Il Signore degli Anelli

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Il Signore degli Anelli
Titolo originale The Lord of the Rings
L'unico Anello, potente oggetto magico nel quale Sauron, l'antagonista del romanzo, ha infuso la maggior parte del suo potere.
Autore: J.R.R. Tolkien
Anno
(1ª pubbl.):
1955
Genere: romanzo
Sottogenere: fantasy
Ambientazione: Terra di Mezzo
Anno di ambientazione: 3001 - 3021 Terza Era[1]
Protagonista:

Frodo Baggins

Coprotagonisti:
Antagonista:

Sauron
Saruman

Personaggi secondari:

Aragorn
Samvise Gamgee
Peregrino Tuc
Meriadoc Brandibuck
Gandalf
Gimli
Legolas
Faramir
Boromir
Éowyn
Théoden

Serie:
Preceduto da:
Seguito da:
EDIZIONE SEGNALATA
Anno: 2004
Editore: Bompiani
Edizione:
Traduzione: Vicky Alliata di Villafranca
Collana: I libri di Tolkien
Pagine: 1249
Capitoli 62
ISBN 8845292614
ISSN
ALTRA EDIZIONE SEGNALATA
Titolo:
Anno:
Editore:
Edizione:
Traduzione:
Collana:
Pagine:
Capitoli
ISBN
ISSN
Progetto Letteratura

Il Signore degli Anelli (titolo originale in inglese: The Lord of the Rings) è un romanzo epico fantasy scritto da John Ronald Reuel Tolkien e ambientato alla fine della Terza Era, nell'immaginaria Terra di Mezzo.

Scritto a più riprese tra il 1937 e il 1949, fu pubblicato in tre volumi tra il 1954 e il 1955. Tradotto in almeno 38 lingue,[2] con decine di riedizioni ciascuna, resta una delle più popolari opere letterarie del XX secolo.

La narrazione riprende dove si era interrotto un precedente romanzo di Tolkien, Lo Hobbit, ma la storia di «Frodo dalle nove dita e l'Anello del Fato»[3] narrata nel cosiddetto Libro Rosso dei Confini Occidentali[4] si inserisce ora in un'ambientazione di più ampio respiro, attingendo pienamente al vasto corpus storico, mitologico, linguistico creato ed elaborato dall'autore nel corso di tutta la sua vita. Essa narra della missione di nove Compagni, la Compagnia dell'Anello, la quale rappresenta tutte le genti dei Popoli Liberi della Terra di Mezzo, partiti per distruggere il più potente Anello del Potere, che renderebbe invincibile il suo padrone Sauron se solo ritornasse nelle sue mani.

L'intera saga ha esercitato nel tempo un influsso culturale e mediatico a diversi livelli, ottenendo attenzione sia da parte di critici, autori e studiosi (sono stati infatti prodotti molti saggi e ricerche, anche a livello accademico, sui testi tolkieniani) che da parte di semplici appassionati che hanno dato vita a gruppi e associazioni culturali, come le varie società tolkieniane, sparse in tutto il mondo.

Il romanzo ha ispirato, e continua ad ispirare, libri, videogiochi, illustrazioni, composizioni musicali, ed è stato adattato per la radio, il teatro ed il cinema, come nel caso della recente trilogia diretta da Peter Jackson.

Indice

[modifica] Genesi dell'opera

[modifica] Linguaggio e mitopoiesi

Già a partire dai primi anni del XX secolo, Tolkien ideò una lingua artificiale, il Quenya, ispirandosi in parte al finlandese. Fu proprio l'invenzione di questa "nuova" lingua che spinse l'autore britannico ad immaginare un popolo che fosse in grado di parlarla, e di conseguenza la storia che questo popolo poteva avere vissuto.

Tolkien esprime con chiarezza i suoi intenti creativi e il suo approccio narrativo innanzitutto nel saggio Sulle fiabe (On Fairy-Stories del 1947, pubblicato in italiano in Albero e foglia e ne Il medioevo e il fantastico) e in alcune lettere, raccolte ne La realtà in trasparenza.

Il Signore degli Anelli, come le altre sue opere, nasce direttamente dalla sua passione da filologo per la lingua e la letteratura anglosassone («Iniziai con il linguaggio e mi ritrovai ad inventare leggende dello stesso sapore»[5]) e dal desiderio di creare una mitologia originale inglese che, pur artificiale, colmasse, nell'immaginario collettivo, la carenza che ravvisava in quella storica: «Fin da quando ero piccolo la povertà del mio amato paese mi rattristava: non possedeva delle storie veramente sue. [...] Desideravo creare un insieme di leggende più o meno connesse fra loro, dalle più complicate e cosmogoniche fino alle favole romantiche... e volevo semplicemente dedicarlo all'Inghilterra, al mio paese.»[6]

Iniziò così a prendere corpo l'insieme di racconti e annotazioni sulla Terra di Mezzo che vennero successivamente raccolti dal figlio Christopher ne Il Silmarillion, e che avrebbero fornito nomi, personaggi, creature e luoghi alla trama de Lo Hobbit[7], l'opera che ha direttamente preceduto Il Signore degli Anelli.

Il Signore degli Anelli compendia parte di questa creazione mitopoietica, oltre che nella struttura narrativa, anche in sei corpose appendici accluse al termine del libro, ma è nelle opere postume come Il Silmarillion e i dodici volumi di The History of Middle-earth (La storia della Terra di Mezzo, parzialmente inedita in italiano) che sono presenti i primi abbozzi di uno dei temi centrali del romanzo, la guerra dell'Anello contro Sauron il Grande, le origini degli Anelli del Potere e gli eventi che hanno preceduto e seguito la loro creazione. In queste opere sono contenute le storie epiche e talvolta poetiche di tutti i popoli di Arda (elfi, uomini, nani, orchi) e dei loro eroi ed esponenti più significativi. Le loro storie sono le fondamenta che stanno alla base de Il Signore degli Anelli; e quattro hobbit, appartenenti ad un popolo che non cerca né fama, né gloria, si ritrovano coinvolti in una grande avventura,[8] iniziata il giorno in cui il «signor Bilbo Baggins di Casa Baggins annunziò che avrebbe presto festeggiato il suo centoundicesimo compleanno con una festa sontuosissima».[9]

[modifica] La stesura

Tolkien iniziò a scrivere Il Signore degli Anelli dietro richiesta dell'editore londinese Stanley Unwin di dare un seguito a Lo Hobbit, pubblicato nel 1937. La stesura dei primi capitoli fu difficoltosa e la trama della storia molto incerta, tanto che l'autore inglese diede un titolo all'opera solo nell'agosto dell'anno seguente. Le pressioni dell'editore, unite alla difficile situazione familiare e economica,[10] avevano reso ancora più complicato il lavoro.

In data 19 dicembre 1937, Tolkien comunicò al signor Furth della Allen & Unwin di aver completato il primo capitolo: «Ho scritto il primo capitolo di una nuova storia sugli Hobbit: "Una festa a lungo attesa". Buon Natale.» Nel febbraio 1938, questo capitolo venne battuto a macchina e spedito all'attenzione di Rayner Unwin, il giovane figlio del suo editore; lo scrittore chiese al bambino di fargli da critico: come per Lo Hobbit, che aveva scritto per i propri figli, così anche il «seguito allo Hobbit», nella concezione iniziale, non poteva, infatti, che riprenderne i caratteri di letteratura per l'infanzia.

Il 17 febbraio, in una missiva in cui accennava il proposito di pubblicare Mr. Bliss,[11] e il giorno seguente, rispondendo ai complimenti di Rayner [12], Tolkien espresse il timore di essersi arenato, di non riuscire ad andare oltre al suo spunto iniziale avendo esaurito i temi narrativi migliori nella pubblicazione precedente. Ma di lì a un mese la situazione iniziò a sbloccarsi: l'autore comunicò all'editore di essere giunto al terzo capitolo, «ma [ancora] i racconti tendono a sfuggire di mano e anche questo ha preso una svolta inaspettata»;[13] una "svolta" non gradita da Unwin che criticò i due nuovi capitoli affermando che contenevano troppo "linguaggio Hobbit", una valutazione condivisa, nella lettera di risposta, da Tolkien stesso che si propose di limitarsi ammettendo di divertirsi di più a scrivere in quel modo che a portare avanti effettivamente la trama. [14]

Come traspare da questo primo carteggio, lo scrittore non aveva inizialmente le idee chiare sulla stesura de Il Signore degli Anelli, ma ciò dipendeva in parte dal suo stile narrativo;[15] affermò di essersi messo in qualche modo ad osservare ciò che facevano i suoi personaggi alla festa di Bilbo[16], per vedere se fosse accaduto qualcosa di curioso, aspettando che gli Hobbit e Gandalf combinassero qualcosa che facesse scaturire tutta l'avventura, proprio come nelle pagine iniziali del precedente romanzo quando un improvviso invito, rivolto ad uno stregone, a prendere un tè avrebbe sconvolto per sempre la tranquilla routine esistenziale di Bilbo.[17]

La critica di Unwin ebbe, comunque, poco successo e gli Hobbit continuarono a parlare in modo buffo e a comportarsi fanciullescamente perché tale era la loro natura; la differenza tuttavia fra il modo di parlare degli Hobbit e degli altri personaggi del romanzo rimane riscontrabile pienamente solamente nell'edizione originale inglese e tende a perdersi, a causa della difficile resa, nella trasposizione in lingua italiana. Un giudizio articolato di Tolkien sul proprio modo di scrivere verrà sviluppato, tuttavia, solo più tardi, quando l'autore, nel suo saggio Sulle fiabe, spiegherà il concetto di "subcreazione" e con insistenza correggerà gli equivoci interpretativi rispondendo alle critiche di chi vedeva nel Signore degli Anelli un racconto allegorico.

La casa di J.R.R. Tolkien a Oxford
La casa di J.R.R. Tolkien a Oxford

Lo scoppio della seconda guerra mondiale coinvolse direttamente la famiglia Tolkien e sorprese l'opera ad un quarto circa della sua definitiva stesura, rallentandola; Michael, il secondo figlio dello scrittore, si era arruolato volontario nell'estate del 1940, partecipando alla battaglia d'Inghilterra del 1941 in difesa degli aerodromi, dove rimase ferito. Nell'estate del '43 Christopher, il terzo figlio, fu chiamato nella Royal Air Force e nel 1944, dopo un periodo di addestramento, trasferito in Sudafrica come pilota.

Le lettere datate fra il 1940 ed il 1945 sono quasi esclusivamente indirizzate ai figli ed in particolar modo a Christopher; ma sono anche ricche di particolari sul Signore degli Anelli e sulla sua ambientazione, e i capitoli del libro vengono spediti in Sudafrica accompagnati da accoratissime lettere attorno agli argomenti più disparati che coinvolgono gli affetti, la fede cristiana, le paure per la guerra e la sorte del figlio. Dopo il termine della guerra, l'attività di stesura del romanzo procedette di nuovo con regolarità, ma sarebbero occorsi ancora dieci anni per la pubblicazione nel 1954. A ridosso di questa data si susseguono lunghe lettere destinate agli editori che, nel frattempo, avevano perso interesse alla pubblicazione, soprattutto per le grandi dimensioni dell'opera, in quanto Tolkien desiderava che Il Signore degli Anelli fosse pubblicato assieme al Silmarillion.

[modifica] Le fonti

[modifica] Influenze

L'idea de Il Signore degli Anelli nacque come un'esplorazione personale del profondo interesse che Tolkien aveva per la filologia, per la religione (in modo particolare per il cattolicesimo, nonostante tentasse di creare una mitologia non correlata ad esso), e per le fiabe, specialmente quelle relative alla mitologia norrena; inoltre vi si riscontrano anche le cruciali influenze del servizio militare che lo scrittore prestò durante la Prima guerra mondiale.[18] Come ambientazione del suo romanzo, Tolkien creò un completo e dettagliato universo, , molte parti del quale furono influenzate, come lo stesso autore ammise, da diverse fonti.[19]

Tolkien una volta descrisse Il Signore degli Anelli ad un suo amico, il gesuita padre Robert Murray, come «un'opera fondamentalmente religiosa e cattolica, inconsciamente in un primo momento, ma consciamente durante la revisione».[20] Vi si ritrovano, infatti, molti temi teologici, come la battaglia del bene contro il male, il trionfo dell'umiltà sull'orgoglio, e l'attività della grazia divina. Oltre a questo, la saga include temi che spaziano dal concetto di morte e di immortalità, di misericordia e di peccato, di resurrezione, salvezza e sacrificio fino alla giustizia e al libero arbitrio. Infine Tolkien, nelle sue lettere, rende esplicito il fatto che il passo «...non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male» del Padre Nostro fu da lui tenuto molto presente nelle descrizioni delle lotte interiori di Frodo contro il potere dell'Unico Anello (cfr. il paragrafo Temi cristiani).

Motivi religiosi non solo cristiani, comunque, sono largamente presenti nella Terra di Mezzo di Tolkien. Gli Ainur, per esempio, una razza di esseri angelici creatori del Mondo, comprendono i Valar, il pantheon di "déi" responsabili del mantenimento di tutte le cose, dal cielo al mare, dai sogni al fato avverso, e i loro servitori, i Maiar. Le figure dei Valar evocano fin troppo chiaramente le mitologie greca e norrena, ma essi (gli Ainur in generale e lo stesso mondo) sono tutte creazioni di una divinità monoteistica, Eru Ilúvatar, l'"Unico". Poiché qualsiasi esplicito riferimento alla religione è stato intenzionalmente tolto ne Il Signore degli Anelli (a parte alcune citazioni, come "il Grande Nemico" maestro di Sauron, cioè Morgoth, "Elbereth Regina delle Stelle", cioè Varda, e infine "l'Uno" nell'appendice A), troviamo informazioni a questo proposito nelle varie versioni del materiale contenuto nel Silmarillion. Altri elementi mitologici non cristiani presenti nell'opera, sono, ad esempio, gli esseri viventi non umani (Elfi, Nani, Hobbit, Ent e molti altri), Tom Bombadil (la cui natura non è mai stata chiarita dall'autore), e gli spiriti o fantasmi delle Tumulilande.

Le mitologie del nord Europa sono spesso le più riconoscibili influenze non cristiane di Tolkien. I suoi Elfi e i Nani sono largamente basati sulla mitologia germanica; nomi come "Gandalf", "Gimli" e "Terra di Mezzo", per esempio, sono direttamente derivati dalla mitologia norrena. La figura di Gandalf, in particolare, è influenzata dalla divinità germanica Odino, nella sua incarnazione di vecchio con un occhio solo, una lunga barba bianca, un cappello a tesa larga e un bastone; Tolkien stesso disse di pensare a Gandalf come un «viandante odinico» in una lettera del 1946.

Sarehole Mill, parte dei luoghi che hanno influenzato il giovane Tolkien
Sarehole Mill, parte dei luoghi che hanno influenzato il giovane Tolkien

Tolkien potrebbe anche aver preso in prestito alcuni elementi dalla Saga di Volsung, la base per il successivo Nibelungenlied in alto tedesco medio e per la trilogia di Richard Wagner L'anello del Nibelungo; entrambe le opere, infatti, trattano di un anello d'oro e di una spada spezzata che viene riforgiata: nella Saga di Volsung, questi oggetti hanno nome Andvaranautr e Gramr e si possono facilmente ricollegare all'Unico Anello e a Narsil. Comunque Tolkien una volta scrisse in risposta ad un traduttore svedese che faceva presente come l'Unico Anello fosse «in un certo modo» l'anello di Wagner: «Entrambi gli anelli sono rotondi, e le somiglianze finiscono qui».[21] La mitologia finlandese, e più precisamente il poema epico Kalevala, fu ancora riconosciuta da Tolkien come fonte per la Terra di Mezzo.[22] In un modo simile al Signore degli Anelli, la trama del Kalevala si accentra attorno ad un magico oggetto dai grandi poteri, il Sampo, che dona molta fortuna a colui che lo possiede, ma senza rivelare la sua esatta natura: come l'Unico Anello, il Sampo è conteso tra le forze del bene e quelle del male, e scompare dal mondo una volta distrutto, alla fine della storia. Altro parallelo può essere fatto per quanto riguarda il mago Väinämöinen, che è molto simile a Gandalf nella sua natura immortale e saggia, ed entrambe le opere terminano con lo stregone che si allontana su una nave oltre il mondo mortale. Tolkien basò anche il Quenya sulla lingua finlandese.[23]

Anche il Macbeth di Shakespeare influenzò l'opera di Tolkien. Per la distruzione di Isengard da parte degli Ent, infatti, si ispirò all'episodio della tragedia in cui la foresta di Birnam (un villaggio vicino Dunkeld, in Scozia) si muove verso le colline di Dunsinane: Tolkien pensò che l'espediente degli uomini travestiti da cespugli, usati nel Macbeth, non fosse abbastanza impressionante, e perciò pensò di usare creature simili agli alberi.[24]. Inoltre per alcuni la profezia fatta dalle streghe a Macbeth, secondo cui egli non verrà ucciso da alcun uomo nato da donna, riecheggia fortemente nella profezia di Glorfindel sul Re Stregone di Angmar

Per finire, come abbiamo detto, Il Signore degli Anelli riflette molto dell'esperienza di Tolkien sul fronte della prima guerra mondiale, e di quella del figlio nella seconda. L'azione centrale del libro, il climax di una guerra che, alla sua conclusione, termina un'era, è l'evento che contrassegna diversi poemi della letteratura nordica, ma è anche un chiaro riferimento alla Grande Guerra, che a suo tempo fu definita, a causa del drammatico esito, "l'ultima guerra".

Dopo la pubblicazione del Signore degli Anelli, molti specularono sulle numerose allegorie che possono essere trovate nell'opera: sia il nuovo tipo di società industriale, che distrugge e non tiene conto dell'ambiente (nell'esercito di Orchi che deforestano Isengard per avere abbastanza legname per le loro macchine), sia più specificamente il ruolo dell'Anello, che venne spesso associato alla bomba atomica. Tolkien, però, specificò nella prefazione del romanzo che non sopportava le allegorie, e che quindi nel libro non ve ne erano, e sarebbe inutile e non veritiero non considerare una dichiarazione così esplicita da parte dell'autore stesso. A sostegno di questa tesi, inoltre, c'è da dire che Tolkien aveva già completato gran parte del libro, incluso il finale, prima che le bombe nucleari scoppiassero su Hiroshima e Nagasaki, nell'agosto del 1945.

Il concetto di "anello del potere" è presente anche nella Repubblica di Platone, nel mito dell'Anello di Gige, dove un pastore, Gige, trova un anello magico che rende invisibili, e sentendosi al riparo dalla vista altrui, nonostante che fosse sempre stato un uomo onesto, ne approfitta per uccidere il re e sedurne la moglie, prendendo il potere. Tuttavia, cercare un preciso anello come fonte dell'Unico può essere un tentativo inutile: si ricordi che il tòpos dell'anello dotato di particolari funzioni è largamente presente in tutta la nostra cultura, e si potrebbero citare molti romanzi medievali che mettono in scena un anello magico.

Tolkien, inoltre, si ispirò alla sua infanzia a Sarehole (un villaggio adesso parte di Birmingham) e a Birmingham per creare alcuni paesaggi e personaggi.[25] È stato inoltre suggerito che La Contea e i suoi dintorni siano basati sul territorio attorno allo Stonyhurst College nel Lancashire, dove Tolkien sostava di frequente negli anni quaranta del Novecento.[26]

[modifica] Fonti letterarie

Passando alle fonti letterarie da cui si presume si sia ispirato Tolkien,[27] l'opera che maggiormente lo influenzò è sicuramente il Beowulf, testo in antico inglese da lui approfonditamente studiato,[28] e che intreccia storia e fiaba in modo particolarmente efficace. Altre opere anglosassoni che potremmo citare sono poemi quali La rovina, L'errante, La battaglia di Maldon (della quale egli scrive un seguito ne Il ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm[29]), Maxims I e II, Exodus,[30] un singolare esempio di materiale cristiano elaborato in stile eroico, ed infine Finn e Hengest[31], i cui temi principali sono la storia, la continuità dell'ideale eroico, e i rapporti tra il pensiero cristiano e quello pagano (queste ultime due opere sono uscite edizioni curate da Tolkien stesso[32]).

Si è già detto della Saga di Volsung, cui potremmo aggiungere l'Edda in prosa di Snorri Sturluson. Importantissime sono anche le fiabe popolari dell'Europa nord-occidentale, uscite in numerose raccolte a partire dall'Ottocento (seguendo l'esempio dei fratelli Grimm: altre raccolte importanti sono The Shadow-walkers, Popular Tales from the Norse, English Fairy Tales), e le ballate folcloriche (per esempio The English and Scottish Popular Ballads o Danmarks gamle Folkeviser). Racconti popolari del Kentucky potrebbero essere all'origine dei «buoni nomi campagnoli» come Boffin, Baggins e altri, come testimonia un amico di Tolkien cui egli chiedeva queste storie.[33]

Interessanti per tematiche e motivi sono anche i romanzi medievali, alcuni dei quali furono curati dallo stesso Tolkien (Sir Gawain, Pearl, Sir Orfeo[34][35], Ancrene Wisse[36][37]), o i romanzi cavallereschi tedeschi. Citiamo in particolare il Brut di Layamon, ricettacolo di tradizioni (e da cui l'autore riprende la parola dwimmerlaik, usata da Éowyn), le leggende di san Michele e San Brandano che costituiscono spunti più tardi, e i Lai di Maria di Francia. Infine non possiamo non nominare l'Imram: il viaggio di Bran figlio di Febal, poema irlandese.

Alcune opere storiografiche pure potrebbero avere influenzato Tolkien, come Declino e caduta dell'Impero Romano di Edward Gibbon (ad esempio vi si trovano i nomi "Radagaisus" Radagast e "Fredegarius" Fredegario), la Storia dei Danesi di Saxo Grammaticus, oppure una Storia dell'arte della guerra nel Medioevo di Charles Oman, i cui Longobardi (e in generale le tribù germaniche) somigliano palesemente ai cavalieri del Mark.

Sul versante della letteratura moderna, infine, Tolkien potrebbe aver tratto ispirazione da George MacDonald con le sue fiabe La principessa e il goblin del 1872, La principessa e Curdie del 1882, Phantastes del 1858 e Lilith del 1895 (a detta dello stesso Tolkien, quest'ultima sarebbe l'opera a cui più si è ispirato), oltre che da William Morris, autore de Il bosco dietro al mondo (forse ispirazione per la foresta di Fangorn), La casa dei Wolflings nel 1888, Le radici della montagna nel 1889 (ispirazione per Gollum), La piana brillante nel 1891 (che tratta della ricerca delle Terre Imperiture); tutti romanzi, questi, che cercano di riprodurre il fascino delle storie eroiche. Infine possiamo aggiungere all'elenco anche Rudyard Kipling con Puck delle colline (1906) e Storie e leggende (1910).

[modifica] Pubblicazione

[modifica] Edizione inglese e forma editoriale

L'opera era inizialmente concepita da Tolkien per essere pubblicata in un unico grande volume, ma la crisi economica post-bellica rese impossibile reperire così grandi quantità di carta. Il romanzo fu dunque diviso in tre volumi, ciascuno contenente due libri:

L'autore, però, non amò il titolo dato al terzo ed ultimo libro della sua opera, Il ritorno del Re, ritenendo che facesse intuire troppo dello sviluppo finale della storia. Inizialmente Tolkien aveva infatti suggerito il titolo La guerra dell'Anello (The War of the Ring), che non venne accettato dagli editori.[38]

I sei libri in cui è divisa l'opera non hanno titoli ufficiali; in una lettera, Tolkien suggerisce:

  • Libro I: Il ritorno dell'ombra (The return of the Shadow)
  • Libro II: La Compagnia dell'Anello (The Fellowship of the Ring)
  • Libro III: Il tradimento di Isengard (The Treason of Isengard)
  • Libro IV: Il viaggio a Mordor (The Journey to Mordor)
  • Libro V: La guerra dell'Anello (The War of the Ring)
  • Libro VI: Il ritorno del Re (The Return of the King)

Per la grandissima diffusione dell'edizione in tre volumi, in uso ancora oggi, solitamente ci si riferisce alla "trilogia del Signore degli Anelli"; questo, però, è un termine tecnicamente sbagliato, dal momento che il libro fu scritto e concepito come un unicum. Le originali tre parti vennero pubblicate per la prima volta dalla Allen & Unwin negli anni 1954-1955, a distanza di alcuni mesi. Furono successivamente ristampate molte volte da diversi editori in uno, tre, sei o sette volumi.

Una delle edizioni inglesi più pregevoli rimane quella di HarperCollins, contenente cinquanta illustrazioni di Alan Lee, e pubblicata in occasione del centenario della nascita di Tolkien nel 1992. Esiste anche un'edizione inglese in sette volumi che segue la divisione in sei libri indicata da Tolkien, ma con le appendici spostate dalla fine del VI libro ad un volume separato.

[modifica] Edizione statunitense

Nei primi anni sessanta, Donald Allen Wollheim, un editore specializzato in fantascienza della Ace Books, si rese conto che Il Signore degli Anelli non era protetto dalle leggi statunitensi sul copyright, dal momento che l'edizione statunitense era stata realizzata saldando pagine stampate in Gran Bretagna per l'edizione britannica. La Ace Books pubblicò allora un'edizione del libro non autorizzata da Tolkien e senza pagare alcun compenso all'autore, il quale raccontò la verità ai numerosi fan statunitensi che gli scrivevano e che iniziarono a mobilitarsi contro la casa editrice. Le pressioni esercitate su Ace Books arrivarono al punto di forzare la casa editrice a cancellare la pubblicazione e a risarcire Tolkien, anche se con una cifra di entità inferiore a quella che sarebbe stata pagata in caso di una pubblicazione regolare.

Ad ogni modo, questo inizio difficile venne compensato ampiamente quando un'edizione autorizzata della Ballantine Books ebbe un incredibile successo commerciale. Per la metà degli anni sessanta il libro, grazie all'enorme diffusione avuta negli Stati Uniti, era diventato un vero e proprio fenomeno culturale. In breve tempo, esso venne tradotto – operazione non semplice – in numerosissime lingue, ottenendo diversi livelli di successo in tutto il mondo. Tolkien, un esperto di filologia, esaminò personalmente alcune di queste traduzioni, almeno quelle più importanti, commentandole e dando suggerimenti su ognuna, migliorando sia le traduzioni che il proprio lavoro. L'enorme successo popolare della saga epica di Tolkien aumentò, come avviene solitamente in questi casi, la richiesta di libri del genere fantasy che, grazie a Il Signore degli Anelli, fiorì per tutto il corso degli anni sessanta.

Come in tutti i campi artistici, un gran numero di opere derivate dall'opera principale apparirono in breve sul mercato. Nacque dunque il termine Tolkienesque ("Tolkieniesco", diverso dal più comune e non dispregiativo "Tolkieniano"), usato per indicare quei prodotti che ricalcano in qualche maniera personaggi, storia o argomenti de Il Signore degli Anelli: un gruppo di avventurieri impegnati in una lunga avventura per salvare un mondo di fantasia dalle armate di un oscuro signore.

[modifica] Edizione italiana

In Italia la prima pubblicazione (parziale) del libro avvenne nel 1967, quando l'editrice Astrolabio pubblicò La Compagnia dell'Anello nella traduzione, approvata da Tolkien stesso, di Vittoria (Vicky) Alliata di Villafranca. L'operazione non ebbe alcun successo, tant'è vero che l'editore decise di soprassedere alla pubblicazione degli altri due volumi. Solo nel 1970 l'editore Rusconi pubblicò finalmente il romanzo completo. La traduzione era ancora quella di Vicky Alliata, ma fu profondamente rivista e rimaneggiata dal curatore Quirino Principe, che non condivideva molte scelte traduttive.[39] Con poche variazioni, questo fu lo stesso testo che la Rusconi (e dal 2000 la Bompiani) continuò a ristampare anno dopo anno.

Nel 2003, sull'onda del successo dei film di Peter Jackson, fu pubblicata un nuova edizione del romanzo: sotto il coordinamento della Società Tolkieniana Italiana, tutto il testo fu digitalizzato e corretto, eliminando circa quattrocento errori e modificando la traduzione di alcuni termini (ad esempio, l'inglese Orc fu tradotto con "Orco" invece del precedente "Orchetto"). La nuova edizione non è comunque ancora definitiva, né priva di errori: in essa, per esempio, sono saltate circa trenta righe di testo alla fine del capitolo "Molti incontri".[40] Successivamente, Vicky Alliata avrebbe ribadito, al Convegno Endòre di Brescia del 21 marzo 2004, di avere in realtà seguito le indicazioni di Tolkien (in linea con i principi espressi successivamente in Guide to the names of the Lord of the Rings[41]) per tradurre Orcs con "Orchetti" e in generale per la resa in italiano dei termini scartati nella revisione effettuata da Principe.

Nel 2004-2005 è ricorso il cinquantennale della pubblicazione. Molti sono stati gli eventi organizzati in Italia e nel mondo: tra i più significativi il Tolkien's Fifty Years e le iniziative della Tolkien Society inglese, la più antica tra le società tolkieniane. Annualmente si tengono raduni in tutto il mondo, ad esempio "Oxonmoot" ad Oxford e "Hobbiton", organizzata dalla Società Tolkieniana Italiana (giunta alla sua XIV edizione), a San Daniele del Friuli.

[modifica] Abbreviazioni

Il libro e le sue varie parti possono essere indicate tra i fan sia in inglese che in italiano con varie abbreviazioni, acronimi delle iniziali dei libri:

Abbreviazioni
Inglese Italiano
The Lord of the Rings The Fellowship of the Ring The Two Towers The Return of the King Il Signore degli Anelli La Compagnia dell'Anello Le due Torri Il ritorno del Re
LotR FotR TTT RotK ISdA CdA DT RdR
LOTR FOTR TT ROTK ISDA CDA - RDR
LR FR - RK SdA - - -

[modifica] Trama

[modifica] Ambientazione

Per approfondire, vedi le voci Musica degli Ainur, Akallabêth e Il Silmarillion.
Una mappa dell'isola di Númenor
Una mappa dell'isola di Númenor

Il romanzo è ambientato in un universo immaginario (Arda), e in un tempo immaginario (la Terza Era della Terra di Mezzo). Riguardo a questo mondo "altro", informazioni ci vengono fornite per tutto il corso della vicenda, ma sono soprattutto le appendici del libro e l'opera postuma Il Silmarillion a descrivere dettagliatamente la storia, gli usi e i linguaggi di queste civiltà. Ne Il Silmarillion, in particolare, viene narrata l'origine di Sauron al servizio di Melkor, creatore del male assoluto, e della guerra scatenata contro quest'ultimo dalle potenze angeliche del mondo, i Valar, che alla fine della Prima Era lo sconfissero e lo rinchiusero nel Vuoto oltre il tempo e lo spazio.

Gli uomini che avevano aiutato i Valar vennero premiati con il dono di un'isola al centro del mare: Númenor. Questi uomini, chiamati Dúnedain o Númenoreani, per lungo tempo vissero in pace e prosperità, scambiando conoscenze con i vicini Elfi che risiedevano nel Reame Immortale, pur non avendo il diritto di sbarcare presso di loro (era il "Bando dei Valar"). Tuttavia il male non era stato del tutto estirpato: Sauron era riuscito a scampare alla distruzione rifugiandosi nei luoghi profondi della terra. Attorno al 1500 della Seconda Era, egli riuscì ad irretire dei fabbri elfici, inducendoli a creare con il suo aiuto gli Anelli del Potere, potenti strumenti magici che influenzavano i loro portatori.

Sauron, tuttavia, creò segretamente l'"Unico Anello", un anello che gli consentisse di dominare tutti gli altri. Egli infuse in questo anello buona parte del suo potere, fino a farlo diventare un'entità dotata di volontà propria: tutti gli anelli, a poco a poco, caddero sotto il suo potere; ma Celebrimbor, capo dei fabbri elfici, scoprì in tempo le intenzioni di Sauron, riuscendo a nascondere i tre anelli più potenti, Narya, Vilya e Nenya, che la mano di Sauron non aveva toccato, e che quindi non poteva controllare. Sauron, sconfitto, si ritirò presso la sua fortezza di Umbar.

Oltre 1500 anni dopo, i Númenoreani, la cui vita ricca e felice andava accorciandosi sempre di più con l'acuirsi della paura della morte, erano diventati avidi di ricchezza e di potere: non avevano più ormai da tempo contatti con gli Elfi. Tuttavia alcuni abitanti, detti i Fedeli, riuscirono segretamente a mantenere i rapporti con loro. Ma l'ultimo sovrano númenoreano, Ar-Pharazôn il Dorato, organizzò un gigantesco esercito, portandolo a Umbar e sconfiggendo Sauron, e commise però l'errore di lasciare in vita il Maia: lo portò in catene a Númenor, e questi a poco a poco ingigantì nella mente di Ar-Pharazôn la paura della morte, spingendolo ad invadere le coste di Valinor. Il sovrano infranse il Bando dei Valar, i quali per difendersi chiamarono Eru Ilúvatar; e la sua collera si scatenò sui Númenoreani, distruggendo il loro esercito e inabissando definitivamente l'isola nell'oceano. Alcuni dei Fedeli erano tuttavia riusciti a salvarsi, sbarcando sulle coste della Terra di Mezzo, dove fondarono i due regni Númenoreani in esilio: Arnor al nord e Gondor al sud.

Mappa della Terra di Mezzo, luogo in cui sono ambientate le vicende dell'opera.
Mappa della Terra di Mezzo, luogo in cui sono ambientate le vicende dell'opera.

Sauron, pur essendo morto nel corpo, riuscì a ritornare sotto forma di spirito nella Terra di Mezzo, e cento anni più tardi attaccò gli esuli Númenoreani comandati da Elendil. Ci fu quindi l'Ultima Alleanza tra gli Elfi e gli Uomini, nella quale le schiere di Gil-galad si unirono a quelle di Elendil, cingendo d'assedio Mordor. L'anno seguente, combattendo contro Sauron stesso, morirono entrambi, e la spada di Elendil, Narsil, fu infranta. Ma il figlio di lui, Isildur, riuscì con l'elsa della spada infranta a tagliare il dito all'Oscuro Sire, separandolo dall'Anello e riducendolo a un'ombra. Isildur però non si disfece subito dell'Anello, come gli consigliava lo scudiero di Gil-galad, Elrond; lò conservò e dopo due anni esso lo tradì, facendolo cadere in un'imboscata degli Orchi. L'Anello fu perduto e non se ne seppe più nulla per duemila anni.

È quest'Anello che venne casualmente ritrovato da due Hobbit, Sméagol e Déagol; il primo uccise il secondo per impossessarsene, quindi si rifugiò nelle montagne imbestialendosi sempre di più e prendendo anche il nome di Gollum. Ma, come narra Lo Hobbit, l'Anello gli fu sottratto 600 anni dopo da un altro Hobbit, Bilbo Baggins, che lo tenne per sé e lo portò nella Contea.

Nel frattempo il regno di Arnor fu prima diviso in tre parti, poi venne distrutto dal Re degli stregoni di Angmar, signore dei Nazgûl; il regno si dissolse, ma la stirpe che discendeva da Isildur rimase salda, finché non venne alla luce Aragorn, suo ultimo erede. A Gondor, invece, la stirpe si estinse con il re Eärnur, morto senza figli. Da quel momento in poi regnarono su Gondor i Sovrintendenti Regnanti: all'epoca dei fatti narrati nel romanzo si era giunti al ventiseiesimo sovrintendente, Denethor II.

[modifica] La Compagnia dell'Anello

Per approfondire, vedi la voce La Compagnia dell'Anello (libro).

[modifica] Libro I

Il Signore degli Anelli è allo stesso tempo un romanzo di formazione e una Cerca al contrario: al seguito della partenza di Bilbo Baggins per Gran Burrone, suo nipote Frodo Baggins si era ritrovato in possesso dell'Unico Anello. 13 anni dopo, grazie a Gandalf scoprì che si trattava di una temibilissima arma dell'Oscuro Sire Sauron: l'Istaro gli rivelò la storia della Terra di Mezzo e degli Anelli del Potere, e intuì come quell'anello fosse proprio l'Unico, destinato a dominare tutti gli altri, come rivelavano questi versi tratti da un antico poema elfico:

(EN)
« Three Rings for the Elven-kings under the sky,
   Seven for the Dwarf-lords in their halls of stone,
Nine for Mortal Men doomed to die,
   One for the Dark Lord on his dark throne
In the Land of Mordor where the Shadows lie.
   One Ring to rule them all, one Ring to find them,
   One Ring to bring them all and in the darkness bind them
In the Land of Mordor where the Shadows lie. »
(IT)
« Tre Anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo che risplende,
   Sette ai Principi dei Nani nelle lor rocche di pietra,
Nove agli Uomini Mortali che la triste morte attende,
   Uno per l'Oscuro Sire chiuso nella reggia tetra,
Nella Terra di Mordor, dove l'Ombra nera scende.
   Un Anello per domarli, un Anello per trovarli,
   Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli.
Nella Terra di Mordor, dove l'Ombra cupa scende. »
(J.R.R. Tolkien, op. cit., pag. 75 )

I versi sesto e settimo erano incisi, sebbene potessero essere rivelati solo dal fuoco, anche sull'Unico Anello, nel linguaggio nero (la lingua parlata a Mordor), anche se scritti caratteri elfici, così come furono effettivamente pronunciati da Sauron:

« Ash nazg durbatulûk, ash nazg gimbatul,
ash nazg thrakatulûk agh burzum-ishi krimpatul.[42] »

Quattro anni dopo, su esortazione di Gandalf, Frodo partì a sua volta per Gran Burrone in modo da allontanare il pericolo dalla Contea. Lo accompagnarono prima l'amico e giardiniere Samvise Gamgee e il cugino Peregrino Tuc (Pipino), e più tardi anche Meriadoc Brandibuck (Merry); insieme, i quattro Hobbit lasciarono la Contea sfuggendo ai Cavalieri Neri inviati da Sauron, e dopo essersi inoltrati nella Vecchia Foresta, si smarrirono; ma vennero salvati da Tom Bombadil, che li aiutò anche a superare Tumulilande e a raggiungere la Grande Via Est. Da qui raggiunsero il villaggio di Brea dove incontrarono un Uomo di nome Aragorn; dopo molte diffidenze iniziali, gli Hobbit si lasciarono condurre attraverso le Terre Selvagge. Aragorn si rivelò essere un'ottima guida e un valido difensore dai Cavalieri Neri; tuttavia Frodo fu ferito su Colle Vento da un pugnale avvelenato. Grazie all'aiuto dell'elfo Glorfindel giunto in soccorso, egli venne portato in tempo a Gran Burrone, rifugio degli Elfi, dove fu curato e riprese le forze.

[modifica] Libro II

A Gran Burrone intanto erano convenuti i rappresentanti di Elfi, Nani e Uomini da tutta la Terra di Mezzo; essi si erano riuniti nel Consiglio di Elrond per poter prendere le misure necessarie per la guerra contro Sauron. Dopo molte discussioni, fu deciso che l'Anello era un'arma troppo pericolosa per essere usata contro il Nemico e che quindi esso dovesse andare distrutto. Frodo si incaricò di portarlo al Monte Fato, il vulcano nel quale l'Anello era stato forgiato e l'unico posto dove avrebbe potuto essere annientato. A Frodo venne affiancata una Compagnia dell'Anello, composta da rappresentanti di tutti i popoli liberi della Terra di Mezzo: Elfi (Legolas), Uomini (Aragorn, erede di Isildur, e Boromir, figlio del sovrintendente di Gondor), Nani (Gimli) e Hobbit (Frodo, Sam, Merry e Pipino), guidati dall'Istaro Gandalf. Insieme, i compagni si mossero verso sud: tentarono in un primo momento di valicare le Montagne Nebbiose superando il Cancello Cornorosso, ma fallirono a causa delle tempeste scatenate dal Nemico; si rassegnarono infine ad attraversare le miniere di Moria, infestate dagli Orchi e da un Balrog. È appunto affrontando il Balrog che la Compagnia subì il primo duro colpo, allorché Gandalf venne trascinato in un abisso oscuro dal Balrog morente. Il resto della Compagnia riuscì comunque a raggiungere il regno di Lórien. Dopo un soggiorno di due mesi, e dopo aver ricevuto molti doni dai sovrani di Lórien, Celeborn e Galadriel, i compagni navigarono lungo il corso del fiume Anduin, finché entrarono nel regno di Gondor.

[modifica] Le due Torri

Per approfondire, vedi la voce Le due Torri (libro).

[modifica] Libro III

Barbalbero assieme a Pipino e Merry in un'illustrazione.
Barbalbero assieme a Pipino e Merry in un'illustrazione.

Sulle rive del fiume Anduin, la Compagnia fu attaccata da una banda di Orchi provenienti da Isengard: Boromir cadde nel tentativo di difendere Merry e Pipino, i quali furono rapiti. Nel frattempo Frodo e Sam, separatisi dalla Compagnia proseguirono verso Mordor; Aragorn, Legolas e Gimli, non potendo raggiungerli, si lanciarono all'inseguimento degli Uruk-hai isengardiani. Questi però entrarono nel territorio di Rohan, e nei pressi della foresta di Fangorn, furono sterminati da un gruppo di Cavalieri comandati da Éomer; ma i due Hobbit riuscirono fortunosamente a fuggire al massacro e penetrarono nella foresta, dove incontrarono Barbalbero, un Ent, un pastore degli alberi: questi convocò i suoi simili in un'Entaconsulta e, dopo due giorni di consultazione, decisero di marciare su Isengard.

Nel frattempo Aragorn, Legolas e Gimli, inseguendo gli Hobbit, avevano invece ritrovato Gandalf, rimandato sulla Terra di Mezzo dopo la lotta con il Balrog per portare a termine la sua missione; insieme si recarono nella capitale del regno di Rohan, Edoras. Qui risvegliarono il re dalla malvagia influenza di Saruman, lo stregone di Isengard; il re scelse quindi di rifugiarsi presso il Fosso di Helm. Qui avvenne il primo grande scontro per la libertà della Terra di Mezzo: il Fosso venne assaltato da una moltitudine di Orchi di Saruman; ma, grazie all'intervento degli alberi e all'apparizione di Erkenbrand, comandante di una divisione di Rohirrim, l'esercito nemico fu sconfitto e annientato. Isengard, nel frattempo, era stata distrutta dagli Ent; qui i compagni si ritrovarono infine, sfuggendo all'ultimo tentativo di corruzione di Saruman. Vi trovarono anche una pietra veggente, un Palantír, nel quale in seguito Pipino scrutò scorgendovi l'Occhio di Sauron. Spaventati, i compagni si separarono di nuovo: Gandalf e Pipino partirono per Gondor, dove il palantír aveva rivelato che l'Oscuro Signore avrebbe attaccato gli Uomini, mentre Aragorn, Legolas e Gimli scelsero un'altra strada, i cosiddetti Sentieri dei Morti, dai quali soltanto l'erede d'Isildur poteva uscire indenne; Merry rimase con l'esercito dei Rohirrim.

[modifica] Libro IV

Nel frattempo Frodo e Sam avevano continuato il loro viaggio verso Mordor. Vennero dapprima seguiti da Gollum, ma riuscirono a catturarlo e a legarlo con un giuramento, cosicché la creatura diventò loro guida fino al Cancello Nero; questo però era chiuso e ben custodito, e gli Hobbit intrapresero allora un'altra strada, costeggiando le montagne fino a Cirith Ungol. Attraversando l'Ithilien, furono sorpresi da un contingente di uomini di Gondor comandati da Faramir, fratello di Boromir, che prima li prese prigionieri ma, saputo della loro missione, decise di lasciarli andare. Gli Hobbit continuarono la loro marcia, raggiungendo il passo di Cirith Ungol, affrontando il valico su consiglio di Gollum: questi però li aveva traditi, conducendoli nella tana del ragno-femmina Shelob. Ella colpì con un veleno non mortale Frodo facendolo sprofondare nel sonno, ma prima che potesse fare altro, venne trafitta e costretta a ritirarsi da Sam. Frodo nel frattempo era stato fatto prigioniero da degli Orchi.

[modifica] Il ritorno del Re

Per approfondire, vedi la voce Il ritorno del Re (libro).

[modifica] Libro V

Gandalf e Pipino arrivarono a Minas Tirith, capitale del regno di Gondor, dove furono ricevuti dal sovrintendente Denethor, padre di Boromir e Faramir, al quale Pipino prestò giuramento quale nuova Guardia della Cittadella.

Aragorn, Legolas e Gimli, insieme alla Grigia Compagnia dei Dúnedain guidata da Elladan e Elrohir, attraversarono il Sentiero dei Morti convocando l'esercito dei Morti, antichi soldati che, per aver infranto un giuramento fatto ad Isildur, non potevano trovare la pace. Essi accettarono quindi di aiutare l'Erede per essere liberati: i compagni, con quest'esercito, conquistarono la flotta di Umbar e assieme ad un esercito di uomini del Sud si mossero a loro volta verso Minas Tirith.

Merry intanto, respinto dal re che lo considerava un peso per il suo esercito, si unì a un giovane soldato che aveva promesso di portarlo di nascosto sul suo cavallo; i Rohirrim partirono e si diressero verso Gondor, superando le fortificazioni grazie a un sentiero indicato loro dagli Uomini Selvaggi.

Sotto le mura di Minas Tirith, assediata dagli Orchi, infuriava la battaglia, e anche l'arrivo dei Rohirrim non sembrò risollevarne le sorti; il giovane soldato che aveva aiutato Merry, in realtà Éowyn, nipote del re che a sua volta desiderava fortemente andare in battaglia, e lo Hobbit stesso, riuscirono a sconfiggere il Re Stregone di Angmar, rimanendo tuttavia contaminati dall'Alito Nero. Re Théoden poco dopo morì, schiacciato dal suo stesso cavallo; all'interno della città, Denethor fu preso dalla disperazione e dalla follia e si suicidò tentando di portarsi via con sé Faramir. L'arrivo a sorpresa di Aragorn e del suo esercito risolse finalmente la battaglia in favore degli Uomini. Ma questa non era che una battaglia vinta, e Sauron era ancora potente e l'Anello non distrutto. I Capitani dell'Ovest decisero allora di muovergli guerra con poche centinaia di uomini, nella segreta speranza di concentrarne le forze attorno al Cancello Nero e di aprire così la strada a Frodo.

[modifica] Libro VI

Frodo, come visto, era prigioniero degli Orchi nella torre di Cirith Ungol, ma venne liberato da Sam; insieme riuscirono a scappare, entrando così nel territorio di Mordor. Tra Orchi e stenti quasi insopportabili, giunsero infine alla Voragine del Fato, dove vennero attaccati da Gollum: questi riuscì a sottrarre l'Anello a Frodo, staccandogli un dito con un morso, ma, mettendo inavvertitamente un piede in fallo, cadde infine egli stesso nella lava, compiendo provvidenzialmente la missione. L'Anello fu distrutto e Sauron sconfitto.

Frodo e Sam furono salvati con l'aiuto delle Aquile, e l'esercito dell'Ovest, vittorioso, poté tornare a Minas Tirith. Qui Aragorn, erede di Isildur, venne incoronato Re dei Regni riuniti di Arnor e Gondor, e poté finalmente sposare l'elfa Arwen, figlia di Elrond di Gran Burrone. Dopo il funerale di re Théoden e il ritorno a Rohan, anche Faramir ed Éowyn si sposarono e diventarono signori dell'Ithilien, mentre il fratello Éomer divenne il nuovo re di Rohan.

Dopo molte separazioni, ultima quella con Gandalf dopo Gran Burrone, anche gli Hobbit rientrarono a casa, ma solo per trovare la Contea disastrata, assediata dagli Uomini di Saruman ed asservita: riuscirono tuttavia a fomentare la ribellione degli Hobbit, e sconfissero così Saruman, che anche se risparmiato dagli Hobbit, fu ucciso da Grima Vermilinguo, il suo servitore. Finita così anche nella Contea la guerra dell'Anello, Sam, Merry e Pipino si sposarono a loro volta, mentre Frodo, non riuscendo a trovare pace a causa del ricordo del suo fardello e delle ferite ricevute, insieme con Bilbo, Gandalf e gli Elfi, partì per i reami immortali di Valinor.

[modifica] Critiche

L'interno del pub Eagle and Child, luogo dove Tolkien discuteva le sue opere con altri Inklings
L'interno del pub Eagle and Child, luogo dove Tolkien discuteva le sue opere con altri Inklings

Su Il Signore degli Anelli sono state fatte moltissime recensioni fin dalla sua prima pubblicazione, ricevendo valutazioni sia molto alte che molto basse; tuttavia, negli ultimi tempi, i giudizi verso l'opera di Tolkien sono stati estremamente positivi. Dopo la prima pubblicazione dell'opera, il Sunday Telegraph affermò che l'opera «[è] fra i più grandi lavori di finzione immaginaria del ventesimo secolo».[43] Il Sunday Times sembrò condividere questa affermazione quando, nel paragrafo di apertura della propria recensione, scrisse: «La parte del mondo che parla inglese è divisa in due: quelli che hanno letto Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit, e quelli che stanno per farlo».[44] Il New York Herald Tribune sembrava avere anche lui un'idea di quale popolarità avrebbero raggiunto i libri di Tolkien, scrivendo nella propria recensione che essi erano «destinati ad andare oltre il nostro tempo».[45]

Tuttavia non tutte le recensioni seguite alla prima pubblicazione dell'opera furono così positive. Judith Shulevitz, critico del New York Times, si espresse in maniera negativa sul «pedante» stile di Tolkien, affermando che egli «ha formulato una credenza di nobili sentimenti nell'importanza della sua missione come conservatore della letteratura, la quale però risulta essere la morte per la letteratura stessa».[46] Il critico Richard Jenkins, scrivendo su The New Republic, denotò una spiccata mancanza di profondità psicologica; per il critico sia i personaggi sia l'opera erano «anemici e senza spina dorsale».[47]

Perfino nello stesso circolo privato di Tolkien, gli