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Papiro di ArtemidoroIl papiro di Artemidoro, su cui sussistono sospetti di inautenticità [1], è un imponente documento in papiro.
[modifica] Composizione materialeIl papiro è alto 32,5 centimetri e lungo circa due metri e mezzo, ed è diviso in molteplici pezzi[2]: la prima parte si compone di un frammento di cm 27,5 x cm 32,5 contenente l'agraphon (parte non scritta) e la colonna I; la seconda parte si compone di tre frammenti (a, b e c) che costituiscono le colonne II e III del testo; la terza parte, ampia oltre cm 93,5, è composta da circa venti frammenti e contiene una carta geografica, le colonne IV e V del testo e un vasto frammento con raffigurazioni di mani, piedi e volti; la quarta parte contiene un disegno. Il verso del papiro è completamente coperto di disegni. Il rotolo appare perciò mutilo all'inizio e alla fine e presenta numerose mancanze al proprio interno: delle colonne di scrittura, ad esempio, la II e la III sono molto danneggiate. Le colonne di scrittura sono di ampiezza alquanto irregolare, oscillante fra i 10 e i 16 cm; inoltre la lunghezza delle colonne varia dai 38 righi della colonna IV ai 45 righi della colonna V. [modifica] ContenutoIl papiro contiene un testo geografico: nelle prime due o tre colonne vi è un proemio nel quale la geografia viene messa in rapporto e a confronto con la filosofia; nelle colonne IV e V, invece, si trova un'informazione sulla divisione amministrativa della Spagna, ripartita nelle due province Tarraconese e Betica, poi un periplo della Spagna a partire dai Pirenei e dal promontorio di Afrodite Pirenaica fino al promontorio degli Artabri nell'Oceano Atlantico. La coincidenza (non perfetta) del testo relativo alla divisione amministrativa della Spagna con un frammento (fr. 21) del geografo Artemidoro di Efeso (II-I secolo a.C.) ha indotto gli studiosi Claudio Gallazzi e Bärbel Kramer a ritenere che il papiro conservasse parti del testo dei Geographoumena del geografo efesino. Sono presenti, inoltre, nel papiro una carta geografica che, per vicinanza con il periplo della Spagna, si è ritenuto dovesse raffigurare appunto una regione della penisola iberica, la Betica secondo un'ipotesi; nonché numerosi disegni di parti anatomiche (verosimilmente copie di parti di statue) sul recto e animali, reali o fantastici, sul verso, accompagnati questi ultimi da didascalie. [modifica] Storia del papiro[modifica] Origine e datazioneSecondo il giudizio dei primi studiosi che l'hanno esaminato, Claudio Gallazzi, Bärbel Kramer e Salvatore Settis, il papiro sarabbe databile, su base paleografica, tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C.. È stato proposto il raffronto con un papiro documentario di tarda età tolemaica, il cosiddetto Papiro di Cleopatra, sebbene la scrittura del papiro sia apparsa immediatamente come caratterizzata da peculiarità senza immediati confronti con scritture già note. È stato dichiarato che il papiro sia stato trovato all'interno di una maschera funeraria di cartapesta del I secolo d.C., insieme a più di venti papiri documentari di periodo oscillante fra i regni di Nerone e di Domiziano: in assenza di riscontri oggettivi, anche questa notizia è stata messa in dubbio. Ad occhi esperti, la foto del Konvolut è apparsa, con ogni probabilità , un fotomontaggio. [modifica] Le tre viteSecondo i primi studiosi, la singolare e straordinaria compresenza di testo e disegni si spiegherebbe con una travagliata vicenda, nota come teoria delle tre vite. Il papiro, destinato ad essere una copia di lusso dei Geographoumena, doveva contenere il testo dell'opera geografica intervallato da mappe (una modalità di costruzione dei manoscritti geografici di cui non possediamo alcun altro esempio da un'antichità così remota); un errore nella realizzazione della prima mappa, che avrebbe probabilmente dovuto essere una raffigurazione dell'intera Spagna, avrebbe causato l'interruzione della copiatura. Il papiro prodotto fino a quel momento, invece di essere distrutto, sarebbe stato riutilizzato come album per schizzi e bozzetti (cahier d'artiste) per pittori che intendessero mostrare anticipatamente ai propri committenti i motivi iconografici da realizzare: di qui le raffigurazioni di animali sul verso. Infine, esaurito lo spazio sul verso, il papiro fu ancora impiegato negli spazi rimasti liberi sul recto (l'agraphon e lo spazio successivo alla colonna V), per contenere le esercitazioni grafiche dei giovani apprendisti pittori di bottega. Dopo più di un secolo di reimpieghi, il papiro sarebbe divenuto carta da macero e utilizzato, insieme ad altri papiri documentario, per farne cartapesta ad uso funerario. In origine, era trapelata la voce, sostenuta autorevolmente, che il papiro sarebbe stato ritrovato in una maschera funeraria. Al momento della pubblicazione dell'edizione critica (marzo 2008) si è saputo che non di una maschera si trattava, bensì di un ammasso di papiro macerato, che «doveva costituire l'imbottitura di una cavità non meglio precisabile» (p. 60), come ad esempio il riempitivo per le fauci di un coccodrillo imbalsamato. Il processo di smontaggio e di salvataggio del papiro non è affatto documentato: solo a seguito della pubblicazione dell'edizione critica, è comparsa una foto che ritraeva il Konvolut, ovvero l'ammasso di papier-maché, già parzialmente smontato. [modifica] Storia recenteDel papiro si è cominciato a parlare fra i papirologi nei primi anni Novanta, quando il manufatto era di proprietà di un collezionista tedesco; nel 1998 Gallazzi e Kramer pubblicarono, sull'«Archiv für Papyrusforschung», una prima dettagliata descrizione dell'oggetto. Nel 2004, quindi, il papiro è stato acquistato dalla Fondazione per l'Arte della Compagnia di San Paolo di Torino per la somma di 2.750.000 euro. Qualche tempo dopo, esso è stato oggetto della mostra Le tre vite del papiro di Artemidoro, curata dal Settis e Gallazzi, e tenutasi a Torino, a palazzo Bricherasio, dall'8 febbraio al 7 maggio 2006. Terminata la mostra, il papiro è stato trasferito presso il Laboratorio di Papirologia dell'Università di Milano, dove si trova attualmente; ne è stato promesso il deposito in comodato gratuito presso il Museo Egizio di Torino. Nel marzo 2008 è stata inaugurata una mostra all'Ägyptisches Museum und Papyrussammlung di Berlino[3]. Ma nel frattempo, dal settembre 2006, è sorta un'accesa discussione, poiché il filologo Luciano Canfora, dell'Università di Bari, ha dichiarato che il papiro sarebbe un falso. La polemica, sorta in sedi scientifiche, è stata poi rilanciata dai principali quotidiani nazionali ed ha progressivamente coinvolto un numero crescente di studiosi. [modifica] Il dibattito su autenticità o falsitÃA giudizio di Canfora, occorre considerare due questioni. La prima è che il papiro non può essere di Artemidoro, come ritengono Gallazzi e Kramer, poiché lo impediscono una lingua greca molto lontana dagli usi e dal lessico propri del II/I secolo a.C. e diverse contraddizioni fattuali che possono essere spiegate solo alla luce di evoluzioni posteriori delle conoscenze geografiche. La seconda questione è che la cronologia del testo, qual è ricavabile dalla lingua e dalle conoscenze del testo medesimo, è molto tarda ed è incompatibile con il fatto che quel testo si trovi su un rotolo di papiro, una forma di libro che fu presto soppiantata dal codice di pergamena. Inoltre, a denunciare la modernità dell'oggetto, ci sarebbe anche la presenza nel testo di alcune congetture formulate da critici moderni, che il redattore/autore ha introdotto nel papiro senza accorgersi della loro modernità . La ricerca di Canfora per individuare un possibile indiziato per il falso si è infine appuntata su Costantino Simonidis, un calligrafo greco della metà dell'Ottocento, celebre autore di molti falsi con cui tentò (a volte riuscendoci) di ingannare studiosi di tutta Europa. Celebre il caso del falso Uranio, con cui gabbò perfino Wilhelm Dindorf. Simonidis, di cui a Liverpool sono conservati alcuni falsi papiracei, ebbe particolare interesse per la geografia antica, come dimostra il falso periplo di Annone da lui realizzato. L'edizione critica da parte di Gallazzi, Kramer e Settis (con la collaborazione di A.C. Cassio, A. Soldati e G. Adornato), presentata a Berlino nel marzo 2008, in occasione di una mostra dedicata al papiro di Artemidoro, ha apportato alcuni argomenti a difesa dell'autenticità del papiro: A questi e ad altri argomenti di questo tipo ha risposto Canfora con un ampio articolo sul «Corriere della Sera» del 20 marzo 2008, nel quale si annunciava anche un nuovo prossimo intervento sul tema[5]: La querelle si è arricchita da ultimo con l'ipotesi - di cui ha scritto sul «Corriere della Sera» del 7 aprile 2008 lo storico dell'arte Maurizio Calvesi - secondo cui l'introduzione teorica sulla natura e i compiti della geografia (colonne I e II del papiro) nient'altro sarebbe che la traduzione in greco dell'Einleitung alla Erdkunde im Verhältniss zur Natur und zur Geschichte des Menschen di Karl Ritter, celebre studioso tedesco tra i fondatori della geografia moderna (nella traduzione francese Géographie générale comparée ou Science de la Terre dans ses rapports avec la nature et l’histoire de l’homme, 1836)[7]. L'11 giugno 2008 il quotidiano romano «La Repubblica» ha pubblicato, come copertina culturale, un importante intervento di Anna Ottani Cavina, intitolato Un papiro di pieno Ottocento[8], nel quale viene dimostrata la natura recentissima dei disegni figuranti nel cosiddetto papiro di Artemidoro. Il 13 giugno 2008 si è svolto a Oxford, presso il St. John's College, un convegno dedicato al reperto. Alla giornata hanno partecipato filologi (Nigel Wilson, Margarethe Billerbeck), storici (Nicholas Purcell), papirologi (Peter Parsons, Dirk Obbink), studiosi di geografia antica (Richard Talbert) e storici dell'arte (Gianfranco Adornato, Jas Elsner). Le opinioni espresse in quella sede sono state nettamente divergenti[10]. [modifica] Voci correlate[modifica] Note
[modifica] Bibliografia
[modifica] Collegamenti esterni
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