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Penisola ibericaLa Penisola iberica costituisce l’estremità sud-occidentale del continente europeo, si estende per 582.925 km² e ospita attualmente circa 55 milioni di abitanti. È costituita dai territori di Spagna, Portogallo, Gibilterra, Andorra. [modifica] GeografiaI confini della Penisola iberica sono costituiti per il 90% (circa 4.100 km.) da coste marine e per il restante 10% (435 km) dalla catena pirenaica. [modifica] MontiLa maggior parte del territorio continentale della Penisola è costituita da un grande altopiano (meseta) con un'altezza media di circa 600 mt. s.l.m.. Questa conformazione è all'origine del clima continentale che ne caratterizza le regioni non costiere. I sistemi montuosi principali sono:
[modifica] Divisione PoliticaEcco gli stati della Penisola Iberica:
[modifica] FiumiLa rete fluviale della Penisola è ricca, ma di portata regolare sono solo i brevi fiumi del nord, grazie al clima umido oceanico, mentre il resto soffre delle magre estive. Per controllare questa variabilità di portata e per produrre energia elettrica, quasi tutti i fiumi della Penisola sono stati attrezzati con bacini artificiali (embalses). L'inclinazione prevalente della meseta verso ovest orienta verso l'Atlantico lo sbocco di gran parte dei fiumi peninsulari che, per la forza delle maree oceaniche, hanno tutti uno sbocco a estuario. I maggiori sono, da nord a sud:
Il principale fiume che sfocia nel Mediterraneo è l'Ebro (lungo 910 km), che nasce nella Cordillera Cantàbrica e il cui ampio e complesso bacino attraversa tutto il corpo della Penisola da nordovest a sudest. È il fiume di maggiore portata della Penisola, soggetto a piene invernali e primaverili, attraversa fra l'altro Saragozza, e finisce in un delta a due bracci sede della zona umida più vasta del Mediterraneo occidentale, sede di grandi coltivazioni di riso e classificata parco naturale. [modifica] Mari e isoleLa maggiore esposizione costiera (55%) è rivolta verso l'Atlantico, separato dal versante mediterraneo (che sviluppa circa 1.660 km. di costa), dallo stretto di Gibilterra. Le coste sono ripide e montuose nella fascia settentrionale (tanto da formare, in Galizia, una sorta di fiordi, detti rìas), poi degradano dal Portogallo meridionale e diventano generalmente pianeggianti sul versante mediterraneo. [modifica] Storia[modifica] Epoca preistorica: Iberi, Celti, CeltiberiNel nord della Penisola popolazioni autoctone (dette solo convenzionalmente Iberi, come si è visto sopra) hanno lasciato tracce fin dall'epoca neolitica: risalgono a circa 15.000 anni prima dell'era moderna le straordinarie pitture rupestri delle grotte di Altamira, attribuite a cacciatori neolitici, e ancora in Cantabria sono state scavate (VI millennio a.C.) strutture megalitiche e fondi di capanne a Penha Oviedo. [modifica] Epoca protostorica: Fenici, Cartaginesi, Greci, EtruschiLa diffusione dell'uso dei metalli nelle civiltà mediterranee orientali determinò la crescita del traffico marittimo finalizzato agli scambi nell'intero bacino. Ne conseguì, sulle coste (comprese le Baleari) e lungo il corso dei fiumi maggiori della Penisola iberica, l'avvicendarsi lungo il I millennio a.C. di molti insediamenti di popolazioni provenienti da oriente: sono attestate presenze fenicio-cartaginesi (800/750-625/600) nel sud, poi greche (625/600-540/530) - di cui la più nota e certa è Cadice, in Andalusia; di Tarthessos, benché citatissima, non si è mai definito con esattezza il sito; infine anche etrusche a partire dal 590/570 con un apice dal 570/560 al 540/530. [modifica] Epoca romana: le Provincia Hispania dal II sec. a.C. al V secoloFu nella Penisola iberica che si costituirono, nel 197 a.C., le prime due province romane fuori dalla Penisola italica: la Hispania citerior, comprendente la fascia costiera ad est dal basso corso dell'Ebro fino a Carthago Nova e la Hispania superior, che occupava la zona a sud-ovest. La Penisola restava tuttavia solo parzialmente conquistata, perdurando l'influenza dei Cartaginesi a sud e la resistenza delle bellicose popolazioni lusitane e celtibere a nord. La colonizzazione romana poté dirsi definitiva solo con la distruzione di Numanzia nel 133 a.C., e da allora le Hispaniae si avviarono a diventare le province tra le più ricche e meglio romanizzate del successivo impero. [modifica] I regni barbarici di Vandali, Suebi e Visigoti (409-711)La dissoluzione del sistema imperiale romano provocata dalla pressione delle popolazioni centroeuropee raggiunse, già nel V secolo, l'estremo occidente d'Europa. Per primi arrivarono dalla Gallia, nel 409, assieme ai Suebi ed agli Alani, i Vandali, partiti dai paesi baltici sotto la spinta degli Unni, che occuparono rapidamente l'intera Penisola per poi passare in Nordafrica e invadendo, in seguito, anche le Baleari, la Corsica, la Sardegna, la Sicilia. Della loro breve dominazione rimasero nella Penisola iberica pochi gruppi nel territorio centrale.
[modifica] Il dominio musulmano e la Reconquista (711-1492)
L'invasione dei musulmani toccò nel 710 Algeciras (sullo stretto di Gibilterra) con una serie di incursioni guidate da Tarif ibn Malik. La vera occupazione iniziò però nel 711 in seguito alla spedizione organizzata dal berbero Tariq ibn Ziyad che dette il suo nome al promontorio antistante la costa africana (Jabal Tàriq, "la Montagna di Tàriq). I suoi 7.000 uomini attaccarono il 19 lugio 711 l'esercito visigoto sul Rio Barbate (o sul fiume Guadalete) e travolsero re Roderigo grazie alla defezione di Achila, figlio del precedente re Vitiza, che intendeva vendicare il padre, il cui trono era stato usurpato appunto da Roderigo. I musulmani avanzarono rapidamente e conquistarono Écija, Cordova e Toledo, insediando a Cordova un loro governo che dipendeva dal governatorato nordafricano di Qayrawan. Nel giugno 712, altri 18 mila uomini vennero a rafforzare la presenza islamica e da quel momento il bilad al-Andalus divenne sempre più potente e in grado di controllare stabilmente il territorio.
L'etimologia della parola Andalusia o al-Andalus che una lectio facilior propone imperterrita da tempo come "paese dei Vandali" non ha alcun motivo logico ed etimologico di esistere. È sufficientemente dimostrato dagli studiosi più accreditati che la parola deriva invece dal goto “Landahlauts” (lotti terrieri), i "feudi" cioè attribuiti ai nobili visigoti. Gli Arabi apposero il loro articolo determinativo "al" a tale parola, originando l'aggettivo "al-Landahlautsiyya". L'espressione originaria era dunque "bilàd al-landahlautsiyya" (paese dei feudi gotici) che si semplificò in "bilàd al-andalusiyya" e che originò il toponimo "al-Andalus"[1]. L'avanzata arabo-berbera islamica coinvolse la Settimania, la Linguadoca e il Rossiglione. Nel 725 Anbasa ibn Suhaym al-Kalbi conquistò Carcassonne giungendo fino a Nîmes, Autun e Luxeuil, fruendo del valido aiuto del duca franco d'Aquitania Eudes (Ottone). Nel 732 il governatore ‘Abd al-Rahmān ibn ‘Abd Allāh al-Ghāfiqī penetrò verso Tours ma il Maggiordomo di Palazzo d'Austrasia, Carlo Martello lo sconfisse a Poitiers in una battaglia che le fonti arabe chiamarono del balāt al-shuhadā’ (il lasticato dei màrtiri). Bloccato questo tentativo di espansione oltre i Pirenei, Pelayo, nobile visigoto cristiano, si ritagliò nel 722, con la battaglia di Covadonga, nelle Asturie, un regno che sarà chiamato asturleonese per il fatto di avere come propria capitale León (la romana Legio Septima Gemina). Suo figlio Alfonso I il Cattolico allargò i confini del regno all'Astorga, alla Vecchia Castiglia e a buona parte della Galizia, all'Alava e al versante meridionale dei monti cantabrici. Tra varie vicende di conversioni all'Islam e ribellioni di nobili, il dominio arabo, inizialmente poco strutturato ma efficace, si stabilizzò per alcuni secoli nella maggior parte della Penisola iberica. Alcune fonti considerano in effetti inadeguata la definizione di Reconquista per la storia della Penisola iberica tra il 718 e il 1492, e preferiscono definire questo lungo periodo, caratterizzato dalla coesistenza tra regni cristiani ed emirati musulmani, come "conquista cristiana" della Penisola contro il dominio musulmano che si era consolidato nel sud.
Il punto più alto della presenza araba in al-Andalus fu il califfato indipendente stabilito nel X secolo da 'Abd al-Rahmàn III, che aprì per le regioni interessate un'epoca di grande tolleranza, prosperità e sviluppo delle città (Cordova fu a quel tempo la città più grande dell'Europa occidentale, con i suoi 500.000 abitanti). Il 1492 è l'anno che segna alcuni eventi epocali che orienteranno la storia della Penisola iberica nei secoli successivi: la caduta di Granada, la cacciata degli ebrei (l'Inquisizione era arrivata alla corte di Castiglia nel 1478) e la scoperta dell'America. [modifica] IberismoNel 18°secolo, attraverso le idee di alcuni pensatori iberici e a partire dai fatti che portarono Italia e Germania all'indipendenza, nasce l'iberismo, non un vero e proprio movimento, ma un'idea secondo la quale la penisola iberica deve essere unita politicamente. Tra i sostenitori di ciò vi è lo scrittore portoghese José Saramago. [modifica] Note
[modifica] Bibliografia in italiano
[modifica] Voci correlate(Si indicano qui i wikilink non linkati nel testo)
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