StrumentiAltre lingue
|
LinguaggioIl linguaggio è uno dei sistemi di segni adoperati nella normale comunicazione,tipicamente umano e dotato di caratteristiche del tutto peculiari. Un sistema di simboli finiti arbitrari combinati in accordo alle regole della grammatica (il linguaggio è possibile per mezzo di un qualunque sistema di segni usato per comunicare e prescinde dal suono, altrimenti non esisterebbero i linguaggi degli animali che comprendono emissione di odori e movimenti; qui si nega addirittura lo status di linguaggio ai gesti che vengono impiegati dall'uomo stesso per comunicare: LA DEFINIZIONE E' DA RITENERSI ERRATA E FUORVIANTE!!! Linguaggio: insieme dei fenomeni di comunicazione) per poter comunicare. I vari linguaggi usano suoni, combinazioni degli stessi e altri simboli per rappresentare oggetti, concetti, emozioni, idee e pensieri. La capacità di linguaggio si è sviluppata nell'uomo a seguito di mutamenti strutturali della cavità orale. In particolare l'arretramento dell'ugola ha reso l'essere umano capace di esprimere una gamma sonora variegata, capace di garantire una non generica nomazione del mondo.
[modifica] Le origini del linguaggioIl linguaggio è una prerogativa dell'uomo, senza il quale non sarebbe tale. Non esiste infatti in nessun altro essere vivente un linguaggio simile per complessità e livello di elaborazione. Il testo sacro della Bibbia parla più volte del linguaggio. Prima di tutto con l’affermazione che Dio è il verbo. Nella genesi Adamo appena creato inizia a dare un nome a tutte le cose che lo circondano. Poi quando Eva lo convinse a mangiare la mela, il linguaggio appare come mezzo di comunicazione. Ancora, quando gli uomini vogliono raggiungere il cielo costruendo la torre di Babele vengono puniti da Dio per l’arroganza dimostrata con la diversificazione dei linguaggi umani. Il problema delle origini del linguaggio umano si muove tra due posizioni, la prima che parla del linguaggio come innato, l’altra come una abilità appresa. Un'altra incertezza è se le tante lingue moderne derivino da una comune lingua originaria (ipotesi monogenetica) oppure da diversi ceppi primordiali (ipotesi poligenetica). Non c’è dubbio, comunque, che le lingue esistenti sono il risultato di un processo di differenziazione avvenuto nel corso dei millenni. A sostegno della teoria dell'origine sociale del linguaggio, vi fu il caso clamoroso del "ragazzo selvaggio" scoperto nel 1828 in Francia, che per i primi dodici anni di vita era vissuto allo stato brado, unicamente a contatto con gli animali. Nonostante tutti gli sforzi dell'équipe dello psicologo Jean Marc Gaspard Itard, il "selvaggio dell'Aveyron" non fu in grado di articolare null'altro che qualche parola. Gli esperti conclusero che nella formazione dell'intelligenza e del linguaggio, la socializzazione e l'interazione con l'ambiente sono fondamentali dal primo giorno di vita.[1] Il primo a dimostrare che il linguaggio rappresenti una risorsa importante nello sviluppo intellettivo, vista la sua funzione mediatrice tra l'ambiente e l'essere umano, fu Ivan Pavlov, che effettuò lunghi studi ed esperimenti sulle percezioni e rappresentazioni mentali, oltre che sulle elaborazioni dei segnali, dai quali si formano i concetti. Importanti ricerche in questo ambito furono realizzate da Jean Piaget, il quale sostenne la presenza di due fasi fondamentali di sviluppo: la prima è quella del linguaggio egocentrico (0-6 anni), costituito, per lo più, da ecolalie e monologhi, animismo e attribuzione ai nomi degli oggetti di una concretezza non reale; la seconda fase si espande nel linguaggio sociale, che prevede dialoghi e comunicazioni bilaterali. Bernstein elaborò la teoria che indicava nello stretto legame fra ambiente (familiare) e orientamento, influenzato dal ceto e dalla tipologia professionale, il tipo di linguaggio, forbito, ricco oppure povero e concreto, sviluppato dagli individui.[2] Noam Chomsky afferma che le analogie strutturali che si riscontrano nelle varie lingue, fanno ritenere che vi sia una grammatica universale innata fatta di regole che permettono di collegare il numero limitato di fonemi che gli organi vocali della specie umana sono in grado di produrre. I biologi evoluzionisti hanno avanzato una teoria, che darebbe un fondamento evolutivo alla predisposizione umana alla lingua, basandosi su due concetti:
Sembra, dunque, che vi sia una base biologica di linguaggio nel patrimonio genetico della specie umana. [modifica] La variabilità dei linguaggi nello spazio e nel tempo
Le lingue così come nascono, possono anche morire. Succede infatti che a seguito di contaminazioni linguistiche dovute a conquiste e sottomissioni di popoli, una lingua prevalga su un’altra. Ogni lingua è quindi sottoposta a continua pressione sia per effetto dell’influenza delle lingue esterne sia per la costante necessità di modificarsi al suo interno per poter esprimere in modo adeguato le trasformazioni subite dalla comunità di parlanti. In Italia all’epoca dell’unificazione, il territorio era suddiviso in una molteplicità di vere e proprie lingue diverse che sono i dialetti di oggi, che erano sostenuti anche da una buona produzione letteraria, seconda solo al fiorentino che di fatto è diventato la lingua italiana. Ma la lingua italiana è diventata davvero diffusa solo dalla nascita della scuola elementare statale e dell’obbligo. In seguito l’italiano è stato rafforzato dai mezzi di comunicazione di massa. Restano comunque molto radicati i dialetti configurando l’Italia di oggi come un paese sostanzialmente bilingue. [modifica] La variabilità sociale nei linguaggiOgni barriera sociale è una barriera linguistica in quanto:
[modifica] Tipi di linguaggioIl linguaggio di ogni individuo cambia registro a seconda dell’interlocutore o degli interlocutori che ha di fronte.
Vygotskij sottolinea la differenza tra:
[modifica] Linguaggi non verbaliL'uomo possiede, oltre ad un linguaggio verbale assai articolato, diversi linguaggi non verbali che si possono esprimere con comportamenti cinetici come i gesti, i movimenti del corpo, l'espressione della faccia. Vi sono inoltre degli atteggiamenti (tonalità della voce, pianto, riso, sbadiglio, sospiro, interruzione), costituenti il paralinguaggio, che servono, da soli o insieme al linguaggio, ad esprimere le proprie emozioni. Tra i linguaggi non verbali sono da prendere in considerazione anche l'uso dello spazio (una stanza più grande ad una persona più importante, il tenere a distanza una persona in segno di rispetto o starle vicino in segno di confidenza) e l'utilizzo di certi artefatti, come abiti e cosmetici che molto spesso servono più delle parole. Un importante linguaggio non verbale è il linguaggio dei segni. Esso è un vero e proprio linguaggio naturale: esperimenti di neurolinguistica dimostrano che, se la lingua dei segni viene acquisita come lingua nativa, coinvolge le stesse aree cerebrali di una lingua naturale. [modifica] Note
[modifica] Bibliografia
[modifica] Voci correlate[modifica] Altri progetti
[modifica] Collegamenti esterni |