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Bianco, rosso e VerdoneBianco, rosso e Verdone è il secondo film - articolato in tre episodi - diretto ed interpretato da Carlo Verdone nel 1981.
[modifica] Trama[modifica] IncipitSpunto per la trama del film è una tornata elettorale, che spinge i protagonisti a viaggiare in lungo e largo per l'Italia, rivelando a sé stessi ed allo spettatore i più grotteschi aspetti della realtà italiana. Verdone mette in mostra tutto ciò con grande abilità , lasciando che l'aspetto comico delle situazioni e dei caratteri sia (almeno apparentemente) predominante, senza però oscurare l'interiorità dei personaggi. L'amaro finale viene compensato dalle numerose gag esilaranti presenti in tutto il film. [modifica] I tre protagonisti[modifica] FurioPignolo oltre ogni ragionevole possibilità , capace di opprimere la giovane moglie ed i figli con una serie di pedanti quanto inopportune puntualizzazioni. Per lui tutto è scontato, calcolabile senza possibilità di errore, ma l'esasperazione della moglie la porterà ad allontanarsi da lui in modo quasi romanzesco. [modifica] MimmoÈ giovane e "fregnone", cresciuto nel fisico ma mentalmente ancora fanciullo; accompagna al seggio la nonna (Elena Fabrizi) ansiosa di tornare a Roma per poter dare il proprio voto al PCI. Il rapporto fra i due rivela la fragilità del giovane dinanzi alle vicissitudini della vita che, invece, vengono affrontate con sagacia e saggezza popolare dall'energica nonna. Riprende a grandi linee il Leo di "Un sacco bello". [modifica] Pasquale AmetranoVive in Germania, a Monaco di Baviera, ed è un taciturno operaio emigrato dal sud Italia. Sopra il suo letto, al posto della tipica immagine devozionale, troneggia il rassicurante sorriso di Franco Causio, con la divisa della Juventus. La giornata di Pasquale inizia con uno sgradevole contrattempo provocato dallo scovolino del water, e prosegue con due robusti bockwurst a colazione. [modifica] CommentoSeconda kermesse di personaggi del repertorio cabarettistico e televisivo di Carlo Verdone, insistendo sul loro impaccio, accentuato nel personaggio di Mimmo. Come nel primo film, è l'attualità del contesto a fare da contorno: un paese disorganizzato, fitto di antagonismi ideologici nonché insicuro per i forestieri. Segue l'immagine un po' datata dell'emigrante meridionale all'estero. Straniero sia in patria che nel paese d'adozione, che non parla l'Italiano bensì un dialetto antico, incomprensibile ai suoi stessi paesani. Il film propone brillantemetente una comicissima Sora Lella, antico stereotipo della romana dalla saggezza ancestrale, in antitesi ad un nipote sprovveduto. Preponderante il commento musicale il cui tormentone riprende le note dell'inno di Mameli. [modifica] CuriositÃ
Lo stesso Ametrano, al culmine del proprio esagitato sproloquio di fronte all'attonita commissione elettorale, pronuncia, a modo suo, il nome della città umbra.
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