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Bari
Bari (IPA: ['baːri], Bàre in barese e Vare nell'antico dialetto barese, così come lo riporta Francesco Saverio Abbrescia, Bàrion o Vàrion in Greco) è una città italiana con 322.511 abitanti (demo.istat.it 31/12/2007), capoluogo dell'omonima provincia e della regione Puglia. È nota per essere la città nella quale riposano le reliquie di San Nicola. Tale privilegio ha reso Bari e la sua Basilica uno dei maggior centri prediletti dall'ortodossia in Italia. Con un agglomerato urbano che si estende ben oltre i confini comunali comprendendo una popolazione di 561.315 abitanti[1], la città ha una solida tradizione mercantile e da sempre è punto nevralgico nell'ambito del commercio e dei contatti politico-culturali con l'Est europeo, consolidati grazie alla celebre rassegna della Fiera del Levante nata nel 1930 e più recentemente dalla sede del segretariato per il Corridoio trans-europeo 8. L'area metropolitana di Bari, che conta circa un milione di abitanti[2], si estende su una superficie territoriale di 2.269,74 km² con una densità abitativa di 427 abitanti/km² (più del doppio della densità abitativa regionale), mentre la città metropolitana, di prossima istituzione, dovrebbe andare a sostituire la Provincia di Bari. Bari è sede dell'Università degli Studi di Bari, una delle università più frequentate d'Italia, e del Politecnico di Bari, unico del centro-sud. La città vanta un peculiare centro storico (la così detta Barivecchia) permeato di una storia millenaria, e un ampio quartiere ottocentesco dalla pianta ordinatamente a scacchiera (quartiere murattiano), che meglio interpreta la tradizione commerciale della città. Nel secondo dopoguerra, la città ha sofferto di un'urbanizzazione rapida e spesso incontrollata, cosicché la parte moderna del capoluogo, sviluppatasi al di là del quartiere murattiano, appare urbanisticamente confusa e molto meno regolare. [modifica] Aspetti generali
Nettissimo è il contrasto, che salta all'occhio del visitatore, tra la città vecchia e la città moderna, soprattutto dal punto di vista della struttura urbanistica. La prima addensata sul promontorio tra il porto vecchio e il porto nuovo, ha il tipico impianto medioevale con vie tortuose e anguste. In essa si riassume tutta la storia di Bari, dalle origini come centro e porto dei Peucezi, poi come municipio romano, quindi importante capitale Bizantina e Normanna, quando tra l' XI e il XII secolo divenne uno dei principali porti d'imbarco per le spedizioni dei Crociati. In questa epoca sorsero i principali monumenti, in particolare la basilica di San Nicola e la Cattedrale. Sotto gli Svevi e Federico II venne ricostruito il castello, più tardi rafforzato e abbellito, per far da dimora delle duchesse Isabella d'Aragona e Bona Sforza. Il regno di Gioacchino Murat segna l'inizio, nel 1813, dell'espansione edilizia moderna realizzata grazie all'attuazione di un preciso piano regolatore che prevedeva la spartizione della città a mo' di scacchiera. Negli ultimi decenni si sono aggiunti nuovi quartieri, particolarmente a sud e a ovest, in funzione dello sviluppo demografico e commerciale-industriale della città. Bari è un importante capolinea di traffici con l'Oriente e il suo porto, con quello di Brindisi, è il maggior scalo del basso Adriatico. Capoluogo di una delle regioni agricole più produttive, nel Mezzogiorno è seconda solo a Napoli per popolazione e peso economico. Centro di commercio specialmente di prodotti agricoli, Bari ha importanza industriale in crescente sviluppo, specie nel settore meccanico (carpenteria, tubi, macchine, veicoli industriali), nelle industrie alimentari e dell'abbigliamento. Bari ha buone tradizioni culturali; oltre alle due università pubbliche, la città conta di varie case editrici (tra cui notissima è la Casa Editrice Laterza) e alcuni quotidiani (fra cui spicca La Gazzetta del Mezzogiorno), oltre al noto Teatro Petruzzelli. [modifica] Stemma
Lo stemma del comune di Bari richiama,certamente,il legame che la città ha avuto in passato con la monarchia polacca in particolar modo con Bona Sforza. [modifica] Geografia
La città si affaccia sul Mar Adriatico per una lunghezza di 42 chilometri, fra i comuni di Giovinazzo, a nord, e Mola di Bari, a sud. Il territorio comunale è al centro di una vasta area pianeggiante e depressa, la conca di Bari. Tuttavia, nella sua porzione centrale, si spinge per alcuni chilometri nell'entroterra e fino ai centri di Bitritto, Modugno e Bitonto, incontrando così i primi dolci pendii della Murgia barese. La conformazione della città viene spesso descritta come un'aquila con le ali spiegate, la cui testa è la piccola penisola sulla quale è sorto il primo nucleo urbano, Bari vecchia. [modifica] Clima
La città di Bari è caratterizzata da un clima tipicamente mediterraneo con inverni miti ed estati calde, lunghe e molto spesso umide. In quanto città di mare Bari, grazie all'azione mitigatrice dell'Adriatico da cui è bagnata, presenta un clima più tipicamente marittimo, con escursioni termiche stagionali meno spiccate. Le precipitazioni piovose sono piuttosto scarse, risultando concentrate nei mesi invernali e tuttavia caratterizzate da un regime estremamente variabile. [modifica] Popolazione e lingua
Il dialetto barese è un idioma che si è costruito e modificato a seguito delle innumerevoli occupazioni di popolazioni straniere che per secoli la città ha vissuto e che hanno donato alla parlata barese peculiarità diverse ed un'inflessione per molti incomprensibile. Dal punto di vista della filogenesi il dialetto barese ha avuto origine dalla comune lingua madre, il latino, da cui si sono sviluppati dapprima il siciliano, poi il napoletano; conseguentemente a tale evoluzione si è creato, sotto vari influssi, il tipico idioma barese. Il barese viene parlato grosso modo in tutta la provincia di Bari e in quella di Barletta-Andria-Trani, ove sono presenti alcune varianti come il barlettano e l'andriese. Al Nord ha zone di influenza nella provincia di Foggia, in cui tuttavia è parlato il dialetto foggiano. A Ovest la parlata del capoluogo pugliese si diffonde nella provincia di Matera, il cui dialetto non presenta evidentissime differenze con quello barese, mentre a sud il suo influsso raggiunge anche le parti più settentrionali della provincia di Brindisi e della provincia di Taranto. [modifica] Storia
Bari - nome greco Βαριον (Barion), nome latino Barium.
Non sono chiare le origini di Bari: dagli scavi nell'area della chiesa di San Pietro, nella città vecchia, sembra ipotizzabile l'esistenza di un originario insediamento dell'età del bronzo, appartenente al popolo dei Peucezi. Entrata a far parte del dominio romano, nel III secolo a.C. come municipium, Barium si sviluppò in seguito alla costruzione della via Traiana. Dal IV secolo fu sede episcopale e dopo la caduta dell'impero romano fu contesa tra Longobardi e Bizantini (l'attuale struttura della "città vecchia" risale a quest'epoca, e si articola intorno alla corte del Catapano) che nel 669 con l'imperatore Costante II la saccheggiarono. Successivamente fu in mano dei Berberi (dal 847 al 871 fu sede di un emirato[4]) e quindi dei duchi di Benevento. Nel 875 tornò ai Bizantini che la crearono capitale del thema di Langobardia, comprendente l'Apulia e la Calabria. Liberata, dopo sei mesi di assedio dai Saraceni, dalla flotta veneziana, nel 1002 si ribellò sotto la guida di Melo di Bari (nobile barese) al governo fiscale del catapano bizantino, riuscendo nel 1018 ad ottenere la propria autonomia. Nel 1068, la città di Bari fu assediata dai normanni, che la strapparono ai bizantini nel 1071, a partire dal 1171 passò sotto il dominio normanno e nel 1087 vi furono portate le spoglie di san Nicola di Myra. Tra il XII e il XIV secolo fu porto di partenza per le Crociate. Nel 1098 nella cripta della nuova basilica di San Nicola, si riunì il famoso concilio presieduto da papa Urbano II, al quale intervennero oltre 180 vescovi riunitisi per discutere di problemi dogmatici inerenti ai rapporti tra la Chiesa Ortodossa e Chiesa Romana all'indomani dello scisma. Distrutta da Guglielmo il Malo, tornò a rifiorire in epoca sveva, intorno al castello fatto erigere da Federico II su preesistenti fortificazioni normanne. Un lungo periodo di decadenza caratterizzò a Alduino de Candida, Maestro della Regia Corte e Giustiziere di Bari dall 1284, le dominazioni angioina, aragonese, e spagnola, interrotto dallo splendore sotto gli Sforza, con le duchesse Isabella d'Aragona e Bona Sforza. Il 25 aprile del 1813, con Gioacchino Murat, fu posta la prima pietra dell'espansione cittadina al di fuori delle mura medioevali ("borgo nuovo", o "borgo murattiano"), caratterizzato dal tracciato ortogonale delle vie. La popolazione crebbe rapidamente dagli allora 18.000 abitanti ai 94.000 dell'inizio del XX secolo: divenuta capoluogo di provincia, vi trovarono sede edifici e istituzioni pubbliche (Teatro Piccinni, la camera di commercio, l'Acquedotto pugliese, il Teatro Petruzzelli, l'Università degli Studi) e la casa editrice Laterza. Durante il ventennio fascista fu costruito il lungomare monumentale ed inaugurata la Fiera del Levante, con la quale prese vita il disegno di "Bari porta d'oriente", consacrato negli anni recenti dal ruolo di "European gateway" assegnato dall'Unione Europea. A metà del XX secolo la città si era espansa ulteriormente, in modo disordinato, giungendo a sfiorare i 400.000 abitanti negli anni settanta e ottanta. La città, fatta metropoli, affronta i fenomeni del pendolarismo e della deurbanizzazione, mentre crescono il terziario e l'area industriale. A causa della sua posizione Bari accoglie un notevole flusso di immigrazione dall'est. Il 6 agosto 1991 sbarca nel porto la nave Vlora, carica di oltre ventimila Albanesi. Alle porte del 2000 il centro storico viene ristrutturato e restituito a nuova vita, mentre si avvia al termine un profondo rinnovamento infrastrutturale che coinvolge porto, aeroporto, interporto e ferrovia. [modifica] Il secondo conflitto mondiale a BariBari e tutta la provincia vissero con particolare apprensione e forte incertezza gli anni che videro l'Italia prendere parte ad uno tra i peggiori disastri dell'umanità intera, la seconda guerra mondiale. Sono ancora presenti nella memoria dei più anziani baresi e di tutti coloro che vissero in prima persona quei momenti di forte ansia e timore che contraddistinguono ogni evento bellico. Il capoluogo pugliese, in quanto porto strategico come altre città quali Taranto - altro luogo privilegiato in quegli anni dagli eserciti susseguitisi nella penisola - dovette condividere una sempre costante inquietudine, accresciuta da spiacevoli e luttuosi eventi che segnarono profondamente tutta la cittadinanza. Qui di seguito sono riportate circostanze incresciose che è opportuno rilevare, di cui Bari fu, suo malgrado, protagonista impotente. Nel corso della seconda guerra mondiale i porti di Bari e Taranto, come poc’anzi rilevato, erano considerati dalle forze alleate due fra i più attivi e strategicamente importanti di tutto il mezzogiorno italiano, anche per il cospicuo numero di mezzi e navi che i porti delle due città custodirono per tutta la durata del conflitto. Ambedue gli attracchi tuttavia furono teatro di diversi disastri navali e consuetudinari scenari bellici che, come spesso accade, penalizzarono soprattutto la popolazione locale. Bari visse due pesanti disastri navali, tra i quali il secondo fra i più disastrosi di tutta la guerra. Il primo colpì la città pugliese il 9 aprile 1943 alle 11.57, allorché il piroscafo americano Charles Henderson esplose a causa di un incidente con il carico di materiale bellico. Pesante fu il tributo in vite umane. I morti (accertati), fra gli abitanti del vicino borgo antico e gli scaricatori del porto, furono 175 con 142 dispersi. In totale 317 persone furono travolte e uccise dalla devastante deflagrazione. Più di 600 i feriti gravi, migliaia in modo lieve. Un centinaio le vittime tra gli alleati. Oltretutto l'esplosione che investì tutto il borgo antico, provocò pesanti danni alla Cattedrale, alla Basilica di San Nicola e alla Chiesa russa. Ma disastro ancor più grave fu quello che patì Bari il 2 dicembre 1943, a pochi mesi dall'esplosione della nave Henderson. Il porto di Bari in cui erano ormeggiate decine di navi alleate, subì un pesantissimo bombardamento aereo, organizzato dalla Luftwaffe, l'aeronautica militare tedesca. Alle 19.25 di quel giorno una vera pioggia di ordigni, sganciati da più di cento aerei, investì le navi del porto che si concentravano compatte presso il molo foraneo. Non una bomba mancò l'obbiettivo in virtù del forte assembramento di mezzi. Le navi affondate furono 17 di cui 4 inglesi, 3 norvegesi, 3 italiane e 2 polacche. Tra le navi affondate vi era l'inglese John Harvey carica di bombe all'iprite. Il numero di vittime non è mai stato accertato; i morti ammonterebbero a circa 500, mentre i feriti a 2000. Per la gravità delle consegueze, il disastro di Bari è conosciuto tra i più tragici bombardamenti navali della seconda guerra mondiale insieme all'attacco di Pearl Harbor, in cui le navi affondate furono parimenti 17, e l'attacco alla flotta italiana a Taranto del 1940. [modifica] Il Congresso antifascista di BariDurante le operazioni belliche, in seguito all'armistizio di Cassibile stipulato l'8 settembre 1943, e precisamente nei giorni 28-29 gennaio 1944, si tenne a Bari (in quegli anni infatti la città era uno dei centri di maggiore attività politica nell'Italia occupata dagli Alleati), il congresso dei comitati provinciali di liberazione, che volle definire per i partiti antifascisti (escluso il PRI) le linee direttive comuni della futura azione politica nazionale: abdicazione di Vittorio Emanuele III e formazione di un governo che fosse espressione politica dei comitati di liberazione, dotato di pieni poteri al fine di intensificare lo sforzo bellico e di preparare la nuova Costituzione. La maggior parte di questi avvenimenti fu commentata e trasmessa da Radio Bari che dal settembre del 1943 era diventata la prima radio dell'Italia libera, anche se operava sotto il controllo degli Alleati. [modifica] Demografia[modifica] Evoluzione demograficaAbitanti censiti
La popolazione residente nella provincia di Bari, pari a 1.599.378 unità (Dati ISTAT 31/12/2007), risulta aumentata rispetto al 1991. Nel comune capoluogo, con 322.511 unità, si concentra circa il 20,3%[5] della popolazione della provincia. Tra i due censimenti la popolazione residente a Bari è calata circa del 7,2%[6], mentre nei comuni di prima e seconda corona si è registrato rispettivamente un incremento circa del 4,6%[7] e circa del 5,4%[8]. [modifica] Profilo etnicoBari è una città, sotto il profilo etnico, molto omogenea. Tuttavia a causa di immigrazioni legali ed illegali, del grande afflusso che negli ultimi anni si è notevolmente accresciuto, si è verificato un forte incremento della presenza a Bari e nelle città contigue di extracomunitari provenienti dall'Albania, che costituiscono la prima e più grossa comunità straniera del capoluogo pugliese. Ecco l'estrazione etnica in percentuale della popolazione barese: Altri piccoli gruppi etnici sono costituiti da Bengalesi, Filippini, Etiopi, Eritrei, Marocchini e altri cittadini dell'Unione Europea[9]. [modifica] Architetture e luoghi d'interesse
L'odierno centro urbano è costituito dalla città nuova (fondata nel 1813 da Gioacchino Murat) che si estende tra la ferrovia e la costa con strade a reticolo ortogonale, e dalla città vecchia (la cosiddetta barivecchia) fra i porti nuovo e vecchio, chiusa a est dalle mura che la separano dal lungomare, con impianto urbanistico medievale. Si trovano nella Bari antica notevoli monumenti romanici, tra cui la basilica di San Nicola (XII secolo), capolavoro dell'architettura romanico-pugliese. La Cattedrale di San Sabino (1170-1178), nei cui archivi è conservato un celebre Exultet (codice miniato) anteriore al 1025 e contenente la liturgia del Sabato Santo. Interessante dal punto di vista architettonico la Chiesa di San Gregorio (XI secolo-XII secolo). Celebre il Castello Normanno-Svevo fatto edificare da Federico II di Svevia (perlomeno il nucleo principale) sul sito di precedenti fortificazioni normanne e bizantine. Ampliato nel XVI secolo, quando divenne dimora di Isabella d'Aragona, nel XIX secolo il castello venne prima adibito a prigione e successivamente a caserma. Nella Città nuova si trovano il Museo Archeologico (con numerose ceramiche) e, sul lungomare Nazario Sauro, la Pinacoteca Provinciale. Poco distante dal lungomare è situato anche il Teatro Petruzzelli, edificato tra il 1898 e il 1903, attualmente in fase di ristrutturazione dopo l'incendio che lo ha gravemente danneggiato nel 1991. [modifica] Il castello Normanno-Svevo
Il Castello Normanno-Svevo sorse intorno al 1131 per volontà di Ruggero il Normanno. Nel 1156 Guglielmo I di Sicilia lo distrusse quasi completamente e Guido il Vasto, per volontà di Federico II di Svevia, si occupò della sua ricostruzione. Il possente e grandioso castello consta di due parti distinte: la prima comprendente il mastio, di origine bizantino-normanna e trasformato da Federico II tra il 1233 ed il 1240, a pianta trapezoidale con due torri delle quattro originarie; la seconda che ingloba i baluardi a scarpata con torrioni angolari a lancia sul fossato che furono addizionati nel XVI secolo sui tre lati dalla parte terrestre. Il lato Nord, quello marittimo, conserva il portale ogivale (ora murato) e le graziose bifore della costruzione duecentesca. Al castello si accede dal lato sud, varcando il ponte sul fossato ed entrando nel cortile tra i baluardi cinquecenteschi ed il mastio svevo, sulle cui torri e cortine costruite in bozze di pietra scura, si notano diverse monofore. Sul lato ovest un portale gotico scolpito immette in un atrio su colonne con volte a crociera, dal quale si passa nel cortile interno, quadrilatero, di impianto rinascimentale, assai rimaneggiato. In questo interno, sulla sinistra in un salone terreno è presente la gipsoteca all'interno della quale sono accolti numerosi calchi che ritraggono le più interessanti sculture architettoniche e decorative dei monumenti romanici di Puglia. Accanto, una interessante sala con volta a botte costolonata a sesto acuto, adibita ad archivio. Al piano superiore, nel lato meridionale del castello, vi sono vari ambienti ove è ubicata la Soprintendenza alle Gallerie. Il lato Nord ospita, in due ampie sale al piano superiore, i dipinti restaurati. [modifica] Fortino di Sant'Antonio abateIl Forte di Sant'Antonio abate fu eretto per scopi difensivi. La data di costruzione non è accertata; tuttavia talune fonti citano il forte a partire dal XIV secolo. Distrutto dai baresi nel 1463, fu ricostruito nel XVI secolo per volere di Isabella d'Aragona. Una graziosa statua lignea del santo a cui è dedicata la costruzione si trova in una cappella sotto l'androne. Unico giorno in cui la cappella è visitabile, è il 17 gennaio, giorno in cui viene aperta per celebrare cerimonie religiose. Nella cappelletta è inoltre degno di nota un quadro di autore ignoto raffigurante Sant'Antonio abate. I suoi spazi vengono attualmente utilizzati per eventi culturali [modifica] Edifici religiosiIl centro storico di Bari pullula di piccole e grandi chiese spesso di poco pregio artistico. Le più maestose sono senz'altro la Cattedrale di San Sabino e la Basilica di San Nicola. Numerosissime tuttavia sono le chiese minori: Chiesa di Sant'Anna, Chiesa di Sant'Antonio abate, la Chiesa di Sant'Agostino rifatta nel 1508 dalla colonia milanese, Chiesa di San Bartolomeo, Chiesa di Santa Chiara, Chiesa di San Domenico, Chiesa di San Francesco alla Scarpa, Chiesa di Santa Pelagia, Chiesa di San Gaetano, Chiesa del Gesù, Chiesa di San Giacomo, la trecentesca Chiesa San Giovanni Crisostomo (parrocchiale di rito greco), Chiesa di San Giuseppe, Chiesa di San Gregorio dove per tutto l'anno rimane la statua di San Nicola trasferita nella propria basilica solo nei giorni della festa, Chiesa di San Luca, Chiesa di San Marco dei Veneziani, Chiesa di Santa Maria degli Angeli, Chiesa di Santa Maria del Buon Consiglio, Chiesa di Santa Maria del Monte Carmelo, Chiesa di San Martino, Chiesa di San Michele, Chiesa di Sant'Onofrio, Chiesa di Santa Scolastica, Chiesa di San Sebastiano, Chiesa di Santa Teresa delle Donne, la barocca Chiesa di Santa Teresa dei Maschi, Chiesa della SS. Trinità dei Medici, Chiesa della Vallisa, Cappella di San Nicola al Porto e, a croce greca contratta, la Chiesa di San Giorgio dei Martiri. Otto sono le chiese scomparse o sconsacrate: "San Benedetto", "San Demetrio", "San Eustrazio", "San Tommaso Apostolo", "San Pietro de Sergio Protospathario", "San Nicola de ipsa Pusterula", "San Giovanni Evangelista", "San Apollinare". Chiese cattoliche presenti a Bari
Altre chiese presenti a Bari
Chiese di altri culti:
[modifica] La Basilica di San Nicola
Facciata della basilica di San Nicola
La basilica sorge isolata sull'area del palazzo del catapano (governatore) bizantino, distrutto durante la ribellione per le libertà comunali. Fu eretta tra il 1087 ed il 1197 per custodirvi il corpo di San Nicola che sessantadue marinai avevano trafugato da Mira in Licia nel 1087. La basilica è considerata uno dei prototipi delle chiese romanico-pugliesi.
Ciborio della Basilica di San Nicola.
Semplice ma maestosa è la facciata, fiancheggiata da due torri campanarie mozze, tripartita da lesene, coronata da archetti e aperta in alto da bifore e in basso da tre portali, dei quali il mediano, a baldacchino su colonne, è riccamente scolpito. Ammirevoli sono i fianchi con profonde arcate cieche (sopra le quali corrono loggette a esafore) e le ricche porte. Arcature cieche in basso e bifore in alto animano le alte testate del transetto e la parete continua absidale, ornata al centro da un grande finestrone. Il maestoso interno è a tre navate divise da colonne e pilastri con un vasto transetto e tre absidi. I tre archi trasversi al principio della navata mediana (infatti asimmetrici) furono aggiunti, come rafforzamento, nel XV secolo in seguito ad un terremoto che aveva reso pericolante l'intera costruzione. Al di sopra degli archi c'è il piano del matroneo a trifore. Il soffitto è intagliato e dorato accompagnato con riquadri dipinti del XVII secolo. Tre solenni arcate su graziose colonne dividono la navata centrale del presbiterio. L'altare maggiore è sormontato da un ciborio del XII secolo. Nell'abside centrale degno di nota è il pavimento con tarsie marmoree e con motivi orientaleggianti dei primi decenni del XII secolo assieme alla vigorosa sedia episcopale marmorea del 1105 e anche al monumento di Bona Sforza, regina di Polonia, di scultori del tardo Cinquecento. Nell'altare dell'abside destro è presente un trittico di Andrea Rico da Candia del XV secolo; nella parete retrostante sono vari resti di affreschi trecenteschi. Sulla destra il ricco altare di San Nicola, in lamina d'argento sbalzato del 1684. Nell'abside sinistro una tavola con Madonna e Santi del 1476. Per una delle scale al termine delle navate si scende nella cripta, vasta quanto il transetto, triabsidata, sostenuta da 26 colonne varie abbellite da capitelli romanici. Sotto l'altare della cripta riposa il corpo di San Nicola. [modifica] Il ciborioIl ciborio soprastante l'altare, realizzato prima del 1150, è il più antico della Puglia. Quattro colonne di marmo antico, le antistanti in breccia rossa, le posteriori in breccia viola, sostengono il baldacchino, composto da due tiburi piramidali a base ottagona sovrapposti, sorretti da due serie di colonnine con elaborati capitelli. Splendidi sono i capitelli che concludono le colonne databili del terzo decennio del XII secolo. Quelli anteriori recano figure angolari di angeli, quelli posteriori sono ornati, uno da figure di animali, l'altro da motivi vegetali. [modifica] La cattedra dell'abate EliaLa cattedra è ubicata dietro al ciborio, al centro del presbiterio e del mosaico che la riveste. Il sedile elegantemente traforato negli alti braccioli, è sostenuto da figure in altorilievo e a tuttotondo. Sul dorso due leonesse intente a sbranare due uomini. Da un'iscrizione posta sul retro del sedile, che lega l'opera alla figura dell'abate Elia, vescovo di Bari, si è fatto risalire il lavoro agli anni tra il 1098 e il 1105. Se tale datazione fosse accertata, la cattedra costituirebbe uno dei primi lavori del romanico pugliese. In realtà l'opera è da collocarsi più probabilmente nella prima metà del XII secolo per la vitalità e la maturità dei rilievi. [modifica] La basilica come luogo di coesione religiosaSan Nicola di Mira che da secoli riposa nella basilica omonima è uno dei santi maggiormente venerati fra i cristiani ortodossi, in special modo i russi. La Basilica ogni giovedì, giorno dedicato maggiormente al culto del santo, rappresenta uno dei pochi punti frequentati contemporaneamente da appartenenti a diverse confessioni cristiane. Dopo la fine dei regimi totalitari e la conseguente apertura dei paesi dell'est Europa al turismo e rapporti con il mondo estero, la Basilica rappresenta uno dei punti più importanti del turismo legato ai pellegrinaggi religiosi. La sua costruzione ha segnato e continua a segnare l'unione, la miscelazione tra la cultura greco-ortodossa, di cui risentirà tutta la Puglia nella sua storia. Una miscelazione che è ancora in atto. Nella cripta della Basilica, infatti, ogni giorno, si tengono le messe della Chiesa Ortodossa. [modifica] La Cattedrale di San Sabino
Facciata della cattedrale di San Sabino
La Cattedrale di San Sabino fu edificata nella prima metà del XI secolo e ricostruita negli ultimi decenni del XII secolo, in seguito alla distruzione della città ad opera di Guglielmo il Malo nel 1156. La cattedrale è una delle più maestose creazioni dell'architettura romanico-pugliese, riportata dai restauri agli antichi splendori. Consta di una semplice facciata tripartita in lesene e coronata da archetti, con tre portali del XI secolo, rimaneggiati nel XVIII secolo, monofore, una bifora e un rosone dalla variegata cornice. Sui fianchi si aprono profonde arcate sulle quali corrono gallerie esafore (rifatte); all'incrocio dei bracci sorge la cupola, poligonale all'esterno, dal mirabile fregio. Degne di nota sono le due testate del transetto, ornate di rosoni e bifore, come la parte absidale a parete continua, nella quale si apre un superbo finestrone. Sul fianco sinistro sorgono la grande costruzione cilindrica della trulla (antico battistero trasformato in sacrestia nel XVII secolo) e appoggiato al transetto, il campanile con finestre e un'alta cuspide. Mirabile per armonia e solennità la cattedrale è a tre navate su colonne, con finti matronei ed ampie trifore, un transetto sopraelevato, un'alta cupola e tre absidi, di cui maestosa la centrale. Nella navata mediana il pulpito è ricomposto con frammenti originari del XI e XIII secolo, come lo sono pure il ciborio dell'altare e la cattedra episcopale nel presbiterio, cinto da plutei duecenteschi. Nell'abside sinistra esistono tracce di affreschi del Duecento. Sotto il transetto si estende la cripta, trasformata nel Settecento. Vi si conserva una tavola bizantineggiante della Madonna, assai ridipinta. Gli archivi della cattedrale custodiscono preziosi codici e il celebre rotulo dell'Exultet, anteriore al 1050.Oltre ad accogliere le spoglie di San Sabino, patrono della città insieme a San Nicola, la chiesa dà ospitalità alle relique di Santa Colomba, completamente restaurate nel 2005. [modifica] Chiese minori
[modifica] Piazze
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