Doppiaggio

Cinema
CINEMA
CATEGORIE

Cinema · Film
Professioni del cinema
Attori · Registi
Sceneggiatori · Musicisti
Case di produzione
Generi · Movimenti
Festival · Critica · Riviste · Cineteche
Premi · Personaggi

VOCI PRINCIPALI

La storia del cinema
I film · La pellicola · I formati
La produzione · La regia
Il soggetto · La sceneggiatura
La fotografia · Il montaggio
Le musiche · Gli effetti speciali
I generi · I festival · I premi
Il glossario · Gli acronimi
Museo nazionale del Cinema

CINEMATOGRAFIE NAZIONALI

Italia
Cile · Corea · Francia
Germania · Giappone
Gran Bretagna · India
Russia · Spagna · Stati Uniti

META

Progetto Cinema
Progetto Film
Progetto Festival & Premi
Portale Cinema
Il "Drive-In" di Wikipedia

Il doppiaggio è il procedimento col quale nei prodotti audiovisivi (film, serie televisive, cartoni animati, etc.) si sostituisce la voce originale di un attore, o di un personaggio, con quella di un doppiatore. Gli ambiti in cui è maggiormente utilizzato sono il cinema, la televisione, l'animazione e la pubblicità (spot radiofonici e/o televisivi). In questo ultimo caso, i doppiatori pubblicitari utilizzano tecniche diametralmente opposte a quelle dei loro colleghi cinetelevisivi.

Indice

[modifica] Le motivazioni

I motivi per cui si ricorre al doppiaggio sono:

  • la necessità di rendere comprensibili i dialoghi di un film a spettatori di differenti nazionalità, consentendo di conseguenza una distribuzione commerciale più ampia (questo processo fa parte della cosiddetta "localizzazione");
  • dare voce ai personaggi dei film d'animazione o a neonati, oggetti, marionette, animali, etc.;
  • sostituire la voce di un attore privo di "fonogenia" (o che presenta un'eccessiva inflessione dialettale);
  • realizzare la traccia audio di film non girati in presa diretta (alla quale si può rinunciare in scene problematiche o a causa di fattori ambientali quali vento, pioggia, etc.);
  • rimediare ad un sonoro in presa diretta mal riuscito o con un eccessivo rumore d'ambiente;
  • aggiungere al film o agli spot pubblicitari una voce fuori campo;
  • poter far recitare più liberamente attori di diverse nazionalità impegnati nello stesso film, come accade spesso nelle coproduzioni europee (il doppiaggio, previsto già in pre-produzione, viene poi realizzato in più lingue mantenendo parte del sonoro in presa diretta);
  • sostituire la voce di attori non professionisti, che non riescono a recitare con precisione le battute del copione (cosa che spesso il regista prevede fin dal casting, come accadeva, ad esempio, in molti film del neorealismo); l'intento, in questi casi, è quello di mantenere la spontaneità della recitazione, rimediando ai piccoli errori col successivo doppiaggio.

[modifica] Confronto tra doppiaggio, sottotitoli e lettore

[modifica] Difetti del doppiaggio

La traduzione di un opera è sempre un'operazione problematica, perché spesso è difficile conservare il senso esatto e lo stile della versione originaria. Il doppiaggio non solo non fa eccezione, ma presenta molti più problemi di quanto possa accadere, per esempio, nella traduzione di un libro. In più, si possono perdere alcuni giochi di parole impossibili da tradurre.

[modifica] Sincronizzazione del labiale

Un buon doppiaggio non deve solo rispettare il senso originale della frase, ma anche il labiale dell'attore. Dato che è raro che la traduzione più fedele abbia la stessa lunghezza della frase originale (cioè che abbia pressappoco lo stesso numero di sillabe), il dialoghista in genere modifica la traduzione finché non raggiunge una sincronizzazione soddisfacente, sacrificando però così una parte della fedeltà alla versione originale. Quindi, anche nel caso migliore, una buona parte delle sfumature di linguaggio si perde nella traduzione. Per di più, nel caso in cui la fonetica della lingua originale e di quella del doppiaggio siano estremamente diverse, è praticamente impossibile ottenere una sincronizzazione soddisfacente del labiale: il risultato è un contrasto troppo evidente che disturba lo spettatore.

[modifica] Recitazione

Il doppiaggio cancella le voci proprie degli attori: secondo alcuni, questo impedisce di apprezzare una buona parte dell'interpretazione originale, che non è fatta solo di gestualità e mimica, ma anche di pronuncia, timbro della voce, di intonazione e di tutte quelle sfumature che concorrono a caratterizzare il personaggio interpretato. Naturalmente, alcuni attori la cui recitazione sul fronte della voce non è eccelsa, possono venire "recuperati" dalla bravura del doppiatore, anch'esso attore. Comunque, secondo questa corrente di pensiero, il doppiaggio è accettabile solo se diretto o supervisionato dall'autore stesso del film, perché in questo caso ne conserva il pregio artistico.

[modifica] Doppiare più lingue

Se i personaggi di un film recitano in due o più lingue, il ricorso integrale al doppiaggio distrugge le differenze fra esse. Lo spettatore non ha modo di sapere che lingua viene usata di volta in volta, cosa che può generare una serie di equivoci: sui rapporti fra i personaggi, su chi è in grado o meno di capire cosa viene detto da un certo personaggio, addirittura sul significato di intere scene. Nel film Brother di Takeshi Kitano, ad esempio, spesso i personaggi americani non capiscono cosa dice il protagonista giapponese (interpretato dallo stesso Kitano). Nella versione italiana però tutte le battute sono tradotte nella stessa lingua, e lo spettatore ha l'impressione che non ci sia nessuna barriera linguistica tra i personaggi, col risultato di non cogliere appieno il significato di certi dialoghi.

Capita a volte che due personaggi dialoghino tra di loro con l'aiuto di un interprete, e, se tutta la scena viene tradotta nella stessa lingua, la presenza dell'interprete diventa non solo inutile, ma addirittura fastidiosa. Tipicamente l'adattatore-dialoghista sceglie quindi di sostituire alla meno peggio le battute dell'interprete con frasi di circostanza, o con dei commenti sul dialogo in corso. Un esempio di questa pratica si trova ne Il Padrino, in occasione del dialogo fra Michael Corleone (Al Pacino) e Vitelli (Saro Urzì), oppure anche all'inizio del film Il disprezzo di Jean-Luc Godard.

Può capitare che nel film ci siano alcune battute nella stessa lingua usata nel doppiaggio, e che il dialoghista debba per forza mantenere la differenza di lingua. Di solito si decide di sostituire l'Italiano con una lingua simile, quasi sempre lo Spagnolo. È così possibile salvare il senso della scena, ma al prezzo di alterare le intenzioni dell'autore. Una scena di questo tipo è nel celebre film Un pesce di nome Wanda quando Otto (Kevin Kline) fa sfoggio del suo Italiano per eccitare Wanda Gershwitz (Jamie Lee Curtis).

Spesso un dialetto o un accento particolare può essere reso facendo ricorso ai dialetti della lingua del doppiaggio. Nel caso dei film di produzione statunitense, i personaggi di origini italiane che parlano il classico dialetto-slang italoamericano, il "broccolino", nel doppiaggio italiano finiranno quasi immancabilmente per parlare con accento siciliano. Un esempio recente lo si può rinvenire nel film di Spike Lee del 2002, La 25ª ora durante il monologo davanti allo specchio del protagonista Montgomery Brogan (Edward Norton) che fa riferimento agli italiani di Benson Hurst. I personaggi dei numerosi e famosi film di mafia americani, come quelli de Il Padrino di Francis Ford Coppola, tutti doppiati secondo lo stesso criterio, hanno addirittura dato vita a un vero e proprio stereotipo.

Un altro esempio è nella serie televisiva Scrubs: l'infermiera Espinosa è di madrelingua spagnola e spesso fa ricorso alla sua lingua ma nella versione spagnola l'infermiera è italiana e le battute in spagnolo vengono tradotte in italiano; la dottoressa Reed parla come seconda lingua il tedesco, ma nella versione tedesca parla il danese appunto per differenziare la lingua da quella usata per doppiare la serie.

[modifica] Invenzioni lessicali

Capita che i personaggi doppiati usino frasi che, sebbene sembrino del tutto normali a prima vista, nessuno userebbe. Il caso più frequente è il classico "Parla la mia lingua?" con cui vengono tradotte le domande del tipo "Do you speak English?", "Sprechen sie Deutsch?" o "Parlez-vous français?". Infatti, se il dialoghista usasse la traduzione letterale ("Parla inglese/tedesco/francese?"), lo spettatore potrebbe equivocare e non capire perché un personaggio che parla italiano si interessi a una lingua straniera; se invece preferisse la forma "Parla italiano?", si noterebbe troppo l'artificiosità di un personaggio che parla correntemente una lingua che non è la sua. È il caso, ad esempio, di una celebre scena dell'edizione italiana di Pulp Fiction, in cui uno dei due sicari, Jules Winnfield (Samuel L. Jackson, doppiato da Luca Ward), chiede alla sua futura vittima, Brett (Frank Whaley), «"Cosa" è un paese che non ho mai sentito nominare... lì parlano la mia lingua?». In lingua originale, il passaggio recita così: «"What" ain't no country I know! Do they speak English in "What?"».

[modifica] Sottotitoli

Un'alternativa al doppiaggio è quella dei sottotitoli, che non soffrono i problemi appena esposti presentando però svantaggi di altro genere.

Innanzitutto obbligano lo spettatore a distogliere lo sguardo dall'inquadratura per poter seguire il dialogo, facendo perdere spesso una parte anche consistente della visione.

Inoltre non è detto che i sottotitoli impongano meno vincoli alla traduzione rispetto al doppiaggio: talvolta, il traduttore può decidere di accorciare e riassumere le frasi per non affollare troppo lo schermo e velocizzare la lettura.

[modifica] Localizzazione con lettore

In alcuni Paesi (come la Polonia), i film stranieri sono localizzati mantenendo la voce originale ma con un volume più basso, alla quale si sovrappone la voce di un lettore (quasi sempre un uomo, come in Italia succede nei documentari). La visione non viene così distolta, ma la voce del lettore accompagna da sola l'intero film e tutti i personaggi (compresi donne e bambini), con un effetto esteticamente sgradevole per chi non capisce i dialoghi. L'enfasi dei dialoghi deve essere colta dal contesto e dalle voci originali degli attori comunque udibili, poiché il lettore fa in genere solo lievi distinzioni tra frasi con diverse enfasi. Questa tecnica fa perdere di importanza alla musica di accompagnamento ed ai rumori di sottofondo. Nei paesi che adottano questa tecnica i film per bambini ed i cartoni animati vengono comunque doppiati.

[modifica] Dibattito

La questione su quale sia il metodo di localizzazione migliore è tuttora aperta. In genere, il grande pubblico di ogni paese vorrebbe mantenere il proprio tipo di localizzazione, per consuetudine consolidata.

Chi preferisce il doppiaggio sostiene che le alterazioni nei dialoghi non sono poi così determinanti per la qualità generale della fruizione, e che la visione di un film doppiato è più immediata e naturale rispetto al film sottotitolato, che al contrario tende a distrarre ed affaticare lo spettatore, al punto da vanificare gli altri vantaggi.

Chi preferisce i sottotitoli sostiene che solo grazie ad essi è possibile valutare e apprezzare un film così come è stato pensato e realizzato, anche perché la dizione dell'attore fa parte della sua recitazione e della sua interpretazione del personaggio. E che, anche se è vero che molti spettatori trovano troppo impegnativi i sottotitoli, ciò è dovuto solo a un problema di abitudine, che si presenta solo le prime volte che si assiste ad un film sottotitolato, dopodiché chi li guarda abitualmente non solo li trova perfettamente naturali, ma non ne può più fare a meno.

Chi preferisce il lettore sostiene che non è corretto sentire gli attori con voci diverse da quelle originali, o stesso tempo rinunciare alle espressioni facciali e ad una visione libera dallo sforzo della lettura.

Ogni nazione si è regolata in modo diverso riguardo al doppiaggio: mentre in alcune è largamente diffuso, in altre si preferiscono i sottotitoli o il lettore. Tuttavia i Paesi che, come l'Italia o la Germania, vantano una lunga tradizione nel campo, riescono a fornire una qualità nettamente superiore rispetto ai Paesi in cui il doppiaggio è applicato in modo sporadico. Alcuni doppiatori seguono uno stesso attore per praticamente tutti i film (è il caso ad esempio di Sylvester Stallone doppiato quasi sempre da Ferruccio Amendola, fino alla sua morte).

Con l'avvento del DVD, comunque, è ora possibile per chiunque scegliere in base ai gusti personali tra la versione del film in lingua originale (con o senza sottotitoli) e quella doppiata nella propria lingua (a volte sono presenti anche altre lingue). Per alcune lingue (come la lingua polacca) è disponibile anche il lettore, mentre è quasi impossibile avere il doppiaggio, a meno che non si tratti di film per bambini o cartoni animati.

[modifica] Il doppiaggio in Italia

L'Italia è la nazione che più di tutte utilizza il doppiaggio ed è da tutti considerata la migliore in questo lavoro, tanto che al funerale di Ferruccio Amendola, vennero tutti i maggiori attori da lui doppiati: Al Pacino, Sylvester Stallone, Dustin Hoffman, Robert De Niro e Peter Falk. Due sono le principali città in cui si attua il doppiaggio: Roma, dove si doppia fin dal 1933, anno in cui fu inventato il doppiaggio, e Milano, che ha dato inizio a una propria tradizione di doppiatori negli anni settanta.

Negli ultimi anni si pratica doppiaggio anche a Torino.

[modifica] Le principali società di doppiaggio in Italia

[modifica] Le principali associazioni di doppiaggio in Italia

  • AIDAC - Associazione italiana dialoghisti e adattatori cinetelevisivi
  • ADAP - Associazione doppiatori attori pubblicitari
  • A.N.A.D. - Associazione Nazionale Attori Doppiatori
  • E.N.D.A.S. - Ente nazionale democratico di azione sociale - dipartimento arte e spettacolo

[modifica] Le manifestazioni italiane dedicate al doppiaggio

[modifica] Le figure professionali

La realizzazione del doppiaggio può avvenire negli stessi studi in cui è stato realizzato il film, ma spesso è affidata ad aziende specializzate. Le principali figure professionali sono:

  • il traduttore, che si occupa di tradurre i dialoghi da una lingua all'altra (ma non di adattarli);
  • l'adattatore-dialoghista, che rende i dialoghi comprensibili, fluidi, con il giusto ritmo e le necessarie pause, rispettando sia il significato letterale delle battute originali, sia la necessità di rendere il film comprensibile a persone di differenti culture (non è un compito facile, e spesso si ricorrono a dei compromessi, specie per le commedie: battute che in una nazione fanno ridere, potrebbero non essere comprese altrove);
  • il direttore del doppiaggio (in inglese voice director), che sceglie le voci che più si adattano ai personaggi e dirige i doppiatori, indicando loro come leggere le battute per renderle efficaci;
  • l'assistente al doppiaggio, che coordina e pianifica il lavoro, controlla che il doppiaggio sia in sincrono col labiale dell'attore sullo schermo, e prepara le singole scene da doppiare utilizzando i cosiddetti "anelli" (spezzoni di pellicola chiusi a formare un anello e quindi proiettabili a ripetizione);
  • il sincronizzatore, che cerca di perfezionare il sincronismo tra il labiale e le singole parole pronunciate dal doppiatore (ad esempio allungando o accorciando le pause);
  • il fonico, dal quale dipende la qualità dell'audio registrato nel film (doppiaggio compreso);
  • il doppiatore (in inglese voice talent), che è essenzialmente un attore in grado di interpretare al meglio il personaggio al quale presta la propria voce; generalmente deve avere una voce fonogenica, con una dizione adeguata e priva di inflessioni dialettali; nel caso dei film d'animazione, si ricorre spesso ad attori famosi o a personaggi della televisione (noti in gergo come talent) con una voce riconoscibile dal grande pubblico;
  • il Doppiatore Pubblicitario/Speaker Pubblicitario, che è un doppiatore particolarmente capace e specializzato nelle tecniche di utilizzo della propria voce in ambito pubblicitario.

[modifica] La tecnica

Dopo le fasi iniziali di traduzione e adattamento dei dialoghi, si procede a sezionare il film, che perviene allo studio di doppiaggio dotato sia del mix in lingua originale, sia della colonna sonora priva delle voci originali, cosiddetta colonna internazionale o colonna M/E (musica, effetti sonori) nelle singole scene da doppiare (anelli).

Il doppiaggio vero e proprio è eseguito all'interno di una sala insonorizzata e dotata delle attrezzature necessarie, compreso uno schermo sul quale proiettare gli anelli di pellicola con la scena da doppiare. All'interno della sala, gli attori, che sentono in cuffia l'audio con le voci originali, recitano le battute leggendole dal copione, e ripetendole fino a trovare l'intonazione ed il ritmo voluto dal direttore del doppiaggio, ed il sincronismo necessario. Il fonico controlla la strumentazione tecnica, separata dalla sala e visibile da un vetro (come accade negli studi per le registrazioni musicali): ció consiste nel programmare la visione dell'anello da doppiare, equilibrare i livelli delle tracce in incisione ed in generale far sì che il prodotto audio che si ottiene sia della migliore qualità.

Terminata questa fase, si procede alla ricomposizione di tutte le scene e al missaggio delle tracce audio: quella con la base musicale del film e gli effetti sonori (colonna M/E) e quella con le voci degli attori, eventualmente applicando effetti di post produzione a queste ultime (voci radiofoniche, voci pensiero, effetto distanza, effetto porta, etc..). Ovviamente, procedure identiche sono applicate anche nel doppiaggio di cartoni animati, serie televisive, telefilm, documentari, etc.

[modifica] Bibliografia

  • Gerardo Di Cola, Le voci del tempo perduto, 2004 - dedicato ai primi decenni di vita del doppiaggio italiano e ai suoi professionisti più importanti

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni


SEO Tools wymiana linkami system wymiany linków wymiana linkami SEO Tools tanie kredyty gotówkowe kreatyna Plaza 3 star hotel Los Angeles krynica noclegi Sejm Tyk