Nicola II di Russia

« Un uomo forte non ha bisogno del potere; un debole ne viene schiacciato. »
(Nicola II [1])
Nicola II
Imperatore e autocrate di tutte le Russie
Nicola II
Nicola in una fotografia del 1909
Regno 1° novembre 189415 marzo 1917
Incoronazione 26 maggio 1896
Nome completo Nikolaj Aleksandrovič Romanov
Titoli Zar di Polonia, Mosca, Kiev, Vladimir, Novgorod, Kazan, Astrakhan e Siberia; Granduca di Finlandia e Lituania; Erede di Norvegia; Signore e sovrano di Iveria, dell'Armenia e del Turkestan; Duca di Schleswig-Holstein, Storman, Ditmars e Oldenburg
Nascita 6 maggio 1868
Tzarskoe Selo, San Pietroburgo
Morte 17 luglio 1918
Ekaterinburg
Predecessore Alessandro III
Successore Granduca Michele
(non accettò il trono)
Consorte Alessandra d'Assia
Figli Olga
Tatiana
Maria
Anastasia
Aleksej
Casa reale Romanov
Padre Alessandro III
Madre Dagmar di Danimarca

Nicola II Romanov (in russo: Николай Александрович Романов, Nikolaj Aleksandrovič Romanov; Carskoe Selo6 maggio 1868 – Ekaterinburg17 luglio 1918) fu l'ultimo imperatore di Russia. Il suo titolo ufficiale era per Grazia di Dio, Imperatore e Autocrate di tutte le Russie (Божию Милостию, Император и Самодержец Всероссийский, Božiju Milostiju, Imperator i Samoderžec Vserossijskij), Zar di Polonia, Mosca, Kiev, Vladimir, Novgorod, Kazan', Astrachan' e Siberia; Granduca di Finlandia e Lituania; Erede di Norvegia; Signore e sovrano di Iveria, dell'Armenia e del Turkestan; Duca di Schleswig-Holstein, Stormarn, Ditmars e Oldenburg. Fu l'ultimo zar di Russia. Ha conosciuto numerosi appellativi: Nicola il pacifico nei primi anni di regno; la letteratura sovietica lo ha dipinto invece come Nicola il sanguinario; attualmente, la tradizione popolare russa lo conosce come Nicola grande portatore della Passione.

Appartenente alla dinastia dei Romanov, alto 1,73 m, castano con occhi azzurri, considerato attraente in gioventù, sposò, in contrasto con i genitori, Alessandra d'Assia e del Reno, figlia del granduca Luigi IV d’Assia e del Reno e della Principessa Alice del Regno Unito, a sua volta figlia della regina Vittoria.

Indice

[modifica] Giovinezza

Zar di Russia
Romanov

Michele III (1613 - 1645)
Nicola II (1894 - 1917)


Il piccolo Nikolaj Aleksandrovič Romanov, futuro zar, sulle spalle della madre, la zarina Marija Fëdorovna.
Il piccolo Nikolaj Aleksandrovič Romanov, futuro zar, sulle spalle della madre, la zarina Marija Fëdorovna.

Il 6 maggio 1868 nasce Nikolaj Aleksandrovič Romanov, figlio di Alessandro III e di Maria Fëdorovna. È il primo dei cinque figli della coppia imperiale: Aleksandr (1869-1870), Georgij (1871-1899), Mikhail (1878-1918), Ksenija (1875-1960) e Ol'ga (1882-1960).

Il 31 marzo 1881 assiste in prima persona all'agonia del nonno, lo zar Alessandro II, ucciso in un attentato anarchico mentre si recava a firmare un manifesto costituzionale.

Fin dall'infanzia dimostra un carattere serio e riservato, prono alle indicazioni dei precettori e alle imposizioni del forte carattere del padre.[2][3] Alessandro III affida l'educazione del ragazzo a uomini di spicco del suo governo, tra cui il procuratore del Santo Sinodo, Konstantin Petrovič Pobedonostsev, il generale Danilovič, il ministro delle finanze Bunge.

Nel 1884, a sedici anni, incontra per la prima volta la futura moglie, la granduchessina tedesca Alice d'Assia e del Reno, alla quale sarà idealmente legato per tutta l'adolescenza, non facendone segreto nemmeno ai suoi familiari. Tuttavia la prospettiva di un possibile matrimonio con una principessa tedesca contraria tanto lo zar quanto la zarina, e Alessandro III preme su Nikolaj Aleksandrovič perché abbandoni qualsiasi speranza di un'unione con Alice; incoraggia quindi la vita mondana del figlio nell'intento di concentrare la sua attenzione altrove: per questo motivo favorisce una relazione dell'erede con la prima ballerina del Teatro Marinskij di San Pietroburgo, Mathilde Kšesinskaja. Nikolaj Aleksandrovič, nonostante il suo legame con la ballerina, non dimentica la granduchessa Alice, e nei suoi diari scrive che il suo sogno è, un giorno, di sposarla.[4]

Dal 1885 al 1890 l'erede frequenta la facoltà di scienze politiche ed economiche presso l'istituto di giurisprudenza dell'Università di San Pietroburgo, accompagnando a tali studi il servizio nella Guardia imperiale (dove guadagna il titolo di colonnello) e i corsi dell'Accademia di stato maggiore. Dai diari del giovane Nikolaj Aleksandrovič si desume un forte entusiasmo per la vita da caserma, per le parate, gli addestramenti, e la vita dei giovani soldati nella capitale. Lo zar, però non fa nulla per avvicinarlo ai problemi di Stato o di governo: insiste sulla sua educazione giuridica e militare, sui ruoli di rappresentanza dello zarevič presso le grandi corti europee, ma allo stesso tempo tralascia completamente di prepararlo al trono.[5]

Il 23 ottobre 1890, l'erede salpa, per ordine dello zar, su un incrociatore russo alla volta dell'Egitto, delle Indie Orientali, della Cina e del Giappone. Lo accompagnano tra gli altri il fratello Georgij e il principe Giorgio di Grecia. Durante la permanenza in Giappone, il futuro zar subisce un attentato da parte di un samurai, che gli procura una ferita alla testa e che lo costringe a interrompere il viaggio e a far ritorno a casa, attraverso la Siberia. Tornato dal viaggio, decide di interrompere definitivamente la relazione con la Kšesinskaja.[6][7]

Durante i primi anni '90, le condizioni di salute dello zar Alessandro III peggiorano, ed egli, pronosticando forse una vicina successione di Nikolaj Aleksandrovič al trono, dà il consenso al figlio di fidanzarsi con Alice.

L'8 aprile 1894 Nikolaj Aleksandrovič e Alice si fidanzano ufficialmente al castello di Coburgo, alla presenza del loro vasto reale parentado europeo (tra cui il kaiser Guglielmo II e la regina Vittoria), riunitosi in occasione del matrimonio del fratello di lei, Ernesto Luigi d'Assia.

[modifica] Primi anni di regno

L'unzione di Nicola II e Aleksandra Fëdorovna a zar e zarina di tutte le Russie nella Cattedrale dell'Assunzione a Mosca, in un acquarello di Valentin Serov.
L'unzione di Nicola II e Aleksandra Fëdorovna a zar e zarina di tutte le Russie nella Cattedrale dell'Assunzione a Mosca, in un acquarello di Valentin Serov.

Il primo novembre 1894, giorno della morte di Alessandro III, Nikolaj Aleksandrovič Romanov ottiene formalmente il trono di Russia; tuttavia il cugino e amico d'infanzia Aleksandr Mikhailovič Romanov riferisce che quel giorno lo vide scosso e disperato. Infatti fino ad allora non aveva mai ricoperto posizioni di responsabilità e lui stesso disse in lacrime al cugino:

« Non sono pronto a essere uno zar. Non ho mai voluto esserlo. Non so nulla su come si governa. Non ho la minima idea di come si parli ai ministri.[8] »

Questa inesperienza sarebbe stata determinante per la grande influenzabilità da lui dimostrata nei primi anni del suo regno, e per comprendere la priorità più volte manifestata da Nicola II verso problemi di carattere familiare e privato di fronte agli affari di Stato (come la fiducia data a Rasputin anche in questioni di primario carattere governativo, derivata dal fatto che quest'ultimo avrebbe avuto straordinario potere riguardo la salute dello zarevič Aleksej).

Il 14 novembre Nikolaj Aleksandrovič sposa la granduchessa Alice nella cappella del Palazzo d'Inverno. Pochi giorni prima, la futura zarina ha abbandonato la fede protestante per essere battezzata nell'ortodossia, assumendo il nome russo di Aleksandra Fëdorovna. I primi giorni di matrimonio, che coincidono anche con i primi del suo regno, vedono il giovane Nicola II molto combattuto tra una vita famigliare che lo appaga e gli impegni istituzionali che gravano su di lui. La sua pagina di diario del 17 novembre è emblematica:

« Con Alix sono immensamente felice. Peccato che gli affari di Stato mi prendano tanto tempo. Preferirei trascorrere con lei tutte queste ore.[9] »

Il 26 maggio 1896 è incoronato Nicola II zar di tutte le Russie e Basileus della Chiesa Ortodossa russa. Sin dai primi giorni di regno i contemporanei vedono in alcuni avvenimenti i presagi di future disgrazie. Il più citato di questi avvenimenti è la tragedia del campo di Kodinka presso Mosca, nel corso dei festeggiamenti per l'incoronazione. A causa della cattiva organizzazione di argini e impalcature atte a contenere la folla, 1400 persone muoiono schiacciate. Ancora sotto la forte influenza degli zii Vladimir, Pavel e Sergeij, il nuovo zar annulla le sue intenzioni iniziali di sospendere i festeggiamenti di fronte alla tragedia e suscita così le prime e feroci critiche, nonostante abbia predisposto un forte indennizzo per ciascuna delle famiglie delle vittime.[10]

[modifica] Politica interna

[modifica] La compagine conservatrice

Nicola II presenzia a una sessione del Concilio di stato, il 27 maggio 1901. Quadro di Ilja Repin esposto al Museo Russo
Nicola II presenzia a una sessione del Concilio di stato, il 27 maggio 1901. Quadro di Ilja Repin esposto al Museo Russo

Dal carattere mite e influenzabile[11] dedica i primi anni di regno a mantenere – seguendo la linea del padre – l'assetto accentrato del potere, che aveva permesso fino ad allora di conservare la stabilità governativa. Tra i suoi principali collaboratori figurano uomini di spicco del regno di Alessandro III come il procuratore del Santo Sinodo Pobedonostsev, i ministri degli Interni Ivan Logginovič Goremykin (dal 1895 al 1899) e Vjačeslav Kostantinovič Pleve (dal 1902 al 1904), il capo della polizia di San Pietroburgo Dimitrij Fëdorovič Trepov (dal 1896 al 1905). La scelta del suo gabinetto connota l'orientamento che avranno i primi anni del regno del giovane Nicola II.

Totalmente alieno, in gioventù, dalla realtà dello Stato, è giunto al trono portando a propria legge le dottrine conservatrici apprese da Pobedonostsev e la politica fortemente autoritaria del padre[12] (a sua volta influenzata dall'esito tragico della politica liberale del precedente zar). Accanto ai suddetti pregiudizi politici, accompagna una concezione fortemente idealizzata della tradizione e della realtà russa, influenzato dalle biografie dei santi ortodossi e dello zar Alessio I, conosciuto nella storia russa come "lo zar buono"; e come quest'ultimo vorrebbe diventare un vero "padre del popolo" (titolo culturale degli zar nelle campagne russe).[13][14] Allo stesso tempo, accondiscendendo alle richieste della timida e puritana moglie, allontana sé e la sua famiglia dalla vita mondana dell'aristocrazia russa, scegliendo come residenza il piccolo palazzo Aleksandrovskij, situato nel parco di Carskoe Selo.[15] Ciò renderà lui – e soprattutto Aleksandra Fëdorovna – alieni alle simpatie di gran parte della Grande nobiltà di Mosca e San Pietroburgo, che non si riconosce in questo zar che privilegia uno stile di vita sobrio e distaccato dal mondo della corte.[16]

Sotto l'impulso del reazionario conte Pleve,[17] ministro dell'Interno, sottomette gli Zemstvo (assemblee provinciali aperte al popolo) a dei funzionari statali, e accondiscende a una "russificazione" delle province, in particolare della Polonia, della Finlandia e del Caucaso.

[modifica] Il ministero di Vitte

In seguito Nicola II nomina nuove personalità che, al contrario della compagine conservatrice, comprendono la necessità di numerosi cambiamenti di cui la Russia necessita. Più di tutti eserciterà la sua influenza sul sovrano Sergej Julievič Vitte, ministro delle Finanze (dal 1892 al 1903), poi Presidente del Consiglio dei ministri (dal 1905 al 1906). Durante il primo incarico, Vitte esercita di fatto anche la posizione di primo ministro ed esercita un notevole influsso sulla politica estera; gli obiettivi principali sono di portare il paese al ruolo di grande potenza europea e a una posizione di vantaggio nella corsa imperialistica.

Sergej Julievič Vitte nel 1905.
Sergej Julievič Vitte nel 1905.

Vitte si rende conto meglio di altri[18] che, per rendere attuabili le riforme e lo sviluppo industriale ed economico, sono necessari presupposti sociali, culturali e politici, che permettano al paese di abbandonare gradualmente l'impianto ideologico di stampo autocratico e classista e avviare la liberalizzazione e la democratizzazione. I suoi tentativi sono però ostacolati dal fronte unito degli aristocratici latifondisti e dei grandi proprietari terrieri. Nicola II, inoltre, non tenendo in conto simpatie e antipatie personali nella scelta dei ministri di fronte alle necessità di politica interna, ha non pochi problemi di incomunicabilità con questi ultimi, soprattutto se si tratta di politici dalla forte personalità come Vitte; a causa di ciò si hanno numerosi contrasti tra il sovrano e il suo primo ministro.

Nonostante tutto, Nicola II è consapevole del valore di Vitte, e quest'ultimo ha mano libera per tutta la durata dei suoi ministeri:[19] il grado di industrializzazione raggiunto negli anni Novanta rappresenterà l'ultimo tentativo di modernizzare il paese di adeguarlo alla nuova realtà imperialistica.

Prima della fine del secolo, la bilancia commerciale russa dà già i primi progressi, e questo consente di arrivare alla copertura aurea del rublo, che diviene così convertibile e affidabile, risvegliando gli interessi degli operatori stranieri in Russia. Queste e altre misure economiche rendono possibile uno sviluppo del 50% delle ferrovie in tutto il paese e la realizzazione della ferrovia Transiberiana, terminata nel 1901.[20]

Al completamento del progetto fa seguito un forte impulso alla produzione di ferro e acciaio in numerosi siti dell'Ucraina; e all'estrazione del carbone (in particolare nel bacino del Donec) e del petrolio. La politica agraria, al contrario, si dimostra fallimentare e inadeguata sebbene segua un forte ripopolamento della Siberia e dei territori in Estremo Oriente. L'attenzione per lo sfruttamento delle risorse orientali tuttavia genera un conflitto amministrativo di competenze tra i ministeri delle Finanze e degli Esteri. Intorno al 1899 la politica di Vitte ha portato al successo i primi anni del regno di Nicola II, e si arriva a paragonarlo a Colbert e Turgot.[21] Tuttavia, nello stesso anno, a due cattivi raccolti segue una terribile carestia in sedici governatorati; il consecutivo crollo industriale causa la chiusura di molte imprese appena costituite. Nel 1900, in piena crisi mondiale della moneta, queste catastrofi si acuiscono causando la chiusura di industrie e banche: gli oppositori latifondisti di Vitte approfittano della situazione per rinnovare gli attacchi contro di lui, definendolo il padre della socialdemocrazia. Solo nel 1903 la Russia riprende l'ascesa economica.[22]

[modifica] Politica estera

[modifica] L'appello al disarmo e la conferenza dell'Aja

Nel 1898 Nicola II, ispirato dalle teorie di Johann Bloch, il quale aveva pubblicato un'approfondita ricerca sulle possibili conseguenze di una guerra mondiale – su consiglio del ministro Vitte – lancia a tutti i paesi un appello al disarmo e alla pace mondiale, riferendosi alle conseguenze commerciali, finanziarie e morali della corsa agli armamenti.[23] Nel 1899 lo lo zar sceglie la città dell'Aja per una conferenza internazionale tesa a discutere questo problema.

Le altre potenze imperiali e imperialistiche come l'Inghilterra e la Germania accolgono freddamente l'invito; venti nazioni europee, tuttavia, partecipano all'incontro accanto a Stati Uniti, Messico, Giappone, Cina, Siam e Persia alla presenza di esperti di diritto internazionale di vari paesi. La proposta di disarmo è respinta, ma si ottiene una convenzione sulle regole belliche (che prevede la tutela di persone e strutture civili e la proibizione di gas venefici). Il risultato più importante ottenuto dallo zar e i suoi collaboratori è però la creazione della Corte permanente di Arbitrato, per la mediazione e composizione dei conflitti tra gli stati.

In questa iniziativa, Nicola II è sostenuto principalmente da Bertha von Suttner, fondatrice del movimento pacifista tedesco, e da Henry Dunant, fondatore della Croce Rossa.

[modifica] La guerra con il Giappone

Per approfondire, vedi le voci Russia imperiale (Imperialismo russo in Asia e Guerra Russo - Giapponese) e Guerra russo-giapponese.

In seguito all'espansione russa in Manciuria, aumentano le tensioni tra l'impero di Nicola II e il Giappone; lo zar tuttavia mostra di dar poco peso al degenerare dei rapporti diplomatici con il paese asiatico giacché, come del resto tutte le altre potenze europee, non lo considera una minaccia degna di nota.[24]

Tuttavia, in seguito al cattivo andamento nella guerra che ne segue (1904-1905), la situazione politica interna, che sembrava essere divenuta meno precaria a cavallo del secolo, peggiora spaventosamente.

È proprio a causa dei disordini politici interni, e in seguito a imponenti sconfitte come la perdita della piazzaforte di Port Arthur e il disastro navale di Tsushima, che la Russia decide di concludere per via diplomatica la guerra con il trattato di Portsmouth (5 settembre 1905) firmato attraverso la mediazione del presidente americano Theodore Roosevelt.

[modifica] La Domenica di sangue e i tumulti del 1905

Numerose manifestazioni si ebbero durante i tumulti del 1905, alle quali aderirono anche intellettuali e borghesi. Questa, vista dal pittore Ilja Repin, è la manifestazione del 17 ottobre.
Numerose manifestazioni si ebbero durante i tumulti del 1905, alle quali aderirono anche intellettuali e borghesi. Questa, vista dal pittore Ilja Repin, è la manifestazione del 17 ottobre.
Per approfondire, vedi le voci Domenica di sangue (1905) e Rivoluzione russa del 1905.

Il 22 gennaio 1905 (detta in seguito "la domenica di sangue") sfila per le strade di Pietrogrado una manifestazione di protesta, formata in particolare da operai e contadini guidati dal Pope Gapon. Lo scopo è di marciare verso il Palazzo d'Inverno per chiedere allo zar riforme. Nicola II, che si trova nella sua abitazione di Carskoe Selo, non ne è avvertito in tempo. I funzionari di palazzo reprimono quindi la manifestazione nel sangue con l'impiego dell'esercito: muoiono oltre 100 persone e altre 1000 sono ferite. Allo zar viene riferito che è sfuggito a un pericolo mortale e che le truppe sono state costrette a sparare per difendere il palazzo, causando duecento morti. Sul diario il sovrano annota:

« Un brutto giorno. A Pietroburgo sono scoppiati gravi disordini. Poiché gli operai intendevano raggiungere il palazzo d'Inverno, le truppe hanno dovuto sparare. In diversi punti della città si sono avuti parecchi morti e feriti. Dio mio, che dolore, che pena.[25] »

Nei giorni successivi lo zar riceve quindi una delegazione di venti operai a Carskoe Selo, deprecando ciò che è avvenuto e ascoltando le richieste e le petizioni che sono state raccolte per essergli sottoposte.[26] Nonostante ciò, alla Domenica di sangue, che segna la fine della popolarità di Nicola II, segue un'ondata di rivolte e manifestazioni in tutto il paese, tra cui le sommosse a Varsavia e a Riga e l'ammutinamento della corazzata Potëmkin della flotta del Mar Nero. Si rasenta il rischio di una rivoluzione; in questo momento allo zar si offrono due prospettive: instaurare una dittatura militare, o cedere alle richieste e ascoltare il consiglio di Vitte,[27] quindi la convocazione di un parlamento con funzione legislativa, l'estensione del diritto di voto a tutti gli strati della popolazione e il riconoscimento di libertà civili.

[modifica] Il manifesto d'ottobre

La stampa internazionale annuncia lo scoppio della rivoluzione russa e si prepara a proclamare la caduta dello zarismo. Il kaiser Guglielmo II manda due cacciatorpediniere nel Mar Baltico, pronte a intervenire per un'eventuale evacuazione della famiglia imperiale. Il 12 ottobre 1905, lo zar redige un resoconto della situazione in una lettera alla madre:

« Bisogna scegliere tra due soluzioni: nominare un militare energico e cercare di soffocare la ribellione con tutte le forze; si otterrebbe una tregua, ma nel giro di pochi mesi si dovrebbe fare nuovamente ricorso alla forza, ciò costerebbe torrenti di sangue... L'altra soluzione: la concessione di diritti civili alla popolazione; libertà di parola, di stampa, di riunione e associazione e inviolabilità della persona... in breve, la costituzione. [...] Da tutte le parti della Russia non si fa che gridare, scrivere e chiedere la costituzione. [...] non mi resta che concedere ciò che tutti reclamano.[28] »

Lo zar è persuaso a cedere alle richieste; tuttavia, deciso a vagliare qualsiasi possibilità, convoca lo zio granduca Nikolaj Nikolaevič Romanov, per sondare la sua opinione in merito. Il motivo di questa convocazione risiede nel fatto che le frange più a destra dell'esercito avevano proposto quest'ultimo come dittatore, e Nicola II - in concomitanza con lo spirito accentratore che fino ad ora ha caratterizzato la sua politica - non vuole cedere senza l'appoggio della figura centrale della reazione conservatrice. Vitte viene a conoscenza solo mentre il colloquio è in corso; tuttavia, anche il granduca Nikolaj Nikolaevič, contrariamente alle aspettative, dà il suo completo assenso allo zar riguardo alla firma del manifesto.[29]

[modifica] Riforme

[modifica] La Legge fondamentale dello Stato

Il 30 ottobre 1905 lo zar è costretto a concedere, con il cosiddetto Manifesto d'ottobre, un parlamento a suffragio universale, la Duma (Дума). Dal diario dello zar di quel giorno:

« [...]Ho firmato il manifesto alle cinque. Dopo una simile giornata ho la testa appesantita e i pensieri mi si confondono. O Signore aiutaci, salva la Russia e dalle la pace![30] »

Il 27 aprile 1906 lo zar emana la Legge fondamentale dello Stato, sorta di costituzione che trasforma la Russia in una monarchia costituzionale: in particolare, viene confermata la concessione della Duma eletta a suffragio universale ed è istituita formalmente la figura di Primo Ministro.

Ben presto però, essendo la Duma in completo disaccordo con lo zar, questi cambia la legge elettorale, concedendo il diritto di voto alle sole classi più abbienti.

Il 3 maggio 1906 Nicola II accetta le dimissioni di Vitte e del suo governo; ottiene la presidenza del consiglio il conservatore Goremykin, ed è nominato ministro degli Interni Pëtr Arkadevič Stolypin, già governatore di Saratov.

[modifica] La Duma

La sede della Duma a Palazzo di Tauride, a San Pietroburgo.
La sede della Duma a Palazzo di Tauride, a San Pietroburgo.

La Duma non avrà mai, dunque, un effettivo potere, anche per la possibilità che ha lo zar di porre il veto sulle leggi e di sciogliere la camera. Si susseguiranno quattro Dume:

  • La prima Duma (1905-1906), i cui punti fondamentali saranno: 1) il suffragio universale; 2) radicali riforme agrarie; 3) liberazione di tutti i prigionieri politici; 4) sostituzione dei ministri con veto del parlamento. Verrà sciolta dopo pochi mesi perché in contrasto con lo zar.
  • La seconda Duma (1906-1907), formata da un numero maggiore di deputati, anch'essa sciolta dopo poco tempo perché in contrasto con il governo.
  • La terza Duma (1907-1913) sarà l'unica a non essere sciolta; in questa occasione entrano per la prima volta in parlamento i bolscevichi, tuttavia con maggioranza di conservatori radicali. Sarà il voto di questi ultimi ad approvare l'articolo 87, il quale sancisce leggi fondamentali che permettono allo zar di emettere decreti d'emergenza urgenti e eccezionali durante i periodi di aggiornamento della Duma di Stato.
  • La quarta Duma (1913-1917), sciolta in seguito alla Rivoluzione di febbraio.

[modifica] Il ministero di Stolipyn

Pëtr Arkadevič Stolypin ritratto da Il'ja Repin.
Pëtr Arkadevič Stolypin ritratto da Il'ja Repin.
Per approfondire, vedi le voci Russia imperiale (I governi Stolypin e Kokovtsov) e Russia imperiale (La politica estera della Russia, 1906-14).

Nel 1906, alle dimissioni di Goremykin, lo zar nomina primo ministro Stolipyn, nel quale ripone la più completa fiducia. Nicola II, allo stesso modo di quanto aveva fatto con Vitte, sceglie ancora un politico di forte personalità alla guida del suo gabinetto; in particolare gli è giunta notizia del contegno osservato da Stolipyn quando era governatore di Saratov durante la rivoluzione. In molti casi egli stesso si era recato nei villaggi ribelli a parlamentare coi capi della rivolta, persuadendoli alla resa e creandosi una reputazione tale da giungere ai sentori dello zar.[31] La sera del 7 luglio 1906 Stolipyn viene ricevuto da Nicola II che lo nomina Primo Ministro. In una lettera alla madre Nicola II scrive riguardo al nuovo premier:

« Non posso dirti quanto io abbia imparato a ben volerlo e a rispettarlo. Il vecchio Goremykin mi aveva dato un buon consiglio indicandomi esclusivamente lui.[32] »

Stolipyn rileva che Nicola II, passati i torbidi del 1905, ha assunto un atteggiamento di mistico fatalismo, il quale senza dubbio è derivato dalla spiccata religiosità, ma che sarà determinante per gli eventi futuri, che lo zar definirà laconicamente «volontà di Dio».[33] Stolipyn riferisce che nel 1909 udì il sovrano affermare seriamente che il suo destino fosse governato dal giorno della sua nascita, il 6 maggio, nella tradizione ortodossa il giorno di «Giobbe molto sofferente». Gli confida lo zar:

« ...credetemi, Pëtr Arkadjevič; non ne ho solamente il presentimento, bensì l'intima convinzione: io sono destinato a subire prove terribili...[34] »

Stolypin avvia un'importante riforma agraria: essa comporta lo scioglimento dell'obščina (la comune contadina dalla quale dipende la distribuzione delle terre) e la creazione di numerose piccole fattorie cui assegnare la proprietà definitiva ai contadini. Si premiano così gli sforzi individuali a onta della dispersione produttiva che deriva dal lavoro di comunità: i contadini che riescono in tal modo ad arricchirsi, i kulaki, potrebbero essere, nelle previsioni del ministro, degli ideali sostenitori della monarchia. La riforma non riesce tuttavia a portare gli effetti sperati. Egli inoltre ammoderna alcune leggi, tra cui l'abolizione dell'esilio, ma i suoi progetti sono stroncati dalla morte: il 18 settembre 1911, mentre presenzia in platea a un'opera al teatro di Kiev, è assassinato a colpi di pistola da Dmitrij Bogrov.

[modifica] La famiglia imperiale e il legame con Rasputin

Ritratto ufficiale della famiglia imperiale realizzato dalla Compagnia Levitskij nel 1913. Da sinistra a destra, in piedi: la granduchessa Marija e la zarina Aleksandra Fëdorovna; seduti: la granduchessa Ol'ga, Nicola II, la granduchessa Anastasia, lo zarevič Aleksej e la granduchessa Tat'jana.
Ritratto ufficiale della famiglia imperiale realizzato dalla Compagnia Levitskij nel 1913. Da sinistra a destra, in piedi: la granduchessa Marija e la zarina Aleksandra Fëdorovna; seduti: la granduchessa Ol'ga, Nicola II, la granduchessa Anastasia, lo zarevič Aleksej e la granduchessa Tat'jana.

[modifica] I figli dello zar

Nicola II ha da Aleksandra Fëdorovna quattro figlie: le granduchesse Ol'ga, Tat'jana, Marjia e Anastasia. Solo nel 1904 nasce l'erede maschio, lo zarevič Aleksej, cui Nicola dedica il nome dello zar moscovita al quale più si ispira, Alessio I.[35] I figli dello zar crescono, per volontà dei genitori, diversamente dagli altri ragazzi appartenenti all'aristocrazia. Nicola II impartisce ai figli un'educazione molto simile a quella che suo padre aveva voluto per lui: rigoroso studio quotidiano, camere comuni con brandine da campo, assenza di alterigia nei rapporti con la guardia o il personale (che tuttavia può rivolgersi ai figli dello zar solo se interpellato). La zarina da parte sua educa le sue figlie in piena sintonia con la tradizione vittoriana (ereditata dalla nonna, Regina Vittoria d'Inghilterra) che voleva le nobildonne impegnate nel sociale.[36] Le granduchesse organizzano pesche e vendite di beneficenza, e ricevono non più di due rubli alla settimana per le loro spese personali. Inoltre il forte isolamento nella residenza di Carskoe Selo, giustificato dal timore della madre che vengano in contatto con la precoce e depravata gioventù aristocratica russa, accentua molto il legame tra le sorelle e il piccolo zarevič. Le particolari attenzioni della famiglia per quest'ultimo sono giustificate dal fatto che sia malato di emofilia, malattia probabilmente ereditata dalla bisnonna inglese, che lo espone al pericolo di forte emorragia interna in seguito a ogni minimo trauma. La malattia è tenuta nascosta, e l'erede costretto a una continua sorveglianza.[37]

[modifica] L'arrivo di Rasputin

Aleksandra Fëdorovna chiede allora aiuto a un contadino e starec siberiano sopraggiunto a San Pietroburgo con doti di taumaturgo, Grigorij Rasputin. Malgrado l'inutilità degli sforzi dei medici per capire come riesca a calmare le più acute crisi dello zarevič (dovute anche a piccoli ematomi), Rasputin riesce più di una volta a salvare l'erede da gravi crisi. La zarina, di indole mistica e attirata dalla retorica primitiva e schietta del siberiano, accorda subito a Rasputin la più completa fiducia, e anche Nicola II in un primo tempo. L'ingresso di un contadino nell'esclusiva intimità della coppia imperiale deriva direttamente dal desiderio, mai sopito, dello zar di entrare in contatto diretto con il popolo.

Mentre la zarina sarà da quel momento totalmente plagiata dal siberiano, lo zar in seguito si distaccherà gradualmente dalla figura di Rasputin. Quest'ultimo nel tempo comincia a uscire frequentemente dal suo ruolo di consigliere spirituale, prodigandosi in giudizi su politici e ministri; Aleksandra Fëdorovna si dimostra sempre più disponibile a condividere il parere dello starec siberiano, fino a diventare completamente dipendente dalla sua opinione.

[modifica] Influenze sulla zarina

Rasputin condanna senza remore granduchi o politici collusi con il traffico di armi, le speculazioni su latifondi e la fuga di capitali all'estero.[38] La fitta rete che nella capitale si è creata attorno a lui gli permette di denunciare alla zarina qualsiasi traffico concernente i nuovi candidati a cariche pubbliche o statali; la sovrana riferisce quindi allo zar e nelle numerose lettere sono frequenti gli inviti a seguire i consigli di Rasputin. Il giudizio del contadino può diventare tanto determinante da causare la caduta istantanea del funzionario indicato, rendendo difficile persino il dialogo dei ministri con lo zar: Nicola II non tollererà a lungo questa situazione e distoglierà l'attenzione dai consigli di Rasputin prima che l'influenza di questi sulla moglie raggiunga il culmine.[39]

Allo scoppio della prima guerra mondiale, Rasputin si oppone alacremente all'entrata in guerra della Russia, profetizzando che sarà una catastrofe sia per i contadini che per i sovrani.[40] Con la partenza di Nicola II per il Quartier Generale, Aleksandra Fëdorovna sotto l'influenza di Rasputin mantiene il controllo politico nella capitale, inimicandosi gran parte della classe politica e aristocratica. È in questo periodo che nasce la diceria, alimentata dalla stampa scandalistica, che Rasputin sia l'amante della sovrana e che Nicola II sottostia ai loro ordini. In realtà più di una volta lo zar intima alla moglie di non intromettersi negli affari di Stato e di mantenere Rasputin lontano da essi.[41] Tuttavia nelle grandi città le dicerie sul rapporto di Rasputin con la coppia imperiale si diffondono come il malcontento, alimentando il discredito dei sovrani di fronte alla crisi portata dalla guerra. Rasputin viene quindi assassinato nel dicembre 1916 proprio da una congiura di giovani aristocratici, formata tra gli altri dal granduca Dmitrij Pavlovič e dal principe Feliks Jusopov, che ne martoriano il corpo e lo gettano nella Neva.

[modifica] Fine del regno

Per approfondire, vedi la voce Russia imperiale (La fine dello zarismo in Russia).

Nel 1913 si celebrano i trecento anni della dinastia Romanov al potere. Nel 1613, infatti, il boiardo Michele Romanov era stato eletto, appena sedicenne, zar di tutte le Russie. In occasione del tricentenario, Nicola II e la famiglia presenziano a numerose cerimonie in loro onore in tutto il paese; in quell'occasione inoltre posano per una serie di ritratti rimasta a tutt'oggi come il più celebre documento fotografico dell'ultima famiglia imperiale russa, e contribuiscono a fornire un'immagine ufficiale dei suoi membri alla società, che raramente è entrata in contatto con la zarina o le granduchesse (proprio a causa dell'atteggiamento riservato e restio a contatti con l'alta società dei sovrani).

In questo tempo di relativa calma, sono in molti a non presagire il disastro imminente, che sopraggiungerà l'anno successivo. Economisti e tecnici pronosticano un roseo avvenire per le finanze e l'industria russa e lo stesso Lenin, dal suo esilio a Ginevra, afferma che probabilmente i "rivoluzionari della vecchia guardia" come lui non vedranno la Rivoluzione, tanto sembra lontana.[citazione necessaria]

[modifica] L'entrata in guerra

Per approfondire, vedi le voci Prima guerra mondiale e Russia imperiale (La Russia in guerra, 1914-16).
Reparti cosacchi in una cartolina del 1914. I versatili reggimenti di cavalleria leggera come questi ebbero un ruolo fondamentale nelle battaglie dei primi mesi di guerra sul fronte orientale.
Reparti cosacchi in una cartolina del 1914. I versatili reggimenti di cavalleria leggera come questi ebbero un ruolo fondamentale nelle battaglie dei primi mesi di guerra sul fronte orientale.
« Pensi alla responsabilità che Lei mi consiglia di assumermi. Pensi che questo costerà la vita a migliaia di russi. Mi ha convinto, Sazonov, ma questo è il giorno più triste della mia vita. »
(Nicola II al suo ministro degli Esteri, all'atto di firmare l'ordine di mobilitazione.[42])

La situazione politica interna della Russia tornerà a infiammarsi durante lo svolgimento della della prima guerra mondiale. Nell'estate 1914 il debole equilibrio internazionale tra le grandi potenze si rompe, con l'aggressione austriaca della Serbia dopo l'attentato di Sarajevo. Nicola II osteggia fortemente l'entrata in guerra della Russia contro la Germania del kaiser Guglielmo II,[43] ritardando inizialmente la mobilitazione militare russa e nel frattempo proponendo a quest'ultimo di operare da mediatore tra l'Austria-Ungheria e la Serbia davanti alla Corte dell'Aja.

Il kaiser non solo respinge il negoziato ma estende alla Russia un ultimatum ove si intima di sospendere i preventivi preparativi militari contro l'Austria-Ungheria. Vista l'impossibilità di sospendere ulteriormente la mobilitazione a tutela dell'alleato Serbo, la Russia riceve la dichiarazione di guerra dalla Germania, cui segue l'inizio delle ostilità nel resto d'Europa. Lo zar, sotto le pressioni della Francia (i tedeschi, nelle prime settimane di guerra giungono a pochi chilometri da Parigi) venne spinto ad attaccare la Prussia orientale.

L'esercito dello zar conta un numero esorbitante di effettivi (oltre 14 milioni), che gli vale, tra gli Alleati, la nomea di "Rullo compressore russo". Tuttavia gli armamenti russi, nonostante la superiorità numerica e la dotazione alla fanteria dell'efficiente M1891, si dimostreranno in seguito spaventosamente inadeguati per affrontare la macchina bellica tedesca.

Dopo una rapida occupazione delle regioni orientali della Prussia, l'esercito russo deve piegarsi alla controffensiva tedesca dopo la disastrosa battaglia di Tannenberg e al successivo stabilizzarsi del fronte orientale. Inoltre, a causa di numerosi errori strategici e per i mancati rifornimenti dovuti a speculazioni illecite di alti funzionari, la Russia subisce altre gravi sconfitte, come nello scontro dei Laghi Masuri; questo porta alla terribile perdita di sei milioni di effettivi tra il 1914 e il 1917.

[modifica] Il trasferimento al Quartier Generale

Le perdite sempre più ingenti spingono lo zar, contro il parere dei ministri,[44] a prendere il comando diretto dell'esercito e a trasferirsi a Mogilëv, sostituendo il comandante in capo, lo zio e granduca Nikolaj Nikolaevič Romanov. La storiografia tradizionale dipinge Nicola II come passivo e indolente anche durante la sua presenza al Quartier Generale, portando ad esempio il fatto che passasse il tempo in scampagnate e partite a domino. Queste affermazioni si basano su banali annotazioni di Nicola II nel suo diario; in realtà la presenza dello zar, il quale porta con sé per un certo periodo anche il figlio Aleksej, è determinante nella diminuzione dei disservizi nei rifornimenti, e nel riallacciare i rapporti con i reggimenti al fronte, sempre più spesso alla mercé della durezza e ferocia di numerosi ufficiali di scuola zarista.[45] L'offensiva ottiene dei notevoli miglioramenti, come la minaccia della regione austriaca della Galizia da parte del generale Brusilov e la presa della grande piazzaforte austriaca di Przemysl, il 19 Marzo 1915; tuttavia i successi militari non hanno ormai più il potere di arginare la pressione dei tedeschi sul fronte del nord, e della crisi all'interno del paese.

[modifica] I disordini dell'inverno 1917

Nel gennaio 1917 le prime proteste in seno alla Duma e ai movimenti operai si intensificano nella capitale; escono i primi opuscoli bolscevichi che invitano l'esercito a rovesciare il governo: diventa chiaro a San Pietroburgo, che un'iniziativa a favore della Duma da parte del sovrano è indispensabile per evitare il tracollo della corona.

Al quartier generale, Nicola II, a colloquio con l'addetto militare inglese Hanbury-Williams, si esprime riguardo alle riforme:

« [...] un certo grado di decentramento dell'autorità è naturalmente necessario ma [...] il potere vero, decisivo, deve risiedere nella corona. La Duma dovrebbe essere potenziata solo gradualmente perché è difficile sviluppare l'istruzione di masse di sudditi, con soddisfacente rapidità.[46] »

Il colloquio dimostra che, nonostante il pensiero del sovrano si sia evoluto rispetto al 1905, Nicola II non ha compreso che la situazione corrente esige riforme tempestive e un cambiamento dei vertici: l'unico modo di scongiurare la crisi interna in tempo di guerra. I rifornimenti alle città sono infatti dimezzati, lunghe file per i viveri si formano nelle strade, i primi soviet di operai e soldati si riuniscono sotto la pressione di agitatori bolscevichi, e i repubblicani premono sulla Duma affinché si effettui un cambio ai vertici in grado di salvare il paese dal crollo totale.

[modifica] Abdicazione

Nicola II nei giorni successivi l'abdicazione, nel marzo 1917
Nicola II nei giorni successivi l'abdicazione, nel marzo 1917
Per approfondire, vedi la voce Rivoluzione russa (La rivoluzione di febbraio).

Il 23 febbraio 1917 a Pietrogrado il popolo insorge per la mancanza di rifornimenti alimentari, e la polizia zarista si schiera questa volta dalla sua parte. Dal diario di Nicola II al quartier generale, il 10 marzo:

« A Pietrogrado alcuni giorni fa sono cominciati i disordini. Anche le truppe, purtroppo, hanno cominciato a prendervi parte. È una sensazione terribile sentirsi così lontani e ricevere soltanto notizie brutte e frammentarie! [...] Dopo pranzo ho deciso di andare a Carskoe Selo al più presto e sono corso al treno.