dei commercianti stessi. In alcuni di questi Comuni, l'Unità organizzativa ha conservato la denominazione di Plateatico, forse in omaggio alle antiche tradizioni storiche. Per ulteriori notizie: [modifica] Voci correlate[modifica] Collegamenti esterni |