Livorno

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Panorama di Livorno da Montenero
Panorama di Livorno da Montenero
Livorno
Panorama di Livorno
Livorno - Stemma
Stato: bandiera Italia
Regione: Toscana
Provincia: stemma Livorno
Coordinate: 43°33′0″N 10°19′0″E / 43.55, 10.31667Coordinate: 43°33′0″N 10°19′0″E / 43.55, 10.31667
Altitudine: m s.l.m.
Superficie: 104,79 km²
Abitanti:
160.774 31-08-2007
Densità: 1544,4 ab./km²
Frazioni: Castellaccio, Gorgona, Limoncino, Quercianella, Valle Benedetta 
Comuni contigui: Collesalvetti, Pisa (PI), Rosignano Marittimo
CAP: 57100, 57121-57128
Pref. telefonico: 0586
Codice ISTAT: 049009
Codice catasto: E625 
Nome abitanti: livornesi o labronici 
Santo patrono: Santa Giulia da Corsica 
Giorno festivo: 22 maggio 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
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Livorno (160.774 abitanti a fine agosto 2007[1]) è una città della Toscana, capoluogo della provincia omonima.

Situata lungo la costa del Mar Ligure, Livorno è uno dei più importanti porti italiani, sia come scalo commerciale che turistico, centro industriale di rilevanza nazionale e, tra tutte le città toscane, è solitamente ritenuta la più giovane, sebbene nel suo territorio siano presenti testimonianze storiche di epoche remote sopravvissute ai massicci bombardamenti della seconda guerra mondiale.

La città, sviluppatasi a partire dalla fine del XVI secolo per volontà dei Medici, è celebre per aver dato i natali a personalità di prestigio come Amedeo Modigliani, Pietro Mascagni e Carlo Azeglio Ciampi. In passato, fino ai primi anni del Novecento, è stata inoltre una meta turistica di rilevanza internazionale per la presenza di importanti stabilimenti balneari e termali, che conferirono alla città l'appellativo di Montecatini al mare.[2]

Livorno, che alla fine del XIX secolo contava circa 100.000 abitanti ed era l'undicesima città d'Italia e la seconda della Toscana per popolazione[3], negli ultimi decenni è andata incontro ad un sensibile decremento del numero di abitanti, tanto che oggi risulta essere la terza città della Toscana dopo Firenze e Prato.

« Se fossi un livornese, di quelli veri che dicono "deh" e parlano a mano aperta, muovendo le dita, come per far vedere che nelle loro parole non c'è imbroglio, vorrei star di casa in qualche Scalo della Venezia. Non già nei quartieri, nelle piazze, nelle strade disegnate con la matita dolce, con l'aiuto di squadra e di compasso, dagli ordinati e generosi architetti dei Granduchi, ma in questo quartiere che i livornesi chiamano La Venezia, qui nel cuore della città vecchia, a due passi dalle Carceri, dal Monte Pio, dai Bottini dell'Olio. Che bella vita sarebbe, che vita semplice e felice. »
(Curzio Malaparte, Maledetti Toscani)

Indice

[modifica] Geografia

La costa tra Livorno e Quercianella
La costa tra Livorno e Quercianella
Per approfondire, vedi la voce Colline livornesi.

Il comune di Livorno ha una superficie di 104,79 km².[4] La città si trova a 3 metri s.l.m. (quota in piazza del Municipio). Non vi sono corsi d'acqua rilevanti, a parte alcuni piccoli torrenti (Torrente Ugione, Rio Cigna, Rio Maggiore, Rio Ardenza). Il terreno è generalmente pianeggiante, salvo elevarsi a sud, dove inizia il sistema della Colline livornesi (quota massima 462 metri s.l.m. presso il Poggio Lecceta).[5] Conseguentemente anche la costa, che da Marina di Carrara a Piombino è sempre bassa, si alza quasi a picco sul mare, nella zona detta del Romito.
Il comune è classificato, allo stesso modo della maggior parte dei comuni toscani, con grado di sismicità 9 (categoria 2).

Il territorio comunale di Livorno comprende anche l'isola di Gorgona e le secche della Meloria facenti parte del Parco nazionale dell'Arcipelago Toscano. L'isola di Gorgona ha una superficie di 220 ettari e si trova a 37 chilometri dalla costa labronica.

Dal punto di vista geologico il territorio livornese ed i suoi dintorni sono caratterizzati da numerosi materiali come le arenarie ed i gabbri.[6] In particolare, le colline alle spalle della città, presentano terre dalla intensa tonalità rossa; più in basso, la panchina livornese è formata da calcarenite color ocra. La parte settentrionale del comune invece fa parte della pianura alluvionale dell'Arno.

[modifica] Clima

Per approfondire, vedi le voci Clima della Toscana e Stazione meteorologica di Livorno.

Il clima della città è di tipo mediterraneo, con estati mitigate dalla brezza marina (massima assoluta di +37°C registrata dal Lamma nel luglio 1983) ed inverni non particolarmente freddi (minima storica di -7°C registrata dal Lamma nel gennaio 1985). Le precipitazioni sono concentrate principalmente in primavera (massimo secondario) ed autunno.[7]

Nella tabella sottostante sono riportati i valori medi.


Mese Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Anno
Temp. max. media (°C) 11 12 15 17 21 25 29 28 26 21 16 12 19.4
Temp. min. media (°C) 6 6 7 10 14 17 21 20 18 13 8 7 12.3
Piogge (mm) 59 64 64 69 59 39 15 29 70 90 95 75 728


[modifica] Storia

Per approfondire, vedi la voce Storia di Livorno.
Statua di Ferdinando I, ritenuto il fondatore della città
Statua di Ferdinando I, ritenuto il fondatore della città

Le origini di Livorno sono ignote e si perdono nelle leggende e nella mitologia. Nel 904 il toponimo "Livorna" è attestato per la prima volta con riferimento ad un pugno di case posizionate sulla costa del Mar Ligure, in una cala naturale, a pochi chilometri a sud della foce dell'Arno e di Pisa.[8] Il progressivo interramento del vicino Porto Pisano, il grande sistema portuale della Repubblica di Pisa, coincise con l'affermazione del borgo labronico, che fu dotato, tra il XIII ed il XIV secolo di un sistema di fortificazioni e di un maestoso faro, noto col nome di Fanale dei Pisani.

Tramontata la Repubblica, Livorno fu venduta dapprima ai Visconti di Milano, e successivamente, nel 1407, ai genovesi, per passare, nel 1421 ai fiorentini. Nel XVI secolo i Medici, signori di Toscana, contribuirono in maniera determinante allo sviluppo di Livorno e del suo sistema portuale. Bernardo Buontalenti fu pertanto incaricato di progettare una nuova città fortificata intorno al nucleo originario dell'abitato labronico, con un imponente sistema di fossati e bastioni (si veda la voce Fosso Reale).

Il popolamento della città buontalentiana fu favorito dall'emanazione, tra il 1590 ed il 1603, delle cosiddette "Leggi Livornine", che garantivano, per gli abitanti di Livorno, libertà di culto e di professione religiosa e politica a chiunque fosse stato ritenuto colpevole di qualsiasi reato (con alcune eccezioni, tra le quali l'assassinio e la "falsa moneta"). Invece, dal punto di vista economico, l'istituzione del porto franco portò ad un proliferare di attività commerciali spesso legate alle intense attività portuali.[9]

Nel XVIII secolo, la fine della dinastia medicea e l'avvento dei Lorena non ostacolarono l'espansione cittadina, con la formazione di grandi sobborghi suburbani a ridosso delle fortificazioni buontalentiane. Anche dal punto di vista culturale il Settecento portò ad un proliferare delle arti in genere ed in particolare dell'editoria; qui vennero pubblicati Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria (nel 1764, in forma anonima) e, nel 1770, la terza edizione dell'Encyclopédie ou Dictionnaire raisonnè des Sciences, des Arts et des Mètieres di Diderot e D'Alembert, in una stamperia ricavata nel vecchio Bagno dei forzati.[10]

Piazza Grande nel XIX secolo
Piazza Grande nel XIX secolo
Gli ottocenteschi palazzi lungo il Fosso Reale
Gli ottocenteschi palazzi lungo il Fosso Reale

Tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento la città subì l'assedio delle truppe francesi, capeggiate da Napoleone Bonaparte, degli Spagnoli e degli Inglesi. La Restaurazione e il ritorno al potere dei Lorena con Ferdinando III e poi Leopoldo II, permise la realizzazione di grandi opere pubbliche, come il completamento dell'Acquedotto di Colognole, mentre le fortificazioni medicee furono in gran parte smantellate per far posto ad eleganti palazzi della borghesia livornese.

Tuttavia i moti rivoluzionari del 1849 precedettero di pochi anni la definitiva annessione del Granducato di Toscana al Regno d'Italia. Con l'unità d'Italia, nel 1868 furono abolite le franchigie doganali di Livorno, che porteranno ad un drastico calo delle attività commerciali e dei traffici marittimi, ma la successiva fondazione del Cantiere navale Orlando farà cambiar volto alla città trasformandola rapidamente in un importante centro industriale.[11] Sul finire del medesimo secolo, il prestigio della città, ormai prossima ai 100.000 abitanti, fu sancito dall'istituzione della celebre Accademia Navale.

Gli inizi del XX secolo portarono ad un fiorire di numerosi progetti architettonci ed urbanistici: dagli eleganti stabilimenti termali e balneari, che avevano fatto di Livorno una delle mete turistiche più ambite sin dalla prima metà dell'Ottocento, alla nuova stazione ferroviaria della linea Livorno - Cecina sino ai piani di risanamento del centro. Poco prima dell'avvento del Fascismo, Livorno fu teatro della fondazione del Partito Comunista Italiano, a seguito della scissione della corrente di estrema sinistra dal Partito Socialista Italiano.

L'affermazione del fascismo e l'ascesa politica di Costanzo Ciano portarono alla realizzazione di grandi opere pubbliche ed industriali, all'ampliamento dei confini provinciali e, al contempo, all'ideazione di massicci e scellerati piani di sventramento per la città, che mutarono parte dell'antico assetto urbanistico.[12]

Lo scoppio della seconda guerra mondiale e i successivi bombardamenti causarono la distruzione di gran parte della città storica e la morte di numerosi civili: ingenti danni si registrarono anche nelle aree industriali e portuali, che furono tra i principali obbiettivi delle incursioni aeree. La ricostruzione postbellica durò molti anni: lo sminamento di alcune zone del centro cittadino terminò solo negli anni cinquanta, mentre la cinquecentesca Fortezza Nuova ospitò baracche di sfollati fino agli anni sessanta.

Livorno acquistò il volto di una città moderna e fortemente industrializzata, ma la crisi avviata dal disimpegno della partecipazione pubblica nei grandi centri industriali ha portato negli ultimi anni ad uno spostamento del baricentro economico dall'industria pesante alle piccole e medie imprese e al terziario.

[modifica] Stemma, gonfalone, onorificenze

[modifica] Stemma

"Di rosso, alla fortezza torricellata di due, al naturale, la torre di destra [araldica] cimata da una banderuola d’argento svolazzante a sinistra con la legenda FIDES in nero, astata dello stesso; la fortezza movente da un mare d’azzurro ombrato d’argento."

Lo stemma si rifà ad uno più antico mostrante una torre in mezzo al mare e sormontato dalla lettera capitale latina "L". Nel 1605 il Gran Duca di Toscana Ferdinando I de' Medici concesse lo stemma attuale (riconosciuto poi dal Re d’Italia con decreto del 19 settembre 1929); mentre il 19 marzo 1606 la elevò al rango di città.

La "liburna" dei Romani, dalla quale potrebbe derivare il nome della città, era un’imbarcazione (brigantino o feluca): alcuni asseriscono che il primitivo stemma della città mostrava detta imbarcazione in luogo della fortezza. La parola "FIDES" pare una concessione della Repubblica Fiorentina a ricordo della fedeltà di Livorno contro l’armata che la assediò nel 1496 guidata dall'imperatore Massimiliano con Venezia e Genova alleate.

[modifica] Onorificenze conferite alla città

La città di Livorno è la XIXª tra le XXVII città decorate con Medaglia d'Oro come "Benemerite del Risorgimento nazionale" per le azioni altamente patriottiche compiute dalla città nel periodo del Risorgimento. Periodo, definito dalla Casa Savoia, compreso tra i moti insurrezionali del 1848 e la fine della prima guerra mondiale nel 1918.

Motivazione (11 marzo 1906): "In ricompensa del valore dimostrato dalla cittadinanza nella difesa fatta nelle giornate del 10 ed 11 maggio 1849. La coraggiosa difesa di Livorno dall'assalto austriaco del maggio 1849 costituisce l'ultimo episodio di una vicenda rivoluzionaria pressoché ininterrotta che ha caratterizzato l'intero biennio 1848-1849 e che ha fatto di Livorno il centro più importante del movimento democratico e repubblicano. Dopo la sconfitta piemontese di Novara, il 23 marzo 1849, gli Austriaci si spingevano verso sud ed entrarono il 1° maggio a Pisa, dove si prepararono all'assalto della città labronica. Dopo quarantotto ore di combattimenti furiosi, Livorno veniva espugnata."

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti


[modifica] Urbanistica e territorio

[modifica] Sviluppo urbanistico

Per approfondire, vedi la voce Stradario di Livorno.
Copia del progetto di Bernardo Buontalenti
Copia del progetto di Bernardo Buontalenti
Quartiere della Venezia Nuova
Quartiere della Venezia Nuova

L'avvio dello sviluppo urbanistico di Livorno coincise con il piano redatto da Bernardo Buontalenti nella seconda metà del XVI secolo: fino ad allora infatti il piccolo borgo labronico era costituito da un pugno di case poste attorno ad una piccola insenatura. Il progetto buontalentiano per la nuova città voluta dai Medici era caratterizzato da una serie di possenti fortificazioni circondate da un fossato, che conferiva alla città una forma pentagonale. In fase realizzativa il disegno fu però mutato per dare maggiore importanza alla Fortezza Nuova. Al centro dell'abitato fu innalzato il Duomo, aperto su una vasta piazza d'armi (attuale piazza Grande).

All'inizio del Seicento le citate Leggi Livornine richiamarono in città numerosi abitanti, tanto che si rese necessario costruire un nuovo quartiere posto a nord, nelle aree comprese tra le fortezze Nuova e Vecchia; la zona, attraversata da molti canali e dal fossato difensivo della città pentagonale, assunse pertanto il nome di Venezia Nuova. Un secondo ampliamento del medesimo quartiere venne messo in atto pochi decenni dopo, intorno al XVIII secolo; lungo i canali della Venezia, posti in diretta comunicazione col porto, sorsero pertanto numerosi magazzini, ubicati al di sotto del piano stradale.

Successivamente, il 16 dicembre 1776, il granduca Pietro Leopoldo abolì il divieto di costruire nelle immediate vicinanze delle fortificazioni. L'iniziativa granducale portò ad uno sviluppo dei quartieri esterni alla città pentagonale. I primi importanti piani per l'assetto urbanistico dei sobborghi risalgono agli anni venti dell'Ottocento, quando Luigi de Cambray Digny stese i progetti per il quartiere del Casone, nella zona dell'attuale piazza Cavour. La realizzazione della cinta daziaria, decisa nel 1834, chiuse insieme la città e sobborghi; parallelamente Luigi Bettarini lavorò allo smantellamento dei baluardi medicei lungo il Fosso Reale e realizzò la grande piazza oggi nota come piazza della Repubblica. Frattanto, intorno alla metà del secolo, lo sviluppo delle attività legate alla villeggiatura e agli stabilimenti balneari diedero avvio alla formazione una elegante passeggiata a mare, che raggiunse dapprima l'antico borgo di Ardenza e, successivamente, Antignano. L'ultimo periodo del granducato lorenese fu caratterizzato anche da un potenziamento delle infrastrutture portuali ed industriali, nelle aree a nord della città.

All'inizio del Novecento, le precarie condizioni igieniche di alcuni isolati del centro furono motivo per l'edificazione di un nuovo quartiere popolare nei pressi della Stazione Centrale. L'avvento del Fascismo coincise con l'affermazione industriale della città, mentre nuovi quartieri per gli operai, costituiti da alloggi supereconomici, sorsero nelle aree a ridosso degli stessi stabilimenti industriali. Questi infelici modelli urbanistici e architettonici furono ripresi nell'immediato dopoguerra, quando, nell'emergenza dovuta alla carenza di abitazioni, si innalzarono i quartieri di Sorgenti e Corea.[13] Frattanto il centro storico, duramente colpito dai bombardamenti del 1943, fu quasi interamente ricostruito con scarso rispetto per le strutture preesistenti e per gli antichi allineamenti stradali. Pochi anni dopo, intorno al 1960, su progetto iniziale di Luigi Moretti, fu costruito l'abitato de La Rosa, mentre negli anni settanta cominciarono i lavori per l'urbanizzazione di Salviano, ampliamenti che di fatto saldarono definitavamente la città a quelli che un tempo erano i borghi esterni di Ardenza, Antignano e Montenero. Più recenti invece i quartieri di La Leccia e La Scopaia, sorti nella fascia situata tra Livorno e le colline.

Palazzo del quartiere La Rosa
Palazzo del quartiere La Rosa

Sul finire degli novanta l'amministrazione comunale ha avviato i lavori per il nuovo comparto di "Porta a Terra", una vasta cittadella commerciale che è andata ad inserirsi tra la Stazione Centrale e il nuovo palazzetto dello sport. I lavori relativi alle principali strutture (centro commerciale, cinema multisala e albergo) sono stati portati a termine nei primi anni del nuovo millennio; ciò nonostante il progetto per la realizzazione di un sottopassaggio stradale sulla vicina linea ferroviaria, atto a collegare direttamente Porta a Terra con il viale Carducci, non ha ancora avuto seguito.

Infine, al 2007[14] risale l'avvio della costruzione, nelle aree in parte dismesse dell'ex Cantiere navale Fratelli Orlando (ora Cantieri Benetti), della "Porta a Mare", un quartiere residenziale e commerciale che sorgerà a margine del nuovo porto turistico.

[modifica] I borghi suburbani

I borghi suburbani rappresentano gli antichi villaggi sviluppatisi nel tempo all'esterno della città fortificata di Livorno; nel corso del Novecento questi centri, già parte integrante del territorio comunale labronico, furono definitivamente saldati alla città con la costruzione di nuovi quartieri intermedi, ultimo tra tutti quello del cosiddetto "Nuovo Centro" (o quartiere San Martino), un insediamento commerciale e residenziale di prossima realizzazione.[15]

Ardenza
Di origini remote, l'abitato si è sviluppato soprattutto nell'Ottocento, quando fu ampliata la strada litoranea proveniente dal centro di Livorno. Qui sono situati i Casini, un palazzo di forme neoclassiche la cui costruzione è legata allo sviluppo delle infrastrutture balneari.
Antignano
Sede di un'antico fortilizio mediceo, il borgo rappresenta il quartiere più meridionale della città, alla quale è legato dall'urbanizzazione avviata tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo lungo la passeggiata a mare. Negli ultimi decenni è divenuto un centro balneare molto frequentato.
Salviano
Toponimo d'origine romana, è situato nell'entroterra livornese; nel corso del XIX secolo fu inglobato nella città labronica. Qui si trova una chiesa in cui sono riconoscibili i resti di un'antica pieve romanica.
Montenero
È un borgo collinare, celebre per la presenza del Santuario mariano. Nei primi del Novecento fu presentato un piano di sviluppo della frazione che prevedeva la realizzazione di un grande stabilimento termale, ma non fu realizzato se non in minima parte con la costruzione di alcune ville.

[modifica] Le frazioni

Isola di Gorgona
Isola di Gorgona
Quercianella
È una frazione posta a pochi chilometri da Livorno, separata da Antignano da un tratto di costa roccioso dove si ergono alcune torri d'avvistamento. Immersa nella macchia mediterranea, rappresenta l'estremo meridionale del comune labronico.
Castellaccio
In epoca medioevale qui si innalzava il cosiddetto Castello delle Formiche, menzionato già nel 1284. Sui resti di questa fortificazione fu edificata una grande villa che ancora oggi è l'elemento più caratterizzante del borgo.
Limoncino
È una piccola frazione costituita da meno di 200 abitanti che si trova sulla strada per la Valle Benedetta. Lo sviluppo è recente, ma nelle vicinanze si innalza una villa la cui presenza è attestata sin dal 949.
Valle Benedetta
Località posta sui Monti Livornesi, lungo la strada che da Salviano conduce a Colognole, fino alla fine del XVII secolo era un luogo selvaggio e inospitale. Qui, nel 1692, venne fondata una chiesa con un monastero.
Isola di Gorgona
È una piccola isola facente parte del territorio comunale di Livorno. Dista dalla costa 37 chilometri e fu abitata sin dai tempi antichi. Dopo il 1860 fu destinata ad ospitare una colonia penale.

[modifica] Luoghi d'interesse

Dopo le distruzioni subite nel corso della seconda guerra mondiale e le successive mutilazioni inflitte alla città con la ricostruzione, Livorno ha perso gran parte del suo retaggio storico, anche se resistono vestigia delle sue varie fasi: in particolare la struttura del centro cittadino, un pentagono fortificato costruito secondo i criteri della città ideale del Cinquecento. Numerose poi sono le chiese, i templi ed i cimiteri di diverse confessioni religiose, simbolo di un perfetto connubio di razze e popolazioni diverse, che hanno influito notevolmente nella cultura cittadina. Questo spirito di reciproca tolleranza, unito in passato alla politica illuminata dei granduchi di Toscana, creò infatti un'intensa attività culturale. Importanti librerie e prestigiosi teatri animavano la vita della città: qui ad esempio fu pubblicata l'edizione italiana dell'Encyclopédie, mentre numerosi letterati, come Tobias Smollet o Carlo Goldoni, soggiornarono nelle amene località intorno a Livorno. Grandi opere d'architettura di pubblica utilità sorsero poi nella prima metà dell'Ottocento, quando la città iniziò ad affermare una vocazione turistica che porterà all'apertura di molti stabilimenti balneari in cui ancor oggi si avvertono gli echi di una lontana Belle époque.

Dal punto di vista architettonico, agli interventi tardorinascimentali collegati al dominio dei Medici, come il Palazzo Mediceo ed il Duomo, si affiancarono edifici caratterizzati dalla ricerca di un'estrema funzionalità, tutti ubicati all'interno del pentagono del Buontalenti. Il Settecento coincise con l'affermazione dei gusti tardobarocchi, riscontrabili soprattutto nel quartiere della Venezia Nuova, dove sorsero la chiesa a pianta longitudinale di San Ferdinando e quella centralizzata di Santa Caterina; tra gli edifici residenziali sono da segnalare il Palazzo Huigens e il vicino Palazzo delle Colonne di marmo, entrambi posti lungo la caratteristica via Borra. L'Ottocento vide l'affermazione del neoclassicismo: uno dei primi esempi fu il Teatro San Marco (1806), al quale faranno seguito una serie di spazi teatrali e arene per spettacoli diurni. Nella prima metà del medesimo secolo architetti quali Alessandro Gherardesca, Luigi de Cambray Digny, Pasquale Poccianti, Gaetano Gherardi, Giuseppe Cappellini, Angiolo della Valle e Luigi Bettarini contribuirono all'edificazione di acquedotti, chiese, palazzi, piazze di stampo neoclassico che mutarono completamente l'aspetto dell'antica città buontalentiana e dei suoi sobborghi, portando alla formazione della cosiddetta Livorno polytéchnique.[16] Il Novecento, aperto con le opere vagamente Liberty di Angiolo Badaloni (come lo Stabilimento termale Acque della Salute), si indirizzò, negli anni che precedettero la seconda guerra mondiale, sulla costruzione di strutture eclettiche (ad esempio il Palazzo della Galleria) e di stampo razionalista (come il Palazzo del Governo). Gli eventi bellici causarono la quasi completa ricostruzione del centro cittadino, dove Luigi Vagnetti innalzò il suo controverso Palazzo Grande. Nei successivi anni sessanta si registra la costruzione di due importanti edifici: la nuova Sinagoga e il Grattacielo di piazza Matteotti, opera rispettivamente di Angelo Di Castro e di Giovanni Michelucci.

[modifica] Acquedotti

Il Cisternone
Il Cisternone
Acquedotto Leopoldino
È un acquedotto cominciato sul finire del Settecento per alimentare la città. Le condotte, originandosi dalle sorgenti di Colognole, raggiungono Livorno dopo un percorso di diciotto chilometri incastonati tra le meravigliose colline che costituiscono il sistema dei Monti Livornesi. È gestito da ASA.
Cisternino di città
Progettato da Pasquale Poccianti per rifornire d'acqua il centro cittadino, è ubicato all'imbocco di via Grande, nell'area un tempo occupata dalle fortificazioni. In realtà questa cisterna non entrò mai in funzione e ha ospitato, dal dopoguerra la Casa della Cultura.
Cisternino di Pian di Rota
È un serbatoio neoclassico posto lungo il tracciato dell'Acquedotto Leopoldino e destinato alla depurazione e all'accumolo delle acque; il progetto si deve a Pasquale Poccianti che lo completò nel 1852. Alla fine dell'Ottocento fu distaccato dalla rete idrica cittadina.
Cisternone
È un monumentale serbatoio ancor oggi funzionante e posto ai margini della città ottocentesca, lungo il viale Carducci. Fu progettato dal Poccianti ed innalzato tra il 1829 ed il 1842. È tra i migliori esempi di architettura neoclassica realizzati in Italia.[17]

[modifica] Cimiteri monumentali

Per approfondire, vedi la voce Cimiteri di Livorno.
Piazzale del Famedio
Piazzale del Famedio
Famedio
Ubicato sul colle di Montenero, dinnanzi il santuario mariano, si tratta di una sorta di Pantheon dove sono sepolti livornesi illustri quali Giovanni Fattori e Francesco Domenico Guerrazzi.
Cimiteri ebraici
Gli unici giunti fino ai giorni nostri sono il Cimitero degli Ebrei di viale Ippolito Nievo (non più utilizzato e semiabbandonato) e quello prossimo al Cimitero comunale dei Lupi, ancora utilizzato.
Cimitero degli Inglesi di via Verdi
Tra i primi luoghi di sepoltura protestanti in Italia, custodisce la tomba di Tobias Smollet. Si trova nei pressi della chiesa di San Giorgio, già luogo di culto della comunità anglicana. Intorno al 1840 fu sostituito da un secondo cimitero.
Cimitero greco-ortodosso di via Mastacchi
Aperto intorno al 1840, ospita al suo interno la cappella della Dormizione di Maria, l'attuale sede delle celebrazioni religiose ortodosse dopo la distruzione della settecentesca chiesa della Santissima Trinità.
Cimitero della Congregazione Olandese Alemanna
È adiacente a quello greco-ortodosso e fu realizzato in sostituzione del più antico cimitero protestante detto Giardino degli Olandesi. Qui si trovano le tombe delle famiglie Mayer e Kotzian.

[modifica] Luoghi di culto

Per approfondire, vedi la voce Chiese di Livorno.
Il Duomo di Livorno in piazza Grande
Il Duomo di Livorno in piazza Grande
La settecentesca chiesa di Santa Caterina
La settecentesca chiesa di Santa Caterina
Tempio degli Olandesi Alemanni
Tempio degli Olandesi Alemanni
Duomo
Dedicato a San Francesco, fu iniziato alla fine del Cinquecento su progetto di Alessandro Pieroni. Successivamente fu ampliato con l'aggiunta di due cappelle laterali. Da segnalare il pregevole soffitto ligneo intagliato, andato perduto nel corso dell'ultima guerra mondiale, a seguito della quasi totale distruzione della chiesa.
Chiesa di San Ferdinando
Iniziata nel 1707 su progetto di Giovan Battista Foggini, fu conclusa nel 1716; in stile barocco, con una facciata incompleta, presenta una pianta a croce latina. Notevole il gruppo scultoreo conservato presso l'altare e opera di Giovanni Baratta, che rappresenta la liberazione degli schiavi. La chiesa era affidata all'ordine dei Trinitari.
Chiesa di Santa Caterina
Iniziata nel 1720 su progetto di Giovanni del Fantasia, fu consacrata nel 1755. A pianta ottagonale, la chiesa è caratterizzata da una grande cupola, alta 63 metri e ridotta all'aspetto di torrione a causa di problemi di natura statica. All'interno si può ammirare un notevole dipinto ad olio del Vasari.
Chiesa di Santa Maria del Soccorso
Fu costruita su progetto di Gaetano Gherardi a seguito della violenta epidemia di colera che nel 1835 causò oltre mille morti in città. Si tratta della più grande chiesa di Livorno (90 metri di lunghezza): la facciata è caratterizzata da tre finestre semicircolari, mentre l'interno, a croce latina, è suddiviso in tre navate, con una piccola cupola al transetto.
Santuario di Montenero
Il colle di Montenero, fin dalla prima metà del XIV secolo è meta di pellegrinaggi. L'attuale santuario risale al XVIII secolo ed al suo interno sono custoditi un numero rilevante di ex-voto. Sulla piazza antistante, sotto un loggiato, sono situate alcune tombe di livornesi illustri, come Francesco Domenico Guerrazzi e Giovanni Fattori.
Chiesa armena di San Gregorio Illuminatore
Fu costruita nei primi anni del Settecento. Danneggiata durante la seconda guerra mondiale, fu abbattuta durante la ricostruzione del centro cittadino. Oggi resta solo la facciata, mentre alcuni resti delle decorazioni interne sono abbandonati nel giardino pubblico di Villa Fabbricotti.
Chiesa di San Giorgio già anglicana
Sorta come chiesa anglicana, fu progettata da Angiolo della Valle e consacrata nel 1844. Di gusto neoclassico, presenta una facciata ornata da un portico sormontato da un frontone. Nel dopoguerra è stata restaurata e consacrata al culto cattolico.
Chiesa dei Greci Uniti
Fu costruita nei primi anni del Seicento e intitolata alla Santissima Annunziata. È stata la chiesa nazionale dei greci che prestavano il loro servizio sulle navi dell'Ordine di Santo Stefano. Semidistrutta durante la seconda guerra mondiale, è sopravvissuta pressoché intatta la facciata settecentesca. L'interno, ricostruito, ospita una preziosa iconostasi.
Chiesa greco-ortodossa della Santissima Trinità
Non più esistente, era stata inaugurata nel 1760 come la prima chiesa acattolica della Toscana. Fu demolita durante la costruzione del Palazzo del Governo, mentre i suoi arredi oggi si trovano nella cappella del Cimitero greco-ortodosso di via Mastacchi.
Chiesa valdese
In stile neogotico, fu costruita intorno alla metà dell'Ottocento e fu sede, fino ai primi anni del Novecento, della chiesa Presbiteriana Scozzese. Al fine di non turbare il clero cattolico, fu imposto al progettista di realizzare un edificio simile ad un palazzo, comprendente anche gli alloggi pastorali.
Sinagoga ebraica
L'antica sinagoga seicentesca, una della più grandi d'Europa, fu gravemente danneggiata nel corso dell'ultima guerra mondiale. Per volontà della comunità ebraica fu deciso di abbattere gli antichi resti e di costruire una nuova sinagoga, inaugurata nel 1962 e che nelle sue forme architettoniche richiama la Grande Tenda nella quale veniva custodita l'Arca dell'Alleanza.
Tempio della Congregazione Olandese Alemanna
Questa chiesa protestante, fu costruita in stile neogotico tra il 1862 e il 1864 su progetto dell'architetto Dario Giacomelli. La facciata è ornata da tre rosoni e finestre bifore, mentre l'interno presenta un'aula a pianta rettangolare aperta da finestre ogivali e una tribuna posta sopra il vestibolo d'ingresso. La chiesa è da anni in stato di completo abbandono.

[modifica] Monumenti

I Quattro mori
I Quattro mori
Palazzo delle Colonne di marmo
Palazzo delle Colonne di marmo
Per approfondire, vedi la voce Monumenti scultorei di Livorno.
Mausoleo di Ciano
È ciò che resta del mausoleo voluto dal regime fascista per il gerarca livornese Costanzo Ciano, deceduto nel 1939. È ubicato presso il colle di Montenero, dal quale si ha una splendida vista su Livorno, alcune isole dell'Arcipelago toscano e la Corsica.
Monumento a Ferdinando I detto dei Quattro mori
È uno dei simboli della città. È composto da un piedistallo sul quale si erge la statua marmorea del granduca Ferdinando I de' Medici (Giovanni Bandini, 1595) e, alla base, da quattro statue in bronzo (Pietro Tacca, 1623-1626) che raffigurano dei pirati in catene. Si innalza in prossimità della Fortezza Vecchia e avrebbe dovuto essere ornato con due fontane con mostri marini che oggi si trovano in piazza della Santissima Annunziata a Firenze.

[modifica] Palazzi

Per approfondire, vedi la voce Palazzi di Livorno.
Bottini dell'olio
Questo antico magazzino per la consevazione dell'olio si trova nel quartiere della Venezia Nuova e il nucleo originario risale al 1705. Oggi ospita numerose esposizioni, mentre il piano superiore è una sede, assieme ad altri edifici cittadini, della Biblioteca Labronica.
Casini d'Ardenza
Nell'Ottocento erano un'elegante struttura ricettiva suddivisa in numerosi appartamenti. Il progetto si deve a Giuseppe Cappellini, che per alcuni si ispirò al Crescent di Bath.
Complesso "A. Gherardesca"
Costruito intorno alla metà dell'Ottocento, in origine era un ricovero per poveri; fu progettato da Alessandro Gherardesca e completato da Angiolo della Valle. Oggi, proprietà della Provincia, ospita alcune istituzioni scolastiche e culturali.
Grattacielo di piazza Matteotti
Con i suoi 91 metri è l'edificio più alto di Livorno e rappresenta una delle architetture più significative del Novecento. È stato progettato negli anni cinquanta dal celebre Giovanni Michelucci su incarico del Ministero del Tesoro. Sorge a poca distanza dalla Villa Fabbricotti.
Hotel Palazzo
Si tratta di un grande e lussoso albergo ubicato davanti alla Terrazza Mascagni e caratterizzato da una imponente facciata sormontata da due caratteristiche torrette. Fu costruito nella seconda metà del XIX secolo per volontà di Bernardo Fabbricotti, già proprietario dell'omonima villa livornese.
Palazzo de Larderel
È il più sontuoso palazzo cittadino. Ubicato sulla via omonima, fu residenza della importante famiglia de Larderel. In origine era costituito da alcune palazzine isolate che furono unite intorno alla metà dell'Ottocento dietro ad una monumentale facciata, caratterizzata da un raffinato timpano riccamente decorato.
Palazzo delle Colonne di marmo
È uno dei più eleganti palazzi della Venezia Nuova, caratterizzato da numerose decorazioni in marmo. Fu eretto su disegno di Giovan Battista Foggini per conto della famiglia Gamberini; successivamente, nei primi anni del Novecento fu annesso all'adiacento Palazzo del Monte di pietà.
Palazzo Grande
Si trova al centro di piazza Grande, dove fu costruito nell'immediato dopoguerra. Progettato da Luigi Vagnetti, è costituito da due corpi di fabbrica distinti, collegati tra loro per mezzo di una galleria coperta. Da molti ritenuto il simbolo della scellerata ricostruzione cittadina, il Palazzo presenta tuttavia elementi architettonici di rilievo.[18]
Piazza della Repubblica
Piazza della Repubblica
Il Gazebo della Terrazza Mascagni
Il Gazebo della Terrazza Mascagni
Lo scoglio della Regina
Lo scoglio della Regina
Palazzo Maurogordato
Edificato su progetto di Giuseppe Cappellini intorno alla metà dell'Ottocento, è ubicato lungo il Fosso Reale. Con la sua mole severa ed imponente, impostata su un basamento di bugnato, richiama l'architettura degli antichi palazzi fiorentini.

[modifica] Piazze e strade principali

Per approfondire, vedi la voce Stradario di Livorno.
Lungomare
La passeggiata a mare labronica fu realizzata a partire dagli anni trenta dell'Ottocento, quando importanti palazzi e stabilimenti balneari sorsero lungo la costa compresa tra il porto e l'allora borgo di Ardenza. Col nuovo secolo il viale a mare fu prolungato fino ad Antignano; negli anni venti occorre ricordare la costruzione della Terrazza Mascagni, un vasto belvedere sul mare.
Piazza Attias
Si apre nel centro della città ottocentesca, nei pressi della chiesa di Santa Maria del Soccorso e del Teatro Goldoni; è una piazza di realizzazione recente, sorta negli anni settanta del XX secolo nell'area un tempo occupata dalla Villa Attias.