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Arancia meccanica
Arancia meccanica (A Clockwork Orange, 1971) è un film del 1971, diretto da Stanley Kubrick.
Quando fu distribuita sul circuito cinematografico, all'inizio degli anni Settanta, la pellicola destò scalpore (con una schiera di ammiratori pronti a gridare al capolavoro ma anche con una forte corrente di parere contrario) per il taglio originale e visionario adottato nella narrazione, che faceva ricorso in maniera iperrealistica, ma anche senza indugi speculativi, a scene di violenza. Forte di 4 nomination agli Oscar del 1972 come miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura non originale e miglior montaggio, presentato lo stesso anno alla Mostra di Venezia, Arancia meccanica è rimasto nella storia del cinema - oltre che come fonte di citazioni letterarie e iconografiche - anche grazie al contributo, nella parte non originale, della colonna sonora. Essa recuperava, fra le altre, musiche classiche molto conosciute di Rossini e Beethoven, accentuando la chiave visionaria e onirica del film. Il film è forse il più celebre realizzato da Kubrick, ed è considerato da molti come il più grande mai realizzato dagli anni '70 ad oggi. Decisivo per la riuscita del film, anche l'apporto di un magnifico Malcolm McDowell, nel ruolo di Alex, pronto e disponibile a tutto, al punto che s'incrina una costola e subisce l'abrasione delle cornee durante le riprese del film.
[modifica] Trama
Alex è il capo dei Drughi, una banda di teppisti che trascorre le notti a rapinare e torturare persone nelle loro case, a pestare barboni e a scatenare feroci lotte con bande rivali. Alex vive con i genitori, ed è seguito da un Ispettore Giudiziario Minorile che controlla disperatamente le sue mosse. Due sono le cose che adora: l'«esercizio dell'amata ultraviolenza» e Beethoven, che chiama affettuosamente «il Ludovico Van». Alex ed i suoi drughi amano ritirarsi di tanto in tanto al Korova Milk Bar, dove viene servito il "Latte Più", cioè latte rafforzato con droghe come la mescalina; il quale accentua la loro voglia di violenza e barbaria. I modi di fare di Alex sono crudi ed egoisti, talmente egoisti che i suoi compagni iniziano a sentirsi troppo comandati a bacchetta e si domandano cosa veramente gli rimanga in mano dopo le loro scorribande. Una sera Alex organizza una rapina con i suoi Drughi nella casa di un'eccentrica collezionista d'arte (ufficialmente direttrice di un "centro dimagrante", più plausibilmente maitresse di una casa d'appuntamenti). Alex si presenta alla porta di ingresso chiedendo di poter entrare per usare il telefono, dato che un suo amico è stato vittima di un incidente stradale (trucco utilizzato anche in una precedente scorribanda). Questa scusa non convince l'eccentrica, la quale non gli apre la porta ed avverte la polizia. Il giovane Alex si fa strada entrando attraverso una finestra aperta al primo piano, fino a sorprendere la vecchia. Inizia una buffa scena di lotta tra i due, ma la donna si difende, ed Alex la uccide. Alex tenta la fuga. I suoi drughi sono fuori ad aspettarlo, ma uno di loro lo ferisce al volto spaccandogli una bottiglia di latte in faccia, facendolo cadere a terra e accecandolo temporaneamente. La polizia arriva e lo arresta con l'accusa di omicidio. Portato in carcere, Alex si sente come una preda tra predatori, tra uomini più violenti di lui, ecco che cerca di rigare dritto accaparrandosi le simpatie del prete della prigione, imparando a memoria versi della Bibbia. Lì viene a conoscenza dell'iniziativa del nuovo Governo in carica, che promette la scarcerazione immediata, a patto che ci si sottoponga ad un innovativo programma di "rieducazione", il Programma Ludovico. Senza fare troppe domande, accetta tutte le condizioni e viene trasferito in un luogo popolato di medici in cui viene costretto a vedere scene di violenza su uno schermo, mentre gli effetti di una sostanza iniettata poco prima cominciano a fargli provare un dolore fortissimo ed una sensazione di «morte da soffocamento», come puntualizza il conduttore dell'esperimento. In questo modo, nel giro di due settimane viene completamente condizionato a provare quella stessa sensazione di soffocamento e dolore di fronte a qualsiasi stimolo evocato nei film che aveva visto: violenza, sesso e la Nona Sinfonia di Beethoven che faceva casualmente da sottofondo in un documentario nazista. Alex viene liberato ed il Governo esalta il Programma Ludovico, salutandolo come soluzione ai problemi della criminalità violenta e del conseguente affollamento delle prigioni. Ma Alex non ha cambiato la sua natura: è semplicemente condizionato, prova nausea e dolore quando tenta anche solo di reagire ad una violenza, e si ritrova in una società estranea: i genitori hanno affittato la sua stanza, i suoi vecchi compagni sono diventati poliziotti («per dei vecchi Drughi come noi, il lavoro più adatto è questo»), e le sue vittime si vendicano. Al centro ormai di un caso politico, e trasformato nella vittima perfetta, incapace di esercitare il libero arbitrio, lo sfortunato Alex, dopo essere stato torturato dai suoi vecchi "drughi", bussa alla porta dello scrittore torturato da lui stesso anni prima. Egli, avendo capito chi si era presentato alla sua porta, chiama dei cospiratori politici che pongono al giovane ex capo drugo delle domande per far cadere il governo attuale e, dopo aver avuto le risposte desiderate, lo inducono al suicidio attraverso la tanto amata Nona Sinfonia di Beethoven. Malconcio, e di nuovo tra i medici, si risveglia da un sonno profondo nel quale, si lascia intendere, qualcuno ha tentato di de-condizionarlo («quand'ero tutto a pezzi, mezzo sveglio e inconscio, quasi...facevo quel sogno, sempre: tutti questi dottori che pasticciavano pensosi con il mio Gulliver, il mio cervello...»). Riceve la visita del Ministro dell'Interno che, preoccupato per lo scandalo causato dalla sua storia, si assicura che il ragazzo stia dalla sua parte. Alex torna a promettere, ad accettare tutte le condizioni, stringe la mano al Potere e viene colto da una visione: di nuovo sesso, di nuovo la sua adorata Nona e, stavolta, una Società che lo approva. [modifica] Colonna sonora
La dimensione dominante di questa colonna sonora è lo sbeffeggiamento, il sarcasmo, l’irrisione e nelle tracce trovano posto la Nona di Beethoven stravolta al synthetizer da Wendy Carlos (1939), maestra in queste trascrizioni poi una versione accelerata, poi, dell’ouverture del Guglielmo Tell rossiniano che commenta la sequenza, accelerata anch’essa, dell’orgia di Alex con le due fanciulle del Chelsea Drugstore, infine, troviamo la Musica per il funerale della regina Maria di Purcell. Il cineasta collega le musiche ad un’espressività musicale, platealmente, negativa e “degenerata” come quella di un rock satanico o ad una qualunque forma d’arte sospettabile di pregiudizio. Kubrick propone una meditazione sulla musica “alta”, quella assoluta e intangibile dei Beethoven, Purcell e Rossini, qui dissacrata da atteggiamenti impertinenti, da “baffi alla Gioconda” ben diversi dall’ossequiosa riverenza ad essa tributata in 2001: Odissea nello spazio (1968). Simmetricamente, poi Kubrick trasferisce questa riflessione circa la natura ambigua ed indisciplinabile della musica anche su una pagina ben più recente e leggera, ma anch’essa “esemplare”, a suo modo, in termini di morale: la cinematografica e fortunatissima “Singin’ in the rain”. Il brano viene caricato di valenze bizzarre e sconcertanti, al punto che lo scandalo musicale, e relativi dibattiti con feroci polemiche finiranno per focalizzarsi quasi più su questa popolarissima e virtuosa pagina che sui numerosi capitoli di musica colta di quale il lungometraggio è gremito. Le pagine classiche di Arancia meccanica sono sottoposte all’ “appetibilizzazione” , procedura che permette l’avvicinamento e la demistificazione del protagonista dalle violenze perpetuate. Proprio quest’ultimo brano compare nell’incipit del film ad accompagnare l’auto rappresentazione di Alex e si ripresenterà in altre sequenze sempre associate al Korova Milk Bar, luogo di ritrovo della banda dei drughi, di cui diventa una sorta di tema associato. [modifica] Wendy CarlosWendy (all’epoca all’anagrafe Walter) Carlos era reduce nel 1971, anno di esordio di Arancia meccanica, dal successo planetario dei suoi due album d’esordio, Switched – on Bach e The Well – Tempered Synthesizer , nei quali aveva sottoposto pagine bachiane a rielaborazioni puramente timbriche avviando e via via avvalorando il fraintendimento della musica elettronica come “genere” commerciale e di facile godibilità. Carlos si pone a ponte tra rigorosa ricerca elettronica e musica pop: adotta aromi strumentali che dell’elettronica utilizzano l’ampio strumentario, come il sintetizzatore Moog, e non certo i linguaggi sperimentali, oggetti di riforma negli studi fonologici. Il compositore non si spinge oltre ad elementi coloristici ed a suggestioni timbriche, però Kubrick ne resta estasiato dalla capacità della musica di Carlos d’offrire punti di vista proiettati verso un futuro tecnologico, con prospettive d’inquietudine. Le soluzioni proposte da Carlos sembrano offrire, a Kubrick, un’elettronica moderatamente innovativa tanto da donare nuovi punti di vista, o di ascolto, inediti e non ortodossi su tesi musicali carichi di secoli. Questo modo di fare e di usare la tecnologia, chiamata da Bernardi “progressismo al rallentatore” , colpisce il regista inglese, che si fida della tecnologia ma che è segretamente inquieto di fronte a distacchi bruschi dalla terraferma della tradizione. Al primo impatto con il pubblico la presunta lesa sacralità beethoviana di Arancia meccanica scatena un autentico vespaio finendo per addebitare al film una trasgressività, rivelatosi fittizia. [modifica] TimestepsL’unico brano originale è Timesteps ed è frutto turbinoso della tastiera Moog di Walter / Wendy Carlos; la pagina è stata scritta prima della stesura del film ed è stata ispirata dal romanzo di Burgess (1917 – 1993). Questa composizione la troviamo quando Alex viene sottoposto alla visione forzata di brutalità ed orrori assortiti. In questo passaggio, vengono messe in evidenza le voci trasfigurate dal vocoder dove si da consistenza fonica alla sgradevolezza del trattamento clinico, trasponendo così in una diversa sfera sensoriale le tormentose conseguenze di quella terapia. Questo brano produce una indefinita e sensibile immedesimazione anche senza che la regia carichi di tinte della ripugnanza, lo spettatore condivide con nausea alle atrocità cui assiste. [modifica] Musica classicaIl gioco dei contrari tipicamente kubrickiano, s’innesta soprattutto sull’amore di Alex verso la musica classica: nella distorta visione del mondo e dei rapporti sociali, Beethoven viene assunto come summa di contenuti ed ideologie e come tale attaccato e trasgredito. È possibile tracciare una duplice partizione tra la figura di Alex e la musica. Nella prima, la versione di Alex come “capo drugo”, istintivo e pieno di pathos ingovernabile è affidato alle pagine di Rossini, con l’eccezione dell’Andante dalla Overture del Guglielmo Tell. Alex ripulito dalle pulsioni violente è associato alle pagine beethoviane, che nel film troviamo unite alle sue fantasie ad occhi aperti così come alle visioni dei film “teraupetici” sul nazismo. [modifica] BeethovenLe pagine beethoviane sono la pagina principale su cui poi Kubrick plasma le immagini e gli stacchi di montaggio, come sui dettagli dei crocefissi oltraggiosi di Alex, che seguono pedissequamente le scansioni ritmiche del secondo tempo (Molto vivace). Il significato generalmente connesso alla Nona Sinfonia (ed in particolare al conclusivo Inno alla gioia, ode alla concordia, all’amicizia e all’ordine) viene ribaltato ed il brano finisce per fare da sfondo e da stimolo alle scene di violenza più bestiali. Nella gioia di Alex non troviamo più nulla della gioia ma semmai il suo uso distorto e riscontrabile nelle diverse sequenze in cui il pezzo è utilizzato, associato alle immagini atroci delle parate naziste durante la “cura Ludovico” sia come sottofondo della vendetta di Mr. Alexander. [modifica] RossiniL’ouverture della Gazza ladra assume, fin dall’inizio, la funzione di vero e proprio leitmotiv della violenza: s’ascolta il ritmo danzante e la vitalità di questo brano durante lo scontro con la banda di Billy Boy nel teatro abbandonato, durante il viaggio sulla Durango verso la casa di Mr. Alexander, nella colluttazione con la signora dei gatti o provenire da un posto imprecisato e suggerire al protagonista atti brutali. I rilanci sempre più caricati nel crescendo, l’artificio del ribattuto e la ripetitività tematica, caratteristiche rossiniane, sono qui tutte funzionali con naturalezza ed esattezza di tempi e gesti. Le scene di violenza acquisiscono così un aspetto gioioso e, quasi, liberatorio. L’allegro vivace del Guglielmo Tell, ancora di Rossini, è in versione molto accelerata e ben si sposa in virtù del dinamismo irrefrenabile e della carica ironica che pervade il rapporto di Alex con due ragazze abbordate in un negozio di dischi: qui troviamo l’elemento ritmico del crescendo, progressivamente più frenetico ed incalzante, viene qui spinto ad una esasperata eccitazione emotiva, in sintonia con il visivo, finché il ritmo da martellante si fa sovraeccitato, mitragliante, ad evocare l’inesauribilità di energie e l’ingordigia animalesca. L’Andante della Overture del Guglielmo Tell, affidato a cinque violoncelli, è pervaso da una atmosfera di rassegnata, dolente meditazione in cui viene ad essere una caricatura sonora di una afflizione teatrale e stucchevole. L’Overture to the Sun è un brano dal sapore medioevale, in cui viene molto fuori il tamburello, che viene utilizzato nella prima parte post esperimento, per verificare in pubblico la guarigione dalle pulsioni violente. [modifica] Singin' in the rain (Cantando sotto la pioggia, 1952)Questo brano è reso insostenibile ed oltraggioso dalla combinazione con le immagini del feroce pestaggio; una sintesi inaccettabile, a detta di molti, tanto per la messa in scena traumatizzante per sé che per l’indisponente formulazione audiovisiva. Alex intona, con disumana euforia questa canzone durante l’aggressione ai danni dello scrittore Alexander e di sua moglie, facendo sì che le pause ritmiche del brano siano cadenzate (e sottolineate) “a tempo” dai calci e dalle bastonate che egli sferra ai due malcapitati. In questo passaggio si riconosce l’ironia kubrickiana giocata sulla contraddizione tra l’evento messo in scena e l’innocenza evocativa: è impossibile non andare con la memoria alle evoluzioni festose di Gene Kelly (1912 – 1996) sotto l’acquazzone. La scena del musical è l’emblema dell’amore e della gioia di vivere; in Arancia meccanica la stessa canzone alimenta e ratifica una lucidità aggressiva, che incanala in senso distruttivo gli impulsi che Kelly aveva risolto in senso positivo. L’analogia tra i due lungometraggi è nella danza: palese quella del musical, quella, nel film di Kubrick, è, invece, una macabra marcia di violenza, le cui movenze sembrano le cadenze di un balletto, seppur brutale. L’uso incongruo ed irriverente della musica che possiamo riscontrare almeno in altre due situazioni: nell’utilizzo di I want to marry a lighthouse keeper (voglio sposare il custode di un faro) di Erika Eigen associato al ritorno a casa di Alex, che è tutto fuorché un’illuminazione e nell’ouverture del Guglielmo Tell (rielaborata al sintetizzatore da Wendy Carlos) di Rossini (1792 – 1868) che accompagna la sequenza dell’orgia, giocata sia visivamente che musicalmente su l’accelerazione. Il gioco grottesco che si innesta è valorizzato dal fatto che il brano è comunemente conosciuto come la “cavalcata del Guglielmo Tell”. La revisione attuata da Kubrick, a carico del motivetto di Singing in the rain, è meno eccessiva e stravagante di quanto pare, sussiste in realtà una coerenza, occulta ma ferrea, che è quella dell’antagonismo, inconciliabile solo in apparenza tra i poli del dualismo apollineo / dionisiaco. Alex è esuberanza animale, energia vitale allo stato puro ed affrancato da codici morali, ma è anche prodotto di una società e di una cultura persuasiva e pervasiva. Nulla di più naturale, quindi, che per un individuo come Alex, formato a dosi energiche di cultura massificata e privo di riferimenti alternativi, l’Inno alla gioia dalla Nona Sinfonia beethoviana, Sheherazade di Rimskij-Korsakov (1844 – 1908) e Singin' in the Rain coincidano con espressioni di gioia incontrollata. Non sembra sussistere la gratuità logica nella soluzione che affida a Singin’ in the rain le truci cadenze del pestaggio: anche i conti della pertinenza sembrano tornare, giacché il giovanotto è prodotto della cultura del suo tempo cui attinge a proposito e sproposito. Dal momento che la pratica ed il compiacimento della violenza gratuita allontanano emotivamente lo spettatore da Alex, è indispensabile riportare lo spettatore a coordinate più “normali e universali, condivise e condivisibili, quindi Kubrick opta per l’individuazione e valorizzazione di un punto di contatto. Con questa operazione, il cineasta inglese sceglie Singin’ in the rain e l’Inno alla gioia come punto di contatto tra il pubblico ed Alex, visto che quest’ultimo risulta figlio di un alterità sociale, Queste pagine, infatti, avvicinano il protagonista, attraverso l’accessibilità del linguaggio sonoro, al pubblico (pratica non nuova nei lavori di Kubrick). La ricerca di capisaldi musicali (e non) di estrema notorietà e di effetto collaudato sono riconducibili anche a quella che Ghezzi chiama “la popolarità della comunicazione” , ovvero l’attrattiva ed accessibilità di linguaggi e modelli su cui Kubrick non ha l’abitudine di lesinare e che non disprezza l’impiego di cavalli di battaglia , come in Eyes Wide Shout (1999) con Strangers in the night, impiegati con intenzioni allusive e simboliche. [modifica] CensuraSe al giorno d'oggi le violenze di Arancia meccanica possono dirsi poca cosa in confronto a quanto mostrato da cinema e televisione, all'inizio degli anni '70 erano un sicuro pugno nello stomaco. Nonostante Kubrick intendesse condannare la violenza invece di fomentarla, lettere minatorie dalla Gran Bretagna arrivarono a Kubrick e alla sua famiglia, tanto da indurre il regista a chiedere e ottenere dalla Warner Bros il ritiro della pellicola dalle sale locali. Nella maggior parte dei Paesi del mondo (Italia compresa) il film fu vietato ai minori di 18 anni e divenne uno dei bersagli preferiti della censura e del perbenismo popolare. Anche in Italia il film divise, e il provvedimento di divieto ai minorenni durò fino al 1998, quando una sentenza del Consiglio di Stato lo abbassò ai minori di 14 rendendolo così il film utilizzabile anche al piccolo schermo. Ma per nove anni, né RAI né Mediaset si mostrarono interessate a sfatare quello che da un quarto di secolo era considerato "tabù televisivo": a parte un unico passaggio (1999) nella TV a pagamento (Tele+), Arancia meccanica rimase invenduto fino a quando Telecom Italia Media non ne acquisì i diritti per poi trasmetterlo finalmente in chiaro su La7. Il 25 settembre 2007, preceduto dal documentario La meccanica dell'arancia condotto dal regista Alex Infascelli, il film ruppe questo tabù dopo le ore 22,30 (come previsto per le pellicole vietate ai minori di 14 anni), 35 anni dopo la sua uscita cinematografica. [modifica] Nadsat
Il Nadsat è uno slang artificiale derivato dall'inglese con numerose influenze russe, inventato dallo scrittore Anthony Burgess. Esso è usato da Alexander DeLarge e dai suoi "Drughi" (dal russo Друг / Друзья : Durg / Druz'ja = amico/i). [modifica] Kubrick e PlatoneDa non trascurare l'ipotesi che la "cura Ludovico" costituisca una citazione esplicita dell'allegoria del "Mito della caverna" di Platone, Alex è sostituito agli uomini incatenati e costretti a guardare le ombre proiettate sulla parete dagli artefici, e come l'ipotetico uomo dell'allegoria che venga liberato Alex non è poi in grado di interagire con la realtà esterna e di conseguenza ne diviene vittima. [2]
Infine c'è da considerare che lo spettatore del film vede sullo schermo raffigurata, in maniera allegorica, la sua stessa condizione (anch'egli nella "Caverna" buia a guardare fisso delle ombre sullo schermo) in un infinito gioco di specchi. [modifica] Curiosità
[modifica] Errori
[modifica] LocationIl film è stato girato quasi interamente in location reali, le quali, nei casi in cui è stato possibile identificarle, sono state riconosciute nella città di Londra, dove infatti il regista viveva durante la registrazione del film. Ad esempio, lo stupro della moglie dello scrittore Alexander viene ambientata nella Skybreak House, nell'Hertfordshire, una villa progettata dal famoso architetto Sir Norman Foster. Alex si getta dalla finestra dall' Edgwarebury Hotel in Elstree, Londra. Alex vive nella zona del Thamesmead South Housing Estate nel sud est di Londra. La rissa tra i Drughi e la banda di Billy Boy avviene sulla Taggs Island, nei pressi dell'Hampton Court Palace. Il centro medico Ludovico è in realtà la Brunel University, Uxbridge, ad ovest di Londra. Il sud est di Londra è stato utilizzato per diverse location del film, in particolare la zona di Wandsworth. In questa zona si trova il sottopasso (foto a fianco) dove è stata girata la celebre scena in cui Alex e la sua banda pestano un vecchio alcolizzato. Il barbone ed Alex si rincontrano dopo la "cura" sulle rive del Tamigi, in prossimità del Black Friars Bridge (il Ponte dei Frati Neri), noto alla cronaca quale scena del presunto suicidio del banchiere Roberto Calvi nel 1982. [modifica] RiconoscimentiNel 1999 il British Film Institute l'ha inserito all'81° posto della lista dei migliori cento film britannici del XX secolo.[5] [modifica] Note
[modifica] Bibliografia
[modifica] Voci correlate[modifica] Altri progetti
[modifica] Collegamenti esterni
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