Massacri delle foibe

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Coordinate: 45°37′54″N 13°51′45″E / 45.63167, 13.8625

Il monumento in onore delle vittime delle foibe situato vicino alla cava di  Basovizza
Il monumento in onore delle vittime delle foibe situato vicino alla cava di Basovizza

Vengono definiti Massacri delle foibe le uccisioni di etnici italiani (ma in misura minore anche sloveni e croati considerati nemici dal governo comunista, tedeschi e ungheresi)[1] compiute nella Venezia Giulia e Dalmazia dai partigiani jugoslavi durante e subito dopo la seconda guerra mondiale.
Il nome deriva dalle foibe, pozzi naturali di natura carsica che sono stati utilizzati per occultare i cadaveri delle vittime, talvolta gettate vive al loro interno. Per estensione i termini "foiba" e il neologismo "infoibare" sono in seguito diventati sinonimi dei massacri, includendo tutte le vittime dei partigiani titini (comprese quelle gettate in mare con zavorre in Dalmazia o sepolti in fosse comuni nei campi di prigionia jugoslavi).

Tra i caduti figurano membri del Partito nazionale fascista, ufficiali e funzionari pubblici, parte dell’alta dirigenza italiana contraria sia al comunismo, sia al fascismo (tra cui compaiono numerosi capi di organizzazioni partigiane anti-fasciste) sloveni e croati anti-comunisti, collaboratori e nazionalisti radicali e semplici cittadini.


Indice

[modifica] Cause storiche

[modifica] Gli opposti nazionalismi

Il massacro delle foibe va inserito nel periodo storico (svoltosi fra il Congresso di Vienna e la Seconda guerra mondiale), noto come l'"epoca dei nazionalismi". Nel corso di tale periodo furono innumerevoli le minoranze etniche a essere distrutte: una tragedia che coinvolse decine di milioni di europei.

Prima del XIX secolo in Istria e Dalmazia, avevano convissuto popolazioni di ceppo latino, illirico e slavo (con minoranze magiare e germaniche), che non avevano fra di loro forti tensioni di carattere "nazionale" (viceversa lingue e costumi erano notevolmente mischiati)[2]. La frattura era per lo più fra le società urbane e costiere - venete o venetizzate - e quelle rurali e montane, per lo più slave o slavizzate (slovene, croate, montenegrine), sebbene fossero anche albanesi o morlacche.

Con l'arrivo del concetto di "Stato nazione", istriani e dalmati (a partire dalle loro classi borghesi) cominciarono a domandarsi quale fosse la loro nazionalità. Fu solo allora che si originarono le diverse affiliazioni nazionali: italiani da una parte e slavi (sloveni, serbi e croati) dall'altra. Ciascuna delle fazioni cominciò a lottare per "riunire" le "proprie" terre alle rispettive "madrepatrie". [3][4]

Si originò così quell'odio etnico che fu la causa remota e prima dei massacri delle foibe. È bene ricordare che simili tensioni sono caratteristiche delle zone ad etnia mista e ancor oggi possono sfociare in episodi violenti (si pensi solo alla questione basca e all'Irlanda del Nord). [5][3] In particolare il sorgere della rivalità italo-austriaca portò le autorità asburgiche a favorire il nazionalismo slavo - croato in particolar modo - contro le ben organizzate comunità cittadine italiane, e soprattutto in Dalmazia si ottenne una progressiva repressione dell'elemento italiano, che fu spinto ad una prima emigrazione verso nord (Zara, Trieste e Venezia) o sulle isole.

Le tensioni fra le due nazionalità, pertanto, non furono provocate dall'arrivo del fascismo, anche se il fascismo contribuì sicuramente a far degenerare la situazione.

[modifica] Il nazionalismo croato

Nell'ambito dei conflitti nazionali del XIX secolo, si impose fra i croati l'idea che Istria, Fiume e Dalmazia fossero parte integrante del loro territorio nazionale fin dall'alto medioevo. Non si riconosceva la presenza di comunità italiane né in Dalmazia, né a Fiume (e solo parzialmente in Istria), che venivano considerate una realtà estranea, frutto di "invasioni straniere" che avevano italianizzato parte delle popolazione croata originaria, che pertanto doveva essere considerata croata a prescindere dalla loro volontà. Questa retorica nazionalista fornì una giustificazione morale agli avvenimenti.

[modifica] Grande Guerra e avvento del fascismo

L'Italia accettò di entrare nella Grande Guerra a fianco della Triplice Intesa in base ai termini del Trattato di Londra, che garantiva all'Italia il possesso dell'intera Istria, di Trieste e della Dalmazia settentrionale - incluse le isole - tanto per motivi storici quanto strategici. Con il trattato di Saint Germain l'Italia ottenne solo parte di ciò che le era stato promesso, le fu infatti negata la Dalmazia (dove ottenne solo la città di Zara e alcune isole). Rimase aperta la questione di Fiume, a maggioranza italiana, ma non inclusa nel trattato di Londra, che fu risolta solo nel 1924.

I territori annessi nella Venezia Giulia includevano forti minoranze slovene e croate. Lo Stato italiano in un primo tempo espresse l'intenzione di rispettare le minoranze etniche dei territori annessi, ma questa volontà si scontrò ben presto con l'irredentismo slavo e con il crescente nazionalismo italiano. L'azione sul territorio delle autorità italiane finì per ledere l'autonomia culturale e linguistica di cui le popolazioni slave avevano ampiamente goduto durante la dominazione asburgica.[senza fonte]

Il nascente fascismo proprio in Venezia Giulia conobbe alcuni dei suoi episodi più violenti (il cosiddetto "fascismo di frontiera"), sia di matrice terrorista, che legalitario e culturale, considerati dagli squadristi come due facce della stessa medaglia. Il più eclatante fu l'incendio del Narodni dom, la "Casa nazionale slovena" a Trieste, compiuto da squadristi fascisti, come ritorsione ad incidenti antiitaliani avvenuti a Spalato.

[modifica] L'italianizzazione fascista

La situazione delle popolazioni allogene della Venezia Giulia peggiorò notevolmente, con l'avvento al potere del fascismo nel 1922. Fu infatti varata in tutta Italia una politica di assimilazione forzata delle minoranze etniche e nazionali, che prevedeva l'italianizzazione di nomi e toponimi, l'obbligo di istruzione nella sola lingua italiana e il divieto dell'uso del serbocroato e dello sloveno in pubblico.

Le società segrete irredentiste slave preesistenti allo scoppio della Grande Guerra si fusero in gruppi più grandi, a carattere nazionalista e comunista, come la Borba e il TIGR, che si resero responsabili di numerosi attacchi a militari, civili e infrastrutture italiane. Alcuni elementi di queste società segrete furono catturati dalla polizia italiana e condannati a morte dal tribunale speciale per terrorismo dinamitardo[6].

I rapporti fra la comunità italiana e quelle allogene non migliorarono neppure in seguito agli accordi italo-iugoslavi del 1928, che avrebbero dovuto garantire reciproco rispetto per la minoranza italiana in Dalmazia e quella slava in Venezia Giulia.

[modifica] L'invasione della Iugoslavia

Nel 1941 - quindi - l'Italia partecipò all'attacco dell'Asse contro la Iugoslavia, in seguito al colpo di Stato che aveva spodestato il governo di Belgrado il 25 marzo 1941 instaurando una giunta filo-inglese e filo-sovietica. L'annessione unilaterale da parte dell'Italia di parte dei territori già jugoslavi provocò inoltre un ulteriore inasprimento delle relazioni fra slavi e italiani. In particolare la neo costituita Provincia di Lubiana diventò "zona d'operazioni" poiché vi era particolarmente attiva la resistenza partigiana.

Inizialmente tranquilla per gli italiani[7], la situazione nei territori ex iugoslavi annessi, divenne incandescente dopo l'aggressione tedesca all'URSS il 22 giugno 1941, allorchè le cellule comuniste "dormienti" in tutta Europa vennero scatenate da Stalin contro l'ex alleato dell'Asse. In tutta la Iugoslavia, allora, iniziò una feroce guerriglia - ben presto degenerata in guerra civile - che coinvolse le truppe italiane in un crescendo di violenze ed atrocità reciproche.

[modifica] Le foibe come vendetta

I massacri del 1943 sono considerati anche una reazione alla insofferenza nei confronti dell’Italia, nata prima della guerra per via della repressione politica e dell’italianizzazione forzata, e durante l'occupazione a causa della guerriglia e per l'istituzione di campi di concentramento in cui furono reclusi elementi slavi giudicati "sediziosi" (tra i quali quelli di Arbe e i campi di Gonars).

Per alcuni storici italiani questi omicidi sarebbero stati la causa scatenante che ha provocato la successiva reazione brutale che portò alla pulizia etnica organizzata. Tale tesi è enfatizzata (come detto sopra) da alcuni storici di estrazione comunista, che considerano la vendetta alle angherie fasciste come la causa principale del massacro. Questa tesi è ampiamente diffusa sia in Slovenia che in Croazia.

[modifica] Le foibe come strumento di pulizia etnica

Oggigiorno parte degli storici concorda sul fatto che, dato l’alto numero di omicidi di massa contro le popolazioni italiane, le persecuzioni a cui sono stati soggette le popolazioni locali e che portarono a un esodo di massa, si possono configurare come pulizia etnica organizzata, con la chiara finalità di Tito di aggiungere alla nuova Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia le terre istriane occupate fino a Trieste, compresa la stessa città. La ragione di ciò era quella di far prevalere la maggioranza della popolazione jugoslava in questi territori. Poiché gli Alleati avevano una diversa opinione sulla ridefinizione del confine orientale italiano, si è fatto tutto il possibile per occupare Trieste prima di ogni altra forza alleata e nel contempo tentare di provare che la presenza jugoslava nei territori costituiva la maggioranza assoluta. Tito prevedeva di utilizzare la città come moneta di scambio per aggiungere l'Istria alla Jugoslavia. La mappa etnica della zona poteva essere un fattore decisivo nelle conferenze che sarebbero seguite nel dopoguerra e, per questo motivo, la riduzione della popolazione italiana sarebbe stata essenziale.[8]

Citiamo qui di seguito la relazione della commissione mista italo-slovena che descrive brevemente le circostanze che portarono ai massacri del 1945:

«  Paragrafo 11 - Tali avvenimenti si verificarono in un clima di resa dei conti per la violenza fascista e di guerra ed appaiono in larga misura il frutto di un progetto politico preordinato, in cui confluivano diverse spinte: l'impegno ad eliminare soggetti e strutture ricollegabili (anche al di là delle responsabilità personali) al fascismo, alla dominazione nazista, al collaborazionismo ed allo stato italiano, assieme ad un disegno di epurazione preventiva di oppositori reali, potenziali o presunti tali, in funzione dell'avvento del regime comunista, e dell'annessione della Venezia Giulia al nuovo Stato jugoslavo. L'impulso primo della repressione partì da un movimento rivoluzionario che si stava trasformando in regime, convertendo quindi in violenza di Stato l'animosità nazionale ed ideologica diffusa nei quadri partigiani. »

[modifica] Il ruolo del comunismo

Aspramente discusso è il ruolo che comunismo e comunisti ebbero nella vicenda, enfatizzato o minimizzato a seconda del contesto politico.[9]

Le “foibe” sono oggi considerate una variante locale di un processo che ha coinvolto tutti i territori in cui si realizzò la presa del potere da parte del movimento partigiano comunista jugoslavo.[10]. Eccidi di massa simili alle foibe furono infatti perpetrati contro tutti gli oppositori del regime, fra questi il tristemente celebre massacro di Bleiburg.

[modifica] Responsabilità del comunismo italiano

Il P.C.I. non ebbe responsabilità dirette sul massacro; tuttavia acconsentì a lasciare la Venezia Giulia e il Friuli orientale sotto il controllo dei partigiani di Tito, avallando implicitamente l'espansionismo jugoslavo. Fu per questo motivo che ordinò ai propri combattenti partigiani nella regione di porsi sotto comando jugoslavo (fu in questo contesto che maturò il celebre eccidio di Porzûs).[11]

Terminato il conflitto molti militanti comunisti italiani collaborarono coi comunisti jugoslavi e molti si resero complici dei massacri. Va detto che le scelte dei comunisti italiani (spesso tacciati di "tradimento") furono coerenti al loro internazionalismo, secondo il quale l'affermarsi del comunismo era un valore superiore a quello di patria e di nazione. Coerenti a questo ideale, auspicavano la formazione di una settima repubblica federativa jugoslava, di carattere italiano, comprendente Trieste, Monfalcone e il Friuli orientale. Negli anni successivi furono tuttavia molti gli ex partigiani e i militanti a prendere la via dell'esodo, dopo aver compreso il volto nazionalista e repressivo del comunismo jugoslavo.[12][13]

Negli anni successivi il P.C.I. contribuì a dare una visione alterata degli avvenimenti, volta a minimizzare e a giustificare le azioni dei comunisti Jugoslavi. Di questo atteggiamento ne fecero spese i profughi, ai quali fu ingiustamente cucita addosso l'odiosa nomea di "fascisti in fuga" (vedi Treno della vergogna).

[modifica] Il massacro

[modifica] 1943: armistizio e prime esecuzioni

Recupero di resti umani dalla foiba di Vines, località Faraguni, presso Albona d'Istria negli ultimi mesi del 1943
Recupero di resti umani dalla foiba di Vines, località Faraguni, presso Albona d'Istria negli ultimi mesi del 1943

I primi massacri compiuti dagli Jugoslavi avvennero dopo l'8 settembre 1943 (Armistizio tra Italia e Alleati). Grazie al collasso dell'esercito italiano, i partigiani titini presero il controllo di parecchie aree in Istria e Dalmazia. Improvvisati tribunali popolari, che rispondevano ai partigiani dei Comitati popolari di liberazione emisero centinaia di condanne a morte. Le vittime (da 500 a 600) furono perlopiù rappresentanti del regime fascista e dello Stato italiano, oppositori politici, ma anche semplici personaggi in vista della comunità italiana e potenziali nemici del futuro Stato comunista jugoslavo che s'intendeva creare.[14] La maggioranza dei condannati fu scaraventata nelle foibe, alcuni mentre erano ancora in vita.[15]

I Tedeschi ben presto occuparono militarmente l'Istria e la Dalmazia, espellendo i partigiani. Fu così possibile eseguire varie ispezioni nella foibe, dove furono rinvenuti i resti di numerosi cadaveri. Rispetto agli episodi collegati alla foiba di Vines, il maresciallo dei Vigili del Fuoco Arnaldo Harzarich, condusse dall'ottobre 1943 fino ai primi mesi del 1945 un'indagine, i cui risultati produssero un rapporto che testimoniava la presenza di 84 salme in questa foiba.

La propaganda fascista fece ampio uso di questi avvenimenti contribuendo ad alimentare il mito del "barbaro slavo".

[modifica] Testimonianze sulle esecuzioni del 1943

Recentemente lo storico fiumano Antun Giron ha rintracciato un rapporto segreto proveniente dallo Stato indipendente di Croazia che ha pubblicato nella rivista "Vjesnik PAR" (N.37/1995). Questo documento scritto da Nikola Zic, all'epoca impiegato al Ministro degli Esteri croato, il 28 gennaio 1944 scrisse una relazione riguardo i fatti accaduti nell'Istria centrale tra il settembre e l'ottobre del 1943.
La relazione, tradotta in italiano, recita le seguenti testuali parole:

« All'inizio a nessun italiano è stato fatto nulla di male. I partigiani avevano diramato l'ordine che non doveva essere fatto del male a nessuno. Ma qualche giorno dopo lo scoppio della rivolta popolare alcuni corrieri a bordo di motociclette sidecar hanno portato la notizia che i fascisti di Albona avevano chiamato e fatto venire da Pola i tedeschi in loro aiuto e questi avevano aperto il fuoco contro i partigiani. Poco dopo si è saputo che i tedeschi erano stati chiamati in aiuto anche dai fascisti di Canfanaro, Sanvincenti e Parenzo, fornendogli informazione sui partigiani. Rispondendo alla chiamata è subito arrivata a Sanvincenti una colonna tedesca. Tutte queste voci hanno creato una grande avversione verso i fascisti. Essi ci tradiranno! si sentiva dire dappertutto. Pertanto partigiani e contadini hanno cominciato ad arrestare e imprigionare i fascisti, ma senza alcuna intenzione di ucciderli. I partigiani decisero di fucilare soltanto alcuni, i peggiori, ma anche molti fra questi sono stati salvati grazie all'intervento dei contadini croati e ancor più dei sacerdoti. »

Si è storicamente appurato che per la liberazione di molte persone arrestate fu decisivo l'intervento del vescovo di Parenzo e Pola, Mons. Raffaele Radossi. Sempre dalla lettera di Zic si evince chiaramente che le carceri gestite dai partigiani istriani erano quelle di Albona, Pinguente e Pisino, sedi, oltretutto, di processi dei tribunali del popolo verso i crimini fascisti.

Sempre dalla lettera s'è appurato che i partigiani vennero a conoscenza, alcuni giorni dopo, dell'arrivo di nuovi reparti germanici richiamati dagli stessi fascisti che predicavano come nella sola Pisino vi fossero oltre 100.000 partigiani, mentre in realtà ce n'erano qualche centinaio. Nella paura che questi tedeschi liberassero i prigionieri, i partigiani decisero di ucciderli, senza distinzione tra militari e civili. Si stimano circa 200 corpi gettati nelle foibe, mentre gli altri riuscirono a scappare raggiungendo Pola e Trieste. Nell'ambito dell'Operazione Alarico (l'occupazione dell'Italia in seguito all'armistizio di Cassibile) i tedeschi impiegarono la 71a Divisione di Fanteria di stanza in Carniola e nella Provincia Autonoma di Lubiana per rastrellare l'Istria, mentre i croati invadevano il Governatorato di Dalmazia annettendolo allo Stato Libero (con l'eccezione di Zara, che resterà - seppur sotto il controllo tedesco - sotto la sovranità della RSI fino alla definitiva occupazione jugoslava alla fine del 1944). Ai rastrellamenti parteciparono anche reparti della Polizia SS e alcuni reparti italiani della 2a Armata che non avevano deposto le armi dopo l'8 settembre.

Nel periodo di rinvenimento dei cadaveri da parte dei vigili del fuoco di Pola, la campagna di repressione della resistenza portata avanti dai comandi germanici con il supporto di reparti di fascisti, ustascia e domobranci vennero compiute gravi violenze contro le popolazioni slavofone dell'Istria, e secondo alcune fonti rimasero uccise circa 3.000 persone, fu appiccato fuoco a circa 1.000 case e altre derubate[senza fonte]. Il comando germanico, comunicando di aver portato a termine il grande rastrellamento, comunicò: "Sono stati contati i corpi di 3.700 banditi uccisi [...]. Altri 4.500 sono stati catturati, fra cui gruppi di soldati e ufficiali italiani".

Nelle dichiarazioni del gennaio 1944 rilasciate dal segretario del Partito fascista repubblicano e pubblicata dalla stampa della RSI dell'epoca, si stima che dagli insorti furono infoibate non più di 349 persone, delle quali in gran parte fasciste. Difatti, anche in relazione agli studi dello storico Antun Giron, le fucilazioni in gran parte avvenivano eseguite dopo interrogatori e processi sommari collettivi. I cadaveri fucilati venivano gettati nelle grotte carsiche o nelle vecchie cave delle miniere di bauxite.

In quel periodo agenti dell'OZNA (la polizia segreta comunista jugoslava) fucilarono alcuni narodnjaci ("nazionalisti") croati che avevano massacrato per vendetta alcuni italiani. Una cinquantina di italiani venne arrestata per decisione dei capi rivoluzionari italiani del luogo.

[modifica] Le esecuzioni all'arrivo dell'Armata Popolare Jugoslava

Il vero e proprio "massacro delle foibe" si ebbe subito dopo la fine della guerra, anche se un preambolo si ebbe nel corso dell'occupazione delle città dalmate dove risiedevano comunità italiane, come a Zara (ottobre 1944).

I massacri si svolsero a Trieste (1° maggio- 12 giugno 1945) e a Gorizia nello stesso periodo, con l'uccisione di diverse migliaia di persone, molte delle quali gettate vive nelle foibe, oltre che in Istria e a Fiume.

I baratri venivano usati per l'occultamento di cadaveri con tre scopi: eliminare gli oppositori politici e i cittadini italiani che si opponevano (o avrebbero potuto opporsi) alle politiche del Partito Comunista Jugoslavo di Tito; dominare e terrorizzare la popolazione italiana delle zone contese ed in qualche caso vendicarsi di nemici personali, magari per ottenere un immediato beneficio patrimoniale. [16]

Inoltre nel periodo in esame le foibe vennero usate anche come fosse comuni dei cadaveri di combattenti e talvolta anche dei morti per bombardamenti.

[modifica] Modalità delle esecuzioni

Nelle foibe sono stati gettati molti dei cadaveri delle persone eliminate dai partigiani jugoslavi. Era inoltre una prassi comune che le vittime fossero allineati in fila lungo l'orlo della foiba, legati l'un con l'altro con filo di ferro. Dopo aver ucciso il capofila con un colpo alla nuca questi precipitava trascinando il resto del gruppo. Cadendo vive nelle foibe, queste persone morivano quindi per il volo e gli urti, oppure lentamente di fame, sete e per le ferite. Sebbene questa modalità di esecuzione fosse, come già detto, solo uno dei modi con cui vennero uccise le vittime dei partigiani di Tito[17], nella cultura popolare divenne il metodo di esecuzione per eccellenza ed un simbolo del massacro.

[modifica] Le dimensioni del massacro

Una corretta valutazione delle dimensioni del massacro è spesso viziata dai punti di vista politici sopra accennati. In ambiti anticomunisti si tende infatti ad esagerare il numero delle vittime e viceversa.

Non esiste una cifra ufficiale delle vittime: ogni stima potrebbe essere errata sia per eccesso sia per difetto. Quest'assoluta imprecisione dipende da molti fattori. In primo luogo, il governo jugoslavo non ha mai accettato di partecipare a inchieste per determinare il numero di decessi. D'altra parte per decenni il disinteresse è stato anche italiano, a causa delle controversie politiche che la questione poteva originare. A questi si è aggiunta la difficoltà oggettiva di recuperare i cadaveri da queste profondissime cavità naturali che hanno particolarissime configurazioni geologiche e la cui imboccatura spesso veniva demolita con l'esplosivo. Per gli storici italiani, che ovviamente son stati i primi e più attivi ricercatori, risulta impossibile stabilire la data dell'ultimo infoibamento essenzialmente per la mancanza di documenti che probabilmente neanche furono emanati dalle autorità jugoslave.

[modifica] Stime delle vittime

Le stime qui sotto riportate sono proposte seguendo un ordine crescente, ovvero dalle stime più basse a quelle più alte. Le stime vanno da poche centinaia fino a circa ventimila. Le stime più plausibili, tuttavia, vanno dalle 5.000 alle 10.000 vittime.

  • Le prime segnalazioni dell'uso delle foibe contro la popolazione italiana furono fatte dalla Wehrmacht nel 1943, dopo la ripresa del controllo del territorio istriano da parte della Germania nazista e la successiva incorporazione nel Terzo Reich. Le vittime furono quantificate in migliaia. Nonostante la scarsa attendibilità della fonte in quanto i nazisti erano parte in causa, a causa dell'impossibilità di effettuare altre investigazioni nel dopoguerra, questi numeri sono rimasti a lungo gli unici ufficiali, oltre ovviamente ai racconti di singoli testimoni.
  • Nel 2000, una Commissione storica italo-slovena, instaurata dai ministeri degli esteri dei due rispettivi paesi e composta sia da storici sloveni che italiani, ha esaminato i rapporti tra i due Paesi tra il 1880 e il 1956. Il rapporto non approfondisce l'argomento delle foibe, ma indica il numero delle sole esecuzioni sommarie in "centinaia". Questo rapporto non tratta però delle foibe in territorio croato.
  • Nel settembre 2006, la Società di Studi Fiumani di Roma e lo Hrvatski Institut za Povijest (Istituto Croato di Storia) di Zagabria hanno pubblicato uno studio riguardante le Vittime di nazionalità italiana a Fiume e dintorni (1939-1947). Per ogni vittima individuata nominativamente, sono stati indicati tutti i dati personali conosciuti (nome, cognome, data di nascita, ultimo indirizzo conosciuto ecc.), la data e la causa di morte. Secondo questo studio (ritenuto non esaustivo dagli stessi autori), il numero di italiani uccisi dall'entrata nella città di Fiume delle truppe jugoslave (3 maggio 1945) fino al 31 dicembre 1947 è di 652, a cui va aggiunto un altro numero di vittime non esattamente identificabile per mancanza di riscontri certi. I corpi di parecchi di questi, come il senatore e podestà Riccardo Gigante, vennero successivamente infoibati. Gli autori del volume affermano che lo stesso è da considerarsi "una buona base di partenza per quanti in futuro vorranno cimentarsi in questa difficile problematica", dato che "nessuna ricerca storica di carattere complesso come questa ha mai dato finora una risposta chiara e definitiva"[18].
  • Le autorità slovene a marzo del 2006 hanno consegnato al sindaco di Gorizia un elenco di 1.048 deportati dalla provincia di Gorizia, dei quali circa 900 non hanno fatto più ritorno. Secondo il presidente dell'Unione degli Istriani, Massimiliano Lacota, questa lista sarebbe ancora grandemente incompleta[19][20] [21][22][23]
  • Lo storico Mario Pacor afferma che nelle foibe istriane finirono dopo l'armistizio 400-500 persone, nonché 4.000 italiani furono deportati, dei quali molti furono uccisi dopo procedimenti sommari quindi forse infoibati successivamente. Questi dati fanno riferimento ai documenti dei vigili del fuoco di Pola.
  • Lo storico Raoul Pupo indica in circa 5.000 il numero dei morti.
  • Per il tenente colonnello inglese De Gaston, capo del Patriots Office (testimonianza riportata da Paolo Caccia Dominioni in "Alpino alla Macchia") i soli infoibati furono circa 9.800, di cui oltre 4.000 civili, donne e bambini compresi.
  • Gli scritti dell'allora sindaco di Trieste, Gianni Bartoli, nonché alcuni documenti inglesi riportano che molte migliaia di persone sono state gettate nelle foibe locali riferendosi alla sola città di Trieste e alle zone limitrofe, non includendo dunque il resto della Giulia, dell'Istria (dove si è registrata la maggioranza dei casi) e della Dalmazia. In possesso di queste informazioni il Governo De Gasperi nel maggio 1945 chiese ragione a Tito di 2.500 morti e 7.500 scomparsi nella Venezia Giulia. Tito confermò l'esistenza delle foibe come occultamento di cadaveri e i governi iugoslavi successivi mai smentirono.
  • Lo storico Guido Rumici stimainvece il numero delle vittime in minimo 6.000, cifra che salirebbe però ad oltre 11.000 se si considerano anche tutti coloro che sono scomparsi nei campi di concentramento jugoslavi.[24]
  • Sulla stessa tesi si pone Gianni Bisiach, che riporta circa 6.000 morti; secondo Bisiach però di alcune migliaia di soldati italiani deportati in Jugoslavia non si conosce la fine. Si deve considerare che sia nel caso del governo di De Gasperi, sia nel caso di Bisiach ci si riferisce solo a morti e dispersi di nazionalità italiana, comprendendo, oltre i semplici cittadini, anche fascisti, militi della RSI e partigiani. Nelle foibe però furono gettati anche ustascia, cetnici, soldati tedeschi, criminali semplici e chiunque fosse sospettato di osteggiare i comunisti jugoslavi.
  • Da un'indagine del Centro studi adriatici, diretto dall'ex fascista Luigi Papo, raccolta in un albo pubblicato nel 1989 le vittime complessive sono 10.137: 994 recuperate, 326 accertate ma non recuperate dalle profondità carsiche, 5.643 vittime presunte sulla base di segnalazioni locali o altre fonti, 3.174 morte nei campi di concentramento iugoslavi; una stima totale, sempre secondo tale centro di studi, è di circa 17.000 vittime, comprendendo i morti nei campi di concentramento e fucilati, che probabilmente furono poi occultati nelle foibe.

[modifica] Vittime in Istria

Alcune delle vittime delle foibe sono restate impresse nella memoria comune dei cittadini per il loro eroismo e la tortura patita: tra queste sono Norma Cossetto, don Francesco Bonifacio, le tre sorelle Radecchi o Radeki, famiglia croata, ossia Fosca Radecchi di 17 anni, Caterina Radecchi di 19 anni, Albina Radecchi di 21 anni che pure era in stato di gravidanza nonché i politici Licurgo Olivi del Partito Socialista Italiano e Augusto Sverzutti del Partito d'Azione, che non si sa ancora quando fu ucciso e se il suo cadavere fu infoibato;[25]tra i politici furono pure uccisi i senatori fiumani Icilio Bacci e Riccardo Gigante che non si erano macchiati di crimini. In anni recenti vicino alla località di Castua è stata individuata la fossa dove riposano i resti di Gigante ma risulta difficile il loro recupero. Norma Cossetto ha ricevuto il riconoscimento della medaglia d'oro al valor civile e per don Francesco Bonifacio è in corso il processo di beatificazione.

[modifica] Vittime in Dalmazia

In Dalmazia le esecuzioni avvennero nel corso del 1944, man mano che i partigiani di Tito occupavano la regione.

A Zara si ricorda l'uccisione di tre dei quattro fratelli Luxardo (industriali, produttori del celebre liquore Maraschino): efferata la fu la morte di Nicolò, annegato in mare assieme alla moglie.

[modifica] Vittime a Fiume (gli autonomisti fiumani)

Particolarmente violenta fu la caccia ai pochi autonomisti fiumani, dei quali una buona parte fu schiettamente antifascista. Essendo la corrente autonomista particolarmente forte in città e temendo il loro intervento contro la cessione della sovranità alla Jugoslavia, i partigiani uccisero nelle prime ore di occupazione della città i vecchi capi autonomisti Mario Blasich (infermo da anni, venne strangolato nel suo letto), Giuseppe Sincich e Mario Skull. In contemporanea, venne fatto resuscitare il vecchio giornale autonomista La Voce del Popolo, il quale si scatenò in una violentissima campagna di denuncia proprio degli autonomisti, accomunati ai fascisti. Particolarmente toccante fu la storia di Angelo Adam, autonomista ebreo fiumano italiano. Già deportato a Dachau e miracolosamente salvatosi, al ritorno in città venne eletto nei comitati sindacali aziendali, che fra i mesi di luglio e dicembre 1945 videro impegnate le intere maestranze cittadine, su impulso del Partito Comunista Croato. Inaspettatamente, queste elezioni videro il trionfo delle componenti autonomiste, che ottennero oltre il 70% dei seggi. In procinto di partire per Milano per incontrare i componenti del CLNAI, Angelo Adam venne arrestato, così come in immediata successione la moglie Ernesta Stefancich e il giorno dopo la figlia minorenne Zulema Adam, recatasi presso le autorità per chiedere informazioni sulla sorte dei genitori. Di nessuno dei tre si ebbero più notizie.

[modifica] Vittime nel Goriziano

Tra gli sloveni uccisi dai comunisti nella Venezia Giulia vanno ricordati: Ivo Bric di Montespino (Dornberk) nel Goriziano, antifascista cattolico ucciso con la famiglia il 2 luglio 1943, Vera Lesten di Merna, poetessa e antifascista cattolica, uccisa dai comunisti nel novembre del 1943, la famiglia Brecelj di Aidussina (il padre Anton, le figlie Marica e Angela e il figlio Martin) uccisa nel luglio del 1944. Tra i sacerdoti sloveni giuliani uccisi (e spesso infoibati) dai comunisti vanno ricordati: don Alojzij Obit del Collio (scomparso nel gennaio 1944), don Lado Piščanc e don Ludvik Sluga di Circhina (uccisi con altri 13 parrocchiani sloveni nel febbraio del 1944), don Anton Pisk di Tolmino (scomparso e probabilmente infoibato nell'ottobre 1944), don Filip Terčelj di Aidussina, sequestrato dalla polizia segreta il 7 gennaio 1946 e successivamente scomparso, e don Izidor Zavadlav di Vertoiba, arrestato e fucilato il 15 settembre 1946. Un caso a parte rappresenta la sorte di Andrej Uršič di Caporetto, giornalista antifascista e anticomunista sloveno, ex membro del TIGR e co-fondatore dell'Unione Democratica Slovena in Italia, sequestrato dalla polizia segreta jugoslava nel 31 agosto del 1947, sottoposto a sevizie, probabilmente ucciso nell'autunno del 1948, e il suo cadavere gettato in una delle foibe della Selva di Tarnova.

[modifica] Foibe e politica

« ... va ricordato l'imperdonabile orrore contro l'umanità costituito dalle foibe (...) e va ricordata (...) la "congiura del silenzio", "la fase meno drammatica ma ancor più amara e demoralizzante dell'oblio". Anche di quella non dobbiamo tacere, assumendoci la responsabilità dell'aver negato, o teso a ignorare, la verità per pregiudiziali ideologiche e cecità politica, e dell'averla rimossa per calcoli diplomatici e convenienze internazionali. »
(Discorso del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione della celebrazione del "Giorno del ricordo". Roma, 10 febbraio 2007)

[modifica] Dall'oblio alla ribalta

La vicenda nel dopoguerra è stata a lungo trascurata per i convergenti interessi di governo e opposizione di sinistra a mantenere buoni rapporti con la Jugoslavia.[26]

La memoria degli avvenimenti rimase per lo più ristretta nell'ambito degli esuli. Solo una parte della destra ha sostenuto le ragioni delle vittime, sia pure in funzione anticomunista, esagerando il numero delle vittime e presentando l'esodo come un pura e semplice pulizia etnica, conseguenza di un genocidio di cittadini inermi che avevano la "sola colpa di essere italiani".[27]

Fu solo a partire dai primi anni '90, a seguito dei dibattiti provocati dal crollo del comunismo sovietico, che il tema delle foibe uscì dall'oblio e cominciò a essere discusso nei mass media.

Dal 2005 la giornata del 10 febbraio è dedicata alla commemorazione dei morti e dei profughi italiani. La data del 10 febbraio ricorda il trattato di Parigi svoltosi nel 1947 che assegnò alla Jugoslavia il territorio occupato nel corso della guerra dall'armata di Tito.

In tale occasione fu trasmessa da Rai Uno la controversa "fiction" Il cuore nel pozzo prodotta dalla RAI e liberamente ispirata alle stragi delle foibe. La trasmissione ebbe un vasta audience e suscitò numerose polemiche per l'approssimazione con cui veniva trattato il contesto storico della vicenda.

[modifica] Le polemiche storiche

Il tema delle foibe è stato ed è tuttora soggetto a strumentalizzazioni da parte delle diverse fazioni politiche. Queste strumentalizzazioni sono state tali da aver avuto sull'opinione pubblica italiana un impatto maggiore rispetto alle ricerche scientifiche. Ancor oggi da una parte si sostiene che le foibe siano un crimine del comunismo (definito, con espressione enfatica e dispregiativa, "barbarie slavocomunista"). Dall'altra si riduce l'evento a una vendetta per le vessazioni compiute dal fascismo. Le opposte fazioni tendono a esagerare o minimizzare il numero delle vittime, che passano dalle poche centinaia alle ventimila.

In realtà le cause furono ben più articolate e complesse di quanto queste semplificazioni dicano.

Su questo fenomeno storico, pertanto, anche la comunità degli storici risulta divisa circa interpretazioni, dimensioni, cause e giudizio. Approssimativamente si possono identificare tre correnti principali:

  • Una corrente concorde sul fatto che vi fosse una chiara volontà da parte dei partigiani jugoslavi di operare una pulizia etnica nei confronti degli italiani, al fine di indurre col terrore la popolazione a fuggire dai territori occupati.
  • Una corrente "riduzionista" (con frange addirittura "negazioniste")[28] che contesta il numero delle vittime delle foibe correggendolo al ribasso e che sostiene che le uccisioni fossero per lo più limitate a esponenti fascisti, sia militari che civili, che avevano commesso crimini o che fossero ritenuti responsabili di crimini di guerra durante la seconda guerra mondiale in Jugoslavia.
  • Infine vi è una terza posizione nel dibattito storiografico - senz'altro meno politicizzata - ritiene che l'eliminazione degli italiani fosse mirata semplicemente alla decapitazione delle elite dirigenti della comunità giuliano-dalmata,[29] affinché il resto della popolazione non avesse modo di opporre resistenza all'annessione della maggior quantità possibile di territorio italiano da parte jugoslava. Secondo questa visione il successivo esodo di italiani sarebbe stato relativamente non premeditato, ma una volta iniziato si fece poco o nulla per evitarlo[30] e in diversi casi si usò il terrore per aumentarlo.

[modifica] La polemica sul primo utilizzo delle foibe

Alcuni storici, fra quelli che propendono a considerare le foibe come "risposta" alla violenza fasciste, hanno cercato di attribuire al fascismo stesso la primogenitura dell'uso delle foibe, con risultati estremamente controversi.

L'uso delle foibe per occultare rifiuti (e all'occasione cadaveri) è peraltro antico. Di rilievo il loro uso durante la prima guerra mondiale in sostituzione delle fosse comuni.[senza fonte]

Secondo alcune ricerche, le foibe sarebbero state usate anche durante il periodo fascista, per eliminare cadaveri di persone di nazionalità slovena e croata[31][32]. Al proposito viene spesso citata una dichiarazione del ministro dei Lavori Pubblici Giuseppe Cobolli Gigli: "La musa istriana ha chiamato Foiba degno posto di sepoltura per chi nella provincia d’Istria minaccia le caratteristiche nazionali dell’Istria"[33]. È singolare notare che il Cobolli Gigli era uno sloveno italianizzato (l padre era infatti il maestro sloveno Nicolaus Kombol)[34]. Non vi sono tuttavia riscontri se tale affermazione sia rimasti una pura e semplice minaccia o sia state effettivamente attuata.
Difatti l'unica testimonianza nota riguardante la possibile eliminazione di cadaveri nelle foibe da parte dei fascisti, è quella che apparve in una lettera di un certo Raffaello Camerini pubblicata sul quotidiano triestino Il Piccolo il 5 novembre 2001: "La crudeltà dei fascisti italiani contro chi parlava il croato, invece che l'italiano, o chi si opponeva a cambiare il proprio cognome croato o sloveno, con altro italiano, era tale che di notte prendevano di forza dalle loro abitazioni gli uomini, giovani e vecchi, e con sistemi incredibili li trascinavano sino a Vignes, Chersano e altre località limitrofe, ove c'erano delle foibe, e lì, dopo un colpo di pistola alla nuca, li gettavano nel baratro".
Questa singola testimonianza però non ha trovato conferme e suscita forte scetticismo anche perché in un'altra parte il Camerini parla "di fascisti italiani che il 26 luglio 1943 hanno fatto dirottare la corriera di linea - che da Trieste era diretta a Pisino e Pola - in un burrone con tutto il carico di passeggeri, con esito letale per tutti"[35]. Di questa corriera gettata nel burrone dai fascisti italiani però non esiste alcun riscontro.

Lo storico Raoul Pupo quindi non esclude l'uso delle foibe da parte dei fascisti, ma non la ritiene validamente documentata, argomentando invece che il regime fascista non aveva interesse ad occultare clandestinamente le proprie condanne a morte, ma invece fece di tutto pubblicizzare le eliminazioni dei dissidenti sloveni e croati, tramite i processi del Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato, che addirittura si recò più volte nella Venezia Giulia per la loro celebrazione.[36][37] In ogni caso non appare esserci alcuna nesso diretto fra il possibile uso delle foibe da parte dei fascisti e il loro successivo uso da parte dei partigiani titini.

[modifica] Il procedimento giudiziario

Nel 1992 è stato istituito un procedimento giudiziario in Italia contro alcuni dei responsabili dei massacri ancora in vita.[38] Tali inchieste furono giustificate dal fatto che all'epoca la Venezia Giulia era ancora ufficialmente sotto sovranità italiana; inoltre i crimini di guerra non sono soggetti a prescrizione. Partite dalla denuncia di Nidia Cernecca[39], figlia di un infoibato, videro come principali imputati i croati Oscar Piskulic e Ivan Motika. L'inchiesta fu istituita dal pubblico ministero Giuseppe Pittitto. Nel 1997 diversi parlamentari sollecitarono il governo affinché avanzasse richiesta di estradizione per alcuni degli imputati.[40] Il procedimento si è concluso con un nulla di fatto: nel 2004 fu infatti negata la competenza territoriale dei magistrati italiani.

Anche in questa occasione fiorirono le polemiche: fra le altre cose Pittitto fu accusato di volere imbastire un "processo alla resistenza".

[modifica] Il punto di vista sloveno e croato

La Slovenia ha ufficialmente adottato la relazione di una commissione congiunta italo-slovena che descrive rapporti italo-sloveni dal 1880 al 1956. Le autorità italiane, pur avendo sostenuto l'operato della commissione, non hanno adottato la relazione, ritenendo inopportuno conferire ad essa uno status di ufficialità che non è compatibile con il principio della libera ricerca.[senza fonte]

Le autorità slovene, alla pari di quelle croate, considerano i massacri delle foibe una conseguenza dell’odio etnico scatenato dalle angherie del regime fascista.

[modifica] Elenco di foibe

In questo elenco sono segnalate foibe e cave nelle quali son stati trovati resti umani o che secondo le testimonianze conterrebbero dei resti umani, dei quali solo una minima parte è stata recuperata[41].

  • Foiba di Basovizza (Trieste) monumento nazionale (testimonianze di centinaia di infoibamenti)
  • Foiba di Monrupino (Trieste) monumento nazionale (testimonianze di centinaia di infoibamenti)
Mappa delle principali foibe
Mappa delle principali foibe
  • Foiba di Barbana
  • Foiba di Beca
  • Foiba Bertarelli (Pinguente)
  • Foiba di Brestovizza
  • Foiba di Campagna (Trieste) (assieme alle foibe di Opicina e Corgnale, circa duecento infoibati, i cui corpi non sono stati recuperati)
  • Foibe di Capodistria (una commissione slovena fece ispezionare le ottantun cavità con entrata verticale che circondano la città: in diciannove di esse sono stati trovati resti umani. Recuperati cinquantacinque corpi, secondo le testimonianze nella zona furono eliminati centoventi italiani e sloveni di San Dorligo della Valle)
  • Foiba di Casserova (vicino a Fiume: tedeschi, sloveni e italiani gettati dentro. Estremamente difficile il recupero)
  • Foibe di Castelnuovo d'Istria
  • Foiba di Cernizza (due salme recuperate nel 1943)
  • Foiba di Cernovizza (Pisino) (testimonianze di circa cento uccisioni)
  • Foiba di Cocevie
  • Foiba di Corgnale (assieme alle foibe di Campagna e Opicina, circa duecento infoibati, i cui corpi non sono stati recuperati)
  • Foiba di Cregli (otto corpi recuperati nel 1943)
  • Foiba di Drenchia (presenza di cadaveri della divisione partigiana Osoppo, secondo Diego De Castro)
  • Cava di Bauxite di Gallignana (ventitré corpi recuperati nel mese di ottobre del 1943)
  • Foiba di Gargaro o Podgomila (Gorizia) (circa ottanta morti, secondo le testimonianze)
  • Foiba di Gimino
  • Foiba di Gropada (trentaquattro persone eliminate con colpo alla nuca il 12 maggio 1945. Corpi non recuperati)
  • Foiba di Iadruichi
  • Foiba di Jurani
  • Cava di bauxite di Lindaro
  • Foiba di Obrovo (Fiume)
  • Foiba di Odolina
  • Foiba di Opicina (assieme alle foibe di Campagna e Corgnale, circa duecento infoibati, i cui corpi non sono stati recuperati)
  • Foiba di Orle (un numero imprecisato di corpi recuperati nel 1946)
  • Foiba di Podubbo (cinque corpi individuati e non recuperati)
  • Foiba di Pucicchi (undici corpi recuperati nel 1943)
  • Foiba di Raspo
  • Foiba di Rozzo
  • Foiba di San Lorenzo di Basovizza
  • Foiba di San Salvaro
  • Foiba di Scadaicina
  • Abisso di Semez (individuati i resti di ottanta/cento persone. Corpi non recuperati)
  • Foiba di Semi (Istria)
  • Abisso di Semich (un centinaio di corpi individuati ma non recuperati)
  • Foiba di Sepec (Rozzo)
  • Foiba di Sesana (un numero imprecisato di corpi recuperati nel 1946)
  • Foiba di Surani (ventisei corpi recuperati nel 1943)
  • Foiba di Terli (ventiquattro corpi recuperati nel 1943)
  • Foiba di Treghelizza (due corpi recuperati nel 1943)
  • Foiba di Vescovado (sei corpi recuperati)
  • Foiba di Vifia Orizi (testimonianze di circa duecento persone eliminate)
  • Foiba di Vines (cinquantaquattro corpi recuperati nel mese di ottobre 1943)
  • Foiba di Zavni (Foresta di Tarnova) (secondo le testimonianze, vi sono stati gettati i corpi dei Carabinieri di Gorizia, oltre che di centinaia di sloveni oppositori di Tito)

[modifica] Note

  1. ^ Cfr l'elenco nominativo parziale delle vittime identificate in appendice a Gaetano La Perna, Pola-Istria-Fiume 1943-1945, Mursia
  2. ^ La Voce del Popolo; "La sterile ricerca delle nazionalità" di Kristian Knez
  3. ^ a b Monzali Luciano Italiani di Dalmazia. Dal Risorgimento alla grande guerra;Editore Le Lettere;2004
  4. ^ Storia dell'Istria (Arcipelago Adriatico)
  5. ^ La scomparsa degli italiani in Dalmazia
  6. ^ Si trattava di Vladimiro Gortan, Luigi Valencic, Francesco Marusic, Zvonimiro Milos e Ferdinando Bidovec, giustiziati nel settembre 1930
  7. ^ Si noti tuttavia che fin dall'alba dell'indipendenza, le forze ustascia del neonato Stato Libero di Croazia scatenarono una pulizia etnica atroce nei confronti dei serbi di Craina e Dalmazia e di Slavonia, parte dei quali emigrarono nella Dalmazia italiana e si posero sotto la protezione del Regio Esercito, cfr. Le Operazioni delle unità italiane in Iugoslavia 1941-1943, USSME
  8. ^ Paolo Sardos Albertini (2002-05-08). "Terrore" comunista e le foibe - Il Piccolo [1]
  9. ^ Arrigo Petacco "L'esodo. La tragedia negata degli italiani d'Istria, Dalmazia e Venezia Giulia"; Editore Mondadori, Milano, 1999,ISBN-:9788804458975
  10. ^ Raoul Pupo; "Le stragi del secondo dopoguerra nei territori amministrati dall'esercito partigiano jugoslavo"
  11. ^ Pier Paolo Pasolini sull'Eccidio di Porzûs
  12. ^ Guido Rumici, Fratelli d'Istria. 1945-2000: italiani divisi, Mursia, 2001.
  13. ^ Arrigo Petacco; "L'esodo. La tragedia negata degli italiani d'Istria, Dalmazia e Venezia Giulia"; Mondadori, Milano, 1999
  14. ^ Cfr. G. La Perna, op. cit.
  15. ^ M. Cattaruzza, L'Italia e il confine orientale, Il Mulino, 2007, p. 244
  16. ^ Le ragioni della vendetta etnica, relazione di Lucio Toth, presidente dell'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia
  17. ^ Gaetano La Perna, op.cit.[senza fonte], nonchè La via dell'Esilio, supplemento a Storia illustrata n° 10, 1997
  18. ^ [2]Società di Studi Fiumani-Roma, Hrvatski Institut za Povijest-Zagreb Le vittime di nazionalità italiana a Fiume e dintorni (1939-1947), Ministero per i beni e le attività culturali - Direzione Generale per gli Archivi, Roma 2002. ISBN 88-7125-239-X. Le tabelle riassuntive sono alla pag. 206, la citazione sulla non esaustività dello studio è a p. 149
  19. ^ [3]
  20. ^ http://digilander.libero.it/lefoibe/deportati.htm
  21. ^ http://leganazionale.splinder.com/post/7490430/L%E2%80%99Unione+degli+Istriani+inte
  22. ^ [4]
  23. ^ [5]
  24. ^ Guido Rumici Infoibati (1943-1945). I Nomi, I Luoghi, I Testimoni, I Documenti, Mursia, 2002. ISBN 9788842529996
  25. ^ Articolo de Il Piccolo
  26. ^ Articolo su un sito dell'A.N.P.I.
  27. ^ Articolo dal Corriere della sera
  28. ^ Fabio Andriola La Casta e la Storia, in Storia in rete n° 30 dell'aprile 2008 e www.lefoibe.it
  29. ^ Relazione Italo-Slovena 1880-1956[6]
  30. ^ Per esempio nel caso degli operai specializzati necessari al funzionamento di macchinari e impianti complessi, che gli occupanti non sarebbero riusciti a manovrare
  31. ^ Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione, Caduti, dispersi e vittime civili dei comuni della regione Friuli Venezia-Giulia nella seconda guerra mondiale, Udine, 1991
  32. ^ Claudia Cernigoi Operazione "Foibe" tra storia e mito, Kappa Vu, Udine, 2005
  33. ^ Articolo di Predrag Matvejevic dal quotidiano croato Novi List, che riporta la citazione
  34. ^ Articolo di Federico Vincenti tratto dalla rivista dell'Associazione Nazionale Patrigiani d'Italia, nel quale si parla di Cobolli Gigli / Kombol
  35. ^ [7] Brani della lettera di Raffaello Camerini a Il Piccolo
  36. ^ Articolo di Raoul Pupo
  37. ^ [8] Articolo sul processo a Vladimir Gortan, celebratosi a Pola nel 1929
  38. ^ Il processo agli infoibatori
  39. ^ http://www.nidiacernecca.it/ Nidia Cernecca: sito ufficiale.
  40. ^ Interrogazione parlamentare e Atto depositato in senato
  41. ^ Documento riassuntivo dell'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia - ANVGD

[modifica] Bibliografia

[modifica] Nota alla bibliografia

S'indicano di seguito dei testi utili per approfondire l'argomento. Si tenga presente che questo argomento è molto discusso e spesso soggetto a condizionamenti politici quindi non tutti i testi seguono un metodo storico canonico o, se lo fanno, comunque hanno come obiettivo la dimostrazione di una tesi. Molti autori non nascondono di essere schierati per una fazione politica piuttosto che per un'altra quindi la neutralità dell'analisi appare fortemente condizionata.

In molti testi, notano alcuni, spesso si discute di argomenti storici secondari come i soli numeri dell'eccidio o delle foibe, mentre si tralasciano argomenti più importanti come le cause e le conseguenze.

Per questo motivo si consiglia un approccio critico a ogni tipo di testo quindi s'invita a operare un confronto prima di giungere a delle conclusioni personali. Vengono qui indicati, infatti, testi che riguardano tutte le visioni e tutti i punti di vista.


[modifica] Saggi storici

  • Claudia Cernigoi, Operazione Foibe - Tra storia e mito, Edizioni Kappa Vu, Udine, 2005
  • Paolo De Franceschi, Foibe, prefazione di Umberto Nani, Centro Studi Adriatici, Udine 1949
  • Jožko Kragelj, Pobitim v spomin: žrtve komunističnega nasilja na Goriškem 1943-1948, Goriška Mohorjeva, Gorizia 2005
  • Giancarlo Marinaldi, La morte è nelle foibe, Cappelli, Bologna 1949
  • Adamo Mastrangelo, Foibe, ciò che non si dice, Caldendario del Popolo, Luglio 2008, Nicola Teti Editore
  • Gianni Oliva, Foibe. Le stragi negate degli italiani della Venezia Giulia e dell'Istria, Mondadori, Milano 2003
  • Luigi Papo, L'Istria e le sue foibe, Settimo sigillo, Roma, 1999
  • Luigi Papo, L'ultima bandiera. Storia del reggimento Istria, L'Arena di Pola, Gorizia 1986
  • Eno Pascoli, Foibe: cinquant'anni di silenzio. La frontiera orientale, Aretusa, Gorizia 1993
  • Arrigo Petacco, L'esodo. La tragedia negata degli italiani d'Istria, Dalmazia e Venezia Giulia, Mondadori, Milano 1999
  • Raoul Pupo, Il lungo esodo. Istria: le persecuzioni, le foibe, l'esilio, Rizzoli, Milano 2005
  • Franco Razzi, Lager e foibe in Slovenia, E.VI, Vicenza 1992
  • Guido Rumici, Infoibati. I nomi, i luoghi, i testimoni, i documenti, Mursia, Milano 2002
  • Giorgio Rustia, Contro operazione foibe a Trieste a cura dell'Associazione famiglie e congiunti dei deportati italiani in Jugoslavia e infoibati, 2000
  • Fulvio Salimbeni, Le foibe, un problema storico, Unione degli istriani, Trieste 1998
  • Giacomo Scotti, Dossier Foibe, Manni, San Cesario (Le), 2005
  • Frediano Sessi, Foibe rosse. Vita di Norma Cossetto uccisa in Istria nel '43, Marsilio, Venezia 2007.
  • Giovanna Solari, Il dramma delle foibe, 1943-1945: studi, interpretazioni e tendenze, Stella, Trieste 2002
  • Roberto Spazzali, Foibe: un dibattito ancora aperto. Tesi politica e storiografica giuliana tra scontro e confronto, Lega Nazionale, Trieste 1990
  • Roberto Spazzali-Raoul Pupo, Foibe, Bruno Mondadori, Milano 2003
  • Roberto Spazzali, Tragedia delle foibe: contributo alla verità, Grafica goriziana, Gorizia 1993
  • Giampaolo Valdevit (cur.), Foibe, il peso del passato. Venezia Giulia 1943-1945, Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli-Venezia Giulia, Trieste 1997
  • Mafalda Codan, Diario di Mafalda Codan in : Istituto Regionale per la Cultura Istriana – Unione degli Istriani – Sopravvissuti alle deportazioni in Jugoslavia- Bruno Fachin Editore – Trieste ISBN 88-35289-54-1

[modifica] Romanzi

  • Carlo Sgorlon, La foiba grande, Arnoldo Mondadori, Milano 1992

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

Video:


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