Castellammare di Stabia

Castellammare di Stabia
Panorama di Castellammare di Stabia
Castellammare di Stabia - Stemma
Stato: bandiera Italia
Regione: Campania
Provincia: stemma Napoli
Coordinate: [1] 40°42′0″N 14°29′0″E / 40.7, 14.48333]Coordinate: [2] 40°42′0″N 14°29′0″E / 40.7, 14.48333]
Altitudine: m s.l.m.
Superficie: 17,71 km²
Abitanti:
65.422 2007
Densità: 3694,07 ab./km²
Frazioni: Fratte, Madonna della Libera, Pioppaino, Ponte Persica, Pozzano, Privati, Quisisana, Scanzano, Varano 
Comuni contigui: Gragnano, Lettere, Pimonte, Pompei, Santa Maria la Carità, Torre Annunziata, Vico Equense
CAP: 80053
Pref. telefonico: 081
Codice ISTAT: 063024
Codice catasto: C129 
Nome abitanti: stabiesi (stabiani sono gli abitanti dell'antica Stabia) 
Santo patrono: San Catello 
Giorno festivo: 19 gennaio 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
Portale:Portali Visita il Portale Italia
« ..a pochi passi da Emma, un gentiluomo in abito blu parlava dell'Italia con una giovane fanciulla pallida ingioiellata di perle. Magnificavano l'imponenza del colonnato di San Pietro, Tivoli, il Vesuvio, Castellammare e le casine, le rose di Genova e il Colosseo al chiaro di luna. »

Castellammare di Stabia (in lingua napoletana Castiellammare, in vernacolo anche Castllammare) è un comune della Campania, in provincia di Napoli, sul golfo di Napoli.

Con una popolazione di 65.422 [1] è il nono comune più abitato della Campania e l'ottantaquattresimo a livello nazionale. Castellammare di Stabia è un centro con una notevole vocazione turistica, dovuta sia all'archeologia, sia agli stabilimenti termali, tanto da essere definita Metropoli delle acque, dei climi e del mare[2]. Oltre alla tradizione turistica, sviluppata anche l'industria con la presenza dei più antichi cantieri navali italiani. La sua importanza a livello regionale, già in epoca passata, ha portato all'ipotesi di farne il capoluogo di una nuova provincia: ciò avvenne, ad esempio, nel 1923, quando furono istituite alcune nuove province, tra cui quella di La Spezia, mentre il progetto per Castellammare di Stabia rimase sulla carta.

Indice

[modifica] Geografia

Il Vesuvio visto da Castellammare di Stabia
Il Vesuvio visto da Castellammare di Stabia

Castellammare di Stabia è situata a sud della provincia di Napoli, nel territorio compreso tra la fine della zona vesuviana e l'inizio della penisola Sorrentina. La città sorge in una piana di natura alluvionale - vulcanica[3], in una conca del golfo di Napoli, protetta a sud dalla catena dei monti Lattari, mentre verso oriente si perde nelle campagne attraversate dal fiume Sarno, il quale sfocia nel mare di Castellammare di Stabia. Proprio questi elementi naturali segnano il confine con le città limitrofe: il fiume Sarno infatti divide la città stabiese da Torre Annunziata e Pompei a nord, il monte Faito da Vico Equense e Positano a sud. Ad est la città confina con Sant'Antonio Abate e con Santa Maria la Carità, mentre la zona ovest risulta essere la fascia costiera[4].

Castellammare di Stabia risulta avere una superficie di 17,71 km², con un altezza media di 5 metri sul livello del mare, anche se in realtà si parte dallo 0 lungo la costa fino ad arrivare a 1202 metri sul monte Faito[5].

La zona ha una classificazione sismica definita media[6].

[modifica] Clima

Per approfondire, vedi la voce Stazione meteorologica di Castellammare di Stabia.

Per la sua particolare posizione geografica offre quindi condizioni climatiche che favoriscono il clima mite e temperato, tipico delle zone marine e collinari: nei mesi più caldi infatti la temperatura media è di 25°, mentre in quelli più freddi di 16°[7].

La classificazione climatica è quella appartenente alla fascia C[8].


CASTELLAMMARE DI STABIA Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Anno
Temp. max. media (°C) 12.5 13.9 16.6 21.0 24.9 29.7 32.2 31.8 28.9 23.3 18.0 14.5 22.3
Temp. min. media (°C) 6.2 6.3 8.3 11.3 14.5 18.3 20.3 20.5 17.9 14.6 10.9 8.5 13.1


[modifica] Economia

L'economia stabiese si basa principalmente sul turismo, specie quello termale, suguito dall'attività industriale, dall'agricoltura e dalla pesca.

[modifica] Turismo

Centro termale rinomato già dal 1800, Castellammare di Stabia fa del suo patrimonio idrico la prima fonte di sostentamento per il turismo: vanno ricordati i due complessi termali che oltre alla funzione di offrire le degustazioni dei vari tipi di acque offrono anche cure terapeutiche e spettacoli culturali. Al termalismo si affianca l'archeologia, con gli scavi archeologici dell'antica città romana di Stabiae, l'architettura, con le numerose chiese e palazzi di notevole interesse storico e varie opere d'arte dislocate per lo più nel centro antico[9]. Il turismo ha portato allo sviluppo di numerose strutture recettive, sia ad apertura stagionale che annuale, con quasi 20 alberghi, classificati tra le 4 e le 2 stelle[10], con l'aggiunta di una decina tra agriturismi e bad & breakfast, per un totale di quasi 1000 posti letto: attualmente è una delle città campane con il maggior numero di presenze degli alberghi[11]. Questo risultato è stato conseguito anche grazie alla strategica posizione di Castellammare di Stabia, la quale si trova nelle vicinanze di località turistiche di fama internazionale come Pompei e Sorrento, ma che allo stesso tempo riesce ad offrire prezzi di soggiorno convenienti: a partire dal 2008 alcune navi da crociera di piccole dimensioni fanno scalo nel porto stabiese[12] anziché in quello di Napoli, sia per snellire il traffico crocieristico dello scalo napoletano sia per la facilità con cui è possibile raggiungere le mete turistiche.

[modifica] Industria

I cantieri navali visti da Pozzano
I cantieri navali visti da Pozzano

Altra attività economica è l’industria: in primis i cantieri navali, che sono ancora la più importante attività industriale della zona, la quale offre lavoro ad oltre 1000 persone. A questa vanno aggiunte la Meridbulloni, un'importante fabbrica per la produzione di bulloni e simili e l'AVIS, officine per la riparazione sia di treni che di autobus. La fascia costiera nord di Castellammare di Stabia, insieme a quella di Torre Annunziata, ha rappresentato a partire dal dopoguerra uno dei poli industriali di maggiore produzione del sud Italia: erano infatti presenti importanti fabbriche come quella conserviera della Cirio, diversi mulini per la lavorazione del grano e quindi della pasta, concerie, cantieri metallurgici e industrie farmaceutiche. A causa della crisi economica degli anni '80 molte di queste attività chiusero e tale evento arrecò alla città non solo un grave danno economico, ma la portò a diventare una delle città con il più alto tasso di disoccupazione dell'intera nazione. Nel corso degli anni post-crisi sono nate fabbriche di piccole dimensione specializzate nella produzione di prodotti locali o della terra.

[modifica] Agricoltura

L'agricoltura è praticata principalmente in due zone della città. Nella periferia nord, quella al confine con Pompei, dove non è avvenuto il boom edilizio, tra le frazioni di Pioppaino e Ponte Persica, si coltivano principalmente fiori, i quali vengono venduti nel vicino mercato dei fiori, e diversi prodotti tipici come i carciofi di Schito, pesche ed albicocche. Nella zona collinare, tra Scanzano e Quisisana, invece si coltivano viti e agrumi, mentre il prodotto tipico per eccellenza è il peperone, a cui durante il periodo estivo è dedicata anche una sagra, oltre ad essere un ingrediente fondamentale in un piatto stabiese ossia i peperoni alla scanzanese[13]. I prodotti raccolti vengono in buona parte venduti nel mercato ortofrutticolo che si trova nel centro cittadino, i quali vengono acquistati sia da priviti sia dai commercianti di frutta del comprensorio.

[modifica] Pesca e attività portuale

La pesca ha un buon risvolto economico per l'economia stabiese, anche se l'assenza di un mercato ittico, non la rende competitiva come le altre attività. Ciononostante è molto svilipputa la raccolta di mitili tra cui le cozze, come quelle coltivate nelle acque di Pozzano.

Il commercio marittimo nel corso degli ultimi anni ha subito un lento declino, dovuto principalmente alla concorrenza del trasporto su gomma: ad oggi le principali materie importate sono grano e legno, mentre in passato a queste si aggiungevano ferro e carbone e veniva esportato pasta, conserve alimentari e sale, il quale veniva impacchettato nei magazzini generali a ridosso del porto. Alle normali attività commerciali va aggiunto un servizio di rifornimento sia di acqua sia di viveri per l'isola di Capri.

[modifica] Storia

Ingresso di Villa San Marco
Ingresso di Villa San Marco

[modifica] Le origini

Le origini di Castellammare di Stabia si perdono nella notte dei tempi e sono ancora incerte[14], anche se alcuni ritrovamenti documentano che la zona era già abitata a partire dal VIII secolo a.C.. Data la sua favorevole posizione sul mare, in una zona ricca di acque e con pianure fertili di origine vulcanica, i primi insediamenti si andarono sviluppando in quella che oggi è conosciuta come la collina di Varano, all'epoca uno sperone a picco sul mare poiché la piana dove oggi si sorge l'attuale città era ancora in parte sommersa dal mare e la sottile linea costiera esistente era esposta alle incursioni nemiche. Diverse sono state le dominazioni come quella dei sannite seguite poi dagli Etruschi e dai Greci: il nome di questo insediamento era Stabiae.

[modifica] Il periodo Romano e l'eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

Stabiae venne conquistata da Roma nel 340 a.C. e fu durante questo periodo che la città ebbe il suo massimo splendore: infatti venne cinta da mura, diventato un piccolo borgo dedito soprattutto ai prodotti che offriva la terra. Intorno alla città fortificata si svilupparono numerose fattorie che con il passere del tempo formarono piccoli borghi: questa zona viene ricordata come Ager Stabiano e comprendeva alcune zone che attualmente sono inglobate nei comuni di Gragnano, Casola di Napoli, Santa Maria la Carità e Sant'Antonio Abate, ma anche di alcune zona della stessa Castellammare di Stabia, come il rione San Marco e Pozzano, che all'epoca veniva chiamata Fogliano, dal nome del dio Foglianum, protettore della natura. Stabia venne dotata anche del palazzo del ministro e di un tempio dedicato ad Ercole, che secondo la trazione romana, era il fondatore della città.

Durante la II Guerra Punica, cosi come ricorda Silio Italico alcuni giovani stabiani presero parte alla spedizione su una nave della flotta di Marco Claudio Marcello.

Durante la Guerra Sociale, Stabiae venne assediata da Lucio Cornelio Silla, e soltanto dopo una lungo periodo la città si arrese: in questo frangente non si combatté alcuna battaglia, ma Silla si limitò ad aspettare al di fuori delle mure finché la mancanza di acqua e di cibo, portarono gli stabiani alla rese. La città venne completamente rasa al suolo e diventò porto di Nuceria.

Stabia venne immediatamente ricostruita ma non più come città fortificata, bensì come luogo di villeggiatura per ricchi patrizi romani, che costellarono la collina di ville con al proprio interno complessi termali, piscine, palestre e piccoli templi ed abbellendole con dipiti che ancora oggi risultano essere tra i più interessanti dell'arte romana.

Nel 62 d.C. Stabiae venne devastata da un violento terremoto ma che non compromise la vita della città, tanto che anche in questo caso, alcuni edifici crollati, vennero immediatamente ricostruiti o restaurati.

Il 25 agosto del 79 d.C. un'inaspettata e violenta eruzione del Vesuvio, fece scomparire sotto una fitta coltre di cenere, lapilli e pomici, insieme a Pompei ed Ercolano, la città di Stabiae. A causa dei frequenti terremoti che avevano preceduto l'eruzione, molte ville mostravano segni di cedimento o crepe e quindi si trovavano in fase di ristrutturazione: fu questo il motivo per cui a Stabia ci fu un numero limitato di vittime[15]. Tra le vittime illustri fu anche Plinio il Vecchio, che giunto a Stabiae per osservare più da vicino l'eruzione, morì molto probabilemente avvelenato dai gas tossici sulla spiaggia[16].

[modifica] La nascita di Castrum ad Mare ed il Medioevo

Il Castello
Il Castello

Dopo la distruzione di Stabiae ad opera del Vesuvio, alcuni abitanti del luogo scampati all'eruzione, tornarono alle loro vecchie abitazioni, ormai distrutte, per recuperare oggetti e denaro: furono questi che costituirono un villaggio lungo la costa, la quale grazie all'eruzione era diventata molto più protesa nel mare rispetto al passato[17]. Questo nuovo villaggio, che viveva soprattutto di pesca ed agricoltura, entrò a far parte del Ducato di Sorrento: furono proprio i Sorrentini che costruirono un castello sulla collina nei pressi di Pozzano, per difendere il ducato dalle incursioni barbariche. In questo periodo, intorno all'anno 1000, precisamente nel 1086, si ritrova per la prima volta in un ducumento il nome del villaggio, ossia Castrum ad Mare, molto probabilmente derivante dal fatto che il castello si trovasse nei pressi a picco sul mare.

Durante il medioevo Castellammare di Stabia venne conquistata dagli Angioini, i quali ingrandirono il castello. Successivamente, dopo una breve parentesi sotto il dominio degli Svevi, la città passa sotto il controllo gli Aragonesi, che, oltre all'ingrandimento del porto e alla costruzione di possenti mura di cinta, portarono a compimento la costruzione di un palazzo reale sulla collina di Quisisana, utilizzato dai reali per i loro soggiorni nel periodo estivo. L'importanza del palazzo era tale che Giovanni Boccaccio ne fa l'ambientazione per una novella del Decameron, precisamente la sesta del decimo giorno[18].

[modifica] Il periodo Farnese e quello dei Borboni

Ereditata dagli Aragonesi, nel 1541 l'imperatore Carlo V, diede la città in feudo a Ottavio Farnese, il quale apporto notevoli modiche alla struttura urbanistica: realizzò anche il suo palazzo, ancora oggi conosciuto come Palazzo Farnese, sede del municipio. Nel 1542 la città venne saccheggiata dal pirata Dragut, che rapì anche ottanta persone, in seguito riscattate. Durante la battaglia dei cristiani contro i musulmani, combattuta a Lepanto nel 1571, presero parte anche giovani stabiesi sotto il comando di Alessandro Farnese. L'egemonia dei Farnese durò circa due secoli.

Dopo l'occupazione di Arrigo di Lorena e in seguito di Carlo d'Austria, la città passò, nel 1731, sotto il controllo di Carlo di Borbone. Fu questo il periodo di grandi cambiamenti che portò Castellammare di Stabia ad essere una delle città più floride del Regno delle Due Sicilie: vengono costruiti, nel 1783, i primi cantieri navali italiani, l'industria per la fabbricazione di corde, la cosiddetta Corderia, e viene dato il via, nel 1749, ad una campagna archeologica che riporta alla luce i resti delle ville romane dell'antica città di Stabiae. Viene ampliato il palazzo reale, e proprio la presenza dei sovrani nel periodo estivo, funge da richiamo a molti nobili napoletani, che costruiscono nei pressi della Reggia, sulla collina di Quisisana la loro ville. L'influsso dei reali e le prime cure termali portano Castellammare di Stabia ed essere una tappa fondamentale del cosiddetto Grand Tour, tanto che la città viene ricordata anche da Gustave Flaubert nel suo Madame Bovary[19].

Nel 1842[20] Castellammare di Stabia diviene una delle prime città italiane ad essere dotata di una linea ferroviaria che la collegava direttamente con Napoli: questo portò non solo ad uno sviluppo della città oltre le mura difensive, ormai diventate inutili e quindi abbattute, ma a diventare un centro commerciale dove le mercanzie provenienti dalla Calabria e dalla Puglia veniva caricate sul treno.

Con l'unità d'Italia ed un florido momento per lo sviluppo industriale, l'area nord di Castellammare di Stabia ed in particolar modo quella intorno alla ferrovia si riempi di industrie tra cui corservifici, come quello della Cirio, cartiere, pastifici, cantieri metallurgici e diverse industrie meccaniche e tessili.

[modifica] Dal XX secolo ad oggi

Dipinto di Castellammare di Stabia nel 1902
Dipinto di Castellammare di Stabia nel 1902

Il nuovo secolo si apre con l'apertura della linea tranviaria[21] che collegava la stazione di Castellammare di Stabia direttamente con Sorrento, attraversando tutta la penisola sorrentina. Sempre in questo periodo la vocazione turistica di Castellammare di Stabia, soprattutto per le sue acque e le loro proprietà curative, raggiunge l'apice.

Se la Grande Guerra non lascia tragiche tracce, lo stesso non si può dire per il secondo conflitto mondiale: i tedeschi, in seguito alla ritirata dal sud Italia, applicando la cosiddetta teoria della terra bruciata, distrussero i cantieri navali, i quali vennero strenuamente difesi dagli stabiesi. In seguito, per questo motivo, la città è stata insignita della Medaglia d'Oro al Valore. Ancora oggi in città è visibile, nei pressi del lungomare il palazzo del Fascio, fatto costruire durante l'epoca fascista. La fine della guerra e l'inizio del miracolo italiano portò all'intensificazione del lavoro industriale e all'avvio di importanti novità sul piano turistico, come la costruzione del complesso delle Nuove Terme, all'epoca definite le più moderne d'Europa.

Durante gli anni '80, come in altre parti d'Italia, la città venne colpita da una grave crisi economica che portò alla chiusura di molte fabbriche: nello stesso periodo di registrò anche un notevole calo di presenze turistiche.

All'inizio degli anni '90 la città venne visitata da Giovanni Paolo II, il quale dopo il pranzo in mensa insieme agli operai dei cantieri navali, tenne una solenne cerimonia[22] sul lungomare.

La fine del XX secolo coincide con il periodo di rilancio, puntando sul risanamento delle poche industrie rimaste ma soprattutto sul turismo. La costruzione di nuovi complessi alberghieri e di infrastrutture all'avanguardia come il porto turistico di Marina di Stabia, uno dei più grandi d'Europa, hanno fatto si che nel 2006 Castellammare di Stabia sia stata la terza città campana per presenze turistiche negli alberghi solo dietro a Napoli e Sorrento. All'inizio del 2008 è stato completato il restauro della Reggia di Quisisana, altro edificio storico restituito alla città.

[modifica] Toponimo

Le origini del nome Castellammare di Stabia sono molto chiare: se risulta più facile è capire la scelta di Stabia (deriva dalla antica città romana, più difficile è capire il perché di Castellammare. Castellammare deve il nome all'antico castello costruito dal ducato di Sorrento che si affaccia da un'altura di circa 100 metri sul golfo di Napoli. Erroneamente si dice che il mare arrivasse sotto il castello, ma vista l'altezza in cui questo tale ipotesi è praticamente impossibile: la spiegazione del nome è chiara da antichi documenti in cui le località venivano identificate col nome dei castelli presenti. In questo caso questo Castello che guarda il mare era detto Castello sul mare (o da mare), quindi Castello a Mare. Altri erroneamente sostengono che la denominazione Castellammare derivi dall'antica presenza di una fortezza eretta in località Pozzano, sulla spiaggia, per difendere l'antica cittadina da eventuali attacchi provenienti dalla penisola sorrentina e chiamata torre di Portocarello[23], conosciuta dai più, erroneamente, con il nome di torre Alfonsina che invece sorgeva nei pressi dell'attuale piazza Fontana Grande. Nell'immediato dopoguerra, nei pressi della Torre di Portocarello, si insediò lo stabilimento calce e cementi che sfruttava le rocce calcaree prelevate dalla montagna adiacente, distruggendo i resti di questa antica torre.

La prima volta che si ritrova in un documento il nome Castrum ad mare è del 1086. Il comune, già Castellamare, ha assunto la denominazione di Castellammare con regio decreto il 22 gennaio 1863, mentre il nome definitivo di Castellammare di Stabia si è avuto con delibera consiliare del 31 maggio 1912.

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti


[modifica] Chiese

[modifica] Cattedrale

La facciata delle Cattedrale di Castellammare di Stabia
La facciata delle Cattedrale di Castellammare di Stabia

La terza Cattedrale di Castellammare di Stabia sita in piazza Giovanni XXIII, fu fortemente danneggiata dal terremoto del 1436 e si pensò alla costruzione di una ex-novo. Dopo numerosi tentativi, solo nel 1587 se ne decise la riedificazione. Il vescovo dell'epoca, mons. Ludovico Maiorano, pose la prima pietra il 22 novembre 1587. La costruzione precedette così lentamente che la nuova cattedrale, dedicata a santa Maria Assunta si può considerare finita del 1643 quando però mancavano ancora importanti elementi. Nel 1668 venne istallato l'organo che trovò la sua sistemazione definitiva solo nel 1774, quando venne ricostruito l'atrio e l'altare maggiore. Nel frattempo mancava ancora la ristrutturazione del vecchio campanile e quando tutto sembrava pronto, il vescovo si oppose perché avrebbe dovuto cedere alcuni metri di terreno: nel 1782, il sindaco decise di costruire un nuovo campanile su suolo comunale. La cappella del santo patrono, San Catello, venne iniziata nel 1875 e venne conclusa, con tutti i restanti lavori nel 1893, quando il vescovo Sarnelli, consacrerà solennemente la cattedrale. All'interno si possono ammirare tele di Giuseppe Bonito e Nunzio Rossi[24]. Oltre alla cappella dedicata alla Vergine di Lourdes, ve ne una che ospita il corpo di Gesù deposto nel sepolcro e la cappella del Santissimo Sacramento,L'ara pacis dedicata alle vittime delle guerre. Ogni anno, durante il periodo natalizio, viene allestito un presepe con statue ad altezza naturale. Nella Cattedrale viene anche venerato San Biagio.

[modifica] Chiesa del Gesù

La chiesa del Gesù è tra le chiese più belle di Castellammare di Stabia. La prima pietra fu posta nel 1609 e fu realizzata seguendo prima il progetto di Pietro Provedi e alla morte di questo, il progetto di Agazio Stoia. La chiesa, che da il nome alla strada in cui sorge, nel centro storico stabiese, ha un'unica navata con due cappelle su entrambi i lati: sul lato destro la prima è dedicata al Sacro Cuore, la seconda era prima alla Santissima Croce in seguito alla Vergine del Carmelo, sul lato sinistro invece la prima è dedicata all'Annunziata, mentre la seconda prima a sant'Ignazio poi alla Madonna Addolorata. Numerose sono i dipinti, tra i più importanti se ne ricordano alcuni di Giuseppe Viraldi e del De Matteis. Sull'altare maggiore un dipinto di Luca Giordano raffigurante la Vergine del Rifugio[25], mentre la volta è affrescata da Vincenzo Galloppi. Nella sacrestia è presente un dipinto raffigurante San Catello, rubato nel 1976 e ritrovato a Venezia nel 1993. Nella chiesa è presente anche una ricca biblioteca contenente testi religiosi di valore storico rilevante.

[modifica] Chiesa dello Spirito Santo

Chiesa dello Spirito Santo
Chiesa dello Spirito Santo

La chiesa dello Spirito Santo si trova in piazza Fontana Grande, nel centro antico di Castellammare di Stabia. Costruita nel 1577, è molto più nota con il nome di chiesa di san Ciro, poiché presente una statua del santo solennemente celebrato nel giorno della sua ricorrenza. La chiesa è di modeste dimensioni, con un'unica navata centrale, nella quale, ai due lati si aprono due piccole cappelle: una dedicata a san Ciro, l'altra alla Madonna della misericordia. Sull'altare maggiore vi è una tela che raffigura la discesa dello Spirito Santo sulla Madonna e gli apostoli[26]. In una nicchia vi è una statua in cartapesta rappresentante la crocifissione di Gesù e le anime del Purgatorio. Da alcuni anni è stato trasferito anche il quadro di sant'Antonio conosciuto come sant'Antonio di donna Fiorella, a cui il popolo stabiese ha dedicato da sempre grande venerazione: il quadro apparteneva a Mons. Catello Longobardi e alla sorella Fiorella. Nel portico d'ingresso è presente una ricostruzione della grotta di Lourdes.

[modifica] Chiesa di Portosalvo

La chiesa di Portosalvo[27], una volta esistente presso il molo e poi abbattuta per far spazio ai cantieri navali, fu costruita nel 1834 da una congrega di marinai, e qui fu portato il quadro della Madonna di Portosalvo[28] (del '500), posto sull'altare maggiore: l'importanza della raffigurazione è data dalla raffigurazione di Castellammare ai piedi della Madonnas. Alle spalle della chiesa vi è la sorgente dell'acqua della Madonna. La chiesa, oggi inagibile, è chiusa dal 1980, a seguito del terremoto: la chiesa fa parte della parrocchia dello Spirito Santo.

[modifica] Santuario della Madonna della Libera

La facciata del Santuario della Madonna della Libera
La facciata del Santuario della Madonna della Libera
Per approfondire, vedi la voce Madonna della Libera (Castellammare di Stabia).

All'altezza del castello medievale, sulla strada Panoramica che conduce a Sorrento, si apre una piccola strada che porta al santuario della Madonna della Libera. La chiesa, molto semplice e di modeste dimensioni, è nata in funzione di un affresco, in stile bizantino, dipinto sulla roccia e che raffigura la Madonna della tenerezza[29], conosciuta anche come Madonna della Libera e due santi: san Giovanni Evangelista e san Valerio di Sorrento. Nonostante il dipinto settecentesco fosse di buon valore, nel 1939, a causa dell'usura del tempo si è provveduto ad un restauro:alla caduta di un muretto si notò la presenza di un altro dipinto, molto simile a quello su cui era stato dipinto l'attuale affresco. La chiesa si presenta come una sorta di piccola basilica, con una navata centrale e due piccole navate laterali. Con il passere degli anni il santuario si è arricchito di un ostello per la gioventù e di sale per convegni. La liturgia della Madonna della Libera viene celebrata in 18 di ogni mese, mentre nel santuario viene svolta la sagra delle Camarelle.

[modifica] Basilica Madonna di Pozzano

Per approfondire, vedi la voce Madonna di Pozzano.

La basilica della Madonna di Pozzano sorge sulla sommità della collina di Pozzano e conserva l'immagine della Madonna[30], dipinta su tavola, che venne ritrovata in un pozzo verso la fine del XI secolo. Secondo la tradizione alcuni pescatori del luogo, in seguito ad alcune visioni misteriosi e sogni premonitori, insieme al vescovo del tempo, si recarono in processione sulla collina: dopo un febbrile e paziente lavoro di pulizia dai rovi, venne ritrovato un pozzo con all'interno conservato una tela, posta lì durante le persecuzioni iconoclastiche, che rappresentava la Vergine mentre allattava Gesù[31]. Sullo stesso posto venne innalzata una chiesetta, mentre sull'orlo del pozzo venne scolpito una frase in lingua latina che in italiano recita:

« Per quanto ben nascosta sotto un pozzo, sei stata trovata Vergine Celeste di Pozzano, mentre sei chiamata comunemente dell'acqua »

Nel XV secolo, su interesse di san Francesco di Paola fu costruito un monastero di piccole dimensioni. Poi, a poco a poco, il complesso si è arricchito fino a formare l’ampia e maestosa basilica che i frati iniziarono nel 1506 e che venne consacrata nel 1536. Qualche anno dopo nel corso di lavoro nel giardino, attiguo alla chiesa, fu trovata un’ara marmorea[32] recante in rilievo un fregio con tre teste di cervo unite da una corona di frutta e grappoli di uva: da questo si dedusse che durante il periodo pagano, in tale luogo, sorgeva un tempio dedicato al culto di Diana, dea della caccia e delle selve. Attualmente la basilica presenta nella volta centrale numerose tele, mentre il dipinto della Madonna di Pozzano è situato in una piccola cappella laterale. Nella sacrestia, anch’essa con la volta decorata e progettata da Vanvitelli[33], si venera il crocifisso ligno[34], che venuto sulle onde del mare, pose fine all’eruzione del Vesuvio del 1631. All’esterno della basilica è presente il campanile, alto 33 metri e costruito nel 1585, con il duplice servizio di torre campanare ma anche come vedetta di avvistamento contro le incursioni del saraceni e dei pirati che in quei tempi infestavano le spiaggie dell’Italia meridionale. Degno di nota anche la cappella dedicata a san Francesco di Paola[35] con l’omonima statua.

[modifica] Altre Chiese

La facciata della chiesa di San Francesco
La facciata della chiesa di San Francesco

Castellammare di Stabia è ricca di chiese alcune delle quali racchiudono preziose testimonianze dell'arte del passato: certamente quelle più affascinanti da un punto di vista architettonico e artistico si trovano nel centro antico e nella zona collinare. Nel centro antico, lungo via Gesù sono situate quattro chiese a distanza di meno di 50 metri l’una dall’altra: la chiesa delle Anime del Purgatorio, con il suo stile simile ad un tempio romano, la chiesa del Gesù, la chiesa di san Bartolomeo, anch’essa finemente decorata e la chiesa della Pace. La chiesa di santa Caterina d'Alessandria[36]. Nella zona collinare le principali sono le chiesa del SS. Salvatore, Sant'Eustachio, indubbiamente le più ricche di testimonianze d'arte della collina; sono ancora da segnalare quelle disan Nicola, il santuario del Sacro Cuore, dove sono conservate le spoglie della Beata Maddalena Starace, la chiesa della Sanità, la chiesa di san Matteo, dove viene venerata anche Santa Rita da Cascia, la chiesa di Santa Maria di Loreto (che conserva i resti di un altare opera dei Malvito), la chiesa di San Giacomo Maggiore, nelle cui vicinanze è presente la fonte dell' Acqua di San Giacomo, una dei 28 tipi di acque della città stabiese. Spostandosi nel centro moderno è presente la chiesa di santa Maria dell’Orto[37], la chiesa di san Vincenzo la chiesa dell’Annunziatellae la ristrutturata chiesa del Rosario, meglio conosciuta come chiesa della Starza. Di stampo più moderno, in quanto costruite negli ultimi anni in seguito all'espansione verso nord della città, la chiesa di sant'Antonio di Padova, la chiesa della Madonna del Carmine, e la chiesa di san Marco .

[modifica] Archeologia

Una stanza di Villa Arianna
Una stanza di Villa Arianna
Per approfondire, vedi la voce Stabiae.

Stabiae, l'odierna Castellammare di Stabia, fu una delle mete preferite dai patrizi romani, tanto che il suo territorio fu costellato di numerose ville residenziali. Scoperta nel 1749 dagli scavatori borbonici, Stabiae, sin dall'inizio, si contraddistinse come luogo di eccellenza: l'esplorazione della città però durò solamente pochi anni, tanto che già nel 1782 tutte le attività di scavo vennero spostate a Pompei, cosi che ville, case e strade ritornarono sotto terra mentre affreschi, statue e suppellettili preziose vennero raccolte nel museo Museo Borbonico. Dopo l'abbandono, nel 1800, vi furono vari rinvenimenti che mantennero acceso il ricordo di Stabiae: però fu soltanto nel 1950 che due ville, villa San Marco e villa Arianna, furono riportate parzialmente alla luce dal preside Libero d'Orsi. Le due ville sono visitabili tutti i giorni e si possono apprezzare le capacità progettuali degli architetti romani che le realizzarono con ardite soluzioni tecniche e inserendo perfettamente le ville nel paesaggio. Oggi il sito di Stabiae è al centro di un grande progetto internazionale che prevede la creazione di un parco archeologico insieme all'università del Maryland, tramite la fondazione Restoring Ancient Stabiae[38]: uno dei passi fondamentali della fondazione, insieme alla Sopraintendenza Archeologica di Pompei, è stata una mostra, chiamata Otium Ludens, dal dicembre 2007 al marzo 2008, presso Museo Statale dell’Hermitage di San Pietroburgo[39], che ha raccolto circa 200 reperti tra suppellettili e affreschi provenienti da Stabiae. Questa mostra in futuro continuerà in altre parti del mondo.

[modifica] Ville Romane

  • Villa Arianna
  • Villa San Marco
  • Villa del Pastore
  • Secondo Complesso

[modifica] Grotta San Biagio

Affresco della Grotta di San Biagio
Affresco della Grotta di San Biagio

La Grotta di San Biagio[40] è un antico tempio cristiano, ricavato nella roccia di tufo alle pendici della collina di Varano: molto probabilmente in origine era proprio una cava creata dagli antichi romani per costruire le loro ville tramite l'estrazione di blocchi di tufo. In principio vi fu un tempio romano dedicato a Mitra, mentre nei primi secoli della cristianità divenne una catacomba. Fu soltanto dal VI secolo che divenne chiesa, dedicata ai santi Giasone e Mauro, sede di una comunità benedettina, dipendente dal monastero di san Renato di Sorrento. All'interno vi sono affreschi di notevoli proporzioni, splendidamente conservati, eseguiti tra il VI e XIV secolo: oggi purtroppo la grotta è chiusa al pubblico. Negli ultimi tempi è stata trovata al suo interno una statua raffigurante forse San Biagio che oggi è conservata al Museo Diocesano di Castellammare di Stabia.

[modifica] Il cantiere navale

Per approfondire, vedi la voce Cantiere navale di Castellammare di Stabia.

Il cantiere navale di Castellammare di Stabia, fondato nel 1783, è la più antica industria italiana, nonché il più antico e longevo cantiere navale d'Italia: ancora oggi rappresenta un tassello importante nel economia stabiese. Sempre all'avanguardia verso le nuove tecnologie che nel corso degli anni si sono sviluppate, questo cantiere ha visto la nascita di numerose navi tra i più disparati tipi come da guerra, da trasporto merci o passeggeri, mentre attualmente è insieme a Ancona e Palermo riservato alla costruzione di navi da trasporto. Tra le navi più importanti costruite prima su tutte l'Amerigo Vespucci, l'unica nave scuola della Marina Militare Italiana, la Vittorio Veneto, fino ad arrivare ai più recenti traghetti Cruise Roma e Cruise Barcelona, i più grandi del Mediterraneo.

[modifica] Le terme

Definita Metropoli delle acque per il suo patrimonio idrologico costituito da ben 28 tipi di acque[41] di acque minerali differenti, divise in solforose, bicarbonato calciche e medio minerali, il termalismo ha rappresentato per Castellammare di Stabia fin dal metà del 1800 un tassello importante sia per l'economia che per il turismo.

Per sfruttare al meglio le proprietà delle acque la città dispone di due stabilimenti termali, uno nel centro antico e l'altro nella zona collinare dove è anche possibile effettuare alcune cure. Inoltre alcune acque come l'acqua della Madonna e l'acqua Acetosella, tra le più note e già apprezzate da Plinio il Vecchio che le consigliava ai sofferenti di calculosis[42], vengono imbottigliate e vendute anche in America.

[modifica] Antiche Terme

La facciata delle Antiche Terme
La facciata delle Antiche Terme

Inaugurate nel 1836, la storia delle Antiche Terme di Castellammare di Stabia inizia 9 anni prima, quando nel 1827, su progetto dell'architetto Catello Troiano, iniziano i lavori per la costruzione. Da subito le terme ricoprono un ruolo fondamentale non solo per i cittadini, ma anche per i turisti, che soprattutto d'estate affollavano la città per le cure presso il complesso termale, che anno dopo anno si andava ampliando con nuove padiglioni e piscine riservati a molteplici cure del corpo. È del 1893 l'apertura del padiglione Moresco ad opera dell'architetto Cosenza. Le terme diventarono non solo un centro benessere ma un vero e proprio polo culturale tanto che nel suo parco venivano organizzavate mostre di pittura, manifestazioni culturali e concerti musicali.

Il 26 febbraio 1956 iniziò la demolizione dell'antica struttura per la costruzione, progettata dall'architetto Marcello Canino, di quella che esiste ancora tutt'oggi. Verso la fine degli anni '80 il complesso termale entra in crisi a causa della chiusura di buona parte dei servizi offerti, in quanto spostati al nuovo complesso. Oggi le Antiche Terme sono aperte poche ore al giorno solo per permettere la raccolta dei vari tipi di acqua, mentre nel periodo estivo si tengono alcune manifestazio culturali. Nell'estate del 2007 sono partiti i lavori di riqualificazione del complesso che dovrebbe tornare agli antichi splendori con la riapertura di numerosi servizi termali.

[modifica] Nuove Terme

Le Nuove Terme, situate sulla collina denominata Solaro, nei pressi della frazione di Scanzano, progettate dagli architetti Cocchia, Iossa, Mazziotti e Sbriziolo sono state inaugurate il 26 luglio 1964 e si estendono su una superficie di oltre 100 mila mq. Questo complesso è composto da due settori: l'edificio dedicato alle cure terapeutiche e il parco per le cure idropiniche. L'edificio per le cure è uno dei più attrezzati e moderni d'Europa: si praticano fisioterapia, medicina iperbarica, massaggi, fanghi, inalazioni con l'ausilio delle acque solfuree, riabilitazione, cure dermatologiche, cure estetiche e cure ginecologiche[43]. Il parco idropinico invece permette di praticare quella che viene chiamata l'idroterapia, ossia bere il tipo di acqua consigliata verso una certa patologia camminando nel parco. Oltre alla sala dove sono presenti la maggior parte delle acque stabiesi, il parco, finemente curato e aperto solo durante il periodo estivo, offre una ricca programmazione, sia al mattino, sia la sera con concerti, cinema all'aperto, mostre e congressi.

[modifica] Le Acque

Le fonti delle Antiche Terme
Le fonti delle Antiche Terme

[modifica] Acque Solforose

  • Acqua Muraglione
  • Acqua Solfurea
  • Acqua Solfurea Carbonica
  • Acqua Solfurea Ferrata
  • Acqua Stabia

[modifica] Acque Bicarbonato Calciche

  • Acqua Acidula
  • Acqua Ferrata
  • Acqua Magnesica
  • Acqua Media
  • Acqua Pozzillo
  • Acqua San Vincenzo

[modifica] Acque Medio Minerali

  • Acqua Acetosella
  • Acqua della Madonna
  • Acqua San Giacomo
  • Acqua Rossa
  • Acqua Ferrata

[modifica] Edifici storici

[modifica] Castello Medioevale

Il Castello visto da Piazza Orologio
Il Castello visto da Piazza Orologio

Il castello medioevale[44] di Castellammare di Stabia, che si trova lungo la statale sorrentina, nei pressi della salita per il santuario della Madonna della Libera, venne costruito dai sorrentini per difendere il proprio ducato, sulla collina che sovrasta la città stabiese; fu in seguito riparato da Federico II e ricostruito dagli angioini. Quando perse il suo ruolo difensivo il castello fu rifatto e rinforzato da Alfonso d'Aragona: fu attivo fino ai secoli della dominazione spagnola, ma nel XVIII cominciò il suo lento declino. Ridotto per lo più ad un rudere venne venduto dallo stato al marchese Alaponzone di Verona, che attorno gli anni '30 del '900 lo cedette a Edoardo de Martino: questi ne iniziò il restauro, completato poi dal figlio. Oggi, abitazione privata, è visitabile solo all'esterno.

La struttara ha una grande importanza nella storia di Castellammare di Stabia, poiché è proprio da questo che la città prende il nome: solitamente, secondo tradizione, si dice che il mare, in tempi remoti, arrivava fino al castello. In realtà questo aveva una cinta muraria che si originava dal complesso centrale per scendere giù per la collina fino alla zona dove oggi si trova la chiesa di Portosalvo, dove terminava con una torre di avvistamento: in questo punto il mare incontrava il castello e da qui il nome di Castello a mare.

[modifica] Palazzo Farnese

Nel 1566 Ottavio Farnese, signore di Castellammare, in seguito alle proteste dei cittadini, decise di donare alla città un luogo adeguato per la sede della Corte del Governatore: la scelta cadde su un caseggiato[45] ad un piano situato tra il Duomo e via Coppola, nell'attuale Piazza Giovanni XXIII. Nel 1820 vi venne trasferita la sede dell'Amministrazione comunale e nel 1871, su progetto dell'architetto Luigi d'Amora, il palazzo fu ingrandito e abbellito mentre il secondo piano venne costruito soltanto agli inizi del '900 con l'aggiunta di una piccola torre laterale. L'amministrazione comunale vi resto fino al 1964, quando deciso il passaggio nell'ex Banca d'Italia, palazzo Farnese venne abbandonato. Dopo alcuni anni la struttura tornò ad essere a disposizione del comune e finiti i lavori di ristrutturazione venne adibito a Municipio: palazzo Farnese svolge ancora oggi tale funzione. Da alcuni anni si è creato al suo interno anche un piccolo Museo Civico.

[modifica] Palazzo del Fascio

Palazzo Farnese oggi sede del Municipio
Palazzo Farnese oggi sede del Municipio

Dove oggi sorge il palazzo del Fascio, un tempo esisteva una piccolo spiazzo chiamato Ponticello. Nel 1909 arrivarono al comune alcune domande per la costruzione di abitazioni private, vista la favorevolissima posizione non solo in pieno centro ma anche vicinissimo al mare: per ovviare ciò, si decise di realizzare una piazzetta che prese il nome di piazza Nino Bixio. Agli inizi degli anni '40 però, con l'avvento del Fascismo, la piazzetta venne occupata da un austera costruzione tipica del periodo, adibita durante il conflitto mondiale a postazione dell'esercito italiano e tedesco. Passata la guerra, il Palazzo del Fascio fu sede della biblioteca comunale mentre oggi è abbandonato, in attesa di essere restaurato.

[modifica] Reggia di Quisisana

La data precisa della costruzione della Reggia di Quisisana è ancora tutt'oggi avvolta nel mistero: sicuramente nel 1268 già esisteva sulla collina di Quisisana la casa di re Carlo I d'Angiò, ma poiché gli Angioini avevano conquistato il Regno di Napoli solo due anni prima è ipotizzabile che possa risalire agli Svevi. In posizione dominante sulla città, la reggia è formata da tre corpi di fabbrica: il primo, su due livelli, è quello che permette l'accesso alla struttura tramite un ampio portale. Il primo piano era il piano nobile che si affacciava direttamente all'interno del parco. Il secondo corpo è ubicato perpendicolarmente rispetto all'ingresso, sul ciglio della collina, anch'esso su due livelli con l'aggiunta del sottotetto. Infine la terza parte scende lungo il pendio della collina ed è caratterizzato dalla presenza di un portico. All'interno della reggia è presente un giardino all'italiana[46].

Nel corso della sua storia numerosi personalità abitarono la reggia da Giuseppe Bonaparte a Gioacchino Murat ai Borboni: anche Carolina Bonaparte, sorella di Napoleone, vi soggiornò a lungo. Con l'unità d'Italia, la tenuta passò tra i Beni Riservati della Corona di Casa Savoia, trasferita poi al demanio dello Stato. Nel 1879 fu acquistata dal comune e dato in concessione lo stesso anno a privati che lo trasformarono in un albergo, chiamato Royal Hotel Quisisana[47]. Alla fine degli anni '60, dopo che per brevissimo periodo fu adibito a ospedale, la reggia venne abbandonata. Gravi danni si aggiunsero a quelli causati dall'incuria e da infiltrazioni d'acqua, a seguito del terremoto del 1980, provocando il crollo parziale di alcune mura, solai e scale: intanto ornamenti e stucchi vanno completamente persi. Ridotto ad uno stato di rudere, dopo una serie accurata di studi iniziano i lavori di restauro che terminano nel 2008[48]. La reggia verrà in parte utilizzata per la scuola di restauro, in parte adibita a museo per l'esposizione dei reperti provenienti dagli scavi di Stabiae.