Bitonto

Bitonto
Panorama di Bitonto
Bitonto - Stemma
Stato: bandiera Italia
Regione: Puglia
Provincia: stemma Bari
Coordinate: 40°59′0″N 16°41′0″E / 40.98333, 16.68333Coordinate: 40°59′0″N 16°41′0″E / 40.98333, 16.68333
Altitudine: 118 m s.l.m.
Superficie: 172,82 km²
Abitanti:
56.302 2007
Densità: 325,78 ab./km²
Frazioni: Mariotto, Palombaio 
Comuni contigui: Altamura, Bari, Bitetto, Giovinazzo, Modugno, Palo del Colle, Ruvo di Puglia, Terlizzi, Toritto
CAP: 70032
Pref. telefonico: 080
Codice ISTAT: 072011
Codice catasto: A893 
Nome abitanti: bitontini 
Santo patrono: Immacolata Concezione 
Giorno festivo: 26 maggio 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
Portale:Portali Visita il Portale Italia
« Ecco la consegna che vi lascio,
uomini e donne di questa nobile terra
che da sempre ha nell'ulivo il suo simbolo prestigioso
ed il suo impegnativo programma; fatevi paladini
della causa della solidarietà e della pace;
offrite a tutti la testimonianza di una comunità
che sa collaborare in spirito di costruttiva
e lungimirante concordia; operate con fiducia
per lo sviluppo pieno della vostra terra. »
(Giovanni Paolo II, dalla lastra in marmo situata sulla porta Baresana)

Bitonto (Vêtond in dialetto bitontino) è una città di 56.302 abitanti della provincia di Bari, conosciuta come la Città degli ulivi per gli estesi uliveti che la circondano. La produzione olearia della città, da sempre legata all'ulivo, ha origini antichissime. L'olio bitontino, infatti, era molto rinomato già nel XIII secolo con Venezia, che lo valutava più di ogni altro nella penisola italica.[1] La produzione olearia, perfezionata nel corso del XX secolo, costituisce ancora oggi la più importante risorsa economica della città. Bitonto inoltre ha dato il nome al cultivar locale Cima di Bitonto.

Notevole è inoltre il centro storico che presenta numerosissime chiese tra le quali spicca la cattedrale: l'esempio più completo del romanico pugliese. Ci sono inoltre palazzi rinascimentali quali il Palazzo Sylos calò, e il Palazzo Sylos-Vulpano.

Il 26 maggio 1734 Bitonto fu teatro della battaglia che oggi porta il suo nome, combattuta tra i Borbone e gli austriaci, che portò definitivamente il regno di Napoli nelle mani degli spagnoli.

Indice

[modifica] Geografia

Il territorio comunale di Bitonto si estende per oltre 170 km2, dall'alta Murgia fino a 2 km dal mare Adriatico, e confina a nord con il comune di Giovinazzo, a est con Bari, Modugno e Palo del Colle, a sud con Altamura e Toritto e a ovest con Terlizzi e Ruvo di Puglia. Fino al 1928 il comune aveva anche uno sbocco sul mare Adriatico, in quanto amministrava la frazione di Santo Spirito, oggi quartiere di Bari.

Il centro abitato si trova sul primo gradino dell'altopiano della Murgia, ma il territorio comunale nella parte occidentale, è decisamente collinare, raggiunge un'altezza massima di 491 m s.l.m.[2] e include il parco nazionale dell'Alta Murgia. Il centro bitontino accoglie anche lama Balice (localmente nota come La Majin), sito naturalistico e paesaggistico recentemente istituito come parco regionale.

[modifica] Clima

Il clima del territorio comunale è, come per il resto della regione, tipicamente mediterraneo, con inverni freschi, spesso sferzati da freddi venti balcanici, ed estati calde, a volte anche torride per azione di caldi venti sciroccali. Le temperature medie in inverno registrano valori di 8-9 °C, eccezionalmente con minimi negativi. In estate si hanno temperature medie quasi sempre oltre i 30°C, con punte che superano non di rado i 40°C. Nel dicembre 2007 è stata registrata una temperatura minima di -3°C.Nel luglio 2007 si è registrata una temperatura massima di 46 °C.

La maggiore piovosità si registra durante l'autunno e l'inverno, mentre i mesi estivi sono più secchi, talvolta con piogge del tutto assenti.

[modifica] Stemma

Lo stemma comunale sintetizza le principali caratteristiche della storia e del paesaggio bitontino. I colori predominanti sono il verde, che ricorda le olive e simboleggia la pace, l'oro, che richiama la ricchezza e la prosperità, e il bianco, ad indicare la fedeltà.

All'interno di uno scudo, su un campo bianco, vi è un ulivo dal tronco ritto e dalla chioma verde, piantato su un prato anch'esso verde. Appollaiati fra i rami, cinque storni beccano un oliva ciascuno, a ricordare le famiglie che possedettero il feudo (Caldora, Ventimiglia, Orsini, Acquaviva e Cordova). Più in basso, a rappresentare la forza del potere esecutivo, tenuta da nobili e i popolari, sono presenti due leoni, affrontati all'albero d'ulivo con le zampe anteriori sul tronco dell'albero, con la coda sollevata e la lingua lunga e sottile fuor bocca.

Lo scudo è sormontato da una corona gentilizia e alla base presenta due rami: uno di ulivo ed uno di leccio, rispettivamente a sinistra e a destra, annodati con un nastro rosso. Sotto i rami, infine vi è un nastro bianco che riporta, in caratteri argentei, il motto in latino: Ad pacem promptum designat oliva Botontum, che tradotto significa: L'oliva designa Bitonto a proporre la pace.

[modifica] Storia

Per approfondire, vedi la voce Storia della Puglia.
Ceramica peuceta rinvenuta nei pressi di Bitonto e conservata nel museo De Palo-Ungaro
Ceramica peuceta rinvenuta nei pressi di Bitonto e conservata nel museo De Palo-Ungaro

Secondo la tradizione Bitonto sarebbe stata fondata dal re illirico Botone, dal quale deriverebbe il nome. Altre ipotesi vedono l'origine del nome di Bitonto da "Bonum totum" a significare la prosperità del luogo.[3] La presenza umana nel territorio risale all'epoca neolitica, testimoniata dai ritrovamenti di manufatti (ceramica impressa) tra la città e la costa e da insediamenti in grotte nella Lama Balice, forse dovuti a gruppi umani provenienti dalla penisola balcanica approdati circa 10 000 anni fa sulla costa.[4] Un insediamento dell'età del ferro è testimoniato presso un'ansa del torrente Tiflis, nella lama.

La città fu un importante centro peuceta. Successivamente divenne colonia greca sotto l'influenza culturale di Taranto, come testimoniano le monete del V secolo a.C. rinvenute nel centro storico, che riportano, l'effigie dell'eroe tarantino Falanto. La città era inoltre già attiva economicamente, come testimoniano altre monete della stessa epoca, che presentano la legenda in caratteri greci "BITONTYNON" . Una necropoli risalente al IV-III secolo a.C. è stata inoltre rinvenuta nell'attuale centro urbano.

In epoca romana fu municipio. Un tempio dedicato a Minerva doveva collocarsi su uno sperone che domina il Tiflis. La città era attraversata dalla via Traiana nel punto in cui quest'ultima si ramificava in due: la mulis vectabilis via per Peucetios citata da Strabone, che passava per Celiae, Rudiae e Norba e la via Minucia Traiana, passante per Barium. Le due vie poi si riunivano ad Egnazia.

Fu stazione di sosta menzionata nell'Itinerarium burdigalense,[5] nell'Itinerario antonino,[6] nella cosmografia ravennate, nella Tavola teodosiana e nella Tavola Peutingeriana. Fu inoltre citata da Marco Valerio Marziale,[7] da Sesto Giulio Frontino e da Plinio il Vecchio. Quest'ultimo fa riferimento solo al nome degli abitanti.[8]

Gli scarsi documenti di epoca longobarda lasciano presupporre che Bitonto abbia attraversato un periodo di declino. Al V-VI secolo risalgono i resti di una chiesa rinvenuti negli scavi sotto l'attuale cattedrale.

Nel 975 il catapano[9] bizantino Zaccaria sconfisse presso Bitonto i Saraceni e uccise il loro capo, Ismaele;[10] nel 1010 la città fu teatro della rivolta di Melo di Bari contro i Bizantini.

Sotto il dominio normanno, alla fine del X secolo si ebbe una fioritura cittadina: la presenza della sede vescovile è attestata dal 1089.[11]

Antica litografia della città di Bitonto
Antica litografia della città di Bitonto

Un documento del 1098 invece, cita il conte Roberto, figlio di Guglielmo, dominator civitatis Botonti.[12] Agli stessi anni è attribuita la costruzione della nuova cattedrale.

La tradizionale "fiera di San Leone", che si svolge il 6 aprile, si originò probabilmente nell'XI secolo.[13] Già celebre nel XIV secolo come fiera di animali, venne citata nel Decamerone di Giovanni Boccaccio.

« Non avendo adunque più modo a dover fare della giovane cavalla, per le parole che dette avea compar Pietro, ella dolente e malinconosa si rivestì, e compar Pietro con uno asino, come usato era, attese a fare il suo mestiere antico, e con donno Gianni insieme n'andò alla fiera di Bitonto, né mai più di tal servigio il richiese. »
(Giovanni Boccaccio, Decamerone, Novella X Giornata IX.)

Con Federico II fu sede amministrativa per la raccolta delle imposte e rimase nel XIII e XIV secolo nell'ambito del regio demanio, ossia alle dirette dipendenze della corona. Il 29 Settembre 1227 inoltre, Bitonto fu teatro della scomunica, da parte di papa Gregorio IX, di Federico II accusato di essere sceso a patti con il sultano al-Malik al-Kamil.

Già nel Duecento iniziarono le dispute di confine con Bari per il possesso di Santo Spirito, sulla costa. Nel 1265 il confine venne fissato all'Arenarum, tra Palese e Santo Spirito, ma il conflitto continuò ancora nei secoli successivi.

Grifone a mosaico rinvenuto nella chiesa precedente all'attuale cattedrale.
Grifone a mosaico rinvenuto nella chiesa precedente all'attuale cattedrale.

Nel 1412 fu possesso feudale di Giacomo Caldora, duca di Bari, e nel corso dello stesso secolo passò quindi ai Ventimiglia, agli Orsini, agli Acquaviva d'Aragona e ai Cordoba.

Nel 1551 la città riacquistò la propria autonomia, versando al duca di Sessa e alla corona spagnola una somma di 66 000 ducati. Gli statuti cittadini furono redatti nel 1565. La disputa di confine con Bari per il possesso di Santo Spirito, iniziata nel XIII secolo riprese vigore in quegli anni: nel 1527 Bona Sforza, duchessa di Bari, aveva dichiarato "zona promiscua" il territorio tra Modugno e il mare.[14] Il conflitto riprese in seguito tra l'"università" di Bitonto e quella di Bari: il consiglio di Napoli nel 1584 fissò nuovamente i medesimi confini del 1265[15].

Nel Seicento fu la seconda città di Puglia dopo Lecce[16] e visse una fioritura culturale, con la bottega di pittura di Carlo Rosa, l'"Accademia degli Infiammati", il musicista Tommaso Traetta, il matematico Vitale Giordano e Nicola Bonifacio Logroscino, attore dell'opera buffa.

Nel 1647 vi furono moti insurrezionali del popolo contro la nobiltà frenati solo dal conte di Conversano.

Il 26 maggio 1734, durante la guerra di successione polacca, nel campo di San Leone l'esercito spagnolo di Carlo di Borbone vi sconfisse gli Austriaci nella battaglia di Bitonto, assicurando ai Borboni il possesso del Regno di Napoli.

Per approfondire, vedi la voce Battaglia di Bitonto.

Durante il Risorgimento il bitontino Giovanni Vincenzo Rogadeo fu nominato da Giuseppe Garibaldi primo governatore della Puglia e in seguito, senatore del regno: come sindaco della città, tra il 1870 e il 1875, promosse un "consorzio per oli tipici", un "gabinetto di lettura" e una "scuola serale di disegno", oltre che occuparsi della viabilità e accessi ferroviari.

Nel 1893 avvenne l'uccisione di un delegato della finanza e nella vita politica cittadina si sviluppò il movimento socialista. In seguito ebbero rilevanza le figure del cattolico Giovanni Ancona Martucci e del vescovo Pasquale Berardi e ancora di Giovanni Modugno, aderente alla corrente politica di Gaetano Salvemini, tra il 1911 e il 1919.

Nel 1928 la frazione di Santo Spirito, unico accesso alla costa, e oggetto di dispute di confine tra le due città sin dal XIII secolo, passò al comune di Bari insieme a parte del territorio circostante, per un totale di circa 16 km2.

Nel 1984 la città fu visitata da papa Giovanni Paolo II[17].

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti


[modifica] Urbanistica

Per approfondire, vedi la voce Centro storico di Bitonto.
La gloria dell'Immacolata.
La gloria dell'Immacolata.

La città di Bitonto è formata da tante vie disposte a raggiera che partono da un nucleo centrale che è rappresentato dal centro storico. Il centro storico della città, di forma trapezoidale, è delimitato a tratti dai resti delle mura di periodo normanno. La città era collegata a Roma mediante la via Traiana che vi giungeva da Ruvo di Puglia e passava per una delle cinque porte (Porta Robustina).

Le vie del centro storico hanno andamento tortuoso, spesso costituiscono delle scale. Vi si trovano archi che ospitano dipinti a soggetto religioso (ad esempio "arco Pinto"). Caratteristiche sono le corti bitontine, tra cui la "corte Fenice", dove nacque Tommaso Traetta.

Le strutture più antiche presenti nel centro storico sono di origine altomedievale mentre le più recenti sono state innalzate verso la prima metà del Settecento. Nel cuore del centro storico si affaccia la cattedrale sull'antistante e omonima piazza, dove si trova la cosiddetta gloria dell'Immacolata, un obelisco accuratamente scolpito che sorregge una statua dell’Immacolata. Nel centro storico sono inoltre il teatro Traetta, il torrione Angioino (in piazza Cavour), la chiesa di San Gaetano, il palazzo Calò e la porta Baresana.

Nel XIX secolo, il lato est della città si trasformò in un piccolo quartiere tagliato da via Traetta. Nella zona ottocentesca notevole è la chiesa del Crocifisso. Piazza Marconi segna il confine tra il quartiere est e l'ingresso al centro cittadino.

L'attuale zona centrale è anch'essa costituita in prevalenza da palazzi ottocenteschi (tra cui il palazzo Louise-Pannone e il palazzo Gentile, l'attuale sede del Comune), situati da piazza Aldo Moro, dove si trova una statua di Tommaso Traetta sino alla villa comunale. Dalla piazza si dipartono le arterie principali della città: corso Vittorio Emanuele II e via della Repubblica Italiana. Sulla prima, che si estende tra la porta Baresana e la Villa comunale, si affaccia il Palazzo comunale, mentre la seconda, che si estende tra il torrione Angioino e la basilica dei Santi Medici, è la principale strada commerciale, dotata di portici.

La chiesa dei Santi Medici segna il confine tra il centro e la parte settentrionale della città e rappresenta il punto di riferimento e il monumento più importante di quest'ultima zona. Qui si sviluppa la zona artigianale, separata dal resto dell'abitato mediante la stazione della Ferrotramviaria (linea Bari-Barletta).

Infine la parte occidentale si sviluppa lungo la via Ammiraglio Vacca.

[modifica] Luoghi di interesse

[modifica] Cattedrale

La cattedrale di Bitonto, dedicata a San Valentino, in stile romanico pugliese, è stata innalzata nel cuore del centro storico tra l'XI e il XII secolo, su modello della basilica di San Nicola di Bari.

Come tutte le chiese pugliesi anche la cattedrale di Bitonto è stata rivestita nel XVIII secolo da stucchi e decori barocchi, ma l'aspetto originario venne ripristinato nel corso dei restauri ottocenteschi.

La facciata si presenta tripartita da lesene su tutta l'altezza. Dei tre portali, quello centrale ha una ricca decorazione con scene del Nuovo Testamento ed è fiancheggiato da due grandi grifoni di pietra che tengono una preda fra gli artigli. Un intreccio di decorazioni vegetali riempie invece l'architrave, che è sormontato da un pellicano, uccello che, nella leggenda, offre il suo cuore ai figli affamati, e simboleggia pertanto la generosità della Chiesa.

Il registro superiore della facciata è ornato da quattro bifore e da un rosone a sedici bracci, inquadrato da un edicola arcuata con sovrarco sormontato da una sfinge e fiancheggiato dalle sculture di due leoni.

Prospetto laterale dell'ambone bitontino.
Prospetto laterale dell'ambone bitontino.

Il fianco meridionale che si affaccia sulla piazza presenta un loggiato formato da sei esafore, con colonnine e capitelli scolpiti con protomi (teste) umane tutte differenti tra loro. L'ultimo dei portali che si aprono nelle arcate del fianco della cattedrale è detto Porta della scomunica: da qui papa Gregorio IX scomunicò infatti Federico II accusandolo di essere sceso a patti con il sultano Al Kamil durante la crociata del 1227.[18]

L'interno, con pianta a croce latina, è diviso in tre navate, ciascuna terminante con un'abside semicircolare. La navata centrale è separata dalle altre, da arcate poggianti su colonne. Navata centrale e transetto sono coperti con un soffitto piano in legno a decorazione policroma, mentre quelle laterali, sormontate da matronei, sono coperte con volte a tutto sesto.

Sul lato destro della navata centrale si trova un ambone riccamente scolpito, dove sono raffigurati un uccello, forse un grifone, e gli imperatori svevi: Federico I Barbarossa, Enrico VI, Federico II e il figlio Corrado. L'iscrizione (HOC OPUS FECIT NICOLAUS/SACERDOT ET MAGISTER ANNO MILLESIMO/DUCENTESIMO VICESIMO/NONO INDICTIONOS SECUNDE) lo attribuisce al prete Nicola, che partecipò anche alla costruzione del campanile della cattedrale di Trani e lo data al 1229. Il pulpito in marmo venne realizzato da Gualtiero da Foggia nel 1240 e presenta frammenti scultorei di grande qualità.

Sotto l'attuale chiesa si trova una chiesa paleocristiana che conserva i resti di una chiesa precedente (V-VI secolo). Gli scavi hanno portato alla luce affreschi e altre decorazioni interne databili tra il IX e il XII secolo. Sono stati ritrovati inoltre sculture e mosaici. La cripta è coperta da volte a crociera, con archi sostenuti da 36 colonne con capitelli decorati. I pavimenti della chiesa più antica, a causa della sua lunga frequentazione, subirono diversi restauri, uno dei quali ne comportò il rifacimento in grandi tasselli calcarei. È stato rimesso in luce un antico mosaico rappresentante un grifone, risalente all'XI secolo, la cui doppia natura (corpo di leone e testa di aquila) simboleggia la natura umana e divina di Cristo.

Negli scavi sono stati rimessi in luce anche reperti di epoca precristiana, tra cui alcune ceramiche protostoriche e delle monete di epoca romana.

[modifica] Chiesa di San Francesco d'Assisi

La chiesa, in stile gotico, risale al 1283 e sorge laddove un tempo doveva essere situata una fortificazione romana. La facciata presenta due lesene. Il portale è rettangolare e culmina con un arco a sesto acuto gotico, sormontato sul registro superiore da una trifora. All' interno si conserva un affresco raffigurante la Vergine.

La fondazione della chiesa si deve a Sergio Bove col permesso di Carlo I d'Angiò.[19] Nel 1286 la chiesa venne consacrata dal vescovo Leucio.

L'adiacente convento nel 1734 fu utilizzato come ospedale durante la battaglia di Bitonto e venne chiuso in seguito al decreto di Gioacchino Murat nel 1809. Nel 1842 la chiesa subì rifacimenti riguardanti soffitto, altari e sostegni e nel 1866 venne chiusa al culto. Fu restaurata nel 1993, recuperando la pavimentazione, l'altare e alcuni dipinti.

[modifica] Altre chiese

Particolare del portale della chiesa del Purgatorio
Particolare del portale della chiesa del Purgatorio

Nella città di Bitonto e nel territorio del comune sono presenti numerose chiese che rappresentano importanti testimonianze dell'arte e dell'architettura locale.

  • Chiesa di Sant'Andrea Apostolo
  • Chiesa di Santa Caterina
  • Chiesa dei santi medici e martiri Cosma e Damiano, conserva le reliquie delle mani e le statue dei santi. Al suo interno è situato, sulla parete della fiancata sinistra, un mosaico di grandi dimensioni che rappresenta la famosa battaglia di Bitonto. La chiesa, infatti fa particolare "riferimento" alla Madonna Immacolata, anche in relazione al fatto che è stata eretta su piazza XXVI maggio 1724, dove è situato l'obelisco Carolino. La chiesa infatti, durante la processione per la festa patronale, diventa il luogo di destinazione della processione che parte dalla cattedrale,
  • Chiesa del Crocifisso, rurale, realizzata da Carlo Rosa insieme alle ricche decorazioni interne.
  • Chiesa di San Domenico
  • Chiesa di Sant'Egidio Abate
  • Chiesa di San Gaetano
  • Chiesa di San Giacomo
  • Chiesa di San Giorgio Martire
  • Chiesa di San Giovanni
  • Chiesa di San Leucio
  • Chiesa di San Luca evangelista
  • Chiesa di Santa Maria Annunziata
  • Chiesa di Santa Maria della Chinisa
  • Chiesa di Santa Maria dei Martiri
  • Chiesa di San Mauro del Popolo
  • Chiesa di San Paolo apostolo
  • Chiesa di San Pasquale
  • Chiesa di San Pietro de Castro
  • Chiesa di San Pietro Nuovo
  • Chiesa del Purgatorio, nelle vicinanze del palazzo Sylos-Calò. Realizzata nel XV secolo, la chiesa ha un portale ornato da figure scheletriche e anime penitenti, come voluto dalle regole della Controriforma. La chiesa raccoglie le statue della Settimana Santa. Recentemente è stata sottoposta a restauro, con la pulizia dell'esterno.
  • Chiesa di Santa Rita da Cascia
  • Chiesa di San Silvestro papa
  • Chiesa dello Spirito Santo
  • Chiesa di Santa Teresa d' Avila
  • Chiesa di San Valentino
  • Chiesa dell' Addolorata (nella frazione di Mariotto)
  • Chiesa dell'Immacolata (nella frazione di Palombaio)
  • Abbazia di San Leone, antica fondazione benedettina, passata quindi ai cistercensi e agli olivetani. Ricostruita nel XV secolo, fu restaurata nei primi anni del Novecento. Conserva il coro affrescato e un chiostro.
  • Convento dei Cappuccini
  • Convento di Santa Maria della Chinisa
  • Convento dei Paolotti
  • Convento di Santa Maria del Carmelo
  • Monastero di Santa Maria delle Vergini

[modifica] Palazzi

[modifica] Palazzo Sylos-Vulpano

Oggi monumento nazionale,[20] è noto per le decorazioni del cortile interno. Fu costruito nel 1445 per volere di Giovanni Vulpano, riutilizzando una precedente torre medioevale, i cui resti sono stati recentemente rinvenuti in corrispondenza del loggiato.

Particolare del loggiato del Palazzo Sylos-Vulpano
Particolare del loggiato del Palazzo Sylos-Vulpano

La torre era stata forse costruita intorno al 1156, quando Goffredo Vulpano giuse a Bitonto per sfuggire alle devastazioni di Guglielmo il Malo. Secondo la data incisa sul portale l'opera è da ritenersi completata solo nel 1501. Fino al 1734 il palazzo fu in possesso dei Vulpano, e solo dopo l'estinzione di questa famiglia, passò ai Sylos con i quali i Vulpano erano imparentati.

Sebbene il palazzo sia stato terminato agli inizi del XVI secolo, segue lo stile rinascimentale toscano del secolo precedente, in particolare nell'impostazione del cortile quadrangolare centrale. La facciata presenta un andamento più irregolare, dovuto anche all'adattamento al pendio naturale del terreno.

Nel cortile si trova una loggia decorata con pannelli scolpiti che celebrano le virtù civiche della famiglia Vulpano (Annibale Vulpano è raffigurato insieme a Scipione e Antonio Pio Vulpano con l'imperatore Nerone). Vi si trovano inoltre una scena con il mito di Orfeo e una con mostri marini. Il portale d'ingresso mostra invece lo stile tardo-gotico aragonese. L'androne è coperto da una volta a botte.

Un'epigrafe nella loggia testimonia le relazioni commerciali intrattenute dai Vulpano con altre importanti casate italiane. È inoltre presente uno stemma della famiglia Vulpano, cui si aggiunse più tardi quello della famiglia Sylos, quando questa acquistò il palazzo.

L'interno fu rifatto e della struttura originaria rimangono solo i piani superiori. In epoca successiva l'edificio ha subito aggiunte che hanno occupato spazi originariamente all'aperto. Disabitato dal 1979, non è in buono stato di conservazione.

[modifica] Palazzo Sylos-Calò

Loggiato del palazzo  Sylos Calò.
Loggiato del palazzo Sylos Calò.

In stile tardo-rinascimentale, fu fatto costruire da Giovanni Alfonso Sylos nella prima metà del XVI secolo per esaltare la ricchezza e la nobiltà del casato. L'esterno del palazzo fu costruito nel 1529, mentre il loggiato e gli spazi interni vennero completati solo nel 1583. Il palazzo si erge sui resti di una chiesa donata a Francesco Saverio Sylos.

La facciata che dà sulla strada presenta un aspetto più irregolare, a causa dell'adattamento all'andamento della via. Il loggiato è realizzato su due livelli. Il grande portale d'ingresso, che ricorda quello del Palazzo De Ferraris-Regna, dà direttamente sul cortile porticato; è in stile tardorinascimentale, ed è inquadrato da due lesene, con due effigi imperiali sotto il cornicione. Il cortile interno, più regolare della facciata, ha una pianta quadrangolare. Il suo porticato si erge su otto colonne con capitelli tutti diversi fra loro. L'androne, come negli altri palazzi bitontini, è coperto da volte ribassate con lunette e presenta colonne lisce con capitelli corinzi, ripresi dal rinascimento fiorentino.

I vani del piano terra presentano volte a botte o a crociera. È presente una torre cilindrica, forse adibita originariamente a torre di avvistamento e difesa. La loggia che si affaccia su piazza Cavour offre l' espressione più ricca del Rinascimento pugliese.[21]

Il palazzo, attualmente in restauro, ha subito significative lesioni strutturali, mentre il danneggiamento delle coperture ha determinato l'infiltrazione di acqua che ha favorito la proliferazione di vegetazione soprattutto sulla parte inferiore dei muri.

[modifica] Palazzo De Ferraris-Regna

Il nucleo originario risale al XIV secolo e fu realizzato dai De Ferraris, nobile famiglia genovese che si stanziò nel XIV secolo a Bitonto.[22] Anticamente il palazzo si estendeva fino all'"arco pinto". Tra il 1586 e il 1639 fu ricostruito per volere della famiglia Regna (giunta a Bitonto nel XIII secolo con Paolo Regna, preso in ostaggio a Milano da Federico II).

Il palazzo presenta un portale con colonne di ordine dorico poggianti su un semplice basamento. I loggiati interni sono realizzati in epoche diverse: il primo piano e il cortile risalgono al XIV secolo, mentre il piano superiore è più recente. Le finestre sono state trasformate in seguito in balconi. Il portale è in stile tardorinascimentale, con la data (1586) incisa sul portale stesso. gran parte della struttura De Ferraris è andata distrutta ed oggi ne rimangano solo alcune arcate.

[modifica] Palazzo De Lerma

Fu fatto costruire accanto alla cattedrale, in un'area precedentemente inclusa nelle proprietà del vescovo nel XVI secolo, da Girolamo De Lerma, duca di Castelmezzano e appartenente ad una famiglia giunta in Italia dalla Spagna verso il 1500. Sulla sua destra preesisteva la chiesetta della Santa Maria della Misericordia,[23] della quale si conserva il portale principale (risalente al 1586) con, sulla parte superiore, una scultura in pietra della Vergine.

Il palazzo è coronato da un ricco cornicione ed è in stile rinascimentale anche se successivamente vi furono delle trasformazioni e delle aggiunte in stile barocco, cui seguì l'aggiunta dei balconi nel XVIII secolo. La facciata del palazzo è prospiciente con il sagrato della cattedrale e tra di essi vi è una suggestiva loggia cinquecentesca di stile rinascimentale, posizionata ad angolo.

[modifica] Altri monumenti

Torrione angioino
Torrione angioino.
Torrione angioino.
Torre cilindrica del XIV secolo. Ha un'altezza che supera i 24 m e un diametro di circa 16. Si divide in tre livelli sovrastanti i sotterranei che, grazie a cunicoli e gallerie, collegavano il torrione con le altre venticinque torri all'esterno delle mura. La sua esistenza è accertata solo nel 1399 in un documento della regina Margherita, consorte del re di Napoli Carlo III.
Venne utilizzata come torre di avvistamento e di difesa ma ben presto i sui sotterranei vennero adibiti a luogo di detenzione. Nel 1503 il duca di Nemours lo definiva più forte della torre di Bruges e Montemar lo citò tra i luoghi più forti del Regno di Napoli. Dotata di mura spesse quasi 5 m è attualmente soggetta a lavori di restauro e riqualificazione, che stanno riportando alla luce l'originario fossato e ne permetteranno l'utilizzo come sede museale.
Mura
Le mura cittadine sono dotate di torri normanne a base quadrata, ed altre torri cilindriche di poco successive. Delle cinque porte originarie (Pendile, Nova, Robustina, La Maja e Baresana), restano solo porta La Maja che deve il suo nome al torrente cui si affaccia, e porta Baresana, così chiamata perché è rivolta verso Bari. A quest'ultima sono state aggiunte una statua dell'Immacolata Concezione e due orologi.
Tempio di Minerva
A Minerva, che veniva considerata dea protettrice non solo di Bitonto ma di molte altre città apule e italiche, veniva attribuito il dono dell'ulivo alla città. Il tempio era situato sulla via Traiana dov'è ora situata la chiesa di San Pietro in Vincoli. La presenza del tempio in quel periodo è confermata da una lastra di pietra cubica, del periodo romano, incastonata fra le mura della sacrestia dell'attuale chiesa.

[modifica] Musei

Museo Diocesano
Oggi si trova nella Curia vescovile, ma ne è previsto il trasferimento presso l'ex seminario di San Francesco della Scarpa. La struttura, articolata su due livelli e dotata di un giardino pensile, ospiterà oltre 2500 pezzi e sarà il museo diocesano più grande del mezzogiorno.[24]
Museo civico "G. D. Rogadeo"
Venne istituito nei primi anni '60, prendendo il nome dal palazzo che lo ospita, il seicentesco palazzo Rogadeo, sede anche della biblioteca comunale. Vi sono esposti soprattutto reperti archeologici di epoca greco-romana rinvenuti nel territorio bitontino, un monetario, sculture e dipinti del XVII-XVIII secolo. Al pian terreno vi è la pinacoteca che conserva opere di artisti pugliesi dell'ottocento, della donazione Cuonzo.
Museo e pinacoteca "Monsignor Aurelio Marena"
Creato tra il 1969 e il 1970, il museo è ospitato dalla curia vescovile, in dialetto Crêtigghie de mênzêgnaure, ovvero Cortile del monsignore (il vescovo). Custodisce opere di arte sacra, tra cui un'icona lignea della Vergine Odegitria del XIII secolo, un presepe in pietra, gli affreschi della chiesa di San Leucio, un crocefisso del XIV secolo di scuola umbra, il dipinto con l' Adorazione dei pastori, di Marco Pino, del 1576, una Flagellazione di pittore locale, della prima metà del XVIII secolo, paramenti liturgici (stole ricamate in oro zecchino) e un lapidario con elementi decorativi di Architettura romanica (tra cui un pluteo a tarsie e un capitello a racemi).
Museo "De Palo-Ungaro"
Raccoglie reperti pre-romani rinvenuti nel territorio comunale. Il museo offre un quadro molto dettagliato su quella che fu la civiltà Peuceta e la vita culturale della città in quel periodo storico.

[modifica] Territorio

[modifica] Parco nazionale dell'Alta Murgia

Il comune di Bitonto fa parte del Parco Nazionale dell'Alta Murgia. Le parti più interne del territorio comunale, per un totale di 1959 ettari, sono comprese entro i confini del Parco, che si estende per 67 739 ettari complessivi. La presenza animale in questo spazio di quasi 2.000 ettari è caratterizzata da istrici, volpi, tassi e anche dei cani lupo in inverno. Ma ci sono anche rettili come lucertole sicule, vipere e bisce.

[modifica] Lama Balice

Antico ponte su Lama Balice ai margini del centro storico bitontino. Sullo sfondo l'ex convento di Santa Teresa, oggi adibito a liceo, più in fondo si intravede lo stadio "Città degli ulivi", sede delle partite casalinghe dell' US Bitonto.
Antico ponte su Lama Balice ai margini del centro storico bitontino. Sullo sfondo l'ex convento di Santa Teresa, oggi adibito a liceo, più in fondo si intravede lo stadio "Città degli ulivi", sede delle partite casalinghe dell' US Bitonto.

La Lama Balice, nota in dialetto bitontino come La Majin, con i suoi 371 km di lunghezza costituisce una delle più lunghe lame presenti nella provincia di Bari. L'interesse sia sotto il profilo paesaggistico e naturalistico, sia sotto quello archeologico ha indotto all'istituzione dell'omonimo parco regionale.

La lama si origina tra Ruvo di Puglia e Corato e dopo aver attraversato il territorio del comune di Bitonto termina a Fesca, un quartiere di Bari, nella parte nord della città. Il torrente che vi scorre era un tempo chiamato Tiflis. Nei periodi di siccità il torrente è in secca, ma durante l'inverno si gonfia per l'apporto di acqua piovana.

Alcuni tratti della lama sono bassi e sinuosi, mentre altri sono ripidi e presentano una stratificazione rocciosa notevole. La natura carsica del territorio è evidente per la presenza di numerose cavità naturali alle quali si aggiunsero le caverne scavate dall'uomo, che hanno restituito resti di epoca protostorica. Tutto il bacino di Lama Balice è caratterizzato da casali medievali, chiese e numerose masserie.

La lama, area di sosta per l’avifauna, presenta tratti coltivati e altri che mantengono l'originaria macchia mediterranea (querce coccifere, lecci, fragni, arbusti). La lama riveste importanza anche a livello storico. Vi sono delle grotte, le cosiddette "grotte di Chianchiarello", che rappresentano delle testimonianze sulla vita paleolitica della città.

[modifica] Cultura

[modifica] Feste religiose

L'immacolata Concezione patrona di Bitonto
Obelisco Carolino
Obelisco Carolino
La festa si svolge nei giorni 25, 26 e 27 maggio ed è legata al miracolo occorso nel XVIII secolo, durante la battaglia di Bitonto.

Bitonto era coinvolta nella guerra per il possesso del Regno di Napoli, conteso tra austriaci e spagnoli. Il principe di Belmonte, comandante dell'esercito austriaco, aveva radunato le proprie forze presso Bari, dove decise di disporre le difese non alle porte della città, priva di difese naturali, ma a Bitonto, avvantaggiata dal vallone della lama Belice. Nonostante questo accorgimento, gli austriaci vennero ugualmente sconfitti.

All'alba del 26 maggio 1734 il generale Montemar, comandante dell'esercito spagnolo, meditava di saccheggiare Bitonto per punirla della sua fedeltà al nemico: l'esercito spagnolo stava per mettere a ferro e fuoco la città, quando al generale apparve l’Immacolata Concezione che gli intimò di «non oltraggiare questa città, perché è la pupilla dei miei occhi ed i cittadini sono figli miei».

In seguito all'evento miracoloso l'Immacolata, già venerata in città, fu dichiarata patrona di Bitonto. Il nuovo re del Regno di Napoli, Carlo di Borbone nominò Montemar duca di Bitonto e in memoria del miracolo fece erigere sul luogo del campo di battaglia, oggi Piazza XXVI Maggio 1734, un obelisco alto 18 metri e a base quadrangolare, noto come Obelisco Carolino.

Durante la festa il quadro raffigurante il miracolo viene esposto sulla "Porta Baresana".

[modifica] Festa dei Santi Medici

I Santi Medici escono dal santuario
I Santi Medici escono dal santuario

La devozione per i Santi Medici Cosma e Damiano si può far risalire al IX secolo, quando giunsero a Bitonto le reliquie delle braccia dei taumaturghi. I festeggiamenti, che iniziano il 26 settembre con una novena di preghiera, culminano la terza domenica di ottobre, con una processione che dura l'intera giornata. La processione inizia con l'uscita delle statue dal santuario: dopo aver passato il portale della chiesa con una certa lentezza, le statue sono accolte con un lungo applauso e vengono liberate stormi di colombe e palloncini che volano sulla piazza antistante. La processione termina in serata con l'ostensione delle reliquie e la messa solenne nel santuario, celebrata dall'arcivescovo.

Molti fedeli residenti nei centri vicini, per devozione raggiungono Bitonto a piedi. Moltissimi raggiungono i piedi delle statue che vengono baciate. Alcuni seguono la processione con lo sguardo rivolto alle statue dei santi e camminando all'indietro; tra questi ce ne sono alcuni che portano lungo l'intero percorso pesanti ceri, alti anche 2 m e del diametro di 50 cm, camminando scalzi. Questi ultimi, che si posizionano davanti alle statue (dietro l' intera folla), accompagnano alcuni gruppi di partecipanti che cantano la devozione ai due santi. In particolare c' è un uomo che canta le strofe e altri gruppi di partecipanti, sparsi per l' intera folla, che lo accompagnano con un ritornello (la voce arriva tramite particolari megafoni posti a una certa distanza l'uno dall'altro). Senza mai fermarsi, neanche quando la voce li viene a mancare questa persona canta per tutta la durata della processione. Durante la festa si tiene inoltre una fiera tradizionale. Cibi tipici di questa occasione sono focaccia e sedano (fêcazze e äcce).

Nel 1993 è stata istituita la fondazione "Opera dei Santi Medici Cosma e Damiano di Bitonto", per dare maggiore sviluppo alle attività di volontariato medico-sanitarie e di assistenza per gli indigenti, iniziate già dal 1986 ad opera di circa 150 volontari (mensa per i poveri, ambulatorio gratuito, casa di accoglienza per i senza tetto, centro di ascolto, ospitalità per i profughi). L' ultimo obiettivo raggiunto è stata la costruzione di un hospice. Questa struttura, entrata in funzione recentemente (l'8 luglio del 2007, data di inaugurazione) ospita un centro di cure palliative (globali) per malati terminali.[25]

[modifica] Riti della Settimana Santa

La settimana santa è un rito importantissimo a Bitonto. Non si sente in città che arriva la Pasqua se non si fanno i sepolcri (re sêbbùlche, in dialetto bitontino) ma soprattutto se non si celebra la classica processione del venerdì santo. Ecco sotto riportati le principali manifestazioni della settimana santa.

[modifica] Mercoledì Santo

Le due bande cittadine più importanti (Tommaso Traetta e Pasquale La Rotella) percorrono le vie del centro storico cittadino. La tradizione vuole che le due bande simboleggiano Gesù e Maria. Come Maria, secondo la Bibbia non riesce mai a trovare suo figlio Gesù, così le due bande non dovranno mai incontrarsi.

[modifica] Giovedì Santo

Il giovedì Santo è destinato alla visita dei sepolcri che, secondo la tradizione bitontina è necessario visitarne almeno sette. Particolare attenzione deve rivestire la visita ai sepolcri della chiesa del Purgatorio.Verso le 5,30 vi è l' esecuzione delle marce tradizionali. Un'ora dopo vi è invece l'esecuzione delle marce funebri. Entrambi i concerti sono svolti presso piazza Cattedrale e piazza Cavour, nel centro storico.

Con l'avvio delle marce funebri si apre la chiesa del Purgatorio per la visita ai Sepolcri e alle statue che saranno portate in processione il giorno seguente. Verso mezzanotte arriva alla chiesa del Purgatorio il Trofeo del Legno Santo.

[modifica] Venerdì Santo

Il venerdì santo si tiene la "processione dei Misteri". Al tramonto, dalla chiesa del Purgatorio escono tre statue, raffiguranti Cristo Morto, il Legno Santo e la Madonna Addolorata. Le statue percorrono tutto il centro storico a passo lento: i portatori non vogliono che rechino ancora sofferenze al Cristo e ritornano nella chiesa solo all'alba del sabato Santo. Alla processione partecipano tutte le confraternite della cittadina, che aprono la processione sfilando con gli stendardi, accompagnate dal suono di flauti, tamburi e trombe della banda cittadina che offre le marce funebri del maestro Pasquale La Rotella, e preceduti da un suonatore di pifferi che apre la processione. La prima ad avanzare è la Confraternita Maria SS del Suffragio, la più importante nell'organizzazione rituale.

Segue la "culla" (in dialetto: la nach) del Cristo Morto, realizzata a Napoli nel 1880 da Raffaele Vitolo: in legno intarsiato rosso adornato di putti e fiori dorati che sorreggono la statua del Cristo morto. È quindi il turno della statua della Madonna Addolorata. Con il viso rivolto a terra e gli occhi straziati è vestita di pizzo nero e mantiene un fazzoletto fra le mani. La statua dell'addolorata è la più pesante di tutte, è arricchita con rose rosse ai suoi piedi e illuminata da 111 candele (posti in duplice fila intorno alla statua) che, insieme a fiaccole disposte sui due lati delle vie, costituiscono le uniche fonti di luce lungo il percorso della processione: le luci cittadine interessate da tale percorso infatti, vengono appositamente spente.

L'Addolorata è seguita inoltre da una copia della Sacra Sindone realizzata nel 1646 e da due schegge del Sacro Legno della Croce[26] una delle tre parti (le altre due si troverebbero a Roma e a Gerusalemme) in cui era sata divisa la santa croce che, secondo la tradizione, Elena, madre dell'imperatore Costantino, era riuscita a prelevare a Gerusalemme. Queste schegge furono donate dall'arcivescovo di Siponto e Manfredonia nel 1711 e sono racchiuse da una grande croce d'argento e cristallo, a sua volta inserita in un trofeo floreale che ogni anno cambia tema; rimane sempre quel dettaglio che i bitontini conoscono bene: è il forte odore d'incenso che ne precede l'arrivo. A chiudere la processione è il sindaco che, sempre per rispettare la tradizione, è l'ultimo nella lunga folla di partecipanti.

[modifica] Altre feste religiose

[modifica] Gastronomia

Un tipico primo piatto della cucina bitontina è rappresentato da re strascênéut che re cime de reupe (le orecchiette con le cime di rape), come anche dalla paste e faséule (pasta e fagioli), preparata usando cavatelli e fagioli mediterranei. Come secondi piatti rinomate sono re vambasciùle, dei bulbi che hanno forma di piccole cipolle e che vengono raccolti da una pianta che cresce sulle murge chiamata Leopoldia comosa. Sono amarognoli e vengono conditi solitamente con sale e olio d'oliva.

Orecchiette
Orecchiette

Rinomati i dolci legati alle tradizioni festive. Tipica del periodo di Ognissanti è "La colva" preparata con grano ammorbitito nell'acqua, chicchi di melograno e di uva, scaglie di cioccolato fondente, il tutto legato insieme dal vin cotto di uva. Tipiche del periodo natalizio, ad esempio, sono re cartêddéute [27] (le cartellate) e "re chêscênitte" (i cuscinetti di Gesù Bambino), le prime si preparano con farina, olio e vino bianco, che qualcuno sostituisce con del succo di arancia, fritte o al forno vengo poi passate nel vin cotto di uva o di fichi.

Con lo stesso impasto di preparano i cuscinetti: la pasta viene tirata a mano e farcita di pasta reale ottenuta dalla triturazione delle mandorle con l'aggiunta di zucchero, chiusi a mano a formare un piccolo cuscino e dopo cotti, cosparsi di zucchero a velo se passati al forno oppure rigirati nello zucchero semolato se fritti. A Pasqua, invece, si preparano re scarcédde (le scarcelle), una "colomba" di cioccolato o di pane. La ricetta tipica prevede che sia preparata con un uovo sodo al centro e cosparsa di codette colorate. Carnevale, infine, è l'occasione per la preparazione delle chiacchiere.

Tipica di Bitonto è anche la focaccia di patate, un piatto occasionale che per tradizione si mangia la domenica. L'impasto consiste in farina, olio d'oliva, pomodori e patate macinate; il tutto viene poi cotto in forno per circa 15-20 minuti.

[modifica] Dialetto bitontino

« Se Bitonto avesse avuto il porto, Bari sarebbe morta! »
(Detto popolare)

Il dialetto bitontino si distingue tra i dialetti della provincia di Bari e dell'intera Puglia. Ciò che rende interessante tale dialetto è la pronuncia delle parole in una maniera chiusa. Ad esempio se "capo" in dialetto molfettese si dice càepe, con una pronuncia molto aperta e simile alle altre varietà linguistiche presenti nella zona, in dialetto bitontino si dice chèupe.

Esso, pur avendo mantenuto le sue radici linguistiche più antiche, reca traccia della lunga presenza di dominazioni diverse (greci, francesi, austriaci e spagnoli): ad esempio la versione dialettale del termine italiano "bambola", pèupe, deriva dal francese poupè.

Tradizionalmente si distinguono due varianti, distinte secondo il modo di pronunciare la frase "tu devi stare qua": questa infatti nella variante detta "antica" diventa "teu a da steu dou" e nella variante detta "civile", meno accentuata, "to da sta do".

Nella pronuncia dialettale tutte le parole, escluse quelle tronche, e quelle con desinenza -y (che in dialetto bitontino è una vocale) terminano con una "e" muta francese.[28] Nei lemmi che in italiano presentano la vocale "u", questa viene fatta precedere da una "e" nella variante "antica" (ad esempio, l'italiano "tu" diventa teu) o mutata in una "o" nella variante "civile" ("tu" diventa to). Si dice prevalentemente tiu piuttosto che teu nella versione arcaica per dire tu.

Le ê, circonflesse, non si leggono; indicano che le parole si pronunciano "accentando", cioè soffermandosi sulle lettere precedenti.

La i accentata, non preceduta o seguita da altra vocale, muta nel dittongo "oi" nel dialetto antico, in "e" nel dialetto civile (ad esempio, l'italiano "partita" diventa partoite o partéte).

La desinenza finale in "-one" dell'italiano diventa aun (ad esempio l'italiano "processione" diventa prêcêssiàune).

L'articolo singolare femminile è "la", quello singolare maschile "u", mentre il plurale di entrambi i generi è "re".

L'infinito della prima coniugazione dei verbi ("-are" in italiano) diventa "-eue" nella variante "antica" (da "stare" diventa steue) o viene mutato in "-a" nella variante "civile" (da "stare" diventa sta).

L'infinito della seconda coniugazione dei verbi ("-ere" in italiano) diventa "-eye" nella variante "antica" (da "vedere" diventa vêdèye).

L'infinito della terza coniugazione dei verbi ("-ire" in italiano) diventa "-oye" nella variante "antica" (da "dormire" diventa dêrmòye).

[modifica] Istituzioni culturali

[modifica] Biblioteche

  • Biblioteca civica Eustachio Rogadeo: La biblioteca comunale prende il nome dal palazzo che la ospita, donato nel 1966 dall'omonima famiglia al comune per essere adibito a biblioteca civica e a museo. La biblioteca contiene un'ingente patrimonio librario: circa 55 000 volumi.
  • Biblioteca diocesana: Nata come biblioteca del seminario, nel 1738 è diventata biblioteca vescovile. Possiede circa 40 000 volumi.
  • Biblioteca Antonio de Capua: Istituita circa trent'anni fa dal Centro Ricerche di Storia e Arte bitontina conta circa 4000, alcuni anche inediti.
  • Biblioteca Martucci Zecca: La biblioteca della famiglia Martucci Zecca si compone di qualche migliaio di volumi e di una raccolta di giornali locali e pugliesi degli ultimi decenni dell'Ottocento.
  • Biblioteca dei musicisti pugliesi: La biblioteca fu istituita dall'Associazione musicale "Tommaso Traetta" e raccoglie pubblicazioni dei musicisti locali e pugliesi.

[modifica] Teatro Traetta

Teatro Comunale "Tommaso Traetta"
Tipologia Sala con platea, galleria ed un palcoscenico ampio
Immagine del Teatro Comunale "Tommaso Traetta"
La facciata del teatro.
Fossa
Capienza posti
Periodo 1838
Progettista Sconosciuto
Indirizzo Via Largo Teatro
Telefono 080-3751877
Sito

Costruito a partire dal 1835 per volere di 21 famiglie notabili bitontine che desideravano un “teatro comodo e ben disposto pel sollazzo del pubblico”, venne inaugurato il 15 aprile del 1838 con la messa in scena dell’opera "Parisina" di Gaetano Donizetti. Si trattava del primo teatro stabile della provincia di Bari.

Originariamente assunse il nome di "Teatro Privato", poi mutato in "Teatro Nuovo", "Teatro Ferdinandeo" e quindi "Teatro Umberto I". Ancora oggi rimane sconosciuto il nome del progettista e il progetto originario mentre, al contrario, sono noti i nomi dei costruttori, i bitontini Emanuele e Pietro Sannicandro, e il costo della costruzione, 8.500 ducati. Nonostante le ridotte dimensioni, il teatro riproponeva la forma all’italiana e conteneva tre ordini di palchi e la galleria, una platea e un palcoscenico molto ampio.

A causa delle ridotte dimensioni i primi tempi furono caratterizzati da numerose repliche che, nel corso degli anni, si ridussero a poche e solo in alcuni giorni dell’anno. Ormai in declino, nel 1950 fu trasformato in cinema e poi chiuso. Nel 1972 le intemperie e le infiltrazioni di acqua provocarono il crollo del soffitto e la completa distruzione degli arredi. Nel 1982 venne redatto un progetto per il suo recupero, finanziato dal Comune che nel 1989 divenne unico proprietario dell'immobile. La ricostruzione iniziata solo nel 1998 e conclusasi nel 2002, ebbe un costo di 8,5 miliardi di lire. Nel corso dei lavori vennero alla luce numerosi reperti archeologici quali la Porta Cupa e le mura medievali della città.

Nel 2003 venne nominato direttore artistico Michele Mirabella, mentre la riapertura ufficiale, avvenne il 16 aprile 2005, 167 anni dopo la prima inaugurazione. In occasione della riapertura, avvenne l'intitolazione al musicista bitontino Tommaso Traetta. Oggi il teatro si presenta con un palcoscenico rettangolare di 9x7 metri e dispone di 246 posti tra platea, palchi e loggione.

[modifica] Informazione

  • "Primo piano", periodico.[29]
  • "Da Bitonto", periodico.
  • "Bitonto Area metropolitana", pagina dedicata a Bitonto dalla "Gazzetta di Bari", all'interno della Gazzetta del Mezzogiorno.

[modifica] Personaggi legati a Bitonto