Bandiera italiana

Tricolore italiano

Bandiera italiana

FIAV
Proporzioni 2:3
Colori Pantone

██  (17-6153)

██  (11-0601)

██  (18-1662)

CMYK

██  (C:100 M:0 Y:100 K:45)

██  (C:0 M:0 Y:0 K:0)

██  (C:0 M:100 Y:100 K:00)

Tipologia Bandiera nazionale
Data di adozione {{{adozione}}}
Cessazione {{{cessazione}}}
Nazione Italia
Ente {{{ente}}}
Soprannome: {{{soprannome}}}
Altre bandiere ufficiali
Insegna navale militare
Insegna navale civile
Bompresso
Insegna presidenziale
Stendardo reale [[Image:{{{reale}}}|55px|border|]]
Insegna governativa [[Image:|55px|border|]]
Bandiera civile [[Image:{{{bandiera civile}}}|55px|border|]]
Aeronautica [[Image:{{{aeronautica}}}|55px|border]]
Bompresso (verso)
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Foto

Il Tricolore italiano sventola su Piazza Venezia a Roma
« La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni »
(Articolo 12 della Costituzione Italiana)

La bandiera italiana è un tricolore composto da tre bande verticali di uguali dimensioni. Partendo dall'asta i colori sono: verde, bianco e rosso. Il 7 gennaio la stessa bandiera è protagonista della Giornata Nazionale della Bandiera.

Indice

[modifica] Le Repubbliche giacobine

Come altre bandiere, anche l'italiana si ispira alla bandiera francese introdotta con la rivoluzione del 1789. Quando l'armata di Napoleone attraversò l'Italia, a partire dal marzo 1796, bandiere di foggia tricolore vennero adottate tanto dalle varie neonate repubbliche giacobine, quanto dai reparti militari che affiancavano l'esercito francese.

[modifica] La Legione Lombarda

Il primo esempio di tricolore italiano fu adottato l'8 ottobre 1796 come distintivo della guardia civile milanese, la Legione Lombarda, e subito dopo dalla Legione Italiana composta da soldati provenienti dall'Emilia e dalla Romagna.

Il bianco e rosso dall'antico stemma comunale di Milano (il vessillo crociato rosso su campo bianco, poi diffusosi in tutta la Pianura Padana) furono abbinati al verde che già a partire dal 1782 costituiva la tonalità delle uniformi della Guardia Civile milanese: il verde era infatti il colore di Milano fin dai tempi dei Visconti, dinastia che si fregiava di tale cromatismo nel proprio stemma araldico.

Le prime bandiere militari furono certamente composte ad imitazione della forma del tricolore francese, tanto che una piccola leggenda di parte francese volle che essa comparve la prima volta quando un soldato portò in battaglia contro gli austriaci una bandiera francese in cui il blu era stato sostituito dal verde per errore o per mancanza della tintura necessaria.

[modifica] La Repubblica Cispadana, Reggio Emilia e la nascita del tricolore italiano

Per approfondire, vedi le voci Repubblica Cispadana e Reggio Emilia.
La settecentesca Sala del Tricolore, oggi sala consiliare del comune di Reggio Emilia. Qui nasce la bandiera italiana.
La settecentesca Sala del Tricolore, oggi sala consiliare del comune di Reggio Emilia. Qui nasce la bandiera italiana.

Il tricolore italiano nasce ufficialmente il 7 gennaio 1797 a Reggio Emilia come bandiera della Repubblica Cispadana, proposto da Giuseppe Compagnoni.

Il 27 dicembre 1796, si riunì, a Reggio nell'Emilia, il Congresso Cispadano, riunito per decretare la nascita della Repubblica Cispadana, che comprendeva i territori di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio. L'assemblea si componeva di 110 delegati, sotto la presidenza del ferrarese Carlo Facci. Nella riunione del 7 gennaio 1797 il sacerdote Giuseppe Compagnoni fece decretare "che lo stemma della Repubblica Cispadana sia innalzato in tutti quei luoghi né quali è solito che si tenga lo stemma della sovranità" e che "l'era della Repubblica Cispadana incominci dal primo giorno di Gennaio del corrente anno del 1797". Egli, inoltre, propose che lo stendardo o bandiera Cispadana, formato dai colori verde, bianco e rosso, fosse "reso universale". La proposta venne approvata nella seduta del 21 gennaio, tenutasi a Modena dove, nel frattempo, erano stati spostati i lavori del congresso.

[modifica] Una precedente richiesta dei cittadini del borgo di Felina

Per approfondire, vedi la voce Felina.

Una origine di circa ottanta giorni più remota, rispetto a Reggio Emilia, è stata ipotizzata dal professor Giuseppe Giovanelli. Egli faceva riferimento alla seduta comunale del 22 ottobre 1796, tenuta presso il palazzo comunale del Fariolo, allora ancora sede del Comune di Felina, in cui si trattava l'unione dei paesi di Felina e Braglia alla Repubblica Reggiana. L'ordine del giorno venne discusso alla presenza dell'avvocato Antonio Francesco Rondoni, rappresentante plenipotenziario reggiano, ed era composto da dodici punti e il settimo di questi era così formulato: "Potrà il Popolo suddetto distruggere la bandiera dell'ex feudatario e farne una tricolorata colle parole: Libertà, Egualianza".

L'ordine del giorno di quella seduta è conservato presso gli archivi comunali di Reggio, fra i fascicoli dell'anno 1796 che riguardano la richiesta dei diversi comuni per riunirsi alla città. Che esso sia stato anche approvato proprio il 22 ottobre, Giovanelli lo desumeva dal fatto che tra i punti discussi e riportati mancano il quinto e il sesto. Ciò fa supporre che siano stati trascritti solo gli argomenti discussi e approvati.[1]

[modifica] Un possibile precedente a Novellara

Per approfondire, vedi la voce Novellara.

Bisogna da ultimo aggiungere che abbiamo altre testimonianze, precedenti il 22 ottobre, che attestano come vi fosse già una diffusa sensibilità nell'identificare i colori bianco, rosso e verde come simbolo della libertà e della nazione italiana. Infatti, il 19 ottobre 1796 venne dato a Novellara un pranzo in onore di Napoleone. Nei documenti che testimoniano quest'avvenimento si legge:[2]

« I Quattordici, con i cingoli a tre colori, si recavano festanti ad incontrare il generale.  »

Più avanti, nello stesso documento si dice che alle domande di Napoleone riguardanti il motivo della carcerazione dell'avvocato Giuseppe Quoghi, giudice di Novellara, gli fu risposto che:[2]

« fece atterrare l'albero della libertà a Bagnolo, secondo paese degli ex conti Gonzaghi, dipinto a tre colori, coccarda italiana nazionale rosso, verde, bianca.  »

[modifica] La Repubblica Italiana ed il Regno d'Italia

Per approfondire, vedi le voci Repubblica Italiana (1802-1805) e Regno d'Italia (1805-1814).
  • Il tricolore a tre bande verticali (così come lo conosciamo oggi), venne ereditato dalla Repubblica Cisalpina (1797-1802).
  • Con la nascita della Repubblica Italiana (1802-1805), invece, vennero conservati i colori ma la forma mutò in un quadrato verde, inserito in un rombo bianco, a sua volta inserito inserito in un quadrato rosso: si tratta di una composizione identica alla attuale Insegna presidenziale, salvo che quest'ultima è a sua volta contenuta dal blu dei Savoia (a sua volta frutto di una antica dedica alla Madonna).
  • Con la nascita del Regno d'Italia (1805-1814), nel primo quadrato verde venne iscritta l'Aquila Imperiale.

[modifica] Bandiere napoleoniche

[modifica] La Restaurazione

Con la rioccupazione austriaca, completata nel 1814 dal Bellegarde ai danni di Eugenio di Beauharnais, il tricolore italiano venne del tutto abbandonato, quale simbolo del trascorso regime napoleonico. Con esso, infatti, certamente si identificava. Così, il primo segnale pubblico delle intenzioni austriache di dissolvere l'esercito del Regno d'Italia consistette nel divieto, impartito dal Bellegarde il 13 giugno 1814, di indossare coccarde tricolori, evidentemente assai diffuse.

Con certezza Francesco II e Bellegarde erano piuttosto convinti che non fossero, nel frattempo, maturati altri legami. Nonostante una prima, assai pavida, riapparizione, nei moti dell'Emilia e della Romagna del 1831.

[modifica] Il Risorgimento

[modifica] La grande ricomparsa del 1848

Abbandonato per un'intera generazione, quasi d'improvviso il tricolore ricomparve un po' dappertutto in Italia grossomodo a partire dalla fine del 1847. In Toscana, ad esempio, esso riapparve una prima volta a Lucca, ai primi di settembre, in mano a manifestanti che richiedevano al Granduca la concessione della Guardia Civica. Alcuni giorni più tardi nelle mani dei giovani della comunità israelitica di Livorno. Sinché anche a Firenze, il 12 settembre, esse comparvero accanto a quelle del Granducato rosse e bianche.

Semplicemente, esso veniva riconosciuto quale "la bandiera nazionale italiana" ed i suoi colori erano "quei colori più simpatici al Popolo sotto i quali già combattono i nostri in Lombardia", come recita una petizione datata 17 aprile 1848, e sottoposta dalla guardia civica livornese in procinto di partire per il fronte.

Da lì in avanti fu un diluvio, seppur nella diversità delle fogge e degli stemmi distintivi: Milano ci combatté le cinque giornate dal 18 marzo, Pio IX lo adottò il 18 marzo, Venezia il 22 marzo, Ferdinando II il 3 aprile (e sino al 19 maggio, poco oltre il colpo di stato), Parma il 9 aprile, il Granducato di Toscana il 17 aprile, il Regno di Sardegna il 23 marzo, giusto il primo giorno della prima guerra di indipendenza. Al passaggio del Ticino Carlo Alberto lo consegnava ai reparti, mentre un proclama rivolto ai popoli del Lombardo-Veneto spiegava la adozione con la necessità di "meglio mostrare con segni esteriori il sentimento dell'unione italiana". I reparti che non ricevettero in tempo la nuova bandiera iniziarono la campagna del 1848 con la bandiera azzurra dei Savoia sulla quale venne applicato un nastro tricolore.

[modifica] Bandiere pre-unitarie (1848-1849)

[modifica] Bandiere pre-unitarie (1860)

[modifica] L'Italia unita

[modifica] Il Regno d'Italia

Questa bandiera diverrà, a partire dal 14 marzo 1861 la bandiera del Regno d'Italia, anche se la legge che definisce la forma esatta della bandiera arriverà solo nel 1925. Con essa si sancì che la Bandiera Nazionale è quella con lo stemma della Casa Savoia, mentre la Bandiera di Stato è quella con lo stemma sormontato dalla Corona. Quest'ultima si utilizzava per residenze dei sovrani, sedi parlamentari, pubblici uffici e rappresentanze diplomatiche.

[modifica] La Repubblica Sociale Italiana

Lo Stato Nazionale Repubblicano, nato il 23 settembre 1943 ebbe una bandiera de facto nel Tricolore italiano, che venne utilizzata fino al 30 novembre 1943, quando, il 1 dicembre 1943 furono ufficializzate la bandiera nazionale e la bandiera di combattimento per le Forze armate del nuovo stato denominato Repubblica Sociale Italiana.

La bandiera di combattimento delle Forze armate della Repubblica Sociale Italiana fu cambiata il 6 maggio 1944.

La bandiera nazionale fu ammainata definitivamente il 25 aprile 1945, con lo scioglimento dal giuramento per militari e civili, quale ultimo atto del Governo di Benito Mussolini, mentre la bandiera di combattimento fu ammainata ufficialmente il 3 maggio 1945, con la Resa di Caserta, realmente il 17 maggio 1945, quando l'ultimo reparto combattente della Repubblica Sociale Italiana, la Sezione di Artiglieria di Marina, dipendente dalla Batteria di Artiglieria di Marina dell'Unità Atlantica di Fanteria di Marina, a Saint Nazaire, base navale per sottomarini tedeschi sull'estuario della Loira (Francia) - altro posizionamento alternativo era la Fortezza del Vallo Atlantico "Gironde Mündung Süd" a Pointe de Grave sull'estuario della Gironda (Francia), cessò le ostilità arrendendosi[4] [5].

L'aquila argentea fu il tradizionale simbolo dell'antica repubblica romana mentre l'aquila aurea lo era dell'impero romano). Il fascio littorio dorato è un antico simbolo romano che fu scelto da Benito Mussolini ad emblema ufficiale del fascismo. Esso intendeva rappresentare l'unità degli italiani (il fascio di verghe tenuto assieme), la libertà e l'autorità intesa come potere legale (in origine il fascio littorio era usato come insegna dai magistrati aventi iuris dictio, ovvero aventi potere di presiedere i processi, giudicare i casi e emettere le sentenze).

[modifica] La bandiera nazionale

La bandiera nazionale della Repubblica Sociale Italiana fu ufficializza da tre atti pubblici:

« "Il Consiglio dei Ministri ha poi deciso che dal 1 dicembre p. v. lo Stato nazionale repubblicano prenda il nome definitivo di "Repubblica Sociale Italiana". Ha inoltre stabilito che la bandiera della Repubblica Sociale Italiana è il tricolore, col fascio repubblicano sulla punta dell'asta..." »
« "Schema di decreto col quale si stabilisce la foggia della bandiera della Repubblica Sociale Italiana e della bandiera di combattimento delle Forze Armate." »
« "La bandiera della Repubblica Sociale Italiana è formata da un drappo di forma rettangolare interzato in palo di verde, di bianco e di rosso con il verde all'asta sormontata dal Fascio Repubblicano. Il drappo deve essere alto due terzi della sua lunghezza ed i tre colori vanno distribuiti nell'ordine anzidetto ed in parti uguali.»
(Articolo nº 1 del decreto legislativo del Duce della Repubblica Sociale Italiana e Capo del Governo141 del 28 gennaio 1944 - XXII E.F. "Foggia della bandiera nazionale e della bandiera di combattimento delle Forze Armate", pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale d'Italia nº 107 del 6 maggio 1944 - XXII E.F.)

[modifica] La bandiera di combattimento

Le bandiere di combattimento delle Forze Armate della Repubblica Sociale Italiana furono ufficializze da tre atti pubblici:

« "Il Consiglio dei Ministri ha poi deciso che dal 1 dicembre p.v. lo Stato nazionale repubblicano prenda il nome definitivo di "Repubblica Sociale Italiana". [omississ] la bandiera di combattimento per le Forze armate è il tricolore con frange e un fregio marginale di alloro e con ai quattro angoli il fascio repubblicano, una granata, un'ancora, un'aquila." »
« "Schema di decreto col quale si stabilisce la foggia della bandiera della Repubblica Sociale Italiana e della bandiera di combattimento delle Forze Armate." »
« "La bandiera di combattimento delle Forze Armate è caricata di un'aquila in nero ad ali spiegate poggiata su un Fascio Repubblicano posto in senso orizzontale, il tutto come dalla tavola annessa al presente decreto. Il drappo deve essere alto un metro e lungo metri 1,50.»
(Articolo n° 2 del Decreto Legislativo del Duce della Repubblica Sociale Italiana e Capo del Governo141 del 28 gennaio 1944 - XXII E.F. "Foggia della bandiera nazionale e della bandiera di combattimento delle Forze Armate", pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale d'Italia n° 107 del 6 maggio 1944 - XXII E.F.)

[modifica] Comitati di Liberazione Nazionale, Repubbliche partigiane e Brigate partigiane

[modifica] La Repubblica Italiana

Per approfondire, vedi la voce Repubblica Italiana.

Con la fine della seconda guerra mondiale e la proclamazione della repubblica, la bandiera italiana perde lo stemma di Casa Savoia e assume la foggia odierna. L'importanza di questo passaggio è testimoniata dall'inserimento nella Costituzione di un articolo - il 12 - compreso tra i principi fondamentali ad esso dedicato: "La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni".

[modifica] Altre bandiere

[modifica] Insegne del Capo dello Stato

[modifica] Insegne reali

Il re del Regno di Sardegna prima e poi del Regno d'Italia aveva un suo proprio stendardo reale:

[modifica] Insegne presidenziali

Per approfondire, vedi la voce stendardo presidenziale italiano.

Il presidente della Repubblica Italiana ha un suo proprio stendardo: